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attentialcane [ politica e occidentalismi ]
 


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Antipixel di Lamianotizia 


30 dicembre 2010


LA POLITICA CI HA DELUSO: W LA FIGA!

Signore e signori, queste sono le pagine 18 e 19 del Corriere della Sera di oggi. Naturalmente non abbiamo nulla contro il nuovo anno e, soprattutto, contro i bei culi. Ci piaceva sottolineare soltanto che è la perfetta immagine dell'editoriale di Galli della Loggia, sempre di oggi e sempre sul Corriere della Sera.

p.s. tra l'altro il robottino fa molto governo tecnico e secondo me voterebbe Montezemolo


8 dicembre 2008


LA LETTERA SCARLATTA

Oggi il Corriere della sera ospita l'ennesima variazione sul tema. Che poi sarebbe il seguente: la sinistra non diventerà mai adulta perché incapace di fare i conti col proprio passato e i nipotini di Togliatti sono affetti dal solito settarismo e che democrazia compiuta sarebbe quella italiana se alla fine si riuscisse a togliere la maschera a tutti i comunisti, a schiaffeggiarli sulla pubblica piazza e ad apporre loro una bella lettera scarlatta sul petto, non la “a” ma la “k”. L'articolo - “Dimenticare (ora) Berlinguer” - è di Pierluigi Battista, ma poteva essere di Galli della Loggia o di Panebianco: la sostanza sarebbe stata la stessa. Prendendo spunto dalla copertina dell'Espresso, Battista parla dalla presunta “alterità etica e antropologica” della sinistra. “Il Pci di Berlinguer – scrive – impugnò la bandiera della diversità (...) una superiorità non più fondata sulla conoscenza e il possesso delle leggi della storia, bensì di quelle dell'etica”. E poi chiude con un ghigno vagamente stronzetto: “Oggi quell'illusione svanisce e niente appare più autoconsolatorio che richiamarsi a un'età dell'oro...”.
Ora, qua si pensa – con Battista – che la “questione morale” di Berlinguer non sia stata una bella trovata, però si ritiene anche che sia passata. E se ne devono convincere anche al Corriere della sera, a meno che non si siano definitivamente adagiati sul teorema che i comunisti vivano (tutti) al di sopra delle proprie possibilità morali. E di teorema si tratta, tanto che – sempre oggi – per dimostrarlo intervistano il professore girotondino Ginsborg, quello del ceto medio riflessivo, uno dei campioni di questa presunta “alterità”. Il titolo è emblematico: “Questo partito può finire come il Psi”, dove per “questo partito” si intende il Pd. Magari domani intervistano Pancho Pardi e fanno scrivere l'editoriale d'apertura al pronipote di Masaniello.
La sinistra sarebbe ben stupida, se non altro per non cadere nelle trappole di Battista-Galli della Loggia-eccetera, a ritenersi eticamente migliore della destra. E comunque, a costo di fare la figura dei soliti comunisti – quelli con la “k” scarlatta appuntata sul petto – una domanda ce l'avremmo e la formuliamo con l'umiltà del caso: e se fossero gli altri ad avere il complesso di inferiorità?


8 febbraio 2008


POI PARLEREMO DEL FUTURO

Le dichiarazioni di ieri di Romano Prodi ("andremo da soli") ci danno la possibilità di ritornare su un concetto che i nostri ventiquattro lettori sanno esserci molto caro: Prodi come causa e non vittima della crisi del centrosinistra. A parte che per ragioni se non altro tattiche sarebbe bene tenere il vecchio professore a casa e non a scorrazzare tra loft e calate dei vecchi moli, è senza dubbio sbalorditivo il fatto che il campione del gioco di sponda con Bertinotti - lo ricordate l'inizio di legislatura e l'elezione del subcomandante alla presidenza della Camera? - ora diventi il garante della rupture veltroniana: al di là dei giudizi sulla mossa tattica di Veltroni, ci pare semplicemente che non sia serio.
Non staremo a fare discorsi definitivi (e anche un po' ingenerosi) 
come Polito o come Festa, ma vorremmo far semplicemente osservare che l'obiettivo del 2006 era la spallata, quella sì definitiva, a Berlusconi. Prodi non c'è riuscito e ha perso le elezioni. Sì, certo, Berlusconi ha dato fondo a tutte le sue energie di combattente e di possessore di risorse mediatiche, ma un leone del Panshir diventa un drago se di fronte gli si mette un bolso, un cotto, un bollito. Lo stesso bollito che, a ridosso della prova elettorale del 2006, difese svogliatamente le truppe scelte del suo schieramento quando furono vergognosamente messe sotto accusa (di cosa poi?) per la faccenda Unipol. Era convinto di aver ormai vinto, lui e gli altri campioni della Margherita che a quel tempo, col Pd ancora nel limbo, giocavano alla competition. Prodi è la causa numero uno della crisi del centrosinistra e dell'ultimo governo. Quando Scalfari passa in rassegna le ragioni della sua caduta se ne dimentica una: sè stesso. Quando Ernesto Galli della Loggia ammette che in fondo Prodi nel 2006 era già andato oltre il consentito poichè, si sa, l'Italia è un paese di destra moderata, omette un piccolo particolare: Prodi si è mangiato in poco più di un mese dieci punti di vantaggio su Berlusconi. Non ci sembra poco.
E' per questo che quando Prodi scende le scale del loft e rilascia interviste affiancato da Sircana, quando leggiamo le sue dichiarazioni, quando vediamo le sue foto sui giornali, diciamo: basta, basta, basta.

p.s. poi parleremo anche delle responsabilità della classe dirigente Ds in questa vicenda e la metteremo a confronto con l'irresponsabilità (irresponsabilità?) dell'attuale classe dirigente Pd.

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