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Antipixel di Lamianotizia 


12 agosto 2009


PROCESSO ALLE INTENZIONI

"Quando la Chiesa dice che la maggioranza non esprime la morale dice un'ovvietà, ma mi rimane il sospetto che nell'affermare così fortemente la sua morale, la sua morale di minoranza, cerchi il modo di farla valere per tutti"

Ecco, qua si ha lo stesso sospetto di Vattimo. (La Stampa)


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permalink | inviato da Attentialcane il 12/8/2009 alle 9:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


16 gennaio 2008


IN MARGINE ALLA FACCENDA DEL PAPA ALLA SAPIENZA

Non è importante che siano andati a riprendere una citazione relativa a una conferenza tenuta da Ratzinger nel lontano 15 febbraio 1990. La citazione è l'ormai famosa affermazione di Feyerabend sulla ragionevolezza della condanna di Galilei contenuta in Contro il metodo. Abbozzo di una teoria anarchica della conoscenza, un bel libro che si occupa diffusamente di Galileo dal cap. 6 al cap. 12. Non è importante, dicevamo, perché in fondo le questioni sollevate da Feyerabend e riprese dall'attuale Papa non hanno perso la loro attualità. E' invece fondamentale capire perché si utilizza un epistemologo così critico verso la Ragione (con la maiuscola) da ammettere che le scoperte scientifiche rispondono ad un criterio anarchico, alla cocciutaggine, alla fortuna o – nel caso di Galilei – alle sue doti di persuasore e di imbonitore. In sostanza ogni scoperta scientifica è una specie di rivoluzionario salto in avanti per nulla (o poco) collegabile alla vecchia visione del mondo che risponde, invece, ad una sua interna ragionevolezza (sempre su questi argomenti può essere utile sfogliare anche La struttura delle rivoluzioni scientifiche di Thomas Kuhn). Le verità – anche quelle scientifiche – in fondo sono da inquadrare tutte storicamente. Ratzinger non dice che la Chiesa ha fatto bene a condannare Galileo, ma dice che la condanna di Galileo era spiegabile nel contesto di quella ragione storica. Benedetto XVI in fondo utilizza questa impostazione per dimostrare che la Verità scientifica può essere messa in discussione tanto quanto la Verità di fede, minando alla base ogni sua pretesa di oggettività. Non lo dico io – sembra scusarsi – ma lo dice persino un relativista come Feyerabend.

Ora, l'argomento non appare del tutto convincente. Il Papa compie infatti un salto: visto che ogni idea di Ragione è per forza di cose contingente deve (deve?) esistere una “ragionevolezza più grande” che
possa ricomprendere in sé ogni forma di ragionevolezza finita. Solo che Feyerabend non sarebbe affatto d'accordo, anzi si troverebbe piuttosto a disagio nell'essere citato per questi scopi. Non è affatto scontato che siccome non c'è Ragione nello sviluppo progressivo della scienza (anzi, è proprio l'idea di progresso ad essere fasulla) allora ho dimostrato l'esistenza di una Ragione superiore. Feyerabend, o qualsiasi altra persona, potrebbe opporre a Benedetto XVI il Caos, Ananke, addirittura l'assoluta mancanza di regola, l'Anarchia pura, appunto. In realtà il Papa deve ammettere che quel salto si può fare solo con la fede e non - come ripete da sempre - con la forza della ragione.

Ma proviamo a vedere le cose da un'altra angolazione. Ratzinger cita Feyerabend per dire che aveva torto a pensare quelle cose su Galileo. La sua intenzione sarebbe dunque quella di dimostrare che in realtà Scienza e Chiesa vanno a braccetto. Non si dà scienza infatti senza presupporre una verità da scoprire e quella verità deve essere supposta “senza virgolette” (si veda questo recente articolo di Vattimo), cioè oggettivamente: ho fiducia che esista una legge naturale che permane e cerco di capire come funziona il mondo in base a quella legge. Ecco, quell'idea lì di verità proviene dalla tradizione cristiana e in forza di questa comune radice gli scienziati dovrebbero ringraziare il Papa se riescono a tenere la barra dritta contro epistemologi come Feyerabend. Dunque Galileo non può che nascere all'interno della tradizione cristiana. Solo che, ammesso che questo legame oltre che vero sia virtuoso, dovrebbe valere anche nel senso opposto: il Papa dovrebbe rimborsare a pie' di lista tutto ciò che scaturisce dalla ricerca scientifica.

p.s. Il discorso che avrebbe dovuto pronunciare il Papa domani alla Sapienza non l'ho ancora letto. Poi vi dico.

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