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attentialcane [ politica e occidentalismi ]
 


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Antipixel di Lamianotizia 


1 novembre 2012


E ALBA PARIETTI (UNA TECNICA) AL MAXXI

Ok, mi pare che qua ormai ci sia la festa del cacao. Di Pietro al Quirinale? Mi sta bene, però poi liberi tutti. Io faccio il commissario tecnico della Nazionale di calcio. Mi prenoto.


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1 novembre 2012


ECCO IL PUNTO



Da telespettatore attento avrei una proposta: Floris dia Pagnoncelli a Grillo e si tenga la Salsi.


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30 agosto 2012


SON TEMPI COSI'

Credo che Grillo non debba fare il furbo. Ma neppure Benigni. E neppure Crozza. Ma - forse - neanche Bersani.


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25 aprile 2008


LA PUNTO DIVENTA UNA UNO. FANTASMA PURE QUELLA

Dopo lo scoppio del caso della Punto fantasma a margine della pubblicazione dell'inchiesta su Beppe Grillo (di cui oggi esce la seconda puntata qui e qui), Filippo Facci nei commenti ad uno dei post qui sotto precisa:
"Era una Fiat uno, ma la mia fonte ha detto una cazzata e ha detto Fiat punto, che all'epoca neppure esisteva. Allora ho corretto. Fine del giallo. Sorry"
Però nel 1980 neanche la
Uno esisteva. Proviamo con una Prisma?

p.s. era un trabocchetto per testare le nostre capacità di incrociare le fonti? Certo, preliminarmente dovrei capire se il Filippo Facci dei commenti sia proprio Filippo Facci. E - soprattutto - per essere proprio sicuri degli anni di produzione delle vetture dovrei telefonare a Marchionne, ma ora non ho tempo.

Aggiornamento (poi la smetto, giuro): "Scemo di guerra" di Risi, citato nella puntata odierna dell'inchiesta, dovrebbe essere uscito nel 1985 e non nel 1984.


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24 aprile 2008


FACCIAMO IL PUNTO


A proposito di quanto, grazie alla sua segnalazione, si andava dicendo qui (come faceva Grillo ad avere una Punto nel 1980 quando - nel 1980 - la Punto neppure esisteva?) cerchiamo di fare il punto.

- “Più avanti, nel 1980, la concessionaria Fiat Piave di Genova gli regalò una Punto
Il Giornale (versione on line + versione cartacea)

- “Più avanti, nel 1980, la concessionaria Fiat Piave di Genova gli regalò una Fiat
Macchianera (post di Filippo Facci)

Allora delle due l’una: o quelli del Giornale hanno corretto Fiat con Punto perché c’era una ripetizione di parola nella stessa riga e stilisticamente era un po’ bruttino, oppure Facci si è reso conto della cappella e ha corretto la cosa nel post.
L’affare indubbiamente si ingrossa.


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11 gennaio 2008


MA GUARDA SE MI TOCCA PASSARE PER UNO CHE DIFENDE GRILLO

Sono ormai un paio di giorni che mi ronzano in testa pensieri confusi. Dovrebbe essere tutto semplice, invece. Riassumo: Alessandro Gilioli, che è un giornalista (bravo) de L'Espresso, vuole intervistare Beppe Grillo, comico (bravo) che da un po' di tempo fa il politico (pessimo) e sta sparando sulla casta dei giornalisti (sia quelli bravi che quelli pessimi). Grillo viene convinto a stento ma, lette le domande in anteprima, rifiuta l'intervista. Più o meno tutta la blogosfera si schiera con Gilioli perché suona un po' strano questo Grillo che afferma di essere vittima di censura e poi sputa su tre o quattro pagine di uno dei più diffusi e prestigiosi settimanali italiani. Gilioli spiega il rifiuto così: 1) Grillo ha paura del confronto perché il dialogo sgonfierebbe il segreto del suo successo, cioè l'assertività; 2) Grillo campa sul vittimismo; 3) Grillo si nasconde dietro Internet per non comunicare, ma per continuare a fare monologhi.
Molti blogger, dai più famosi a quelli meno cliccati, sottoscrivono i tre punti.

Dicevo che sono un paio di giorni che mi ronzano in testa pensieri confusi. Sarà perché quando le reazioni sono in larga parte così univoche (lasciamo stare i cosiddetti “grillini” chè non sono interessanti), allora c'è qualcosa di strano. Oppure no, dipende soltanto dal fatto che Grillo è inequivocabilmente, oggettivamente indifendibile. Comunque proprio perché io di Grillo non sopporto nulla, non sono imputabile di intelligenza col nemico se mi chiedo: e se, viste le domande, avesse pensato (maldestramente) di evitare il trappolone? Ma le avete lette? Dice Gilioli che sono domande “non a zerbino”, semplicissime, però – aggiungiamo noi – pelosamente innocenti. Alcune di esse infatti sono domande aperte che presuppongono sì una risposta articolata, sfumata, ma pur sempre ben definita. Chiedere infatti se giornali e rete possano convivere, se i giornali possano fare anche buone inchieste, se ai fini delle provvidenze pubbliche gli organi di partito e tutto il resto della stampa (compreso Manifesto e Internazionale) pari sono, beh, sono non-domande. Come fai a rispondere no alle prime due e sì alla terza senza passare per squinternato? Così immagino che Grillo abbia detto: ma che se le faccia da solo, me non mi frega.

Ok, siete ancora lì? Vedo uno di voi, l'ultimo della fila a destra che alza il ditino e chiede: ma scusa, che c'entra? Grillo doveva accettare la sfida e basta. Vero. Grillo ha tortissimo, ma quello che mi premeva sottolineare qui è un'altra cosa: il meccanismo che ha permesso a Gilioli di essere innalzato agli onori della blogosfera senza che nessuno (magari qualcuno c'è e non lo so) si sia dato pena almeno di increspare un pochino questo mare piatto di conformismo.
E' probabilissimo che stia prendendo una gran cantonata, ma io ho idea che Gilioli abbia avvicinato Grillo avendo bene in mente il tipo di reazione che sarebbe scaturita da quelle domande poste in quel modo. Il fatto è che le domande non sono mai neutre. L'idea del giornalista che chiede e che lascia libero l'intervistato di tirar giù i suoi pensierini è una balla. Innanzitutto perché di domande se ne possono fare mille e, tra le mille, l'intervistatore solitamente sceglie quelle venti che gli servono a dimostrare una sua tesi e lascia a mollo le altre novecentottanta. Sì, mi direte, ma Gilioli aveva assicurato massima libertà e nulla vietava a Grillo di introdurli lui gli argomenti che gli stavano più a cuore. Niente da eccepire, chi scappa ha torto, fa una figuraccia e si fa un tremendo autogol. Però pure Gilioli, se voleva girarlo davvero 'sto documentario sull'animale Grillo, poteva non spaventarlo. O forse – appunto – mirava proprio a farlo ritirare nella sua tana per dimostrare a tutti che non ci si può fidare del lupo populista travestito da pecora democratica. E viste le reazioni che si registrano in giro per la rete direi che, se questo era il suo intento (ma propendo per il no), ci è riuscito egregiamente: la mancata intervista vale, come notizia, più dell'intervista.

Ecco, le reazioni (qui ce ne sono alcune. Cliccate i blog senza leggere i commenti, please). Non vi sembra piuttosto comico questo applauso scrosciante dei blogger uniti come un sol uomo? Grillo non piace ai maggiorenti della blogosfera perché – dicono – usa male il mezzo, utilizza la rete come megafono, non accetta feedback, urla e vuole solo truppe cammellate. Blog invece è comunicazione a due vie, comunità, dibattito, confronto. Questa mancata intervista a Gilioli in fondo certifica la scarsa propensione del comico genovese all'interazione, diciamo così. La rete e i blog (tutti) però rispondono anche a logiche piuttosto torbide, funzionano con l'effetto-pecora e amplificano un'impostazione amico-nemico semplificatoria. Non mi pare che la blogosfera abbia brillato, in questo caso specifico, per anticonformismo e rifiuto del tifo da bar.

Uno queste cose se le aspetta da un “grillino”, meno da blogger autorevoli che fanno del bloggare virtuoso quasi una forma di religione.


10 ottobre 2007


I FUMI DELL'ABNEGAZIONE



Gian Antonio Stella
oggi sul Corriere della sera recensisce molto favorevolmente I Vicerè, il film tratto dal romanzo di Federico De Roberto nel quale si parla del passaggio di potere, dopo l'impresa dei Mille, tra i Borbone e i Savoia. Stella è entusiasta sicuramente perché il film è un bell'affresco storico, ma soprattutto perché – a suo dire – è un potente ordigno contro la casta, quella contro cui il Corriere della sera e Stella stanno conducendo una battaglia epocale. “Vaglielo a spiegare (ai politici attuali ndr.) – dice il sempre più incarognito Stella – che Federico De Roberto scrisse I Vicerè un secolo abbondante prima che Beppe Grillo lanciasse il Vaffa-day (...) difficile negarlo: il Fato ci ha messo lo zampino”. L'articolo di Stella si intitola “L'Italia dei trasformisti” e trasformista è dunque la classe nobiliare siciliana, accostata con una vertigine storica piuttosto spericolata al ceto politico italiano attuale. Solo che poi il Fato (con la maiuscola) gli fa citare – a Stella – un dialogo tra il duca Gaspare e Consalvo che fa: “Ma non t'hanno insegnato proprio niente a tia. Destra... sinistra, oggi non significano più niente!”. Che, se ci pensate, è una frase piuttosto grillina. Trasformisti Grillo e il Corriere della sera allora? Forse, molto più semplicemente, Stella – come nell'occasione dell'editoriale di Luigi Einaudi – intravede il superficiale appiglio della citazione e poi si incarta dimostrando l'esatto contrario di quanto vorrebbe dimostrare. Per troppa generosità, s'intende.



1 ottobre 2007


GRILLO SMANETTA

Bella l'intuizione di Akille, ma leggete questi qui e ditemi se l'Italia non è un paese formidabile.


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29 settembre 2007


SULLA GROPPA DELLA TIGRE



Evidentemente lì al Corriere della sera si sono resi conto che l'editoriale di Stellaieri – era un po' rozzo e oggi hanno affidato a Pigi Battista, mente più fine, un articolato approfondimento della faccenda (se qualcuno lo trova in rete faccia un fischio così metto il link). Stella – riassumo con l'accetta – aveva riesumato un vecchio editoriale di Einaudi che nel 1919 si scagliava con un linguaggio piuttosto violento contro una classe politica (“i padreterni”) giudicata inadeguata, inutile e dannosa. Attenzione – concludeva Stella – che Einaudi non era un populista e che se gli avessero dato retta non ci sarebbe stata la Marcia su Roma. Un ragionamento onestamente curioso: Einaudi poté utilizzare quel linguaggio proprio perché lisciava il pelo a una parte d'Italia che voleva spazzare via la vecchia classe dirigente liberale. La Marcia su Roma quindi fu possibile non nonostante, ma grazie anche alle invettive di gente come Einaudi. Il fascismo, almeno nelle intenzioni, voleva fare ciò che Einaudi invocava a gran voce dalle colonne del Corriere della sera.
Bene, oggi Battista torna su quell'Einaudi del '19 e scrive: “la piazza «diciannovista» è una cosa, la constatazione di una classe politica incapace persino di iniziare un ragionevole ridimensionamento dei propri conti oramai fuori controllo è un'altra cosa ancora”. Cioè: Einaudi non ha – di fatto – spianato la strada al fascismo perché lui no, lui «diciannovista», ma stiamo scherzando? Certo che Einaudi non fu un agit-prop, ma – manuale storico alla mano – non appare rilevante. Mussolini poi è salito al potere oppure no? Rispondono Battista e Stella: sì, ma perché non hanno ascoltato gente come Einaudi. Il fatto però è che molto spesso il ceto intellettuale italiano ha questo strano vezzo di salire sulla groppa della tigre infuriata e giocare a scalmanarsi insieme alla bestia. Fino a quando – qualche volta, non sempre per fortuna – la bestia si gira, vede sulla propria schiena gli amici di quelli che vorrebbe azzannare e così azzanna pure loro. Questo è capitato a tanti liberali dopo la Marcia su Roma.
Stavolta diciamo innanzitutto che Grillo non è Mussolini. Bisogna dirlo proprio per smontare le pretese di Battista che – come Stella – utilizza l'accostamento poiché gli piacerebbe “dar retta a un ipotetico nuovo Einaudi liberale”. E chi è, di grazia, quest'uomo nuovo che fa fare a Grillo il lavoro sporco e poi se ne va dritto dritto a Roma (senza sparare colpi ché l'uomo nuovo è liberale mica fascista!).
Quando suonerà l'ultima (chiamata alle riforme) – conclude Battista – potrebbe essere davvero troppo tardi”. Ma per chi? Per quelli che stanno sulla groppa della tigre?


28 settembre 2007


E POI CI SAREBBE MONTEZEMOLO, CHE E' UN INDUSTRIALE E QUINDI NON E' UN ANTIPOLITICO

A proposito di chiuse ad effetto, dopo quella di Gian Antonio Stella vi sottoporrei senz'altro quella della lettera che un Montezemolo doc manda a Ezio Mauro: "... quelle idee e quegli stimoli che ci auguriamo (chi? ndr) possano contribuire a restituire alla politica la forza, l'autorevolezza e la leadership di cui un grande paese come l'Italia ha bisogno".Capito? La-lea-der-ship


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28 settembre 2007


DI COSA MI LAMENTO IO?

Letto l'editoriale di oggi del Corriere della sera ("Einaudi, la casta e l'Italia del '19")? Gian Antonio Stella dissotterra un vecchio articolo di Luigi Einaudi che contiene "parole durissime" contro il ceto politico di allora. "Era un qualunquista? - si chiede Stella nella chiusa ad effetto - Un demagogo? Un populista? (...) Forse se i politici 'padreterni' di allora lo avessero ascoltato senza fare spallucce, tre anni dopo ci saremmo evitati la Marcia su Roma". Bene. Togliete il punto dopo "Marcia su Roma" e scrivete: "che del resto, almeno nelle intenzioni, voleva proprio spazzare via quei politici 'padreterni'. Quindi di cosa si lamenta Einaudi? E di cosa mi lamento io?".


18 settembre 2007


EHI, SENTITE QUESTA ANALISI POLITICA

 

Ok, Veltroni sarà Topo Gigio ma tu sei il Gabibbo.


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17 settembre 2007


PREVISIONI SPERICOLATE

Ho come l'impressione che con questa storia della discesa in campo - sì, non direttamente bensì con una specie di bollino ISO - il grillismo sia destinato a implodere. Innanzitutto perchè i cosiddetti grillini mi sa che ce l'hanno per le scatole di dover discutere ore e ore nei consigli di circoscrizione, nelle commissioni comunali, insomma in posti piuttosto noiosi, di traffico, monnezza e robe così. Con l'aggravio anche di essere costretti - una volta eletti - a scegliere una soluzione piuttosto che un'altra. Insomma, ho idea che la società civile sia composta da due categorie di persone: quelle che hanno un lavoro e quindi devono lavorare, e quelle che c'hanno un mucchio di tempo libero e che sono intenzionate a tenerselo ben stretto.
Poi, certamente, Grillo è un segnale da non sottovalutare ed è la spia di un disagio e sarebbe sciocco ignorarlo e anche un po' la rava e - perchè no? - la fava.  


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17 settembre 2007


CUPE BARZELLETTE

Ci sono un giornalista, un’imprenditrice e un comico. Il resto – la “brambillizzazione” del Pd e “il maoismo confindustriale” – leggetevelo da soli, tutto fino alla cupa considerazione finale.


11 settembre 2007


ANTIPOLITICA

Oltre a una paginata di commenti che vale la pena leggere, il Foglio ospita oggi un articolo di Antonio Polito che manda affanculo Beppe Grillo. Letteralmente. Un articolo di cui condivido alla virgola lo spirito. C’è tuttavia un passaggio secondo me incompleto ed è il seguente:

“… la democrazia senza partiti non esiste… oltre i partiti ci sono solo l’oligarchia della nomenklatura e l’autocrazia del dispotismo, la Cina e la Russia”.

La democrazia senza partiti non esiste, va da sé. Però perché quel “solo”? Oltre i partiti, a parte la nomenklatura cinese e il dispotismo russo, c'è anche la finta oggettività dei tecnici e dei professori. Cioè - un passo più dietro - la Confindustria di Montezemolo.


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10 settembre 2007


CONSIGLI A GRILLO

Che poi uno dice i costi della politica, ma della telecronaca della nazionale di calcio ne vogliamo parlare sì o no? Io ho contato – tra il prima e il durante (il dopo partita non lo reggo) – sei soggetti: Civoli, Capello, Varriale, Tardelli, Failla, Paris.
Poi quando da bordo campo ho sentito dire a Paris “Donadoni richiama il suo giocatore ad ampie gesta”, ho pensato che Beppe Grillo qualcosa potrebbe pure fare.


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