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attentialcane [ politica e occidentalismi ]
 


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Antipixel di Lamianotizia 


29 ottobre 2012


QUALE ALLEGRIA

"Risultato storico", così Pierluigi Bersani commenta le elezioni siciliane. E ancora: "Abbiamo vinto in Sicilia... sono cose da pazzi". Ora, al netto della parte in commedia... ma ci crede davvero? Bene che vada è un pareggio. Una crocetta, diciamo.


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30 agosto 2012


SON TEMPI COSI'

Credo che Grillo non debba fare il furbo. Ma neppure Benigni. E neppure Crozza. Ma - forse - neanche Bersani.


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30 maggio 2012


BERSANI COSA ASPETTI? DAI RETTA A BERLUSCONI

E’ un bluff. Non ci sono i tempi tecnici. Mira a buttare la palla in tribuna. Vuole uscire dall’angolo. Eccetera. Varie ed eventuali sono state le reazioni alla proposta di Berlusconi di riformare l’assetto dello Stato in senso presidenzialista e di introdurre una legge elettorale a doppio turno alla francese.

La lettera di Angelino Alfano al Corriere della sera di ieri rilanciava la proposta contrapponendo il nostro paese alle “democrazie della decisione”. Francesco Clementi sul suo blog ha evidenziato oggi in modo puntuale le ragioni tecniche, politiche e tattiche perché il Pd prenda seriamente in considerazione il progetto di Berlusconi. Rimando a lui per i dettagli. Qui vorrei solo sviluppare l’aspetto per così dire tattico. Aggiungendoci anche un po’ di strategia.

La questione del modello francese attraversa come un fiume carsico il dibattito politico italiano da ormai più di venti anni. Dai tempi della Bicamerale, che la sinistra-sinistra avversò come inciucio immondo Berlusconi-D’Alema e che invece alcuni consideravano l’esito naturale di una stagione iniziata con i referendum Segni e proseguita con i primi vagiti della Seconda Repubblica.

Un fiume carsico cui ogni tanto la sinistra dialogante guarda con interesse, ma troppa irresolutezza. Ricordo ad esempio una vecchia discussione nel 2007 in pieno governo Prodi. Marcello Dell’Utri (prego astenersi battute) intervistato da Panorama rivelò che Berlusconi un eventuale accordo sulla legge elettorale avrebbe dovuto farlo con D'Alema "il più credibile rappresentante del centrosinistra". Turigliatto sarebbe arrivato un anno dopo e su quale fosse la natura di quell'accordo beh, non ci sono dubbi: consentire ai due maggiori partiti di trasformare l’Italia in un “paese normale”, così, giusto per usare una terminologia cara a D'Alema.

In questi 20 anni è stato tutto un “vorrei ma non posso”. Vannino Chiti, sempre nel 2007 dichiarava che “nel nostro cuore, nel mio e in quello di Prodi, c'è il modello francese, ma non c'è alcuna possibilità di arrivare a un accordo sul maggioritario con uninominale a doppio turno, piuttosto è più probabile un'intesa sul sistema tedesco”. Ora che – dopo quanto successo in Grecia – un sistema elettorale proporzionale fa un po' paura e dopo che persino Casini pare si sia messo in attesa, perché Bersani quel fiume carsico non lo fa venire in superficie? In fondo avrebbe più da guadagnare che da perdere.

Che i partiti – in primo luogo il Pd – debbano inventarsi qualcosa è fuori discussione. Altrimenti la parentesi tecnica di Mario Monti ha tutta l'aria di diventare, visto anche l’esito delle recenti amministrative, l’unico governo possibile in tempi di antipolitica. La fiducia degli italiani nei confronti dei partiti “classici” è sotto zero. Gli unici che sembrano aver tenuto botta sono quelli del Partito democratico. Ma è una vittoria solo apparente. Il Pd ha vinto facile per manifesta debolezza dell’avversario.

Una visione strategica – da partito nazionale, direi – avrebbe voluto che all’indomani del voto amministrativo Bersani lo lanciasse lui il semipresidenzialismo alla francese e non farsi dettare l’agenda dal Cavaliere. Bersani ha paura di perdere consensi a sinistra e teme di spianare la strada a chi verrà dopo Berlusconi. Ma in politica, come nella vita, qualche volta occorre avere coraggio. Bisogna saper scegliere: correre il rischio di resuscitare Berlusconi o governare sulle macerie insieme ai nuovi Turigliatto con un esecutivo ingessato, ricattato dalle minoranze, un po’ come furono i governi Prodi. E aggiungere così un altro mattone alla torre della delegittimazione della politica che, quando cadrà, tirerà giù tutti. Anche Bersani.

Il Pd, ma non solo lui, deve tornare ad essere un partito dai “pensieri lunghi”. La responsabilità ora è sì appoggiare Monti, ma soprattutto porre le basi per un dopo Monti all'altezza di un paese europeo serio e moderno.
Quindi cosa aspetta Bersani a dire sì a Berlusconi?


10 maggio 2012


DALL'ABC AL DEF

“A si è dissolto, B è in rianimazione e C combatte per sopravvivere”. Beppe Fioroni ironizza sugli esiti elettorali non rendendosi conto del ramo su cui è seduto.


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25 aprile 2012


BUNGA BUNGA

“Berlusconi vede le elezioni. La sinistra davanti” (corriere.it)
Fossi Bersani la butterei sul burlesque


14 aprile 2012


SANTANCHERG

Pierluigi Bersani se ne frega dell'accisa sui carburanti e twitta: “Leggo Santanchè su Nilde Iotti. Chiedo alla protezione civile di intervenire per mettere un argine alla volgarità”.


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15 febbraio 2012


REALISMO


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10 febbraio 2012


ONCE UPON A TIME

"Come è possibile che in soli tre mesi... (...) Quando mai metteranno Bersani?".
Massimo Gramellini si fa la domande giuste


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17 novembre 2011


INTESI?

Bersani ha detto che il Pd appoggerà il governo Monti "senza vincolo di durata". Qua si èabbastanza d'accordo, però poi nel 2013 si vota ok? 


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16 novembre 2011


BERSANI A VOLTE RITIENE DI ESSERE UN EROE

L'ho notato chiaramente. Quando Mario Monti, riferendo ieri sera sull'esito dei colloqui, ha detto che le parti sociali e i partiti hanno dato sostanzialmente il nulla osta e che sono pure disposti a fare alcuni sacrifici nei punti del proprio programma, gli si è formato un sorrisetto sulla guancia sinistra 


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7 novembre 2011


DEMOCRISTIANITUDINE

Nella vicenda Unipol Prodi peccò di mancata pronta difesa nei confronti degli ex Pci. Era il tempo dell’ “abbiamo una banca”, si stava andando verso il cambio di governo, Berlusconi avrebbe perso duro nelle elezioni politiche del 2006 e pensavano – Prodi, Rutelli e non solo loro – di aver la vittoria in tasca. Talmente in tasca da permettersi – in quel dicembre 2005 – di lasciare per qualche giorno sulla graticola Fassino e compagni. Per riequilibrare i pesi, diciamo. Poi Prodi vinse, ma col fiato di Berlusconi in rimonta sul collo, magari anche per colpa di quel calcolo lì, vai a sapere.

Stavolta, a Cavaliere morente (come la volta scorsa), Prodi esonda dal suo ruolo di padre distaccato e azzoppa Pigi Bersani che “è una persona eccellente, di grandi capacità, posso dirlo, è stato mio ministro, ma non riesce a uscire”. Gli manca la stoffa del leader, fa capire Prodi: “nei sondaggi il Pd non riesce a crescere come ci si aspetterebbe”. Lo fa - apparentemente - per appoggiare la candidatura di Mario Monti alla guida di un esecutivo tecnico, in realtà per segare le gambe all’eventualità di elezioni anticipate con un ex Pci alla guida del Pd.

Vediamo quello che succederà domani in Parlamento, ma ammesso che Berlusconi cada, ce lo meritiamo un governo Pisanu? Perché Mario Monti che si impegna in prima persona io non ce lo vedo proprio. E neanche Prodi.


28 luglio 2011


GLI SI FORMA UNA RUGA SULLA GUANCIA SINISTRA

Bersani ruggisce e ha tutta l’aria di avere la faccia di uno che ha capito: «Se sperano di intimorirci si sbagliano di grosso. Noi abbiamo capito quello che sta succedendo. Lo abbiamo capito». Ma con chi ce l’ha Bersani? E soprattutto cosa c’è da capire?... continua qui


8 luglio 2011


ANAGRAFE ELETTORALE

Dunque Berlusconi non si ripresenta e lascia spazio ad Alfano come candidato del Pdl. Era nell'aria, per ragioni anagrafiche e tattiche. Ma secondo me l'altra notizia dell'intervista a Repubblica - forse ancor più importante - è questa: "E la legge elettorale resta questa. Non se ne esce". Magari sbaglio, ma Bersani è più contento di questa seconda che della prima. Per ragioni non certo anagrafiche, diciamo.


14 novembre 2010


SEMO GRAMSCI DE BORGATA

- Annamo con Fini? Ma vaffa...!
- Stai bona che famo diventà comunista pure lui!
- Magara, magara!

Dialogo tra "compagni" della sezione di Pietralata, così come riportato da La Stampa.


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13 novembre 2010


VIENI VIA COL VENTO

Per me Fini e Bersani da Fabio Fazio devono andarci. E, se li invita, anche Berlusconi e Maroni (dopo il maestro Abbado e Dori Ghezzi, si capisce). Però, per completare il processo di vespizzazione, voglio anche Alba Parietti con le zinne in fuorigioco e il motivo di Via col vento suonato dai Pitura Freska.


28 agosto 2010


ALL'OMBRA DEGLI ULIVI E DENTRO L'URNE

Può darsi che la politica sia una scienza un po' ostica per me, ma non riesco del tutto a capire dove stia la novità. Poi ci torno con più calma, ma mi pare che lo schema sia sempre lo stesso: c'è l'emergenza democratica, quindi poche storie, mandiamo a casa Berlusconi prima che faccia danni irreversibili. A parte che - vorrei sottolinearlo - l'emergenza dura da una quindicina d'anni e che la sinistra non è stata mai capace di giocare d'anticipo (insomma giocare al Cln va bene una volta, ma alla fine resta il dubbio che non si abbia un progetto razionale e una visione alternativa su cui farsi inseguire). Ammettiamo però che l'elettore di sinistra anche stavolta risponda all'appello. Chi mi dice che, finita l'emergenza, non mi ritrovo Pecoraro Scanio ministro dell'agricoltura? E che non sia questa - in realtà - la vera emergenza cui la sinistra deve far fronte? Perchè - vedete - è stato Berlusconi a tirar fuori Fini dalle catacombe e non vorrei che fosse Bersani a legittimarlo come salvatore della Patria una volta che ci sarà da vergognarsi di un nuovo Turigliatto in Parlamento.


21 agosto 2010


COTA AL PALCO 3

La proposta Salvati - chiedere al governatore del Piemonte di dare le dimissioni - mi pare, nella migliore delle ipotesi, ardita. Per il resto ok, sono d'accordo: che si rimedi alla gaffe e si inviti Roberto Cota alla Festa Democratica di Torino.
Come comico.


22 aprile 2010


UN PO' DI BENCHMARKING, COMPAGNI

Che sulla scazzottata verbale tra Berlusconi e Fini Mara Carfagna abbia detto stasera - da Santoro - che "è un confronto vero come si usa in partito serio" un po' fa ridere. Pareva di stare a sentire la vecchia tiritera delle sezioni Pci, dove ci si divideva sempre "aspramente" e con un "confronto franco e schietto" e poi - invece - c'erano i coltellacci a serramanico nascosti nel ciclostile. Il che la dice lunga di come sia messo il Pdl.
Ma ancora di più fa ridere Pierluigi Bersani che, sulla baruffa alla direzione Pdl, si lascia andare ad un giudizio sinceramente un po' conformista. Magari sei stato colto di sorpresa o forse pensavi ad altro, però non puoi limitarti a dire "spettacolo indecoroso". Perchè che caspita significa "spettacolo indecoroso"? Cosa aggiunge al dibattito politico "spettacolo indecoroso"? E - soprattutto - che razza di opposizione pensi di fare dichiarando "spettacolo indecoroso"?

Che se D'Alema e Veltroni avessero fatto lo stesso - quando avevano 25 anni - noi adesso Berlusconi non lo avremmo lì. E non avremmo avuto neppure il governo Prodi, il male necessario per non aver fatto mai - al di là dei proclami - un vero, schietto, franco spettacolo indecoroso.


14 febbraio 2010


GUFI

Poi ci applichiamo più seriamente. Anche perchè l'intervista di Walter Veltroni oggi sul Corriere della sera merita un'attenta esegesi. Per adesso ci basta segnalare un paio di passaggi. Il primo: "Se il 28 marzo saranno confermati i dati delle politiche 2008, e visti i candidati della destra, il centrosinistra conquisterà 7 o 8 regioni". Cioè: avrei potuto vincere anch'io, se non mi avessero disarcionato. Ergo la "retorica del partito organizzato" non aggiunge nulla. A parte che non esiste controprova - cioè: ammesso che il Pd non perda, non sarebbe dimostrato che avrebbe vinto anche con Veltroni segretario - a parte questo, c'è un secondo passaggio secondo noi molto più significativo. Veltroni afferma che è ora di finirla di considerare la politica come una professione. Essa è, al netto di ogni retorica eh, una vocazione. E lui questa verità l'ha capita guardando in faccia una nuova generazione di politici: "Ce ne sono tantissimi in giro che hanno la luce negli occhi". Tra questi c'è sicuramente chi, con una vittoria di Bersani, sarebbe costretto a prendere il primo aereo per il Burkina Faso. Stavolta. Forse.


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16 gennaio 2010


EVVAI, DIO BONINO!

Dunque ha deciso, onorevole Paola Binetti? Lascerà il Pd?
"Lo farò se la leader radicale vincerà le elezioni regionali".

(Corriere della sera)

Ora, a parte che il Pd avrebbe dovuto condurre la faccenda da soggetto attivo - e dunque dotato di un disegno politico che evidentemente, per tante ragioni, non ha - e non da inseguitore di linee altrui; a parte che le unanimità del giorno dopo puzzano un po' e che uno ha sempre la sensazione di scoprire la polvere sotto i tappeti del salotto; a parte tutto questo, che la Provvidenza la c'è lo si capisce dalle piccole cose.


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27 ottobre 2009


CHI SI ESTRANIA DALLA LOTTA

Domenica non sono riuscito ad andare a votare per ragioni se volete stupide - persiane da dipingere e pranzone sociale da mia suocera (lo so, il privato si mangia il pubblico) - però volevo soltanto dire che sono piuttosto soddisfatto di come sono andate le cose.


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17 settembre 2009


E COMUNQUE NON CI VEDO NIENTE DI MALE

Guardando un'intervista di Bersani al tg stasera, ho pensato la stessa cosa, però un po' diversa. Più che signora Coriandoli, mi veniva in mente l'altro personaggio di Maurizio Ferrini: il comunista con L'Unità sotto il braccio e in completo di velluto.


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2 luglio 2009


"CHE NON ABBIAMO PIU' NIENTE DA DIRE"

Qua si condivide in buona parte l'intervento di Bersani. L'unico appunto che gli si muove è la citazione di Vasco Rossi ("siamo solo noi, come direbbe Vasco, a poter fare tutto questo"), se non altro perchè c'entra poco con quello che ha detto prima.


14 giugno 2009


UNA CATTEDRALE NEI BALCANI



Tenuto conto delle molte autocandidature alla guida del Pd in vista del prossimo congresso, anche Enrico Letta - come altri - teme la balcanizzazione: "La balcanizzazione non ci aiuta - dice in un'intervista oggi sul Corriere della sera - semmai è importante aggregare". Poi però, poco sotto, lo stesso Letta parla di un altro tipo di balcanizzazione che giudica invece auspicabile, e cioè quella del "mondo ex ds" che "sarebbe bene si dividesse tra più candidati, per evitare l'errore del 2007, quando attorno a Veltroni si strinsero sia sostenitori sia detrattori". 
Ora mi chiedo: ma che tipo di partito vuole Letta? Sì, perchè in fondo non ci troverei nulla di male se una parte consistente del Pd si aggregasse intorno ad alcuni punti programmatici che mettano d'accordo un'anima certamente importante del partito. Poi al congresso (chè servono a questo, i congressi) ci si conta e si decide se quei punti possono essere assunti da tutti. Perchè mai voler dividere ciò che invece bisognerebbe cercare di far unire, se non altro per semplificare l'offerta? Per paura dei numeri?
Il punto cruciale dell'intervista ad Aldo Cazzullo è però un altro. Letta annuncia di essere pronto a scendere in campo per Bersani "se viene archiviata la socialdemocrazia come hanno fatto gli elettori europei". In realtà il problema è che l'ex Pci socialdemocratico lo è stato molto poco e dunque non si vede cosa debba abiurare Bersani per meritare l'appoggio di Letta. Se lo spauracchio di tutti gli ex democristiani, dal trinariciuto Fioroni al più presentabile Letta, è la vecchia tradizione di sinistra, ci si può mettere sempre d'accordo sulle parole: non chiamiamola socialdemocrazia - che per la cronaca non vuol dire piano quinquennale - bensì mercato regolato. Andrebbe bene? Il fatto è che si registra lo stesso identico movimento avvolgente nei confronti degli ex ds, prima troppo comunisti, ora troppo socialdemocratici, domani - chissà - troppo blairiani. Il tentativo di disinnescare la bomba della conta non è nuovo ed è il medesimo che portò irresponsabilmente all'azzoppamento della vittoria del 2006, quando Rutelli e Prodi giocarono col fuoco convinti che si sarebbe sbaragliato il nemico e sarebbe stato più utile ridimensionare gli ex ds. La curiosa richiesta che Letta fa a Bersani oggi è figlia di quella filosofia. Ma perchè mai Bersani dovrebbe segare il ramo su cui è seduto? Per favorire l'aggregazione con Letta e portare così i Balcani in casa propria? Dice: ma così Bersani non potrà essere mai leader perchè mirerà a metter d'accordo i suoi e invece il Pd è un partito nuovo, diverso, le famiglie di provenienza non contano. Ok, ma non devono contare per nessuno, neanche per i vecchi e i nuovi democristiani.
Ma poi, magari, è tutto inutile: noi qui a spaccare il capello in quattro mentre il "mondo ex ds" è diviso da un pezzo senza possibilità di essere messo insieme nè da Bersani nè da Napo orso capo. In fondo è questo il motivo per il quale siamo stati costretti prima a votare Prodi, poi a ingoiare senza fiatare Franceschini e ora a leggere le lezioncine del costruttore di cattedrali Letta.


9 giugno 2009


NON ARRIVARCI PER CONTRARIETA'

Pierluigi Bersani a Otto e mezzo: "Io ho in testa da sempre un grande partito popolare, di sinistra, democratico e liberale. Un partito che sa andare oltre l'esperienza socialdemocratica".
Qua si è d'accordo, soprattutto sul "liberale". Il problema però è che bisogna dare gambe a questa cosa altrimenti tutto resta appeso lì, evanescente, un lancio del cuore oltre l'ostacolo vacuo e velleitario e anche ingenuotto. Bisogna avere coraggio quando è il caso di averne. E bisogna anche saper scegliere i tempi, perchè qua si crede che l'errore più grosso sia stato commesso alla Bolognina quando si poteva trasformare il partito in una moderna forza socialdemocratica. Insomma adesso diventa difficile andare oltre ciò che non si è mai stati.

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