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Antipixel di Lamianotizia 


23 giugno 2012


QUEI LICEALI BRUFOLOSI DEL CORRIERE DELLA SERA

Alla fine ha vinto la Germania. Ma Nietzsche non ha segnato.


10 novembre 2011


E ADESSO NON CI SEI CHE TU



Ora posso capire che là al Corriere della sera siano soddisfatti per tutta una serie di motivi, però mettere in home page al corriere.it una foto di Claudio Baglioni e spacciarla per Mario Monti è troppo.


9 giugno 2011


QUEL PARTITO DI VENDOLA OSPITATO DAL CORSERA

«... tra le macerie della democrazia dei partiti. O per meglio dire, attorno al simulacro di una democrazia senza partiti, pericolosa illusione di questi vent’anni, che fino a oggi ha prodotto soltanto partiti senza democrazia (...) E cosa dice il leader del Front National, sul Corriere della Sera, a proposito del caso Strauss-Kahn? Dice che “l’appartenenza alla casta dei ricchi e potenti, ancor più se politici, in Francia gli avrebbe evitato l’arresto e il processo”. Un lessico che sarà forse tipicamente francese, ma che deve suonare familiare ai lettori del Corriere». 

Prima leggerei tutto questo. E poi tutto questo (sempre sul Corriere della Sera, si capisce).

«Io non ho ricette già pronte, però dico con umiltà ai miei compagni, a quelli del Pd, e a tutti gli alleati: prendiamo il coraggio di affrontare l'inadeguatezza della forma partito, andiamo in campo aperto. E questo vale per tutti, a cominciare dal mio movimento, Sel: al congresso fondativo abbiamo detto che il nostro obiettivo non era tanto far nascere un partito quanto riaprire una partita».


30 dicembre 2010


LA POLITICA CI HA DELUSO: W LA FIGA!

Signore e signori, queste sono le pagine 18 e 19 del Corriere della Sera di oggi. Naturalmente non abbiamo nulla contro il nuovo anno e, soprattutto, contro i bei culi. Ci piaceva sottolineare soltanto che è la perfetta immagine dell'editoriale di Galli della Loggia, sempre di oggi e sempre sul Corriere della Sera.

p.s. tra l'altro il robottino fa molto governo tecnico e secondo me voterebbe Montezemolo


24 ottobre 2010


UNA BELLA BADILATA NEI DENTI E VIA, ANDARE

«Siamo stati gli italiani che andavano a Firenze per salvare le persone e i libri dall'alluvione. Era l'Italia dei ragazzi del 1966, in fondo figli dei ragazzi del 1945. Eravamo un paese generoso, altruista, solidale. Oggi siamo il paese di quelli che si fanno fotografare ad Avetrana davanti alla casa dov'è stata assassinata una ragazza di quindici anni». (Walter Veltroni sul Corriere della Sera) 

«Siamo stati gli italiani che hanno votato per anni la sinistra per salvare l'Italia dalla melma. Era l'Italia dei ragazzi del 1986, in fondo figli dei ragazzi del 1966. Eravamo un paese desideroso di cambiamento e ingenuamente convinto che gli spalatori di fango alla fine si sarebbero trasformati in classe dirigente. Oggi siamo il paese di quelli che assistono allo spettacolo di una generazione di 60enni che, con la button down completamente marrone, continua a parlare di valori senza essere stata in grado di tradurli in azione politica» (commento a caldissimo di Attentialcane. Poi arriva un'analisi puntuale).


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23 luglio 2009


UNO CENTO MILLE BALDUCCI

La vignetta di Giannelli  - Dal Corriere della Sera di giovedì 23 luglio 2009

Visto il precedente, che De Bortoli rimuova Giannelli.


14 giugno 2009


UNA CATTEDRALE NEI BALCANI



Tenuto conto delle molte autocandidature alla guida del Pd in vista del prossimo congresso, anche Enrico Letta - come altri - teme la balcanizzazione: "La balcanizzazione non ci aiuta - dice in un'intervista oggi sul Corriere della sera - semmai è importante aggregare". Poi però, poco sotto, lo stesso Letta parla di un altro tipo di balcanizzazione che giudica invece auspicabile, e cioè quella del "mondo ex ds" che "sarebbe bene si dividesse tra più candidati, per evitare l'errore del 2007, quando attorno a Veltroni si strinsero sia sostenitori sia detrattori". 
Ora mi chiedo: ma che tipo di partito vuole Letta? Sì, perchè in fondo non ci troverei nulla di male se una parte consistente del Pd si aggregasse intorno ad alcuni punti programmatici che mettano d'accordo un'anima certamente importante del partito. Poi al congresso (chè servono a questo, i congressi) ci si conta e si decide se quei punti possono essere assunti da tutti. Perchè mai voler dividere ciò che invece bisognerebbe cercare di far unire, se non altro per semplificare l'offerta? Per paura dei numeri?
Il punto cruciale dell'intervista ad Aldo Cazzullo è però un altro. Letta annuncia di essere pronto a scendere in campo per Bersani "se viene archiviata la socialdemocrazia come hanno fatto gli elettori europei". In realtà il problema è che l'ex Pci socialdemocratico lo è stato molto poco e dunque non si vede cosa debba abiurare Bersani per meritare l'appoggio di Letta. Se lo spauracchio di tutti gli ex democristiani, dal trinariciuto Fioroni al più presentabile Letta, è la vecchia tradizione di sinistra, ci si può mettere sempre d'accordo sulle parole: non chiamiamola socialdemocrazia - che per la cronaca non vuol dire piano quinquennale - bensì mercato regolato. Andrebbe bene? Il fatto è che si registra lo stesso identico movimento avvolgente nei confronti degli ex ds, prima troppo comunisti, ora troppo socialdemocratici, domani - chissà - troppo blairiani. Il tentativo di disinnescare la bomba della conta non è nuovo ed è il medesimo che portò irresponsabilmente all'azzoppamento della vittoria del 2006, quando Rutelli e Prodi giocarono col fuoco convinti che si sarebbe sbaragliato il nemico e sarebbe stato più utile ridimensionare gli ex ds. La curiosa richiesta che Letta fa a Bersani oggi è figlia di quella filosofia. Ma perchè mai Bersani dovrebbe segare il ramo su cui è seduto? Per favorire l'aggregazione con Letta e portare così i Balcani in casa propria? Dice: ma così Bersani non potrà essere mai leader perchè mirerà a metter d'accordo i suoi e invece il Pd è un partito nuovo, diverso, le famiglie di provenienza non contano. Ok, ma non devono contare per nessuno, neanche per i vecchi e i nuovi democristiani.
Ma poi, magari, è tutto inutile: noi qui a spaccare il capello in quattro mentre il "mondo ex ds" è diviso da un pezzo senza possibilità di essere messo insieme nè da Bersani nè da Napo orso capo. In fondo è questo il motivo per il quale siamo stati costretti prima a votare Prodi, poi a ingoiare senza fiatare Franceschini e ora a leggere le lezioncine del costruttore di cattedrali Letta.


16 maggio 2009


IL COMPAGNO GIULIO

Giulio Tremonti ha quasi sempre una posa (e una prosa) da eterno partecipante al congresso di Vienna, anche se dovesse raccontare di aver presieduto una riunione di condominio di un caseggiato a Torpignattara, che per i destini dell'assetto geopolitico dell'Europa appare decisamente poco impattante. Al di là di questo ("Il 9 ottobre, al Fondo Monetario a Washington, un venerdì, capiamo che il mercato di Londra il lunedì successivo non può aprire"), due passaggi dell'intervista che il ministro rilascia oggi al Corriere della sera sono da incorniciare. Il primo è sui cosiddetti Tremonti bond, il secondo sulla social card.
 
"E' un mezzo che allarga la base patrimoniale delle banche e dunque la possibilità di concedere credito. Ma quando le banche dicono che costa troppo sbagliano, perchè ragionano come se fosse uno strumento di debito. Non è stato pensato per le banche, ma per le imprese: serve per finanziare l'economia, non i loro bilanci. C'è il ritardo delle banche, è una responsabilità delle banche, e questo è il vero costo scaricato sulle imprese".

"Alla sinistra è mancata la capacità di lettura della realtà (...) finora a sinistra è stata prevalente la scelta dell'opposizione fine a sè stessa, ma se vuole è ancora in tempo per rendersi positivamente utile ai suoi elettori. Evitando che con il passare del tempo si finisca per pensarci noi".


5 aprile 2009


MINATORE A CHE PUNTO E' LA NOTTE?

Paolo Mieli si congeda con un cauto ottimismo e detta la linea

"La circostanza che i grandi fondi sovrani, dalla Cina a Singapore, si disinteressino sì alle banche ma investano nei grandi gruppi minerari (ad esempio Rio Tinto, Anglogold) può essere interpretata come un segno del fatto che su quei terreni essi scorgono la base di una loro prossima espansione industriale. E come si spiega che l’import di rame dalla Cina sia salito nell’ultimo mese di oltre il 90 per cento?"


6 febbraio 2009


QUI SI ABUSA DELL'ITALIANO. TRANSITIVAMENTE PARLANDO

AD ABANO LAZIALE
Tenta di abusarla, arrestato in strada
21:35  CRONACHE L'agguato in una zona buia e isolata ma le urla della donna hanno attirato i carabinieri: arrestato un romeno. Torino, 71enne cerca di violentare badante immigrata. Fermato dalla polizia

Il titolo, signori, è su Corriere.it. Poi, nel link, è tutto regolare, ma il titolo deontologicamente non si spiega.


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8 dicembre 2008


LA LETTERA SCARLATTA

Oggi il Corriere della sera ospita l'ennesima variazione sul tema. Che poi sarebbe il seguente: la sinistra non diventerà mai adulta perché incapace di fare i conti col proprio passato e i nipotini di Togliatti sono affetti dal solito settarismo e che democrazia compiuta sarebbe quella italiana se alla fine si riuscisse a togliere la maschera a tutti i comunisti, a schiaffeggiarli sulla pubblica piazza e ad apporre loro una bella lettera scarlatta sul petto, non la “a” ma la “k”. L'articolo - “Dimenticare (ora) Berlinguer” - è di Pierluigi Battista, ma poteva essere di Galli della Loggia o di Panebianco: la sostanza sarebbe stata la stessa. Prendendo spunto dalla copertina dell'Espresso, Battista parla dalla presunta “alterità etica e antropologica” della sinistra. “Il Pci di Berlinguer – scrive – impugnò la bandiera della diversità (...) una superiorità non più fondata sulla conoscenza e il possesso delle leggi della storia, bensì di quelle dell'etica”. E poi chiude con un ghigno vagamente stronzetto: “Oggi quell'illusione svanisce e niente appare più autoconsolatorio che richiamarsi a un'età dell'oro...”.
Ora, qua si pensa – con Battista – che la “questione morale” di Berlinguer non sia stata una bella trovata, però si ritiene anche che sia passata. E se ne devono convincere anche al Corriere della sera, a meno che non si siano definitivamente adagiati sul teorema che i comunisti vivano (tutti) al di sopra delle proprie possibilità morali. E di teorema si tratta, tanto che – sempre oggi – per dimostrarlo intervistano il professore girotondino Ginsborg, quello del ceto medio riflessivo, uno dei campioni di questa presunta “alterità”. Il titolo è emblematico: “Questo partito può finire come il Psi”, dove per “questo partito” si intende il Pd. Magari domani intervistano Pancho Pardi e fanno scrivere l'editoriale d'apertura al pronipote di Masaniello.
La sinistra sarebbe ben stupida, se non altro per non cadere nelle trappole di Battista-Galli della Loggia-eccetera, a ritenersi eticamente migliore della destra. E comunque, a costo di fare la figura dei soliti comunisti – quelli con la “k” scarlatta appuntata sul petto – una domanda ce l'avremmo e la formuliamo con l'umiltà del caso: e se fossero gli altri ad avere il complesso di inferiorità?


9 novembre 2008


NUOVI CONFORMISMI

Fabrizio Roncone (Corriere della sera, 8 novembre): "Ambra Angiolini – brava, ironica, con la rara capacità di non prendersi troppo sul serio - ...".

Ora, a me
quelli che dicono di non prendersi troppo sul serio non hanno mai convinto. Figuratevi quelli che scrivono di un altro che, sì, ha "la rara capacità di non prendersi" eccetera. Ciò che mi fa sorridere però è, in questo caso specifico, l'aggettivo: "rara". Ma come "rara"? Io direi che, oggigiorno (e anche un po' oggicomeoggi) siamo circondati da gente che dice di non prendersi "troppo" sul serio. Diciamo che - chi più, chi meno - tutti la mattina, mentre si fanno la barba o mentre si truccano, si guardano allo specchio e fanno: ehilà cazzone/a, anche oggi in pista! E giù, risate. 
 
p.s. mi rendo perfettamente conto che bisognerebbe scrivere un altro post sul fatto che sempre - dico, sempre - la frase contiene la parola "troppo": non prendersi "troppo" sul serio e non semplicemente "non prendersi sul serio". Sarà che mentre lo dicono non ci credono del tutto, ma anche no. Magari ne parleremo con più calma.


13 febbraio 2008


PROVARE A FARE MENO CONFUSIONE. PERCHE’ NO?

Per carità, va bene “provarci, perché no?”, però Pigi Battista - che dice cose non del tutto errate - dovrebbe ricordare una semplice differenza tra radicali e ferraristi: i radicali esistono da un bel po’ di anni e non parlano soltanto di bioetica e aborto.


26 gennaio 2008


MA CHE SIAMO IN UN FILM DI PAOLO MIELI?

Comunque fossi in Berlusconi, più che al centrosinistra che non vuole le elezioni subito, starei attento a Paolo Mieli che forse non vuole mai. Nelle due paginate di oggi sull'attalismo (per inciso, la 2 e la 3), di cui abbiamo già messo in risalto la "gentilezza", è scritto: "Il rapporto contiene 316 proposte nè partisan, nè bipartisan, ma piuttosto non partisan - ha spiegato Attali -. Sarebbe stato identico se a commissionarlo fosse stata Ségolene Royal". Che, se ci pensate bene, vuol dire solo una cosa: una volta stabilite da un gruppo di tecnici (dai "più preparati", dice l'attalista Bassanini a pag. 3) le cose che "oggettivamente" devono essere fatte, il dispendioso rito delle urne diventa inutile. Insomma, rossi... neri... alla fine tutti uguali.


26 gennaio 2008


ATT(U)ALISMO

Il Corriere della sera pensa creativamente già al dopo: si sostituisce a Giorgio Napolitano, scioglie le camere, fa vincere le elezioni a Berlusconi, nomina la commissione Attali in Italia e fa pure qualche nome (non direttamente, per carità, ma intervistando illustri personaggi).
Insomma Paolo Mieli è – gentilianamente – per la creatività dell'atto del pensiero pensante.

p.s. e, come diceva Corrado, non finisce qui: "E' con questo spirito di esercizio non accademico ma di reale riflessione e proposta politica che apriamo qui la discussione con alcune personalità del Paese".  


14 gennaio 2008


A SALOMON... NUN STA' A FA' LA MUFFA

 

Peggio del politichese c'è l'anticastese. E' bene che qualcuno lo ricordi ad una Marina Salomon decisamente battagliera che ieri, in sede di commissione valori del Pd, ha urlato "siamo tutti vecchi qui dentro", a sottolineare che il linguaggio del Pd è stantio, la gente non lo capisce e via andando. "A un certo punto - dice - mi volto e vedo che un po' tutti, a turno, si alzavano e andavano in fondo alla sala (...) a parlare con i giornalisti". E infatti oggi il Corriere della sera li ha puniti tutti intervistando lei e titolando: "Caro Reichlin, quanta muffa in questo partito".

IMPORTANTE: sottolineerei che dalle mie parti muffa è utilizzato, oltre che come sostantivo, anche come aggettivo. Significa furbetta, finta tonta, cose così.


5 dicembre 2007


SHOCK IN MY TOWN

Quale di questi titoli non è presente nella home page del Corriere.it?

Haider al party: le foto choc
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Zeffirelli choc: "Onassis era bisex. Tentò di sedurmi"
Choc Mal: "Sì, ho amato Furiacavallodelwest"

Aggiornamento 1:
anche dalle parti di Repubblica
non si scherza. Solo che shock lo scrivono come Sgalambro.

Aggiornamento 2: signori, c'è pure il docu-choc.


18 novembre 2007


UNA NUOVA VITA

L'intervista che Gianfranco Fini ha rilasciato a Repubblica è piuttosto chiara, anche perchè arriva dopo l'uscita dell'altro giorno sul Corriere della sera: pare che stavolta faccia sul serio, alla faccia di quello che si diceva qui.
Da parte mia però non ho ben capito quale debba essere "entro gennaio" questo "cambio di strategia". O meglio, non ho ben capito in cosa dovrebbe sostanziarsi, se in un messaggio congiunto alla nazione trasmesso dalle reti Fininvest oppure in una puntata speciale di Striscia la Notizia con il Cavaliere in mezzo a Iacchetti e Greggio che chiede scusa alla "nuova vita".
E non ho neanche ben capito perchè nella prima metà dell'intervista Fini apra il confronto con la maggioranza sulla legge elettorale e poi - nella seconda - bocci il sistema tedesco. 
Perchè ormai è chiaro: il dialogo si apre soltanto sul sistema tedesco. Intendiamoci, quando dice "in Italia, se lasciassimo i partiti liberi di decidere le alleanze dopo il voto, sarebbe il caos", ha ragione da vendere. Però mi pare che ci sia un po' di confusione innanzitutto nella strategia di chi vuole il "cambio di strategia entro gennaio". Sembra che Fini voglia lanciare un segnale a Veltroni senza pensare che, se proprio deve, l'accordo sottobanco Veltroni lo fa con Berlusconi. Per una semplice ragione: il Cavaliere sarà quello che sarà, ma i voti li ha presi, e parecchi. Ecco, alla luce di questa considerazione fa un po' ridere quando il leader di An si chiede: "Dobbiamo fare autocritica (...) A partire dal risultato elettorale del 2006, Abbiamo perso per 24 mila voti: dove abbiamo sbagliato?". Fa ridere perchè senza la caparbietà di Berlusconi e la pochezza di Prodi non staremmo neanche a discutere: nel 2006 la sinistra avrebbe stravinto. 


15 novembre 2007


BLOB DEI BLOG

Non so se il merito è di Achille comunque è tornata la rubrichetta di Vittorio Zincone sul Corriere Magazine dedicata ai blog.


6 novembre 2007


ANCORA A PROPOSITO DI ATTUALITA'

A margine di quanto si andava dicendo qui e - soprattutto - per non ingenerare il sospetto di essere culo e camicia con Gian Antonio Stella che vede pericoli di fascismo dappertutto, diremo una cosa: una della cause dall'ascesa di Mussolini fu la paura del bolscevismo, cavalcata ad arte dopo il 1921 - anno a partire dal quale le cose si andavano un po' assestando e in cui, dunque, pericoli ce n'erano un po' meno - da industriali e giornali compiacenti (o ingenui) che reggevano loro lo strascico e che fingevano di non vedere i baldi giovani che scorrazzavano in Italia bruciando sedi operaie e picchiando ora questo ora quello.
Oggi quegli stessi giornali alimentano la paura di fascismo (mutatis mutandis, il bolscevismo attuale, almeno nella funzione) coprendo la discesa in campo dei soliti noti che usano le squadracce dei tecnici. Come allora, diciamo.


25 ottobre 2007


ASSE NELLA MANICA

Un paio di sere fa Enrico Mentana e Paolo Guzzanti a Ottoemezzo erano sicuri: Veltroni, se ci sono le elezioni, corre da solo. Il che è giusto in linea di principio, visto che non puoi riproporre agli elettori l'accordo con forze che hanno contribuito a disarcionare un governo di centrosinistra dicendo che no, stavolta non commetteremo lo stesso errore. Questo, se si andasse alle elezioni. E se, ammesso che Prodi cada, alle elezioni non ci si va? Con chi starebbe Veltroni?
A me l'uscita dell'altro giorno di Bertinotti sul governo di transizione ha fatto un po' pensare. E allora mi sono ricordato di un pezzo del Giornale di venerdì scorso in cui si diceva - provocatoriamente - che Bertinotti sarebbe in realtà tentato di entrare nel Partito democratico. Così oggi non mi ha sorpreso
questo articolo di Verderami in cui si prospetta un ipotetico asse Fausto-Walter.

Update del giorno dopo: anche Claudia Mancina sul Riformista parla di prospettive coincidenti tra Fausto e Walter.


10 ottobre 2007


I FUMI DELL'ABNEGAZIONE



Gian Antonio Stella
oggi sul Corriere della sera recensisce molto favorevolmente I Vicerè, il film tratto dal romanzo di Federico De Roberto nel quale si parla del passaggio di potere, dopo l'impresa dei Mille, tra i Borbone e i Savoia. Stella è entusiasta sicuramente perché il film è un bell'affresco storico, ma soprattutto perché – a suo dire – è un potente ordigno contro la casta, quella contro cui il Corriere della sera e Stella stanno conducendo una battaglia epocale. “Vaglielo a spiegare (ai politici attuali ndr.) – dice il sempre più incarognito Stella – che Federico De Roberto scrisse I Vicerè un secolo abbondante prima che Beppe Grillo lanciasse il Vaffa-day (...) difficile negarlo: il Fato ci ha messo lo zampino”. L'articolo di Stella si intitola “L'Italia dei trasformisti” e trasformista è dunque la classe nobiliare siciliana, accostata con una vertigine storica piuttosto spericolata al ceto politico italiano attuale. Solo che poi il Fato (con la maiuscola) gli fa citare – a Stella – un dialogo tra il duca Gaspare e Consalvo che fa: “Ma non t'hanno insegnato proprio niente a tia. Destra... sinistra, oggi non significano più niente!”. Che, se ci pensate, è una frase piuttosto grillina. Trasformisti Grillo e il Corriere della sera allora? Forse, molto più semplicemente, Stella – come nell'occasione dell'editoriale di Luigi Einaudi – intravede il superficiale appiglio della citazione e poi si incarta dimostrando l'esatto contrario di quanto vorrebbe dimostrare. Per troppa generosità, s'intende.



29 settembre 2007


SULLA GROPPA DELLA TIGRE



Evidentemente lì al Corriere della sera si sono resi conto che l'editoriale di Stellaieri – era un po' rozzo e oggi hanno affidato a Pigi Battista, mente più fine, un articolato approfondimento della faccenda (se qualcuno lo trova in rete faccia un fischio così metto il link). Stella – riassumo con l'accetta – aveva riesumato un vecchio editoriale di Einaudi che nel 1919 si scagliava con un linguaggio piuttosto violento contro una classe politica (“i padreterni”) giudicata inadeguata, inutile e dannosa. Attenzione – concludeva Stella – che Einaudi non era un populista e che se gli avessero dato retta non ci sarebbe stata la Marcia su Roma. Un ragionamento onestamente curioso: Einaudi poté utilizzare quel linguaggio proprio perché lisciava il pelo a una parte d'Italia che voleva spazzare via la vecchia classe dirigente liberale. La Marcia su Roma quindi fu possibile non nonostante, ma grazie anche alle invettive di gente come Einaudi. Il fascismo, almeno nelle intenzioni, voleva fare ciò che Einaudi invocava a gran voce dalle colonne del Corriere della sera.
Bene, oggi Battista torna su quell'Einaudi del '19 e scrive: “la piazza «diciannovista» è una cosa, la constatazione di una classe politica incapace persino di iniziare un ragionevole ridimensionamento dei propri conti oramai fuori controllo è un'altra cosa ancora”. Cioè: Einaudi non ha – di fatto – spianato la strada al fascismo perché lui no, lui «diciannovista», ma stiamo scherzando? Certo che Einaudi non fu un agit-prop, ma – manuale storico alla mano – non appare rilevante. Mussolini poi è salito al potere oppure no? Rispondono Battista e Stella: sì, ma perché non hanno ascoltato gente come Einaudi. Il fatto però è che molto spesso il ceto intellettuale italiano ha questo strano vezzo di salire sulla groppa della tigre infuriata e giocare a scalmanarsi insieme alla bestia. Fino a quando – qualche volta, non sempre per fortuna – la bestia si gira, vede sulla propria schiena gli amici di quelli che vorrebbe azzannare e così azzanna pure loro. Questo è capitato a tanti liberali dopo la Marcia su Roma.
Stavolta diciamo innanzitutto che Grillo non è Mussolini. Bisogna dirlo proprio per smontare le pretese di Battista che – come Stella – utilizza l'accostamento poiché gli piacerebbe “dar retta a un ipotetico nuovo Einaudi liberale”. E chi è, di grazia, quest'uomo nuovo che fa fare a Grillo il lavoro sporco e poi se ne va dritto dritto a Roma (senza sparare colpi ché l'uomo nuovo è liberale mica fascista!).
Quando suonerà l'ultima (chiamata alle riforme) – conclude Battista – potrebbe essere davvero troppo tardi”. Ma per chi? Per quelli che stanno sulla groppa della tigre?


28 settembre 2007


DI COSA MI LAMENTO IO?

Letto l'editoriale di oggi del Corriere della sera ("Einaudi, la casta e l'Italia del '19")? Gian Antonio Stella dissotterra un vecchio articolo di Luigi Einaudi che contiene "parole durissime" contro il ceto politico di allora. "Era un qualunquista? - si chiede Stella nella chiusa ad effetto - Un demagogo? Un populista? (...) Forse se i politici 'padreterni' di allora lo avessero ascoltato senza fare spallucce, tre anni dopo ci saremmo evitati la Marcia su Roma". Bene. Togliete il punto dopo "Marcia su Roma" e scrivete: "che del resto, almeno nelle intenzioni, voleva proprio spazzare via quei politici 'padreterni'. Quindi di cosa si lamenta Einaudi? E di cosa mi lamento io?".


27 settembre 2007


LATI BI

"Paolo Mieli che firma tutti i giorni il manifesto dell’antipolitica ci fa venire in mente, chissà perché, Casanova che firma il manifesto contro la gnocca"
(Andrea Marcenaro)


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30 agosto 2007


E SE FINI FOSSE UN BLUFF?

Seguito il dibattito tra Fassino e Fini su Nessuno Tv, mi sono convinto, anche se non ce n’era bisogno, che la destra è in uno stato pietoso e che bisognerebbe dirlo con molta più insistenza. Fini dice a Berlusconi: il leader sei tu, ma dacci una strategia. E tu fai qualcosa, perdiana! Sono anni che sei lì in rampa di lancio e ancora giochi ‘sto ruolo da scolaretto fedele alla linea anche quando non c’è?
Il colloquio che ha avuto poi con Monica Guerzoni del Corriere della sera non aggiunge nulla di nuovo. Dice (è l’intervistatrice che interpreta): voglio fare io il motore della coalizione, fare il “centro del centrodestra”. Bene, allora fàllo. E per farlo non serve scimmiottare le parole d’ordine rilanciate ieri da un Montezemolo curiosamente battagliero, dimenticando – per esempio – che An è uno dei partiti che ha sempre tratto giovamento dalle politiche di spesa (un po' anche Montezemolo, per la verità). Che fa Fini per ritagliarsi questo ruolo di motore? Si fa dettare la linea da Confindustria e da Bossi? Il fatto è che il problema del leader di An è soltanto uno e cercammo, un po’ di tempo fa, di spiegarlo qui.


28 agosto 2007


WALTER FERO E PIUMA

L’intervista di Walter Veltroni oggi sul Corriere della sera contiene due o tre cose da sottolineare. Innanzitutto l’ennesima rassicurazione a Romano Prodi (non sto lavorando contro di lui e non miro a sostituirlo in corsa anche se “il programma di governo non deve essere di 280 cartelle”). La seconda cosa è che presto presenterà alcune proposte sul terreno fiscale. E la terza è che – alla fine – la legge elettorale che scaturirebbe dal referendum “sarebbe comunque meglio della legge che ha prodotto un Parlamento nominato anziché eletto”. E’ però soprattutto il terzo punto che mi incuriosisce: o Veltroni, escludendo come dà idea di fare (e spero che faccia) Rifondazione e compari da qualsiasi tipo di accordo elettorale, mira a perdere, oppure scommette che di là, nel centrodestra, non riusciranno mai a presentare un listone unico con dentro An, Lega e cespugli vari. Il che presuppone una cosa soltanto: che si vada presto alle urne. Ma qui rientra in gioco il punto uno.

p.s. ci sono poi alcuni spunti di veltronismo puro che vorrei porre alla vostra attenzione. Il passaggio in cui dice che la Resistenza unì “scalpellini e intellettuali, muratori e sacerdoti” (io mi sarei superato dicendo – molto più alatamente – “cazzuole e cibori”) e uno in cui si sancisce l’opportunità di “reclamare il diritto a una vita intelligente” (che mi pare una cosa forse troppo velleitariamente democratica).


26 luglio 2007


POSSIBILI BISOGNI

Questo, signori, è l’attacco del pezzo di Michele Salvati oggi sul Corriere della sera.

“Credo che bisogni tener distinto, per quanto è possibile, il giudizio sulle riforme di cui il Paese ha bisogno dalla valutazione di quanto è possibile fare, date le circostanze politiche”.


26 luglio 2007


GLI IRRESISTIBILI



Nei giornali ha sempre di più preso piede il gusto della battuta folgorante, dell’aforisma, delle dieci righe sapide, eccetera. Anche il Corriere della sera ne mette in pagina alcune: il “qui Lina” (di Lina Sotis), il “Calendario” (di Ernesto Galli della Loggia) e il “Passaggi” (di Beppe Severgnini).
Oggi Severgnini scrive: “Un piromane su tre è pensionato. Un motivo in più per mantenere lo «scalone»”.
Sagomaccia d’un Severgnini.


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22 giugno 2007


COLORE STUPORE

Passaggio di un boxino di colore ieri sul Corriere della Sera (argomento: Lapo Elkann che vuole vendere i suoi occhiali sulla spiaggia): “Il carretto passava e Lapo gridava gelati! (…) Carretti dal designer sofisticato che porteranno là dove picchia il sole…”.
Non gli converrebbe gridare occhiali, invece che gelati? Ma – soprattutto – Lapo mette un tipo creativo sul carretto? In quel caso non era meglio scrivere, dal punto di vista del colore: “carretti con sopra un designer sofisticato”?


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