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attentialcane [ politica e occidentalismi ]
 


"Bau bau baby, bau bau baby, baby bau bau"
                Freak Antoni 


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31 agosto 2010


PENNACCHI MANDA AFFANCULO DON GALLO E UN PO’ ANCHE MARCHIONNE

 
Su questa faccenda di Mondadori evasore sollevata da Repubblica e su cui si sono espressi in tanti (su tutti scelgo il bell'articolo di Giulio Mozzi, che contiene link molto interessanti, e questo dei Wu Ming, scovato grazie a Cronachesorprese), ecco, su questa ennesima campagna a perdere della sinistra, ritengo che le parole definitive le dica – in due riprese – Antonio Pennacchi.

Il vincitore dell’ultimo Strega, intervistato dal Secolo XIX giorni fa,
aveva dichiarato: «Ma le sembra che un operaio si dovrebbe licenziare perché il suo padrone non è comunista? Gli operai non dovrebbero lavorare per Elkann e Montezemolo? Secondo lei Rizzoli e Feltrinelli sono dei rivoluzionari? Ma non diciamo cazzate...» (corsivi miei).
 
Discorso che, se ci pensate bene, non fa una piega, e che sarebbe da opporre anche a Sergio Marchionne quando - specularmente - pretende che gli operai non solo non si debbano licenziare ma si mettano una ramazza nel culo e spazzino la fabbrica.
 
In quella intervista Pennacchi aveva anche invitato Don Gallo – che, invece, aveva deciso di abbandonare la casa editrice di Berlusconi in segno di protesta – a “pensare alla Chiesa”. E, per rendere più chiaro il concetto, lo aveva mandato "affanculo”. Naturalmente Don Gallo ha risposto (“Pennacchi pensi agli evasori”) e Pennacchi non si è fatto pregare. Ha controreplicato oggi, sempre sul Secolo XIX, dicendo altre parole di assoluto buon senso:
 
«Fammi capire, don Ga’: non lo ha risolto Prodi in quattro anni di governo il conflitto di interessi, e adesso vuoi che te lo risolva io? La rivoluzione ve la debbono fare – da soli – gli autori Mondadori? E i Padri della Patria chi sarebbero a questo punto, Rizzoli e Feltrinelli? Paolo Mieli premier? Don Ga’, se tu non lo sai, queste a casa mia si chiamano contraddizioni in seno alla borghesia» (corsivi ancora miei).


28 agosto 2010


ALL'OMBRA DEGLI ULIVI E DENTRO L'URNE

Può darsi che la politica sia una scienza un po' ostica per me, ma non riesco del tutto a capire dove stia la novità. Poi ci torno con più calma, ma mi pare che lo schema sia sempre lo stesso: c'è l'emergenza democratica, quindi poche storie, mandiamo a casa Berlusconi prima che faccia danni irreversibili. A parte che - vorrei sottolinearlo - l'emergenza dura da una quindicina d'anni e che la sinistra non è stata mai capace di giocare d'anticipo (insomma giocare al Cln va bene una volta, ma alla fine resta il dubbio che non si abbia un progetto razionale e una visione alternativa su cui farsi inseguire). Ammettiamo però che l'elettore di sinistra anche stavolta risponda all'appello. Chi mi dice che, finita l'emergenza, non mi ritrovo Pecoraro Scanio ministro dell'agricoltura? E che non sia questa - in realtà - la vera emergenza cui la sinistra deve far fronte? Perchè - vedete - è stato Berlusconi a tirar fuori Fini dalle catacombe e non vorrei che fosse Bersani a legittimarlo come salvatore della Patria una volta che ci sarà da vergognarsi di un nuovo Turigliatto in Parlamento.


25 agosto 2010


YES, WE TRANS

Ci ho pensato e ripensato. Nella notte. Immobile nel letto, il volto silvano all’insù e il vetro della pupilla a fissare il soffitto, mi arrovellavo sul significato della Pioggia nel pineto di Walter Veltroni. E finalmente stamattina, mentre la moka barbugliava come un piccione ebbro sul fiore azzurrognolo del gas, son venute su due cose.

La prima eccola: non bisogna leggerle, le lettere di Veltroni e le interviste della sinistra. Uno, al solo vedere – a tutta pagina – Chiamparino, Vendola, Franceschini, l’arrostitore di salsicce alla Festa del Pd, deve imbracciare il lanciafiamme e dare fuoco al giornale appena comprato. Perché adesso il timore è che, in questa escalation di lettere agli italiani e discorsi dal bunker, possa dire la sua persino Giuliano Amato. 

La seconda considerazione prende le mosse dall’editoriale del Foglio di oggi, che dice: a Veltroni va almeno il merito di aver detto no alle ammucchiate anti Cav. Qualcosa però non torna: questa fissazione della marcia solitaria Veltroni ce l’ha da un pezzo. Che novità sarebbe? Se il brancaleonismo cui fa riferimento Il Foglio è quello elettorale, beh, francamente credo che neanche Franceschini veda di buon occhio una campagna elettorale con Fini capolista. 

La soluzione del rompicapo sta in questa frase, ben occultata dopo la serie di petardi populisti sparati ad alzo zero: “E’ giusto semmai – scrive un Veltroni dalla prosa insolitamente sciatta – che, in caso di crisi di governo, si cerchino soluzioni capaci di fronteggiare per un breve periodo l’emergenza finanziaria e sociale e di riformare la legge elettorale”. 

Pare dunque di capire che l’ammucchiata che Veltroni non esclude sia un’altra, anche se per “per un breve periodo”. Insomma, dopo aver portato alla pulsazione massima i cuori dei democratici con una serie di descrizioni di panorami “sfarinati” e scenari “orrendi”, proprio quando uno si aspetta la zampata del leader di razza, ebbene, quel leader si alza dalla poltrona e, fissando il fuoco nel caminetto, pensoso scandisce: governo di tran-si-zio-ne. Che non è per niente glamour come cosa. Nel Pd, per dire, lo sostengono in tanti, senza per questo tirarsela da kennediani in esilio forzato. 

E comunque, se pulsazione di cuore deve essere, poteva dirla in maniera più figa: “Il nostro Paese deve smettere di vivere dominato solo da passioni tristi. Il nostro paese ha bisogno di un governo Trans. È difficile. È possibile”. E bon.


24 agosto 2010


TACI! SU LE SOGLIE DEL BOSCO NON ODO PAROLE

 

In attesa di leggere i commenti domani su tutti i giornali - e di scrivere anche le mie di fregnacce - intanto qua metto il link al
discorso alla nazione di Walter Veltroni. Per ora direi soltanto che la prima parte mi ricorda - in quanto ad intensità poetica - la Pioggia nel pineto di Gabriele D'Annunzio: scrivo agli italiani che tornano a casa, scrivo ai lavoratori che sentono, scrivo su le tamerici salmastre ed arse... eccetera eccetera.


23 agosto 2010


E ADESSO UNA BATTUTA DA AVANSPETTACOLO

E' del tutto plausibile che Bocchino si senta più sicuro riaprendo a Casini


22 agosto 2010


INUTILI INGLESISMI

Per Bocchino Berlusconi è come Pacman, il bamboccio del famoso videogioco degli anni '80 inseguito dai fantasmini. Là al Ministero della Verità fanno giustamente notare l'assenza, nel panorama politico attuale, del fantasmino mangiapremier con la maglietta del PD. Qua su Attentialcane si vorrebbe fornire un ulteriore stimolo interpretativo: storia alla mano, se Berlusconi è Pacman Fini è l'Uomo pacco.


21 agosto 2010


COTA AL PALCO 3

La proposta Salvati - chiedere al governatore del Piemonte di dare le dimissioni - mi pare, nella migliore delle ipotesi, ardita. Per il resto ok, sono d'accordo: che si rimedi alla gaffe e si inviti Roberto Cota alla Festa Democratica di Torino.
Come comico.


18 agosto 2010


Una giornata al mare – INSERT THE COIN

 

Lo sapete benissimo: uno dei problemi del mare – se avete figli o non siete cresciuti abbastanza – sono i distributori di palline con dentro la sorpresa. Sono macchinette alte più o meno un metro e mezzo che sputano dal bocchettone una boccia da bowling trasparente con – nella pancia – il nulla. Il nulla, nelle società marittime occidentali, si sostanzia in pupazzetti di plastica, animali di peluche, mini-skate dai variegati ghirigori esotici. Robe dotate di un’utilità marginale modesta: tappare la bocca al bambino per 15 minuti prima di essere abbandonate sul sedile posteriore della macchina che a settembre diventa una tonnara di bambocci della Looney Tunes.
Le sputapalline sono ad ogni angolo di isolato, in quasi tutti gli esercizi commerciali, dal bar-rosticceria “Non solo spiedo” al “Paradiso del bricolage”. In spiaggia apri l’ombrellone e tra le stecche ne spunta giù una gonfiabile con la voce di Bakugan che dice: ehi piccolo, fatti sganciare da quella stronza di tua madre due euro ché si campa una volta sola. Il fatto è che una vacanza può costare dai 50 ai 100 euro in più. Ci sono genitori – i più abbienti – che hanno deciso di comprarsela, la macchinetta mangiasoldi. E nelle famiglie con meno disponibilità economiche il padre decide di immolarsi: si traveste da Ben Ten e si tatua “insert the coin” sulla fronte.


17 agosto 2010


PONTE DI LEGNO BURNING

Come ogni estate i soggiorni a Ponte di Legno sono forieri di fragorose esternazioni. Dopo i governi cocomeri, ora i democristiani di merda. Domani - chissà - la gara di rutti.


17 agosto 2010


KORDOGLIO


12 agosto 2010


Una giornata al mare – LA COPPIA PROGRESSISTA ALL'EMPORIO BALNEARE



La coppia progressista al supermercato del mare è una roba che vi raccomando. Che già i supermercati nei posti di villeggiatura sono quello che sono. Hanno poche cose: le patatine e le olive taggiasche per gli aperitivi, il pane, il latte, il prosciutto cotto e altri generi di prima necessità quali le creme della Coppertone e l'emmental. Ma loro – il lui e la lei progressisti – non hanno mezze misure: o il contadino con i prodotti tipici e la gigantografia di Carlin Petrini che benedice la stadera (un po’ come la foto di Napolitano appesa nei commissariati dei carabinieri) oppure l’Ipercoop che almeno c’ha tutto, pure il puzzone di Moena. La donna progressista vuole la mozzarella di bufala non campana o – se proprio deve esserlo – pretende, come attestazione dop, un sms da Roberto Saviano. Fa domande lunghissime agli affettatori di salame sulla tracciabilità alimentare, che se sei lì che aspetti al bancone ti vengono – inguainate come sono nel costume bagnato – due palle al sale direttamente da fare al forno. Il lui di coppia progressista è quasi sempre un ragazzotto ben tenuto, cerca il Danacol financo nei market del Gabon e chiede spesso quel taglio di lombata lì e quell'annata di quell'altra cantina là. I figli della coppia progressista, che si nutrirebbero volentieri di fonzies, sono costretti a farsi dei gran minestroni freddi con tutte le verdure che la mamma progressista riesce ad accaparrarsi. I padroni del supermercato del mare, dopo l’arrivo della famiglia progressista, si devono procurare il salmone della Norvegia e una vacca chianina viva da Montepulciano. E prima o poi le maestranze alla cassa mettono un cartello fuori con la scritta NOI STIAMO CON STORACE. Me lo sento.


11 agosto 2010


VERTIGINI STORICHE



Mussolini sta a Fini come Bombacci sta a Bocchinacci




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9 agosto 2010


SERVI DELLA GLEBA A TUTTA BIRRA



Eh, amici, purtroppo no. Questa sera devo accompagnare suo fratello che deve prendere il treno perche' è rimasto senza macchina, l'ha distrutta, era mia.


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9 agosto 2010


Una giornata al mare – UN LAMPO GIALLO AL PARABRISE



Succede che fa veramente troppo caldo, che in spiaggia tutto il giorno non ci si sta e che si decida di prendere la macchina e, con l’aria condizionata a palla, visitare l’operoso entroterra ligure. Sì, insomma, quella storia degli abitanti tenaci che terrazzano le colline e l’hanno vinta sulla natura (oh, mai che un popolo dica di sé: ma che coglioni indolenti che siamo!).
L’asfalto zigzaga in mezzo al verde e provi un senso di fresco alla sola vista dei castagni frondosi e delle lanceolate foglie delle acacie. Insomma uno se la godrebbe pure questa Liguria forte e alacre se non fosse che un po’ dappertutto ci sono loro: i ciclisti della Val di Vara. Sono perlopiù uomini dai 20 agli 80 anni, perfettamente equipaggiati, che sfidano la legge naturale e si fiondano sull’Aurelia con una temperatura percepita di 57 gradi. Ho visto un gruppone di una quindicina di padri e nonni di famiglia che – le cosce rubizze e il polpaccio scolpito – ci dava dentro con un rapporto da passista drogato. Tu i terrazzamenti non li vedi neanche in cartolina: devi schivare questi qua, che hanno mandato affanculo gli insegnamenti dei loro avi. Loro non strappano più la terra alla pietra, se ne fregano del pomodoro e dello sciacchetrà: faticano sul pedale e alla zappa preferiscono il cronometro. Oh, niente da eccepire. Se non fosse che dietro ogni curva si nasconde la tragedia: un volitivo atleta-contadino stampato – lui e la sua maglia gialla di leader della corsa – sul tuo cofano incandescente di cittadino in vacanza.




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6 agosto 2010


DOTTOR RATZINGER, NON SI SENTE ANCHE LEI UN PO' PRIGIONIERO COME ME?

"Bono mi accoglie in una villa presa in affitto. L'aria è davvero di casa, bambini che corrono ovunque, persino gli scoiattoli che zampettano in giardino"

Roberto Saviano intervista il cantante degli U2. A parte questa cosa sugli scoiattoli di cui non si capisce bene il senso (in ogni casa in cui c'è ariadicasa ci sono spesso scoiattoli?) è un buon pezzo. Con una chiusa leggermente egoriferita, però.


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6 agosto 2010


IL FRATELLO DELLA TULLIANI STALLIERE A SANTO DOMINGO



Non so voi, ma a me questa storia di appartamenti, pupe bionde, scommesse e allevatori di cavalli fa tanto pensare a una mandrakata. E non escluderei clamorosi colpi di scena caraibici.


5 agosto 2010


DC DC CAZZANIGA

Ritengo che questa faccenda di mozzarelle blu, ricotte blu e latti blu sia una buona fotografia della situazione politica attuale.


31 luglio 2010


Una giornata al mare – LA MAMMA MILANESE CHEPPALLE!



Qui a Levanto – costa ligure un po' verso lecinqueterre ma meno gnè-gnè – c'è pieno di mamme milanesi. Che sono donnini senza tette col capello corto e biondino ma poi neanche tanto: cenere, diciamo. Mamme milanesi con prole dietro. Non più di un maschietto, spesso biondo, a forza di shampoo alla camomilla. Che si chiama Lupo o Brando o anche Zeno. Sono mamme spiaggiate a Levanto con il marito a Milano che arriva il sabato alle 17 e riparte la domenica alle 8 per “dribblare” il traffico del rientro.
La mamma milanese porta Brando alla lezione di nuoto, in bici. La mamma milanese aspetta che finisca la lezione di nuoto al bar e intanto dice “che ppalle”. La mamma milanese indossa un pareo di un bianco candido che neanche a Santorini. La mamma milanese è già al terzo marito e campa di assegni. La mamma milanese si guarda intorno in cerca di tordi.
L'altro giorno la mamma milanese è venuta in piscina con un tizio tipo Magnumpiai che calzava un sacco di braccialetti e di collanine. Per me il Magnum c'ha una moglie spiaggiata a Porto Venere con un figlio di nome Zeno. E li va a trovare in bici il sabato alle 17.




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20 luglio 2010


LA MAORIZZAZIONE DELLA SOCIETA'



Dopo un'attenta osservazione - nelle spiagge, nei bus, all'eppiauar e dal lattaio - vorrei segnalare, in particolare a Giuseppe De Rita da sempre attento e linguisticamente originale osservatore della società, che il ceto medio italiano si sta tatuando.
Tutto e dappertutto. 


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17 luglio 2010


NUOVE CLAMOROSE INTERCETTAZIONI

Ave Cesare, culattoni te salutant


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15 luglio 2010


I FURBETTI DEL CARLINPETRINO

"Ma i pompieri che continuano a votare come quando erano incendiari forse non sono così stupidi come si vorrebbe farli apparire".

Chiusa magistrale di un
articolo di Enrico Franceschini su radical chic intelligenti e/o furbi, che può essere utile leggere.




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13 luglio 2010


COMUNQUE REX ALA DESTRA NON LO VEDREI MALE

Non so se nel frattempo Joachim Loew ha sciolto la riserva. In ogni modo - e questo lo so da fonti certe - gli hanno offerto la parte del padrone del commissario Rex


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12 luglio 2010


Una giornata al mare - PLURALISMI

Saviano ha fatto il suo tempo. Quest'anno in spiaggia si notano parecchi Stiegs Larssons


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10 luglio 2010


Una giornata al mare – IL CIUCUS FAMILIAS



Voglio che sia chiara una cosa: la crisi delle nascite nelle società occidentali è una grande puttanata. Non ho mai visto tanta concentrazione di nuovi nati come qui a Levanto, sulla costa ligure. Bambini in passeggino, in ovetto, in bici, con la tavola da surf sotto braccio, sullo skate, con la cuffia per il nuoto e gli occhialini e tutte le merende girelle e sammontane che ne conseguono. Mia moglie dice che sbaglio di grosso: questo fenomeno – che anch'essa non nega – è la risposta, chiaramente “drogata”, a una crisi che c'è e che crea un effetto percettivo inversamente proporzionale alla realtà.

I genitori moderni infatti non si accontentano di averceli i bambini: li devono esibire. E più sono piccoli meglio è. Li portano dappertutto: ai concerti della taranta, sul pattino alle 14 con un sole così, all'aperitivo, alle corse dei cavalli, a mignotte. Naturalmente a fare le spese di questo diorama delle attività che si possono continuare a fare (nonostante tutto) è inevitabilmente l'uomo accompagnatore. Vedi ragazzi invecchiati precocemente che incrociano sguardi consapevoli mentre spingono carrozzini a tre ruote.

Ché poi è vero: la figura paterna sta cambiando. Non più pater ma ciucus familias. Sei steso al sole e vedi in lontananza, sulla passerella in legno dei Bagni Nadia, una mamma con una mozzarella di tre mesi in braccio e – dietro – una montagna traballante di oggetti che si muove su due gambe terminanti in infradito. La faccia paonazza – occultata da ombrellone, passeggino, teli, borse, pinne, creme solari, corrieridellasera, borsa frigo con la cocacola – arriva, pianta il paletto dell'ombrellone manco fossimo sulla vetta dell'Anapurna e, prima di svenire, si tuffa producendo il sibilo sinistro del metallo incandescente immerso nell'acqua. Le chiacchiere stanno a zero: Robert De Niro che in Mission trascina un carico di massi per espiare la colpa di aver ucciso il fratello, al ciucus familias gli fa un ricco pippone.


Poi l'uomo accompagnatore, rimesso in groppa tutto il necessaire, torna a casa. E incrocia, sul lungomare, uno di quei pannocchioni olandesi che fa jogging trainando un passeggino hi tech con – dentro – una nidiata di tre gemelli. Non vi sorprendete quando lo sentite smadonnare contro il Concilio di Trento: ai pannocchioni la Riforma e a noi tutti la macerazione delle carni.


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10 luglio 2010


AVVISTATO BURUMA A BRACCETTO DI D'ALEMA

"Permettere che il passato offuschi la nostra facoltà di critica mina la democrazia israeliana, e potrebbe dar luogo ad altre pericolose conseguenze in futuro"

Con un po' di ritardo diciamo che l'analisi di Ian Buruma non ci dispiace per niente


9 luglio 2010


ATTENZIONE! UOMIMI BRIZZOLATI CON GREMBIALE IN PLASTICA



"Il 19 agosto dell'anno scorso uccise con una coltellata il cognato Massimiliano Molinari, 37 anni, durante una lite per come era stato sistemato il barbecue: oggi Andrea Bonifacino, operaio di 45 anni, di Osiglia, nel savonese, è stato condannato a 16 anni di carcere. Il processo si è svolto con rito abbreviato. Andrea Bonifacino, reo confesso, ha sempre dichiarato di non aver voluto uccidere il cognato" (via
Radio Babboleo)

Sempre detto io che uno dei problemi dell'estate sono gli uomini con la diavolina.




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7 luglio 2010


Una giornata al mare - IL 70ENNE SUCCHIATORE DI ANANAS




Ogni tanto viene in spiaggia un bel tipo, un uomo sulla settantina coi capelli alla Bersani ma molto più virile, con una maschia striscia sale e pepe – per intenderci – che, dopo aver indugiato foltissima nella parte anteriore delle orecchie (ché uno le basette deve avere il fisico per portarle) fa tutto il giro dei padiglioni – due bistecche arrostite dal sole – e guarnisce la base del cranio con una naturalezza disarmante. In testa, nulla di nulla: né cappello, né creme, ma soltanto la consapevolezza dell'uomo brut-fabergè. Proprio stamattina pensavo che Panatta o il frocetto del Denim, quello che asserisce di non dover chiedere mai, manco li vede, lui. Il carrozziere? Può darsi. L'ex marinaio? Perché no. Di uomini così non dirai mai: magari di mestiere fa il surfista. O il logopedista.
Però, quando torna dagli scogli, la canna sotto braccio e i musi annaspanti del pescato nella bisaccia, questo settantenne con due gambe da Salvatore Bagni va là, sotto l'ombrellone dei Bagni Nadia e si stravacca lascivo all'ombra del n. 10 fila 3. E sua moglie, un'orca marina col capello fresco di parrucchiere e un tatuaggio sulla caviglia, apre il contenitore Tupperware e serve il suo uomo. E lui mangia. Non porchetta. E neanche un cosciotto d'agnello. Succhia ananas a tocchi e ciliegie e pezzettini di mango prendendoli su, uno ad uno, con una grazia che non immaginereste e movimenti da tronista rintronato.
Ed è solo allora, nell'istante esatto in cui si gratta la pelata con un seme di cocomero, che capisci che tutto è perduto.




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7 luglio 2010


RIFLESSIONI QUASI IN ZONA CESARINI

Guardate che non è mica normale sopportare che la Rai mandi in onda tutti i santi giorni Mazzocchi, D'Amico (il giocatore), Tombolini, la strascicante coppia Galeazzi-Mauriziocostanzo e tutta la compagnia di sfacciati perdigiorno che si piglia per il culo l'un l'altro manco fossimo in un baraccio di Torpignattara o in una tv dell'astigiano. Chè Biscardi almeno la sua bella dignità di inventore del genere ce l'ha.


6 luglio 2010


QUESTO E' UN BLOG ARANCIONE

(LaPresse)


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3 luglio 2010


L'IMPATTO DELL'EMISSIONE DELLO STRONZIO

Ulrich Beck è un intellettuale robusto e spesso non banale. Ma qualche volta ama troppo i paradossi e le provocazioni dialettiche, tanto che tesi condivisibili nelle intenzioni e nelle scenografie diventano comiche e surreali negli sviluppi logici e nei particolari della recitazione. Prendiamo il pezzo che pubblica oggi su Repubblica, “Attaccare la Bastiglia del petrolio”. Chi non è d'accordo con il fatto che – dopo il disastro ambientale provocato dalla BP – occorra ripensare il modello di sviluppo occidentale? E non serve affidarsi alla “gabbia d'acciaio tecnocratica” weberiana (una gabbia che magari i paesi in via di sviluppo non vedrebbero male, e Beck – giustamente – lo riconosce) per intuire che serve una sterzata. La tecnologia, la tanto “evocata capacità innovativa del capitalismo e dell'entusiasmo utopistico dell'arte ingegneristica” (come la definisce Beck non senza una velata ironia), potrebbe aiutare a farla questa sterzata.

Poi però Beck – è un vizio degli intellettuali robusti – deve dare la nocciolina al suo pubblico di scimpanzé orfani di una qualche rivoluzione. E va giù duro di esempi. “Quanta CO² produce uno spazzolino da denti elettrico a differenza di uno spazzolino tradizionale? (...) La mucca, questo killer del clima, produce quotidianamente qualche chilo di gas metano, ossia l'equivalente di quasi un chilogrammo di CO² per litro di latte. Perfino per i divorzi – conclude – si deve rispondere non solo dinanzi a Dio, ma anche dinanzi all'ambiente. Perché? Perché i consumi delle coppie sono in proporzione più sostenibili per l'ambiente dei consumi dei single”.


Beck ha ragione. Ciascuno dovrebbe fare la sua piccola parte: lavarsi i denti con la cenere, abitare in falansteri grandi come paesotti della Turingia e bere il latte prodotto dalle nostre ginocchia.
Ma anche noi amiamo i paradossi e ci piacerebbe che Beck
, invece che accettare di sprecare tanta energia per essere pubblicato su Repubblica, predicasse casa per casa. Senza emissione di CO², ma con il rischio sempre incombente di essere mandato a cagare.

p.s. lo so, lo so. Vedo l'ultima della fila, con la sua borsetta di pelle di caimano a impatto zero, che apostrofa: quando il dito indica la luna lo stolto eccetera eccetera. Ma ci sentiamo anche noi intellettuali robusti dediti alla provocazione dialettica. E poi, in fin dei conti, lo abbiamo detto in apertura che Beck ha ragione.


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