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Antipixel di Lamianotizia 


18 febbraio 2009


C'HA FOTTUTO L'ANTISOCIALISMO?

"Tanto la ‘modernizzazione’ dalemiana diretta a costruire un grande partito riformista maggioritario, quanto l’‘ulivismo’ veltroniano poi sfociato nella costruzione di un Pd autonomo e autosufficiente, sono stati tentativi nobili, intelligenti e non privi, a fasi alterne, di qualche successo. Ma entrambi sono falliti.

Perché i due figli migliori della tradizione comunista italiana, una volta usciti dal tempio in fiamme in cui erano cresciuti, non sono riusciti a combinare un granché nel grande mondo secolarizzato della Seconda repubblica? Se Veltroni e D’Alema hanno fallito, è perché il Pci ha fallito: non soltanto perché ha congelato la sinistra italiana per un cinquantennio, ma anche, e soprattutto, perché anziché conservarla l’ha fatta piano piano marcire.

È con Berlinguer che la sinistra va definitivamente – cioè culturalmente – in malora. Dopo il fallimento del ‘compromesso storico’ e la rottura con l’Urss sull’Afghanistan, anziché rifondare il Pci come grande partito socialdemocratico europeo, Berlinguer si trincera nel radicalismo identitario; sbandiera la ‘diversità’ e ne fa l’incolmabile fossato che sulla ‘questione morale’ separa il Pci da tutti gli altri; rispolvera il ‘pacifismo’ antiamericano e antioccidentale. Nell’ultimo Berlinguer ci sono già tutte le premesse teoriche e politiche tanto della ‘sinistra antagonista’ quanto del giustizialismo dipietrista.

Veltroni e D’Alema, che non sono mai stati né estremisti né giustizialisti, condividono però del berlinguerismo il tratto essenziale, il gene originario che ne ha prodotto tutte le scelte, dal ‘compromesso storico’ al referendum sulla scala mobile: l’antisocialismo. L’unica vera stella polare di Berlinguer è stato l’antisocialismo, cioè la lotta con ogni mezzo e senza quartiere per conservare sulla sinistra italiana un’egemonia che a partire dal Sessantotto aveva cominciato a scricchiolare, e che a molti sembrava oramai incapace di cogliere la modernità. È per sconfiggere i socialisti che Berlinguer si allea con la Dc anziché proporsi di sostituirla al governo, come sarebbe stato ovvio e naturale. È quest’alleanza innaturale che segna tutta la sua parabola politica.

Il fatto è che quest’alleanza segna anche la parabola dei suoi eredi più brillanti. Né D’Alema né Veltroni vogliono sentir parlare di tradizione socialista o socialdemocratica, se non strumentalmente. Al contrario, è sempre alla Dc – a quel che resta della sinistra democristiana dopo Tangentopoli – che si rivolgono: D’Alema per farci un’alleanza politica (il centro-sinistra con il trattino), Veltroni per farci un partito unico (il Pd, appunto).

In altre parole: anziché mettere a disposizione le energie del Pci per un progetto autenticamente nuovo, e con una nuova leadership, D’Alema e Veltroni hanno cercato fino all’ultimo di conservare il berlinguerismo. È per questo che hanno fallito. Ed è per questo che, in tutta sincerità, considero fuori tempo massimo, e votata all’insuccesso, la candidatura di Bersani. Per chi è cresciuto alla vita adulta e alla politica nel Partito comunista, prenderne atto è motivo di dolore. Tuttavia, oggi è anche un giorno benaugurante per la sinistra italiana: il Novecento si chiude, il Pci si è infine spento. Un partito socialista, laico e libertario è finalmente possibile".

Questa analisi è di Fabrizio Rondolino. Io un po' sono d'accordo e un po' no. Sono d'accordo sul fatto che l'antisocialismo ha fottuto il Pci, ma ho presente cos'era il socialismo in Italia e - soprattutto - il fatto che il Muro era ancora bello saldo e in piedi e ipotesi di governi senza la Dc non erano pensabili. Sono d'accordo che l'avvitamento identitario è sempre (e sottolineo, sempre) sintomo di debolezza. Sono d'accordo che Berlinguer sia stato (e sia) sovrastimato e che D'Alema e Veltroni siano forse rimasti prigionieri dei suoi schemi. Devo ragionare però ancora a lungo sul passaggio centrale della riflessione di Rondolino, perchè un'idea ferma non ce l'ho: dobbiamo fare il partito libertario e socialista lasciando i cattolici progressisti al loro destino? In altre parole, dobbiamo mandare a ramengo il Partito democratico rischiando che si riformi un Centro cattolico antistorico e fuori tempo massimo? Fino a che punto deve spingersi il coraggio politico? E dove inizia l'azzardo?

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