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attentialcane [ politica e occidentalismi ]
 


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Antipixel di Lamianotizia 


28 novembre 2011


MARVEL VELTRONI



Dopo aver definito "l'euro, la più grande conquista politica del Novecento", Walter Veltroni spiega così l'appoggio del Pd al governo Monti: "Ad una situazione straordinaria corrisponde una soluzione straordinaria". Che è un po' una libera rivisitazione della Weltanschauung di Peter Parker: da una grande potere derivano grandi responsabilità. Con una differenza sostanziale, almeno in questa circostanza del governo Monti: dove stanno i superpoteri del Pd?


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7 novembre 2011


DEMOCRISTIANITUDINE

Nella vicenda Unipol Prodi peccò di mancata pronta difesa nei confronti degli ex Pci. Era il tempo dell’ “abbiamo una banca”, si stava andando verso il cambio di governo, Berlusconi avrebbe perso duro nelle elezioni politiche del 2006 e pensavano – Prodi, Rutelli e non solo loro – di aver la vittoria in tasca. Talmente in tasca da permettersi – in quel dicembre 2005 – di lasciare per qualche giorno sulla graticola Fassino e compagni. Per riequilibrare i pesi, diciamo. Poi Prodi vinse, ma col fiato di Berlusconi in rimonta sul collo, magari anche per colpa di quel calcolo lì, vai a sapere.

Stavolta, a Cavaliere morente (come la volta scorsa), Prodi esonda dal suo ruolo di padre distaccato e azzoppa Pigi Bersani che “è una persona eccellente, di grandi capacità, posso dirlo, è stato mio ministro, ma non riesce a uscire”. Gli manca la stoffa del leader, fa capire Prodi: “nei sondaggi il Pd non riesce a crescere come ci si aspetterebbe”. Lo fa - apparentemente - per appoggiare la candidatura di Mario Monti alla guida di un esecutivo tecnico, in realtà per segare le gambe all’eventualità di elezioni anticipate con un ex Pci alla guida del Pd.

Vediamo quello che succederà domani in Parlamento, ma ammesso che Berlusconi cada, ce lo meritiamo un governo Pisanu? Perché Mario Monti che si impegna in prima persona io non ce lo vedo proprio. E neanche Prodi.


5 novembre 2011


"CONTA ANCHE IL PENSIERO"

Con questa gente la sinistra non vincerà mai.


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15 ottobre 2011


MOZIONE SHAKLETON



Leggendo la dichiarazione di Walter Veltroni – “in una società liquida il partito pesante affonda” – ho pensato ad una storia bellissima di un secolo fa, quella del capitano Shakleton e della spedizione Endurance. (
continua a leggere)


28 luglio 2011


GLI SI FORMA UNA RUGA SULLA GUANCIA SINISTRA

Bersani ruggisce e ha tutta l’aria di avere la faccia di uno che ha capito: «Se sperano di intimorirci si sbagliano di grosso. Noi abbiamo capito quello che sta succedendo. Lo abbiamo capito». Ma con chi ce l’ha Bersani? E soprattutto cosa c’è da capire?... continua qui


24 giugno 2011


MOZIONE HEPBURN VS. MOZIONE MONROE

Nello stesso giorno in cui Ritanna Armeni analizza la fine presunta del feeling elettorale tra donne e Cavaliere, le dame vanno all’armi. Contro il Partito democratico.

La polemica scoppiata intorno al manifesto per la Festa de l’Unità di Roma – slogan “Il vento è cambiato” e una gonna che si alza con due gambe di donna sotto – ha fatto un po’ imbufalire quelle del Comitato nazionale Se non ora quando... continua a leggere 


25 agosto 2010


YES, WE TRANS

Ci ho pensato e ripensato. Nella notte. Immobile nel letto, il volto silvano all’insù e il vetro della pupilla a fissare il soffitto, mi arrovellavo sul significato della Pioggia nel pineto di Walter Veltroni. E finalmente stamattina, mentre la moka barbugliava come un piccione ebbro sul fiore azzurrognolo del gas, son venute su due cose.

La prima eccola: non bisogna leggerle, le lettere di Veltroni e le interviste della sinistra. Uno, al solo vedere – a tutta pagina – Chiamparino, Vendola, Franceschini, l’arrostitore di salsicce alla Festa del Pd, deve imbracciare il lanciafiamme e dare fuoco al giornale appena comprato. Perché adesso il timore è che, in questa escalation di lettere agli italiani e discorsi dal bunker, possa dire la sua persino Giuliano Amato. 

La seconda considerazione prende le mosse dall’editoriale del Foglio di oggi, che dice: a Veltroni va almeno il merito di aver detto no alle ammucchiate anti Cav. Qualcosa però non torna: questa fissazione della marcia solitaria Veltroni ce l’ha da un pezzo. Che novità sarebbe? Se il brancaleonismo cui fa riferimento Il Foglio è quello elettorale, beh, francamente credo che neanche Franceschini veda di buon occhio una campagna elettorale con Fini capolista. 

La soluzione del rompicapo sta in questa frase, ben occultata dopo la serie di petardi populisti sparati ad alzo zero: “E’ giusto semmai – scrive un Veltroni dalla prosa insolitamente sciatta – che, in caso di crisi di governo, si cerchino soluzioni capaci di fronteggiare per un breve periodo l’emergenza finanziaria e sociale e di riformare la legge elettorale”. 

Pare dunque di capire che l’ammucchiata che Veltroni non esclude sia un’altra, anche se per “per un breve periodo”. Insomma, dopo aver portato alla pulsazione massima i cuori dei democratici con una serie di descrizioni di panorami “sfarinati” e scenari “orrendi”, proprio quando uno si aspetta la zampata del leader di razza, ebbene, quel leader si alza dalla poltrona e, fissando il fuoco nel caminetto, pensoso scandisce: governo di tran-si-zio-ne. Che non è per niente glamour come cosa. Nel Pd, per dire, lo sostengono in tanti, senza per questo tirarsela da kennediani in esilio forzato. 

E comunque, se pulsazione di cuore deve essere, poteva dirla in maniera più figa: “Il nostro Paese deve smettere di vivere dominato solo da passioni tristi. Il nostro paese ha bisogno di un governo Trans. È difficile. È possibile”. E bon.


24 agosto 2010


TACI! SU LE SOGLIE DEL BOSCO NON ODO PAROLE

 

In attesa di leggere i commenti domani su tutti i giornali - e di scrivere anche le mie di fregnacce - intanto qua metto il link al
discorso alla nazione di Walter Veltroni. Per ora direi soltanto che la prima parte mi ricorda - in quanto ad intensità poetica - la Pioggia nel pineto di Gabriele D'Annunzio: scrivo agli italiani che tornano a casa, scrivo ai lavoratori che sentono, scrivo su le tamerici salmastre ed arse... eccetera eccetera.


21 agosto 2010


COTA AL PALCO 3

La proposta Salvati - chiedere al governatore del Piemonte di dare le dimissioni - mi pare, nella migliore delle ipotesi, ardita. Per il resto ok, sono d'accordo: che si rimedi alla gaffe e si inviti Roberto Cota alla Festa Democratica di Torino.
Come comico.


12 maggio 2010


CON LA VOGLIA DI PRENDERE A CEFFONI I TOM CRUISE DEL PD



"I problemi non risolti, o peggio ancora non affrontati, tornano per vendicarsi. Ma niente paura, stiamo tornando anche noi".


14 febbraio 2010


GUFI

Poi ci applichiamo più seriamente. Anche perchè l'intervista di Walter Veltroni oggi sul Corriere della sera merita un'attenta esegesi. Per adesso ci basta segnalare un paio di passaggi. Il primo: "Se il 28 marzo saranno confermati i dati delle politiche 2008, e visti i candidati della destra, il centrosinistra conquisterà 7 o 8 regioni". Cioè: avrei potuto vincere anch'io, se non mi avessero disarcionato. Ergo la "retorica del partito organizzato" non aggiunge nulla. A parte che non esiste controprova - cioè: ammesso che il Pd non perda, non sarebbe dimostrato che avrebbe vinto anche con Veltroni segretario - a parte questo, c'è un secondo passaggio secondo noi molto più significativo. Veltroni afferma che è ora di finirla di considerare la politica come una professione. Essa è, al netto di ogni retorica eh, una vocazione. E lui questa verità l'ha capita guardando in faccia una nuova generazione di politici: "Ce ne sono tantissimi in giro che hanno la luce negli occhi". Tra questi c'è sicuramente chi, con una vittoria di Bersani, sarebbe costretto a prendere il primo aereo per il Burkina Faso. Stavolta. Forse.


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26 gennaio 2010


PADRENOBILE DELLE NEVI


Romano Prodi, con uno spirito di rivalsa da psicanalizzare, riferisce a Repubblica che, in fila allo skilift di Campolongo, gli hanno chiesto: “Ma chi comanda nel Pd?”. E lui niente, zitto. Gli altri se ne andavano su in pista, uno ad uno, e lui lì, muto come un pupazzo di neve. “Perché – dice – ormai sono fuori, e quando si è fuori si è fuori...”.
Proviamo a rispondere noi allora: nel Pd comandano gli stessi che, per la sola ragione che aveva già battuto Berlusconi (come se contro il Brasile dovessimo giocare ancora con Paolo Rossi) hanno commesso l'errore di tenerlo dentro e candidarlo come premier nel 2006, buttando via – per mancanza di coraggio – una vittoria già in tasca.


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30 ottobre 2009


QUESTA LA SOTTOSCRIVO

A proposito di un corso organizzato a Bologna dal 17 al 20 dicembre, avente come tema "1978-2008. Indietro tutta. Controstoria della Seconda Repubblica" e presentato da Repubblica come un "seminario della nuove Frattocchie", viene intervistato il "bersaniano" (sic) Mario Castagna che dichiara: "Sarà l'occasione per uccidere simbolicamente il '68, Berlusconi adultero e pubblico concubino è per certi versi il Sessantotto al potere".
Qua, a costo di passare per moralisti, si è molto d'accordo.

p.s. ai miei venticinque lettori che si chiedono "e Marrazzo, come la mettiamo con Mazrrazzo?" prometto che ne scriverò diffusamente. Soprattutto dopo l'uscita di Marco D'Eramo sul Manifesto che - lo anticipo - è perbenista (l'uscita, non D'Eramo, che non conosco) e pure un po' conformista.


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2 luglio 2009


"CHE NON ABBIAMO PIU' NIENTE DA DIRE"

Qua si condivide in buona parte l'intervento di Bersani. L'unico appunto che gli si muove è la citazione di Vasco Rossi ("siamo solo noi, come direbbe Vasco, a poter fare tutto questo"), se non altro perchè c'entra poco con quello che ha detto prima.


1 luglio 2009


PARASIMPATICO

 

Che la Serracchiani non sia ancora pronta per la leadership lo capisci da alcuni clamorosi errori di analisi politica: Franceschini, più che simpatico, è un para.


1 luglio 2009


IO VOGLIO UNA FORZA TRANQUILLA PERCHE' E' DA QUANDO SON NATO CHE SON DEMOCRISTIANO

Marco Follini tiene una rubrichina sul Riformista. Ieri scriveva qualcosa sulla sua posizione in vista del congresso del Pd. "Con una curiosità superiore al mio peso politico (appunto, ndb) - scrive - molti mi chiedono come mi schiererò". Uno tenderebbe a ritenere con Franceschini. Da buon democristiano però mette un sacco di "forse", "chissà", "dipende" e - soprattutto - detta la pregiudiziale: "Una certa retorica che sento sul rinnovamento mi ricorda più Kissinger che chiedeva 'fresh faces' alla Dc, che non Zaccagnini". La pregiudiziale non è tanto la sua contrarietà ai "giovanilisti" (il titolo del pezzetto di ieri era "Con chi sto? Contro i giovanilisti"), cosa che ci troverebbe pure in accordo, ma un'altra: sto con Franceschini a patto che la sua democristianitudine zaccagniniana sia più esibita, perchè il Pd "deve porsi all'elettorato come una forza tranquilla", cioè come una nuova Dc. Ora, è chiaro che il Pd deve tranquillizzare, "essere capace di ascoltare le mille voci della società" e non seguire la deriva populista. Però, calma, serve un po' di misura nell'essere misurati: qualche posizione, ad esempio sulla laicità dello Stato, bisogna prenderla. A Follini inoltre bisognerebbe ricordare che se Franceschini vince lo fa con l'appoggio di pezzi di sinistra che flirtano col populismo. Ma forse lo sa e ha scritto quella cosa su Kissinger soltanto per un eccesso di analisi. O per non dire nettamente (vecchia volpe!) da che parte sta. Perchè come diceva un mio amico due democristiani si odiano più di quanto non si odi un ex dc e un ex pci.


27 maggio 2009


UN TEMPO QUI ERA TUTTO LAMBRUSCO E SCOPONE SCIENTIFICO

Ora - e lo dico da non frequentatore di sezioni - io sono pressochè d'accordo con Ugo Sposetti: al Pd serve una "sala macchine" perchè la partecipazione spontanea della gente (vedi primarie e cose così) non è possibile senza uno che organizzi tutto l'ambaradan. Quello che non riesco però a comprendere è perchè Sposetti, nel finale di un articolo equilibrato, non resista alla tentazione dello sberleffo nei confronti di coloro che chiama "gli innovatori" e affianchi il "liberismo temperato" (e come dovrebbe essere? O forse non dovrebbe neanche essere, il liberismo? E' d'accordo Sposetti a chiamarlo mercato regolamentato o non vuole proprio il mercato?), affianchi il liberismo temperato, si diceva, all'happy hour e allo squash. Ma che caspita c'entra?


15 maggio 2009


ALLA PUGNA CON LA BANDIERA SCOUT

 

Del Pd si può pensare e dire quello che si vuole. Che è un partito inesistente. Che è un amalgama mal riuscito. Tutto quello che vi pare. Però leggere che Matteo Renzi sta bene attento a non finire mai inquadrato insieme a un tricolore democrat, tanto lo considera controproducente alla sua immagine di candidato sindaco, lo riterrei salutare. Per il Pd, naturalmente.


13 maggio 2009


LA SCOPERTA DI VELTRONI

Visti gli ultimi endorsement da parte di intellettuali girotondini, sinistra forcaiola e magistrati di piazza va a finire che a Di Pietro qualcuno proporrà, magari in futuro, di fare il sindaco di Bologna. Con la differenza cruciale che lui non è uno che si accontenta.


7 maggio 2009


BLITZKRIEG

Il nuovo documento dei "quarantenni del Pd" mi sembra contenga cose più o meno già dette da altri che quarantenni non sono ma che - mi pare - continuano a parlare molto delle intenzioni e poco del merito. O meglio, stavolta qualcosa sul merito si dice: il problema è l'azione.

 


22 aprile 2009


RICETTE NEO-KEYNESIANE ANTICRISI

 immagine documento



















Invece che scavare e riempire buche


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21 febbraio 2009


I MUSCOLI DEL PARTITO



E il capitano disse al mozzo di bordo
"Giovanotto, io non vedo niente.
C'è solo un po' di nebbia che annuncia il sole.
Andiamo avanti tranquillamente".

E poi, compagno, non te lo volevo dire, ma in mezzo al mare c'è una balena bianca.


21 febbraio 2009


ADELANTE ADELANTE



Massimo D'Alema: "Ho stima di Franceschini. Se questa sarà la soluzione, avrà bisogno di un forte consenso, perché prima delle elezioni di giugno si dovranno sciogliere nodi complessi, a partire dalla collocazione del Pd tra le famiglie politiche europee, altro tema che abbiamo rinviato troppo a lungo".

Considero questo il passaggio cruciale dell'intervista di D'Alema a Repubblica. Perchè se si vogliono salvare le elezioni europee beh, non si salvano mica con Franceschini. Possibile che sfugga il piccolo particolare che bisogna decidere - possibilmente prima - se il Pd si debba considerare affine alla socialdemocrazia europea o alla tradizione popolare di centro? E Franceschini non è la persona adatta per fare questa scelta che - lo ripeto - deve essere fatta presto, altrimenti molta gente a votare non ci andrà. E poi scusate, ma se si deve perdere di brutto meglio perdere alle europee che alle politiche, no? Prima si dà una sterzata vera e meglio è e la sterzata non è certo rappresentata da un accordicchio intorno al vice di Veltroni che - lo vogliamo dire? - a sinistra non rappresenta un fico secco. Insomma io sono sicuro che con Franceschini non si prendano più voti che con un partito immerso nell'ennesima fase costituente: primarie o congresso o cos'altro non saprei, ma l'attesa no. Mai come in questo momento andare avanti con raziocinio significa rischiare. Da perdere non c'è più nulla.


19 febbraio 2009


C'E' SEMPRE UN'AZIENDA HE TI DA' IL PARAADUTE, LA SIUREZZA

Per me questo è un fasullo, diobonino!


19 febbraio 2009


FRANCESCHINI

 


19 febbraio 2009


"OGGI IL SUCCESSO E' SCOMPARSO E RIMANE SOLO IL PERDENTE"

"La voglia di scappare gli usciva persino dal celebre neo sulla guanciona sinistra. Ed era così forte da spingerlo a dare l’ultima fregatura ai media. Nessuna conferenza stampa. Appena un comizio con tifoseria al seguito. Banalità a gogò, tutta roba già sentita, ancorché recitata con il solito fervore. Certo, sono rimasto deluso. Poi, a mente fredda, mi sono detto che non potevo aspettarmi altro. Walter si era finalmente calato nella parte che conosce meglio. Quella del politico sconfitto che taglia la corda. E tuttavia riesce sempre a essere un perdente di successo, capace di passare da un incarico all’altro".

L'articolo di Giampaolo Pansa è da leggere.


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15 febbraio 2009


IL PENSABILE

Follini giorni fa avrebbe detto a D'Alema: "Massimo non è pensabile che noi stiamo in Italia con la Cgil, in Europa con il Pse e in Medio Oriente con Hamas". A parte la vertigine transitiva Cgil-Pse-Hamas, è pensabile secondo voi che Follini possa parlare a nome di un elettore di sinistra?


8 dicembre 2008


LA LETTERA SCARLATTA

Oggi il Corriere della sera ospita l'ennesima variazione sul tema. Che poi sarebbe il seguente: la sinistra non diventerà mai adulta perché incapace di fare i conti col proprio passato e i nipotini di Togliatti sono affetti dal solito settarismo e che democrazia compiuta sarebbe quella italiana se alla fine si riuscisse a togliere la maschera a tutti i comunisti, a schiaffeggiarli sulla pubblica piazza e ad apporre loro una bella lettera scarlatta sul petto, non la “a” ma la “k”. L'articolo - “Dimenticare (ora) Berlinguer” - è di Pierluigi Battista, ma poteva essere di Galli della Loggia o di Panebianco: la sostanza sarebbe stata la stessa. Prendendo spunto dalla copertina dell'Espresso, Battista parla dalla presunta “alterità etica e antropologica” della sinistra. “Il Pci di Berlinguer – scrive – impugnò la bandiera della diversità (...) una superiorità non più fondata sulla conoscenza e il possesso delle leggi della storia, bensì di quelle dell'etica”. E poi chiude con un ghigno vagamente stronzetto: “Oggi quell'illusione svanisce e niente appare più autoconsolatorio che richiamarsi a un'età dell'oro...”.
Ora, qua si pensa – con Battista – che la “questione morale” di Berlinguer non sia stata una bella trovata, però si ritiene anche che sia passata. E se ne devono convincere anche al Corriere della sera, a meno che non si siano definitivamente adagiati sul teorema che i comunisti vivano (tutti) al di sopra delle proprie possibilità morali. E di teorema si tratta, tanto che – sempre oggi – per dimostrarlo intervistano il professore girotondino Ginsborg, quello del ceto medio riflessivo, uno dei campioni di questa presunta “alterità”. Il titolo è emblematico: “Questo partito può finire come il Psi”, dove per “questo partito” si intende il Pd. Magari domani intervistano Pancho Pardi e fanno scrivere l'editoriale d'apertura al pronipote di Masaniello.
La sinistra sarebbe ben stupida, se non altro per non cadere nelle trappole di Battista-Galli della Loggia-eccetera, a ritenersi eticamente migliore della destra. E comunque, a costo di fare la figura dei soliti comunisti – quelli con la “k” scarlatta appuntata sul petto – una domanda ce l'avremmo e la formuliamo con l'umiltà del caso: e se fossero gli altri ad avere il complesso di inferiorità?


6 dicembre 2008


MERITOCRAZIA

Anche io, come lui, ho dato una prima veloce lettura a questo appello. A me pare che i 52 parlamentari del Pd che l'hanno firmato si limitino a porre domande (sacrosante) e ad auspicare un dibattito sull’avvenire dell’Italia "senza reticenze", "scelte chiare e comprensibili a tutti", "limpidezza delle posizioni" e "una discussione franca e appassionata". Insomma un dibattito-franco-ed-aspro. Che è qualcosa. Ma è sulle risposte a quelle (sacrosante) domande - ruolo dell'Europa, crisi economica, sicurezza mondiale, modello di democrazia - cioè sulla ciccia del dibattito aspro, in una parola sul merito che si potranno misurare le chances di sopravvivenza del Partito democratico.


8 novembre 2008


POLITICA REALE E BOLLE SPECULATIVE

A proposito di Moriconi-left vorrei che leggeste questo.

"Ormai dovrebbe essere chiaro a tutti il nesso tra “sbornia obamista” e “modello americano”, tra partito leggero, candidature evanescenti e propaganda a fumetti. Il risultato, in poche parole, è l’aria fritta. E  per cogliere la gravità della situazione non c’è davvero bisogno di citare casi specifici, tra le molte e fin troppo note nuove leve mandate allo sbaraglio in Parlamento e in tv (che è pure peggio). Una situazione dinanzi alla quale nessun dirigente del Pd – da Massimo D’Alema a Francesco Rutelli, da Franco Marini all’ultimo segretario di federazione – potrà dire domani di non aver saputo nulla, quando sarà investito dalla furia dei correntisti che nel frattempo saranno finiti sul lastrico. Perché a questo punto la domanda non è più se, ma solo quando – e in quale misura – la crisi del Pd si rifletterà sulla politica reale".

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