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attentialcane [ politica e occidentalismi ]
 


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Antipixel di Lamianotizia 


25 febbraio 2012


SE MONTI E BERLUSCONI PARI SONO

Sono bastati cento giorni per far tornare Monti tra i mortali. Non ce ne voglia Francesco Merlo – che utilizziamo soltanto come pretesto per spiegare un certo vizio della sinistra moraleggiante – ma il suo articolo oggi su Repubblica fa un po’ pensare. Dopo aver salutato il varo del governo Monti come l’avvento di una “diversa antropologia” – diversa rispetto al precedente esecutivo, va da sé – ora rimarca una certa “retorica che ricorda la funesta lavagna di Porta a Porta” (sic!).

Sul sito web della Presidenza del Consiglio il premier ha spiegato quanto fatto finora, ma è colpevole di essere stato un po’ troppo spigliato, di aver esagerato “per voglia di seduzione”, come quei professori che cedono “alla vanità di farsi gigioni”. Nel discorso del premier “ci sono troppe delizie!”. E poi quell’utilizzo disinvolto di parole inglesi come e-governement e smarts communities quando “non c’è niente di più italiano del tu vo’ fa l’americano”. E quelle espressioni un po’ piacione come “le reti idriche del mezzogiorno” o “l’edilizia carceraria”. Persino “il sistema ferroviario del Sud” non va bene. “Certo – riconosce Merlo – Berlusconi si spingeva sino ad inaugurare da Vespa il futuro ponte sullo Stretto… ma il genere è lo stesso”.

Ora Berlusconi non c’è più, ma che noia questa sinistra recriminatoria e finta ingenua, dietro alle persiane a mugugnare. Questo popolo di anime belle sempre alla ricerca del santo, del puro, sì insomma del moralmente diverso e quindi sempre delusa, inacidita, con l’occhio stanco, spiritato, febbrile. Se Monti non piace perché verosimilmente adotterà provvedimenti indigesti lo si dica, ma non si tiri in ballo la sua “politica-annuncio”. L’azione di governo è – anche – “promozione e marketing”, che male c’è? Merlo chiude il pezzo con un parallelo tra i cento giorni di Napoleone e la disfatta di Waterloo. Qua si pensa che – se continua così – a Sant’Elena è più probabile che ci vada la sinistra.


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29 novembre 2011


DECADENTI EPITAFFI



“A casa di Lucio Magri, in attesa della telefonata decisiva. È tutto in ordine, in piazza del Grillo, nel cuore della Roma papalina e misteriosa, a due passi dalla magione dove morì Guttuso, pittore amatissimo ma anche avversario sentimentale. Niente sembra fuori posto, il parquet chiaro, i divani bianchi, i libri sulla scrivania Impero, la collezione del Manifesto vicina a quella dei fascicoli di cucina, si sa che Lucio è un cuoco raffinato (…) In cucina Lalla, la cameriera sudamericana, prepara il Martini con cura, il bicchiere giusto, quello a cono, con la scorza di limone” (Simonetta Fiori - la Repubblica)

“Lo dico misurando con difficoltà le parole: la Fiori descrive un mondo che fa piuttosto schifo, fané, snob, autoreferenziale. Un mondo che vive bene, dentro begli appartamenti e con buone pensioni, con mogli fedeli e rassegnate fidanzate. Che si nutre di idiosincrasie e sbiadita aneddotica, di storie di corna e di antichi dibattiti, di odi mai sopiti e piccole pratiche di potere. Sempre continuando a prendersela con l’odiata e ingiusta società”. (Thefrontpage)

La morte di Lucio Magri, il comunista eretico fondatore del Manifesto che ha deciso di togliersi la vita “emigrando” in una clinica svizzera, sta suscitando dibattito e polemiche. Secondo alcuni è stato un gesto estremo di rivolta, l’ultimo “manifesto” libertario contro l’ipocrisia di chi non consente il suicidio assistito qua da noi. Per altri è stato soltanto la presa d’atto di una sconfitta politica, la resa finale del combattente che ha visto naufragare i suoi sogni di fondazione di una società altra rispetto al capitalismo. Entrambe queste interpretazioni risentono di una certa dose di titanismo e c’è un che di tragedia scespiriana che magari è eccessivo. Ma quando un uomo decide di ammazzarsi – o di farsi ammazzare, non c’è differenza – una minima dose di tragedia c’è. E di disperazione.

E’ per questo che sono d’accordo con la chiusa dell’editoriale di Thefrontpage che definisce l’articolo di Simonetta Fiori, stamattina su Repubblica, un “decadente epitaffio” che il compagno Magri non meritava.

Aggiornamento: e poi c'è Malvino


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14 novembre 2011


IL LANCIO DELLE MUTANDINE


Non solo instant book, ma anche pubblicità. Una nota casa di intimo ha comprato oggi una pagina (anche) su Repubblica per sfruttare l’attuale congiuntura politica. Sopra ci ha messo una modella – “una ragazza del nostro catalogo”, ha spiegato l’ad Gianluigi Cimino – in reggiseno rosso e cagnetto sulla spalla, che si gira e ammicca con gli occhi cerbiatti. Il claim è “bye-bye Mr. President”.

Il nostro è un tempo in cui i tecnici vanno per la maggiore. Bene: questa è una pubblicità studiata da professionisti e di che tinta. C’è tutto, dentro: la festa, però non livorosa. Le monetine del Raphael sono state sostituite – e non è un brutto segnale – dalle mutandine di Natale. E poi aleggia una vaga aria di coglionatura che stempera un po’ questo clima emergenziale e plumbeo. Il richiamo a Marilyn è un classico che non invecchia, come il loden di Monti: al Kennedy in sella e alla bionda soggiogata dal carisma subentrano un premier disarcionato e lo sberleffo della pupa.

Magari ce lo vedo io, ma registro pure una citazione – simpatica, eh – delle ormai famigerate serate di Arcore, che tanta parte hanno avuto nella foliazione indignata de la Repubblica. Ma stavolta – pare di intuire – l’immagine della donna val bene l’uso che se ne fa.

“Abbiamo parlato per mesi delle vicende di questo governo – spiega ancora l’ad Cimino – e ora lo salutiamo con un pizzico di humour”. Lo stesso pizzico di humour che immaginiamo la Repubblica attribuisca – stavolta – ai propri lettori e, soprattutto, alle proprie lettrici.


8 luglio 2011


ANAGRAFE ELETTORALE

Dunque Berlusconi non si ripresenta e lascia spazio ad Alfano come candidato del Pdl. Era nell'aria, per ragioni anagrafiche e tattiche. Ma secondo me l'altra notizia dell'intervista a Repubblica - forse ancor più importante - è questa: "E la legge elettorale resta questa. Non se ne esce". Magari sbaglio, ma Bersani è più contento di questa seconda che della prima. Per ragioni non certo anagrafiche, diciamo.


17 giugno 2011


CON QUESTI IDEALTIPI NON VINCEREMO MAI

Repubblica ha fatto uscire stamattina (16 giugno, ndb) una parte dell’intervento che Gustavo Zagrebelsky sta tenendo stasera – magari proprio mentre sto scrivendo – all’Auditorium Parco della Musica di Roma sulla parola Libertà. Scrive – sta dicendo – cose parecchio sensate. Che esiste una maniera molto subdola di induzione all’obbedienza, un’oppressione in sé non evidente ma che spinge alla “servitù volontaria”, alla “rinuncia alla libertà del proprio volere”. Cioè tu soggiorni ai Piombi e non te ne rendi conto. Magari sei pure contento di stare lì. Continua a leggere...


5 maggio 2011


TEKKAMAN



Oggi Repubblica ha anticipato uno stralcio del saggio La felicità della democrazia scritto da Ezio Mauro e quel supereroe della sinistra che piace alla gente che piace che risponde al nome di Gustavo Zagrebelsky. Ora, a parte il fatto che la felicità è un bicchiere di vino con un panino, come farà mai la sinistra a vincere le elezioni con uno che scrive “la democrazia è il modo più sopportabile di sopportare l'infelicità”? E poi non puoi rispondere a quel Mickey Mouse di Ezio Mauro “nell'essenziale, sono d'accordo teco”. Teco? Ma come cazzo parli Gustavo? Come cazzo parli?

Aggiornamento: scusate, ma avete letto la rubrichina di Andrea Marcenaro?


30 gennaio 2011


ANIMALITA' GRINZOSA E ANCHE UN PO' BOSCOSA

«Sanno che lì sotto c'è un bosco di rughe e peli bianchi e grinze e pieghe».

Il Merlo maschio scomoda le
lupe verghiane ma secondo me continua ad avere una prosa da autore pornosoft.


3 novembre 2010


CONTRORDINE COMPAGNI: VITALITA' BAVOSA

Lo aspettavamo e alla fine il pezzo del ridicolo Francesco Merlo è arrivato. E' molto violento e dice che in Berlusconi "c'è il desiderio sessuale ridotto a barlume, c'è il Viagra come pullulare di immagini e di suoni", che è "la bava che gli ha lasciato l'antico vizio del caprone e del toro da monta", che sono da preferire "i nostri maschi da casino" che almeno "erano cisposi e ruvidi ma non disperati". Merlo dunque ha di fatto ammesso che la trovata retorica sull'"animalità viziosa comunque vitale" che gli faceva preferire il Berlusconi affamato di figa al Berlusconi bestemmiatore è una cazzata di rara rotondità. Ma, tra tori da monta e maschi ruvidi, trovo che si sia lasciato un po' andare. Anche se bisogna riconoscergli un certo talento come autore porno soft.


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30 ottobre 2010


WAITING FOR BLACKBIRD

Sul bunga-bunga si aspetta il solito ficcante commento di cronaca di Francesco Merlo su Repubblica. Quello che "è vero che era losco il Berlusconi degli eccessi sessuali e dell'animalità viziosa ma era comunque vitale". Quello dell'infinita fiera dell'est moralista che fa perdere da un po' di tempo le elezioni alla sinistra.


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16 ottobre 2010


"UNA VITTORIA POSTUMA DEI REGIMI TOTALITARI"

"Crediamo che si debba dissentire senza incertezze dalla proposta di affidare a una legge il compito di far rispettare la verità storica. Il principio della libertà intellettuale e l'inviolabile diritto di ciascuno a non essere punito per legge per le proprie convinzioni sono il frutto di secoli di lotte contro l'intolleranza e la censura di poteri religiosi o politici. Sarebbe una vittoria postuma dei regimi totalitari sconfitti al prezzo di un'immane conflitto mondiale se nella nostra repubblica democratica si dovesse ricorrere alla barriera del codice penale per difendere dalle deformazioni e dagli errori la verità storica".
(Adriano Prosperi su Repubblica, via Post Scriptum)

E Pontifex ci va giù più duro
.


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2 ottobre 2010


IL MERLO MASCHIO E L’ANIMALITA’ VIZIOSA



"Era meglio il Berlusconi arrapato, quello del Viagra e delle mammifere sul lettone di Putin, di questo ometto malmesso che bestemmia, impreca contro Dio e contro la solita Rosy Bindi (...) È vero che era losco il Berlusconi degli eccessi sessuali e dell'animalità viziosa ma era comunque vitale".

Il commento di Francesco Merlo sulle ultime smargiassate da bar del Presidente del Consiglio è condivisibile, ma in alcuni passaggi – come quello sopra riportato – piuttosto curioso. Il Berlusconi delle escort adesso è preferibile a quello che bestemmia? E lo sarebbe perché quello là – il mignottaro – era "comunque vitale"? Ma andiamo! E andando ancor più a ritroso – in un'infinita Fiera dell'Est moralista – l’organizzatore di festini era peggiore di quell’altro Berlusconi che faceva le corna davanti al fotografo del vertive Ue? E poniamo il caso che dopodomani il premier caghi sul palco durante un comizio, se la sente Francesco Merlo di anticipare che almeno quello che bestemmiava era “comunque più vitale” di quest’altro qui che – santoddio – mettetegli il pannolone?
Io credo che, se è vero che non ci sia limite al peggio, è anche probabile che non ce ne sia al meglio. E che prima o poi Merlo e i moralisti di Repubblica troveranno una sinistra migliore della loro. E allora – ma soltanto allora – la sinistra vincerà le elezioni.

 


31 agosto 2010


PENNACCHI MANDA AFFANCULO DON GALLO E UN PO’ ANCHE MARCHIONNE

 
Su questa faccenda di Mondadori evasore sollevata da Repubblica e su cui si sono espressi in tanti (su tutti scelgo il bell'articolo di Giulio Mozzi, che contiene link molto interessanti, e questo dei Wu Ming, scovato grazie a Cronachesorprese), ecco, su questa ennesima campagna a perdere della sinistra, ritengo che le parole definitive le dica – in due riprese – Antonio Pennacchi.

Il vincitore dell’ultimo Strega, intervistato dal Secolo XIX giorni fa,
aveva dichiarato: «Ma le sembra che un operaio si dovrebbe licenziare perché il suo padrone non è comunista? Gli operai non dovrebbero lavorare per Elkann e Montezemolo? Secondo lei Rizzoli e Feltrinelli sono dei rivoluzionari? Ma non diciamo cazzate...» (corsivi miei).
 
Discorso che, se ci pensate bene, non fa una piega, e che sarebbe da opporre anche a Sergio Marchionne quando - specularmente - pretende che gli operai non solo non si debbano licenziare ma si mettano una ramazza nel culo e spazzino la fabbrica.
 
In quella intervista Pennacchi aveva anche invitato Don Gallo – che, invece, aveva deciso di abbandonare la casa editrice di Berlusconi in segno di protesta – a “pensare alla Chiesa”. E, per rendere più chiaro il concetto, lo aveva mandato "affanculo”. Naturalmente Don Gallo ha risposto (“Pennacchi pensi agli evasori”) e Pennacchi non si è fatto pregare. Ha controreplicato oggi, sempre sul Secolo XIX, dicendo altre parole di assoluto buon senso:
 
«Fammi capire, don Ga’: non lo ha risolto Prodi in quattro anni di governo il conflitto di interessi, e adesso vuoi che te lo risolva io? La rivoluzione ve la debbono fare – da soli – gli autori Mondadori? E i Padri della Patria chi sarebbero a questo punto, Rizzoli e Feltrinelli? Paolo Mieli premier? Don Ga’, se tu non lo sai, queste a casa mia si chiamano contraddizioni in seno alla borghesia» (corsivi ancora miei).


17 agosto 2010


KORDOGLIO


26 maggio 2010


"POICHE' SOLO DI QUESTO SI TRATTA"

In questi giorni di post it gialli su Repubblica si sta facendo un gran parlare di diritto di informazione e di cani da guardia e di uotergheit. A me premeva soltanto riportare una cosa che Enzo Forcella scriveva alla fine degli anni '50. Non che sia da prendere per oro colato, ma mi pare utile per vedere la faccenda della pubblicazione delle intercettazioni da un'altra prospettiva:

"Ho conosciuto colleghi convinti, in perfetta buona fede, di aver creato e fatto cadere governi, imposto svolte radicali nella politica delle alleanze, creato o spezzato carriere di Primi ministri. Personalmente sono piuttosto scettico sul potere reale del famoso quarto potere o più esattamente - poichè solo di questo si tratta - di coloro che lo esercitano per conto dei direttori e dei proprietari di giornale. Penso che si limitino a registrare, quando glielo consentono e non senza un certo disgusto, i comunicati di una partita che si svolge sopra le loro teste"


(
Enzo Forcella,
Millecinquecento lettori. Confessioni di un giornalista politico)


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24 dicembre 2009


AZIONISMI E REAZIONISMI

Il regalo di Natale è senz'altro un meccanismo di azione e reazione, ma quando l'azione e la reazione sono pressochè simultanee, allora la faccenda assume contorni che andrebbero spiegati con un sano approccio teleologico. Ieri sera regalo al mio amico Gian questo e lui - in risposta - cerca di darmi scacco matto con questo. O forse è stato lui a regalarmi un libro azionista ed io - subito dopo - l'ho spiazzato con una mossa alla Bobby Fisher?


3 luglio 2009


VOGLIAMO IL TEMPO MASSIMO

"Gli (a Veltroni, ndb) si dovrebbe riconoscere un merito non piccolo. Con la creazione del Pd ha salvato la barca del riformismo italiano un attimo prima dello schianto dei socialismi europei (...) E in fondo la questione vera di cui forse si discuterà al prossimo congresso del Pd, fra un accoltellamento e l'altro, è rimasta quella. Se andare avanti verso la strada di un partito nuovo, che finora non c'è stato soltanto a parole. Oppure se tornare all'usato sicuro, ala prospettiva più rassicurante ma più vecchia e forse fuori tempo massimo, della socialdemocrazia".

Allora, a parte il fatto che Veltroni non ha fondato un'emerita cippa, bisognerebbe che
Curzio Maltese sapesse una cosa soltanto: la socialdemocrazia in Italia non è mai esistita e, dunque, Veltroni non ha salvato nulla. Il partito nuovo in Italia è proprio la socialdemocrazia. Cioè l'usato sicuro.


4 giugno 2009


PICCOLI ANALISTI POLITICI CRESCONO

Genova, ore 7.56, lungo la strada che porta alla scuola, guardando di sbieco i manifesti elettorali dopo una dotta discussione sui diversi gradi di potenza dei Gormiti

R: "Papà, ma abbiamo già votato?"
M: "No, ancora no (non posso dirgli che forse non ci vado, che faccio come Velardi... l'esempio è importante, dopotutto)".
R: "Io voto per la Repubblica italiana"
M: "Ah! (o ha sentito un discorso di Napolitano o pensa di votare per Repubblica, il giornale)"


30 maggio 2009


SECONDA STELLA A SINISTRA

“Come tanto tempo fa, quando nei giardini della villa Olivetta di Portofino lo sentirono gridare: Dai colpiscimi, stupido. E' tutta questa la tua forza? Quelli di casa pensano a un ladro, a una rissa. Accorrono. Lo vedono lì sul prato . Solo. Lui saltella, arretra, avanza, scarta di lato in un'immaginaria rissa. LE gambe flesse, i passi corti, il pugno destro ben stretto a protezione della mascella e il sinistro che si allunga veloce contro l'avversario che non c'è"

Giuseppe D'Avanzo ha ragione: al PresdelCons fa comodo evocare il fantasma del '94, quando i giudici gli spedirono il famoso avviso di garanzia che fece cadere il suo primo governo. In campagna elettorale è meglio avercelo un nemico, visto che l'opposizione appare messa maluccio. “La campagna elettorale di Berlusconi ha bisogno – come noi dell'aria – del conflitto con la magistratura”, scrive D'Avanzo. E' sul quel “come noi dell'aria” che ci trilla un campanellino in testa. Chi sono quel “noi”? Il primo significato, è sicuramente quello giusto: è il genere umano. E invece qua si pensa che “noi” potrebbe stare per “noi di Repubblica”. Perché non puoi dire che il premier “ripete ossessivamente sempre la stessa performance comunicativa (...) per cancellare l'inadeguatezza del suo governo” e poi essere tu stesso una pedina inconsapevole nelle sue mani. Lo so, le dieci domande che Repubblica ha rivolto al premier sono domande “politiche”, però perché non rendersi conto che lo stesso caso Noemi potrebbe essere un gigantesco polverone comunicativo per coprire il disastro del governo? In questo caso Repubblica dovrebbe essere processata per intelligenza col nemico. D'Avanzo, così come ogni buon giornalista, dovrebbe chiedersi: ma perché adesso, con tutti i casini economici che ci sono in Italia, il dibattito pubblico è centrato sulla figa e “noi” ci stiamo dietro? Non è Noemi - così come la magistratura – l'avversario che non c'è?


8 aprile 2009


E DA QUALCHE PARTE, NELLE PAGINE DEGLI SPETTACOLI O DELLO SPORT, DOVRA' PUR ESSERCI VOLTAIRE E IL TERREMOTO DI LISBONA

Di Benedetto Croce sapevo ("carattere italiano di grande equilibrio, di prudenza e di stabilità", sic!), di Gaetano Salvemini no.


17 dicembre 2008


“UN UOMO APERTO, NEMICO DEL CLAN”

Capisco la necessità di puntare sui propri cavalli sempre e comunque, sia che si debba partecipare al gran premio lotteria di Agnano o al gran cross della Sgurgola; riconosco parimenti che il più delle volte sia una questione di fiducia che rasenta l'innamoramento, deraglia nella mania e rovina fatalmente nell'ossessione. Però l’articolo di Carlin Petrini sulla morte di Carlo Caracciolo (“Amava i ristoranti e la buona cucina”) è veramente troppo. Magari su Repubblica c’è anche un pezzo di Roberto Saviano è mi è sfuggito.


22 marzo 2008


UTILITA'

Nell'utlimo numero di Prima comunicazione Antonio Polito dice, tra le altre cose, che R2 di Repubblica è un tantino pletorico. Insomma, è come avere un settimanale al giorno che nessuno riuscirà mai a leggere. Indubbiamente uno spreco. Oggi su R2 c'è l'ennesimo articolo di Carlin Petrini: parla di culi di gallina.


23 febbraio 2008


“CIO' NON VUOL DIRE RITIRARSI”



Prodi
continua a scrivere alle redazioni di mezza Italia. Oggi scrive a Repubblica rispondendo – con la consueta acidità – ad un commento di Curzio Maltese che aveva ricordato come l'ex premier avesse rinunciato ad un altro giro in Parlamento per la regola che impedisce ai parlamentari di terza legislatura di candidarsi per la quarta volta.

“Caro direttore, (...) solo per amore della precisione, tengo a sottolineare che tale regola non riguarda minimamente il mio caso, avendo io svolto la funzione di parlamentare soltanto per due mezze legislature (...) mi considero quindi un parlamentare giovane".

Ora, l'operato del governo va difeso, non ci piove. E va anche fatto notare quando un giornalista è impreciso (e a Maltese capita). Però bisogna fare tutto con stile, senza stizza né pedanteria. Ecco, il Prodi
che si sveglia alle 5.30, si fa la sua rassegna stampa personale e poi si chiude nello studiolo per rispondere per le rime a tutti, ostentando tra l'altro una calma risentita assolutamente falsa, beh, questo Prodi non fa un grande servizio a se stesso e soprattutto può diventare un problema serio per il prosieguo della campagna elettorale. Comunque torniamo all'ultima lettera, quella di oggi: Prodi dice che è stata sua e solo sua la scelta di non ricandidarsi perché bisogna dare l'esempio in prima persona e – quindi – favorire “un deciso ricambio della classe dirigente politica (...) Ciò non vuol dire ritirarsi e tanto meno disimpegnarsi dalla vita politica”.


5 gennaio 2008


AL FOGLIO DEVE ESSERCI UNA TALPA

Il Foglio è uscito oggi con un editoriale in cui si dice che a Repubblica non vengono mai ospitate opinioni discordanti dal credo di centrosinistra. Insomma non sono, quelli di Rep, come il liberal Nyt che ha da poco assunto il neocon Bill Kristol. “Malgrado l'acquisto dei diritti in esclusiva per l'Italia – scrivono al Foglio – non capita mai che Rep. pubblichi una delle voci controcorrente del New York Times... (che) ha già tra i suoi editorialisti fissi un altro neocon come David Brooks”.
Ebbene, oggi Rep. ha pubblicato un articolo di David Brooks.


5 gennaio 2008


MONUMENTALIZZAZIONE NARCISISTICA DELLA FIGURA DELLO SCRITTORE

Repubblica oggi sulla faccenda monnezza mette in prima un articolo di Roberto Saviano. Cosa si pensi qui di Saviano lo si ricorderà. Comunque il miglior commento lo scrive - sempre su Repubblica e sempre oggi, nell'Almanacco dei libri a pag. 43 - Stefano Giovanardi recensendo un libro di Sergio Nazzaro Io, per fortuna c'ho la camorra.

«C'era da aspettarselo, sui nostri editori, un effetto-Gomorra. E infatti eccolo puntuale, l'esordiente Sergio Nazzaro, con Io, per fortuna c'ho la camorra, che reca come strillo di copertina un'allocuzione cameratesca e un po' western dello stesso Roberto Saviano. Giornalista free lance come lo era Saviano, come lui si occupa di camorra: o meglio ci racconta come si vive nei paesi campani infestati dalla criminalità organizzata. (...) Ma soprattutto, come Saviano, rappresenta se stesso, i propri pensieri, i propri sentimenti, le proprie indignazioni, e anche, ma di sfuggita, il proprio sprezzo del pericolo. Una sorta di lirismo eroico, (...) Nessuno, davvero, avrebbe mai immaginato che dal tema-camorra potesse nascere una nuova post-moderna “prosa d'arte”, tutta trasalimenti e sospiri, melanconia sussurrata e rabbia; e soprattutto che di lì potesse trarre alimento una diversa forma di monumentalizzazione narcisistica della figura dello scrittore, anche quando sia ridotto a reporter del nulla. E invece è successo, alla faccia dei morti ammazzati. Onore alla potenza del mercato!».


5 dicembre 2007


SHOCK IN MY TOWN

Quale di questi titoli non è presente nella home page del Corriere.it?

Haider al party: le foto choc
.
Zeffirelli choc: "Onassis era bisex. Tentò di sedurmi"
Choc Mal: "Sì, ho amato Furiacavallodelwest"

Aggiornamento 1:
anche dalle parti di Repubblica
non si scherza. Solo che shock lo scrivono come Sgalambro.

Aggiornamento 2: signori, c'è pure il docu-choc.


24 novembre 2007


UN SUBCOMANDANTE TUTTO STUPORE E MARAVIGLIA

Non credo che il Bertinotti che chiede una commissione d'inchiesta sul caso Rai-Mediaset, sia da inserire nella lista dei "tartufi", anche perchè Merlo si riferiva a giornalisti e non a politici. Però un po' ingenuotto lo è, non vi pare? 
 
- Bertinotti propone un'indagine sull'intreccio Rai-Mediaset
- Così magari scopre perchè all'epoca era l'ospite più invitato da tutte e due.
(testo della vignetta di Ellekappa oggi su Repubblica)


18 novembre 2007


UNA NUOVA VITA

L'intervista che Gianfranco Fini ha rilasciato a Repubblica è piuttosto chiara, anche perchè arriva dopo l'uscita dell'altro giorno sul Corriere della sera: pare che stavolta faccia sul serio, alla faccia di quello che si diceva qui.
Da parte mia però non ho ben capito quale debba essere "entro gennaio" questo "cambio di strategia". O meglio, non ho ben capito in cosa dovrebbe sostanziarsi, se in un messaggio congiunto alla nazione trasmesso dalle reti Fininvest oppure in una puntata speciale di Striscia la Notizia con il Cavaliere in mezzo a Iacchetti e Greggio che chiede scusa alla "nuova vita".
E non ho neanche ben capito perchè nella prima metà dell'intervista Fini apra il confronto con la maggioranza sulla legge elettorale e poi - nella seconda - bocci il sistema tedesco. 
Perchè ormai è chiaro: il dialogo si apre soltanto sul sistema tedesco. Intendiamoci, quando dice "in Italia, se lasciassimo i partiti liberi di decidere le alleanze dopo il voto, sarebbe il caos", ha ragione da vendere. Però mi pare che ci sia un po' di confusione innanzitutto nella strategia di chi vuole il "cambio di strategia entro gennaio". Sembra che Fini voglia lanciare un segnale a Veltroni senza pensare che, se proprio deve, l'accordo sottobanco Veltroni lo fa con Berlusconi. Per una semplice ragione: il Cavaliere sarà quello che sarà, ma i voti li ha presi, e parecchi. Ecco, alla luce di questa considerazione fa un po' ridere quando il leader di An si chiede: "Dobbiamo fare autocritica (...) A partire dal risultato elettorale del 2006, Abbiamo perso per 24 mila voti: dove abbiamo sbagliato?". Fa ridere perchè senza la caparbietà di Berlusconi e la pochezza di Prodi non staremmo neanche a discutere: nel 2006 la sinistra avrebbe stravinto. 


12 ottobre 2007


LA VIA VATICANA AL REFERENDUM

Fausto Bertinotti ha dichiarato in questa intervista a Repubblica: “...trovo capzioso l'argomento di chi sostiene che l'esito del referendum impone di lasciare inalterato l'accordo di luglio”. So che si tratta di referendum diversi e so pure che il referendum (questo) è del sindacato mica di Fausto Bertnotti, però mi viene da dire che, se volevano gridare vittoria a prescindere dai risultati, non facevano prima a boicottarlo, il referendum? Come Ruini.


9 ottobre 2007


AVIDI YUPPIES VS. BAMBOCCIONI

Io non posso credere che Fulco Pratesi, presidente onorario del Wwf, abbia mandato a Repubblica la lettera che trascrivo integralmente qui sotto. Sarà stato uno che gli vuole male e che si è firmato col suo nome.

Se sono veri gli allarmi per la salute del pianeta minacciato dall'eccessivo consumismo, i mammoni (bamboccioni per il ministro Padoa Schioppa) dovrebbero essere insigniti di benemerenze ecologiche e non solo. Grazie al loro permanere in famiglia riducono la necessità di costruire nuovi monolocali, di acquistare nuovi elettrodomestici e nuove auto (bastano quelle dei genitori). In più la loro presenza rimedia a uno dei maggiori problemi degli anziani, la solitudine, e contribuisce al bilancio famigliare. Capisco che in un mondo governato da uno sviluppismo frenetico questo sia inaccettabile, ma se si tiene conto dell'importanza primaria di salvare l'ambiente, meglio i bamboccioni degli avidi yuppies in Suv e in acquascooter”.


28 settembre 2007


E POI CI SAREBBE MONTEZEMOLO, CHE E' UN INDUSTRIALE E QUINDI NON E' UN ANTIPOLITICO

A proposito di chiuse ad effetto, dopo quella di Gian Antonio Stella vi sottoporrei senz'altro quella della lettera che un Montezemolo doc manda a Ezio Mauro: "... quelle idee e quegli stimoli che ci auguriamo (chi? ndr) possano contribuire a restituire alla politica la forza, l'autorevolezza e la leadership di cui un grande paese come l'Italia ha bisogno".Capito? La-lea-der-ship


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