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attentialcane [ politica e occidentalismi ]
 


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Antipixel di Lamianotizia 


7 novembre 2011


DEMOCRISTIANITUDINE

Nella vicenda Unipol Prodi peccò di mancata pronta difesa nei confronti degli ex Pci. Era il tempo dell’ “abbiamo una banca”, si stava andando verso il cambio di governo, Berlusconi avrebbe perso duro nelle elezioni politiche del 2006 e pensavano – Prodi, Rutelli e non solo loro – di aver la vittoria in tasca. Talmente in tasca da permettersi – in quel dicembre 2005 – di lasciare per qualche giorno sulla graticola Fassino e compagni. Per riequilibrare i pesi, diciamo. Poi Prodi vinse, ma col fiato di Berlusconi in rimonta sul collo, magari anche per colpa di quel calcolo lì, vai a sapere.

Stavolta, a Cavaliere morente (come la volta scorsa), Prodi esonda dal suo ruolo di padre distaccato e azzoppa Pigi Bersani che “è una persona eccellente, di grandi capacità, posso dirlo, è stato mio ministro, ma non riesce a uscire”. Gli manca la stoffa del leader, fa capire Prodi: “nei sondaggi il Pd non riesce a crescere come ci si aspetterebbe”. Lo fa - apparentemente - per appoggiare la candidatura di Mario Monti alla guida di un esecutivo tecnico, in realtà per segare le gambe all’eventualità di elezioni anticipate con un ex Pci alla guida del Pd.

Vediamo quello che succederà domani in Parlamento, ma ammesso che Berlusconi cada, ce lo meritiamo un governo Pisanu? Perché Mario Monti che si impegna in prima persona io non ce lo vedo proprio. E neanche Prodi.


3 febbraio 2011


AMMUCCHIATE PER UN MASSACRO

Giampaolo Pansa ricostruisce un po’ di storia recente e paragona la proposta D’Alema (Alleanza costituente) all’Ulivo del ’96 che fece vincere le elezioni a Prodi. Si dimentica una cosa, però. Stavolta – oltre a Vendola, il nuovo “Parolaio” che pare aver preso in mano lo scettro di Bertinotti – la compagnia dovrebbe essere leggermente più affollata, visto che la platea di “chi ci sta” comprende anche Fini. Certo, quella era un’alleanza per governare, questo qua sembrerebbe essere poco più di un accordo elettorale per decidere di cambiare tre o quattro cose e poi tornare a votare.
Continuo a ritenere questo simulacro di Cln la prova provata della sconfitta della sinistra. Anche - forse soprattutto - di quella che vinse nel ‘96.


26 gennaio 2010


PADRENOBILE DELLE NEVI


Romano Prodi, con uno spirito di rivalsa da psicanalizzare, riferisce a Repubblica che, in fila allo skilift di Campolongo, gli hanno chiesto: “Ma chi comanda nel Pd?”. E lui niente, zitto. Gli altri se ne andavano su in pista, uno ad uno, e lui lì, muto come un pupazzo di neve. “Perché – dice – ormai sono fuori, e quando si è fuori si è fuori...”.
Proviamo a rispondere noi allora: nel Pd comandano gli stessi che, per la sola ragione che aveva già battuto Berlusconi (come se contro il Brasile dovessimo giocare ancora con Paolo Rossi) hanno commesso l'errore di tenerlo dentro e candidarlo come premier nel 2006, buttando via – per mancanza di coraggio – una vittoria già in tasca.


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14 giugno 2009


UNA CATTEDRALE NEI BALCANI



Tenuto conto delle molte autocandidature alla guida del Pd in vista del prossimo congresso, anche Enrico Letta - come altri - teme la balcanizzazione: "La balcanizzazione non ci aiuta - dice in un'intervista oggi sul Corriere della sera - semmai è importante aggregare". Poi però, poco sotto, lo stesso Letta parla di un altro tipo di balcanizzazione che giudica invece auspicabile, e cioè quella del "mondo ex ds" che "sarebbe bene si dividesse tra più candidati, per evitare l'errore del 2007, quando attorno a Veltroni si strinsero sia sostenitori sia detrattori". 
Ora mi chiedo: ma che tipo di partito vuole Letta? Sì, perchè in fondo non ci troverei nulla di male se una parte consistente del Pd si aggregasse intorno ad alcuni punti programmatici che mettano d'accordo un'anima certamente importante del partito. Poi al congresso (chè servono a questo, i congressi) ci si conta e si decide se quei punti possono essere assunti da tutti. Perchè mai voler dividere ciò che invece bisognerebbe cercare di far unire, se non altro per semplificare l'offerta? Per paura dei numeri?
Il punto cruciale dell'intervista ad Aldo Cazzullo è però un altro. Letta annuncia di essere pronto a scendere in campo per Bersani "se viene archiviata la socialdemocrazia come hanno fatto gli elettori europei". In realtà il problema è che l'ex Pci socialdemocratico lo è stato molto poco e dunque non si vede cosa debba abiurare Bersani per meritare l'appoggio di Letta. Se lo spauracchio di tutti gli ex democristiani, dal trinariciuto Fioroni al più presentabile Letta, è la vecchia tradizione di sinistra, ci si può mettere sempre d'accordo sulle parole: non chiamiamola socialdemocrazia - che per la cronaca non vuol dire piano quinquennale - bensì mercato regolato. Andrebbe bene? Il fatto è che si registra lo stesso identico movimento avvolgente nei confronti degli ex ds, prima troppo comunisti, ora troppo socialdemocratici, domani - chissà - troppo blairiani. Il tentativo di disinnescare la bomba della conta non è nuovo ed è il medesimo che portò irresponsabilmente all'azzoppamento della vittoria del 2006, quando Rutelli e Prodi giocarono col fuoco convinti che si sarebbe sbaragliato il nemico e sarebbe stato più utile ridimensionare gli ex ds. La curiosa richiesta che Letta fa a Bersani oggi è figlia di quella filosofia. Ma perchè mai Bersani dovrebbe segare il ramo su cui è seduto? Per favorire l'aggregazione con Letta e portare così i Balcani in casa propria? Dice: ma così Bersani non potrà essere mai leader perchè mirerà a metter d'accordo i suoi e invece il Pd è un partito nuovo, diverso, le famiglie di provenienza non contano. Ok, ma non devono contare per nessuno, neanche per i vecchi e i nuovi democristiani.
Ma poi, magari, è tutto inutile: noi qui a spaccare il capello in quattro mentre il "mondo ex ds" è diviso da un pezzo senza possibilità di essere messo insieme nè da Bersani nè da Napo orso capo. In fondo è questo il motivo per il quale siamo stati costretti prima a votare Prodi, poi a ingoiare senza fiatare Franceschini e ora a leggere le lezioncine del costruttore di cattedrali Letta.


9 giugno 2009


COESI

"Il partito mi ha sostenuta, è stato coeso".

Non credo che
Debora Serracchiani abbia bisogno di consigli, però una cosa mi sento di suggerirla: non parli mai come Prodi. Mai!


3 giugno 2009


FACCE

 perepe

Vi ricordate le foto di Prodi?

(via Wittgenstein)


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25 marzo 2009


"LA NOSTRA GGENTE"


 
Ieri sera ho visto Ballarò. Per motivi che non ho voglia di spiegare, affermo che Giorgia Meloni fa ridere. Più di Cicchitto. E più di Prodi.


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16 marzo 2009


DUEL

Ecco qua. E poi non dite che non vi avevo avvertito.


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15 marzo 2009


MA CHI SEI, AMAURI?



Romano Prodi
: «Mi hanno offerto di fare il capo lista alle Europee, pensi che me lo ha chiesto anche il Belgio e ciò mi ha fatto molto piacere».


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17 febbraio 2009


WALTER IL MAGO

Comunque Veltroni è uno che se c'è da andarsene se ne va. Come quella volta in cui - come si spiega qui - da buon illusionista "sparisce dal suo ufficio di segretario al Botteghino un secondo prima che sul partito si abbatta il peggior risultato della storia". Era il 2001, per la cronaca. Ecco, se la mossa è uscire di scena per dimostrare che senza di lui si passa dal 30% e rotti della politiche al 16,6% delle europee, beh... allora Tony Binarelli è una mezza cartuccia.

p.s. a me pare che Veltroni si sia messo a prodeggiare (se sono io il problema me ne vado, poi vediamo come fate!). E questa è la miglior vendetta di Prodi. Fossi un direttore di giornale manderei la mia firma migliore a Bologna.


1 novembre 2008


STO PENSANDO SERIAMENTE DI SMETTERE

Alcune vicissitudini fisiche in svariate parti del corpo hanno finora proditoriamente negato il giusto sviluppo a una promettentissima carriera di maratoneta. Insomma sto riprendendo piano piano gli allenamenti, senza strafare, con la calma, la cocciutaggine e l'ascetismo tipico del grande atleta quale sono. Però il fatto che Prodi vada a New York mi ha gettato in una crisi dalla quale non so se riuscirò a sollevarmi.


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17 ottobre 2008


E SE TORNASSE PRODI?

Il Prodi adulto che telefona a Bagnasco e gli dice "ora mi dettate anche la Finanziaria?" è una cosa che non so immaginare, ma che pare sia accaduta. Fatico molto di meno a immaginare il Prodi paranoico che dice - di Fassino e Rutelli - "questi mi vogliono far perdere". Anche se, a giochi fatti, avrei gradito molto di più un "questi non sono stati in grado di battere definitivamente Berlusconi candidandomi".


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11 agosto 2008


MA GENTILE CARMINE O CLAUDIO?

Rientrare dalle ferie abbastanza rilassato e trovare il seguente messaggio di Giulio Santagata non è il massimo. E se tornasse Prodi?

Gentile ,
terzo tema su http://www.lafabbrica.eu: FORZA EUROPA!?
Mandaci la tua proposta. Fallo esclusivamente attraverso il sito, senza rispondere a questa mail, cosi' le tue idee saranno visibili e condivise da tutti.
Continuiamo a crescere. Fai circolare il link al nostro sito tra i tuoi amici, i colleghi e tra quanti immagini possano essere interessati.
Ti aspettiamo sul sito.
A presto

Giulio Santagata



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13 aprile 2008


UN PO' COME FOSSE BOSCO CEDUO

Può darsi che risponda ad una precisa tattica elettorale. Può darsi che scrivendo una lettera sulla crisi alimentare mondiale al direttore di Repubblica, Romano Prodi abbia voluto tranquillizzare tutti gli elettori di centrosinistra: me ne vado sul serio, mi occuperò di altro. Il problema - invece - è proprio questo: Prodi rilancia e ambisce a palcoscenici internazionali, da vecchio saggio. Con la differenza che Blair c'ha il fisico, lui no. E' una mia vecchia fissazione, ma non mi pare che sia tanto indicato scrivere a Ezio Mauro domenica 13 aprile ad urne aperte.

p.s. forse ormai i giochi nella testa degli italiani sono già fatti, ma se anche un solo elettore indeciso desistesse dal passare dal centrodestra al centrosinistra (o anche soltanto ad astenersi) per colpa del Prodi statista planetario, beh... ma è un'ipotesi di scuola. 


6 marzo 2008


DUEL

Il problema di Calearo è che ha sbagliato nella forma (“San Clemente”), non nella sostanza: meno male che Prodi non c’è più. Perché non c’è più, vero?


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28 febbraio 2008


STAI VEDERE CHE SCENDE IN CAMPO

Per Berlusconi siamo un po' coglioni, per Prodi non capiamo un'emerita cippa e per Pippo Baudo siamo dei gran merdosi.


23 febbraio 2008


“CIO' NON VUOL DIRE RITIRARSI”



Prodi
continua a scrivere alle redazioni di mezza Italia. Oggi scrive a Repubblica rispondendo – con la consueta acidità – ad un commento di Curzio Maltese che aveva ricordato come l'ex premier avesse rinunciato ad un altro giro in Parlamento per la regola che impedisce ai parlamentari di terza legislatura di candidarsi per la quarta volta.

“Caro direttore, (...) solo per amore della precisione, tengo a sottolineare che tale regola non riguarda minimamente il mio caso, avendo io svolto la funzione di parlamentare soltanto per due mezze legislature (...) mi considero quindi un parlamentare giovane".

Ora, l'operato del governo va difeso, non ci piove. E va anche fatto notare quando un giornalista è impreciso (e a Maltese capita). Però bisogna fare tutto con stile, senza stizza né pedanteria. Ecco, il Prodi
che si sveglia alle 5.30, si fa la sua rassegna stampa personale e poi si chiude nello studiolo per rispondere per le rime a tutti, ostentando tra l'altro una calma risentita assolutamente falsa, beh, questo Prodi non fa un grande servizio a se stesso e soprattutto può diventare un problema serio per il prosieguo della campagna elettorale. Comunque torniamo all'ultima lettera, quella di oggi: Prodi dice che è stata sua e solo sua la scelta di non ricandidarsi perché bisogna dare l'esempio in prima persona e – quindi – favorire “un deciso ricambio della classe dirigente politica (...) Ciò non vuol dire ritirarsi e tanto meno disimpegnarsi dalla vita politica”.


20 febbraio 2008


PROPOSTINA PER LA RIMONTA

Facciamo un patto? Di Pietro se ne stia zitto, ma anche Prodi non esageri.


18 febbraio 2008


UN SOLO PUNTO VERDE TRA IL ROSSO E IL NERO

"(il sistema tedesco), che non solo avrebbe garantito al governo Prodi lunghi mesi di relativa stabilità, ma avrebbe anche permesso di riaprire la partita, spezzando in parlamento, prima che alle elezioni, l’unità del centrodestra. (...) Veltroni ha scelto dunque di giocare d’azzardo. Se vincerà, sarà il suo trionfo. Se perderà, sarà una disfatta senza precedenti per tutta la sinistra italiana, tale da fare impallidire tutte le precedenti sconfitte della sua storia, che pure ne è ricca. La campagna elettorale è cominciata. Rien ne va plus".

Sono convinto che sì, il centrodestra con l'approvazione della legge elettorale "tedesca" sarebbe imploso in parlamento. Però anche il centrosinistra non è che godesse di salute ottima, in parlamento. Certo, la partita si poteva riaprire, ma può darsi anche di no. E poi con il "tedesco" magari sarebbe imploso il Pd e questa sarebbe stata una vera e propria disfatta, non soltanto per il centrosinistra. Comunque, come giustamente si osserva qui adesso i discorsi stanno a zero: occorre lavorare per vincere. Spero sia questo il senso dell'editoriale di Left Wing.


8 febbraio 2008


POI PARLEREMO DEL FUTURO

Le dichiarazioni di ieri di Romano Prodi ("andremo da soli") ci danno la possibilità di ritornare su un concetto che i nostri ventiquattro lettori sanno esserci molto caro: Prodi come causa e non vittima della crisi del centrosinistra. A parte che per ragioni se non altro tattiche sarebbe bene tenere il vecchio professore a casa e non a scorrazzare tra loft e calate dei vecchi moli, è senza dubbio sbalorditivo il fatto che il campione del gioco di sponda con Bertinotti - lo ricordate l'inizio di legislatura e l'elezione del subcomandante alla presidenza della Camera? - ora diventi il garante della rupture veltroniana: al di là dei giudizi sulla mossa tattica di Veltroni, ci pare semplicemente che non sia serio.
Non staremo a fare discorsi definitivi (e anche un po' ingenerosi) 
come Polito o come Festa, ma vorremmo far semplicemente osservare che l'obiettivo del 2006 era la spallata, quella sì definitiva, a Berlusconi. Prodi non c'è riuscito e ha perso le elezioni. Sì, certo, Berlusconi ha dato fondo a tutte le sue energie di combattente e di possessore di risorse mediatiche, ma un leone del Panshir diventa un drago se di fronte gli si mette un bolso, un cotto, un bollito. Lo stesso bollito che, a ridosso della prova elettorale del 2006, difese svogliatamente le truppe scelte del suo schieramento quando furono vergognosamente messe sotto accusa (di cosa poi?) per la faccenda Unipol. Era convinto di aver ormai vinto, lui e gli altri campioni della Margherita che a quel tempo, col Pd ancora nel limbo, giocavano alla competition. Prodi è la causa numero uno della crisi del centrosinistra e dell'ultimo governo. Quando Scalfari passa in rassegna le ragioni della sua caduta se ne dimentica una: sè stesso. Quando Ernesto Galli della Loggia ammette che in fondo Prodi nel 2006 era già andato oltre il consentito poichè, si sa, l'Italia è un paese di destra moderata, omette un piccolo particolare: Prodi si è mangiato in poco più di un mese dieci punti di vantaggio su Berlusconi. Non ci sembra poco.
E' per questo che quando Prodi scende le scale del loft e rilascia interviste affiancato da Sircana, quando leggiamo le sue dichiarazioni, quando vediamo le sue foto sui giornali, diciamo: basta, basta, basta.

p.s. poi parleremo anche delle responsabilità della classe dirigente Ds in questa vicenda e la metteremo a confronto con l'irresponsabilità (irresponsabilità?) dell'attuale classe dirigente Pd.


25 gennaio 2008


"LASCIA IL CENTROSINISTRA NELLO STIGE"

Non sono d'accordo proprio su tutto, ma alcuni passaggi di questo pezzo di Oscar Giannino li condivido al cento per cento.

"La caduta di Prodi è la fine ultima della carriera di un politico i cui effetti sono stati devastanti (...) per la sua parte politica"


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25 gennaio 2008


"VESTITO DA GUERRIERO"

Ok, la poesia letta da un imbarazzante Mastella non era di Neruda. Questa sì, e avrebbe voluto leggerla Diliberto a Prodi.

"... e il dolce carciofo lì nell'orto vestito da guerriero,
brunito come bomba a mano,
orgoglioso".

Aggiornamentointervista a Mastella sul Giornale: "Eh, eh... in aula mi sono tolto lo sfizio di non citare la fonte subito".


24 gennaio 2008


EMILIA PARANOICA



"camminare leggero soddisfatto di me
da Reggio a Parma, da Parma a Reggio,
a Modena, a Carpi, a Carpi al Tuwat
... aspetto un'emozione sempre più indefinibile".


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24 gennaio 2008


ROMANO IMPAVIDO

Oliviero Diliberto. «Quell'autentico guerriero che corrisponde al nome di Romano Prodi, ha deciso di andare al Senato a chiedere la fiducia». Io, in via preliminare, avrei preferito utilizzare l'espressione "risponde al nome...". Per il resto non saprei.


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24 gennaio 2008


SEMPRE A NASO

Francesco Cossiga risponde a Berlusconi (la battuta è qui): «Vedi caro Silvio, qui ti sbagli. Se fosse per D’Alema ormai dovrei votare contro Prodi».
Prendo spunto da questa cosetta per dire che - a naso e alla fine - se proprio qualcuno dovrà salvare il centrosinistra (si badi bene, non Prodi, che semmai il centrosinistra lo sta sfasciando, insieme al Pd), ebbene quel qualcuno sarà Massimo D'Alema.


23 gennaio 2008


E' UN PEZZO DI SATIRA? AH!

Filippo Facci, che non è un comico, dovrebbe stare più attento alla propria immagine. Questo suo pezzo infatti non fa ridere per niente.


23 gennaio 2008


MAGARI

Magari - a naso - per non fare una brutta fine la soluzione è questa. Magari senza Pecoraro Scanio.


5 gennaio 2008


IL TEDESCO MI FA SCHIFO. ECCO, L'HO DETTO

Intervista spessa quella di Veltroni. Tiriamone fuori alcuni passaggi (i miei sono soltanto appuntini messi lì eh, quindi perdonerete alcune rozzezze, concettuali e di forma).

Se mi si chiede qual è il sistema che preferisco, io rispondo il sistema francese: doppio turno e sistema presidenziale (...) Dobbiamo distinguere due fasi diverse. Una prima fase riguarda l'oggi: nelle condizioni attuali, ciò che dobbiamo ottenere è un sistema proporzionale ma bipolare, per evitare il rischio dell'ingovernabilità. Poi c'è una seconda fase che riguarda il futuro: e dico fin da ora che quando si andrà al voto, mi auguro nel 2011, il Pd si presenterà proponendo agli italiani il maggioritario a doppio turno, con l'elezione diretta del Capo dello Stato”.

Ricordo molte interviste negli ultimi due anni da parte di esponenti di spicco dell'allora Ds. Lasciando stare il presidenzialismo (o più correttamente, come ricorda Sartori, il semi-presidenzialismo), tutti più o meno dicevano di preferire il doppio turno, ma osservavano che non si poteva fare poiché mancava la necessaria intesa tra le forze politiche. Anche D'Alema – lo ricordo benissimo – usò la stessa espressione di Veltroni: se mi si chiede... eccetera.
Onestamente mi sono un po' scocciato delle doppie fasi. Se si mettono d'accordo Fi, An e Pd il doppio turno si fa domani. Certo, dopodomani Prodi cade, ma suvvia, un po' di animo! Ci ritroviamo questa situazione a causa della mancanza di coraggio di due anni fa, quando si candidò Prodi – appunto – per paura e si rischiò addirittura di perdere. Non capisco: dobbiamo aspettare il 2016 per andare a votare con un sistema a doppio turno?


31 dicembre 2007


SATIS

Prodi pronto per la salita in seggiovia (Agenzia Giornalistica Obiettivo)

Sì, va bene lo spirito di coalizione e la lealtà. E, già che ci siamo, pure la reale mancanza di alternative serie. Però uno, quantunque con la testa sulle spalle, è seriamente tentato di far saltare il banco. Perché, fino al 2011, fanno esattamente altri tre capodanni. Ed essere costretti a vedere ancora Romano Prodi in versione nonno sciatore è senz'altro troppo anche per un responsabile elettore di centrosinistra.


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6 dicembre 2007


SCARSO SENSO DELLO STATO

Tu mettevi Marini (o uno dell'opposizione) alla Camera, uno dell'opposizione (o Marini) al Senato e D'Alema (o D'Alema) al Quirinale. Magari era peggio però magari anche no.


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