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Antipixel di Lamianotizia 


14 ottobre 2012


PERDENTI DI SUCCESSO

Ebbravo Veltroni. Sempre dalla parte giusta.


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2 marzo 2012


COSE CHE FANNO MALE AL CALCIO

Prandelli: “Troppe critiche, così non ci sto”. Oltre ad essere il Veltroni del calcio adesso sta diventando anche un po’ Scalfaro.


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29 febbraio 2012


A ZOCCOLE'

Walter Veltroni risponde a brutto muso a Nichi Vendola che gli aveva dato del fasullo. Anche se c’è da dire che uno di sinistra avrebbe risposto in maniera diversa.


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19 febbraio 2012


PENSIERI A RITROSO

Con D’Alema si discuteva di cose serie, se fondare un partito democratico o puntare sul modello della socialdemocrazia, se far vivere o morire il governo Prodi… ma lasciamo perdere, quel tempo è passato”

Ci sono molte cose curiose in questa intervista di Walter Veltroni oggi su Repubblica. Innanzitutto il passaggio in cui ritiene che dopo Monti si possa fare a meno dei partiti classici in favore di “pensieri lunghi” non meglio identificati – Plcs (Pensiero lungo di centrosinistra), Pldl (Pensiero lungo delle libertà) eccetera. Ma ancor più curioso è il mood, questo sguardo dritto verso un futuro mai esplorato, sì insomma questa ennesima rinascita dalle ceneri di uno che – invece – non rinuncia mai a tirare stilettate al vecchio avversario di sempre e sempre sulla stessa faccenda: la caduta del governo Prodi. Che, se ci pensate, è un modo piuttosto singolare di inaugurare la stagione dei pensieri lunghi.


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12 dicembre 2011


TOPONOMASTICA

"Penso che il Pd non possa essere partito di lotta e di governo. Tra corso Monti e piazza Cgil c'è una certa distanza".

Spero di aver tempo in giornata di spiegare perchè stavolta - in via del tutto eccezionale - sono d'accordo con Marco Follini. Anche se bisognerebbe capire quando è stata imboccata la via che permette a un esponente dell'Udc di parlare a nome del Pd.


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28 novembre 2011


MARVEL VELTRONI



Dopo aver definito "l'euro, la più grande conquista politica del Novecento", Walter Veltroni spiega così l'appoggio del Pd al governo Monti: "Ad una situazione straordinaria corrisponde una soluzione straordinaria". Che è un po' una libera rivisitazione della Weltanschauung di Peter Parker: da una grande potere derivano grandi responsabilità. Con una differenza sostanziale, almeno in questa circostanza del governo Monti: dove stanno i superpoteri del Pd?


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15 ottobre 2011


MOZIONE SHAKLETON



Leggendo la dichiarazione di Walter Veltroni – “in una società liquida il partito pesante affonda” – ho pensato ad una storia bellissima di un secolo fa, quella del capitano Shakleton e della spedizione Endurance. (
continua a leggere)


27 luglio 2011


FARO' COSE, VEDRO' GENTE

«Voglio girare il mondo. Passare un anno a New York. Un altro a Salvador de Bahia. E poi vorrei scrivere libri, imparare altre cose, studiare». Nichi Vendola si sta politicamente preparando alla "nuova stagione". Quando leggerò l'articolo di Panorama scriverò qualcosa di più circostanziato chè adesso non c'ho tempo: Walter sta ballando un waka-waka da urlo


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31 gennaio 2011


BUONGIORNO ITALIA BUONGIORNO MARIA

 

A me il lessico di Veltroni piaceva. Un po' di tempo fa, diciamo 25 anni orsono quando avevo - io - 20 anni e a 20 anni succede quello che Guccini ha descritto con raro acume in Eskimo. Però adesso basta. Perchè non puoi continuare a usare il sostantivo "sfarinamento" ogni volta che scrivi a Repubblica o al Corriere della sera: la tettonica vale anche per le palle di chi legge. E' una vita che Veltroni - anche altri in realtà - dice che "quel mondo sta finendo". Lo diceva nell'89 e poi nel 92 e poi ancora alle ultime elezioni politiche che sappiamo come sono andate a finire con quella vocazione maggioritaria ammanettata a Di Pietro. Chè alla fine uno è tentato di dare ragione ai fratelli Righeira: l'estate finisce ma di diventare grandi non se ne parla. E poi cos'è quest'altra mobilitazione?  Dice: per "far vivere nella più piccola come nella più grande piazza italiana l'indignazione e la speranza". Dice: "se Pieve di Soligo o a Mazara del Vallo, in quei luoghi meravigliosi che sono le piazze dei comuni italiani, si ritrovassero, come è possibile, milioni di persone, sarebbe anche il modo più bello eccetera". E' tutto già visto, già sentito. Tanto che non mi sorprenderei di trovare sul palco di Pieve di Soligo Giancarlo Magalli che canta a squarciagola le canzoni di Toto Cutugno.


24 gennaio 2011


UNA GRANDE CHIESA CHE PARTE DA FABIO GRANATA E ARRIVA FINO A MADRE TERESA

Jovanotti: «A me piace Vendola, ma anche Veltroni e Granata. Sono sicuro che Fini e Vendola abbiano qualcosa da dirsi, come Granata e Chiamparino: parlatevi!».


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24 ottobre 2010


UNA BELLA BADILATA NEI DENTI E VIA, ANDARE

«Siamo stati gli italiani che andavano a Firenze per salvare le persone e i libri dall'alluvione. Era l'Italia dei ragazzi del 1966, in fondo figli dei ragazzi del 1945. Eravamo un paese generoso, altruista, solidale. Oggi siamo il paese di quelli che si fanno fotografare ad Avetrana davanti alla casa dov'è stata assassinata una ragazza di quindici anni». (Walter Veltroni sul Corriere della Sera) 

«Siamo stati gli italiani che hanno votato per anni la sinistra per salvare l'Italia dalla melma. Era l'Italia dei ragazzi del 1986, in fondo figli dei ragazzi del 1966. Eravamo un paese desideroso di cambiamento e ingenuamente convinto che gli spalatori di fango alla fine si sarebbero trasformati in classe dirigente. Oggi siamo il paese di quelli che assistono allo spettacolo di una generazione di 60enni che, con la button down completamente marrone, continua a parlare di valori senza essere stata in grado di tradurli in azione politica» (commento a caldissimo di Attentialcane. Poi arriva un'analisi puntuale).


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25 agosto 2010


YES, WE TRANS

Ci ho pensato e ripensato. Nella notte. Immobile nel letto, il volto silvano all’insù e il vetro della pupilla a fissare il soffitto, mi arrovellavo sul significato della Pioggia nel pineto di Walter Veltroni. E finalmente stamattina, mentre la moka barbugliava come un piccione ebbro sul fiore azzurrognolo del gas, son venute su due cose.

La prima eccola: non bisogna leggerle, le lettere di Veltroni e le interviste della sinistra. Uno, al solo vedere – a tutta pagina – Chiamparino, Vendola, Franceschini, l’arrostitore di salsicce alla Festa del Pd, deve imbracciare il lanciafiamme e dare fuoco al giornale appena comprato. Perché adesso il timore è che, in questa escalation di lettere agli italiani e discorsi dal bunker, possa dire la sua persino Giuliano Amato. 

La seconda considerazione prende le mosse dall’editoriale del Foglio di oggi, che dice: a Veltroni va almeno il merito di aver detto no alle ammucchiate anti Cav. Qualcosa però non torna: questa fissazione della marcia solitaria Veltroni ce l’ha da un pezzo. Che novità sarebbe? Se il brancaleonismo cui fa riferimento Il Foglio è quello elettorale, beh, francamente credo che neanche Franceschini veda di buon occhio una campagna elettorale con Fini capolista. 

La soluzione del rompicapo sta in questa frase, ben occultata dopo la serie di petardi populisti sparati ad alzo zero: “E’ giusto semmai – scrive un Veltroni dalla prosa insolitamente sciatta – che, in caso di crisi di governo, si cerchino soluzioni capaci di fronteggiare per un breve periodo l’emergenza finanziaria e sociale e di riformare la legge elettorale”. 

Pare dunque di capire che l’ammucchiata che Veltroni non esclude sia un’altra, anche se per “per un breve periodo”. Insomma, dopo aver portato alla pulsazione massima i cuori dei democratici con una serie di descrizioni di panorami “sfarinati” e scenari “orrendi”, proprio quando uno si aspetta la zampata del leader di razza, ebbene, quel leader si alza dalla poltrona e, fissando il fuoco nel caminetto, pensoso scandisce: governo di tran-si-zio-ne. Che non è per niente glamour come cosa. Nel Pd, per dire, lo sostengono in tanti, senza per questo tirarsela da kennediani in esilio forzato. 

E comunque, se pulsazione di cuore deve essere, poteva dirla in maniera più figa: “Il nostro Paese deve smettere di vivere dominato solo da passioni tristi. Il nostro paese ha bisogno di un governo Trans. È difficile. È possibile”. E bon.


24 agosto 2010


TACI! SU LE SOGLIE DEL BOSCO NON ODO PAROLE

 

In attesa di leggere i commenti domani su tutti i giornali - e di scrivere anche le mie di fregnacce - intanto qua metto il link al
discorso alla nazione di Walter Veltroni. Per ora direi soltanto che la prima parte mi ricorda - in quanto ad intensità poetica - la Pioggia nel pineto di Gabriele D'Annunzio: scrivo agli italiani che tornano a casa, scrivo ai lavoratori che sentono, scrivo su le tamerici salmastre ed arse... eccetera eccetera.


22 aprile 2010


UN PO' DI BENCHMARKING, COMPAGNI

Che sulla scazzottata verbale tra Berlusconi e Fini Mara Carfagna abbia detto stasera - da Santoro - che "è un confronto vero come si usa in partito serio" un po' fa ridere. Pareva di stare a sentire la vecchia tiritera delle sezioni Pci, dove ci si divideva sempre "aspramente" e con un "confronto franco e schietto" e poi - invece - c'erano i coltellacci a serramanico nascosti nel ciclostile. Il che la dice lunga di come sia messo il Pdl.
Ma ancora di più fa ridere Pierluigi Bersani che, sulla baruffa alla direzione Pdl, si lascia andare ad un giudizio sinceramente un po' conformista. Magari sei stato colto di sorpresa o forse pensavi ad altro, però non puoi limitarti a dire "spettacolo indecoroso". Perchè che caspita significa "spettacolo indecoroso"? Cosa aggiunge al dibattito politico "spettacolo indecoroso"? E - soprattutto - che razza di opposizione pensi di fare dichiarando "spettacolo indecoroso"?

Che se D'Alema e Veltroni avessero fatto lo stesso - quando avevano 25 anni - noi adesso Berlusconi non lo avremmo lì. E non avremmo avuto neppure il governo Prodi, il male necessario per non aver fatto mai - al di là dei proclami - un vero, schietto, franco spettacolo indecoroso.


14 febbraio 2010


GUFI

Poi ci applichiamo più seriamente. Anche perchè l'intervista di Walter Veltroni oggi sul Corriere della sera merita un'attenta esegesi. Per adesso ci basta segnalare un paio di passaggi. Il primo: "Se il 28 marzo saranno confermati i dati delle politiche 2008, e visti i candidati della destra, il centrosinistra conquisterà 7 o 8 regioni". Cioè: avrei potuto vincere anch'io, se non mi avessero disarcionato. Ergo la "retorica del partito organizzato" non aggiunge nulla. A parte che non esiste controprova - cioè: ammesso che il Pd non perda, non sarebbe dimostrato che avrebbe vinto anche con Veltroni segretario - a parte questo, c'è un secondo passaggio secondo noi molto più significativo. Veltroni afferma che è ora di finirla di considerare la politica come una professione. Essa è, al netto di ogni retorica eh, una vocazione. E lui questa verità l'ha capita guardando in faccia una nuova generazione di politici: "Ce ne sono tantissimi in giro che hanno la luce negli occhi". Tra questi c'è sicuramente chi, con una vittoria di Bersani, sarebbe costretto a prendere il primo aereo per il Burkina Faso. Stavolta. Forse.


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29 gennaio 2010


IL GARABOMBO COME FA?



Ci ha provato. Parecchie volte. Dando l'idea di non averne neppure tanta voglia, ma questa – in fondo – è solo tattica. Che però adesso Walter Veltroni, sempre attento alle mode e ai must della sinistra ye-ye, voglia rientrare nel giro dichiarando “io sono come Garabombo” la dice lunga sul suo grado di bollitura. Paragonarsi a un personaggio letterario dello scrittore peruviano Manuel Scorza è infatti un errore innanzitutto politico. Le donne col mocassino basso e i movimentisti brizzolati non leggono più autori latinoamericani, da un pezzo. E Veltroni fa un po' tenerezza con quel suo mantello da Mago Zurlì.


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27 ottobre 2009


MA MI SA CHE NON ACCETTA CHE' C'E' DA GIOCARSELA

Adesso bisognerebbe evitare di presentare Veltroni alla Regione Lazio


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26 agosto 2009


ALTRI AUTORI ALTRI NO

Nonostante tutto alla fine l’ho letto, Gomorradirobertosaviano. L’ho letto perché poi, a forza di tirarsela da no-sayer, uno finisce per fare il bastian contrario di se stesso.

Stavolta però non credo che commetterò lo stesso errore.


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3 luglio 2009


VOGLIAMO IL TEMPO MASSIMO

"Gli (a Veltroni, ndb) si dovrebbe riconoscere un merito non piccolo. Con la creazione del Pd ha salvato la barca del riformismo italiano un attimo prima dello schianto dei socialismi europei (...) E in fondo la questione vera di cui forse si discuterà al prossimo congresso del Pd, fra un accoltellamento e l'altro, è rimasta quella. Se andare avanti verso la strada di un partito nuovo, che finora non c'è stato soltanto a parole. Oppure se tornare all'usato sicuro, ala prospettiva più rassicurante ma più vecchia e forse fuori tempo massimo, della socialdemocrazia".

Allora, a parte il fatto che Veltroni non ha fondato un'emerita cippa, bisognerebbe che
Curzio Maltese sapesse una cosa soltanto: la socialdemocrazia in Italia non è mai esistita e, dunque, Veltroni non ha salvato nulla. Il partito nuovo in Italia è proprio la socialdemocrazia. Cioè l'usato sicuro.


16 giugno 2009


QUA SI TORNA AL 16%

Antonio Polito oggi sul Riformista parla della discesa in campo di Veltroni al fianco di Franceschini. Il passaggio più significativo è il seguente e prende le mosse dal riconoscimento dell’indubitabile caos (di posizioni e di linea) che regna attualmente all’interno del Partito democratico.

“Di questo caos, l’appello per il voto a Franceschini è una specie di summa. Veltroni – seguendo il solito schema nuovo vs. vecchio – invita infatti a tornare al nuovo, cioè a se stesso, cioè al Lingotto. Ora già l’idea di tornare la nuovo ha qualcosa di paradossale (…) Veltroni precisa che ‘bisogna andare avanti evitando di ripetere di errori compiuti e correggendo radicalmente un modo di essere e di fare che ci ha fatto solo male’. Perfetto: e quali sono – di grazia – gli ‘errori compiuti’? E come – di grazia – vanno corretti? L’idea che l’ex segretario accredita, fin dal giorno delle sue dimissioni e anche prima se è per questo, è che tutto era giusto, tutto fissato con chiarezza al Lingotto, ma poi ‘laceranti e troppo spesso sotterranei scontri interni, un gioco perverso di posizionamenti individuali e di manovre di corrente’, ha reso vana questa grande opera di innovazione. E’ il solito effetto-placebo”.


13 maggio 2009


LA SCOPERTA DI VELTRONI

Visti gli ultimi endorsement da parte di intellettuali girotondini, sinistra forcaiola e magistrati di piazza va a finire che a Di Pietro qualcuno proporrà, magari in futuro, di fare il sindaco di Bologna. Con la differenza cruciale che lui non è uno che si accontenta.


21 febbraio 2009


ADELANTE ADELANTE



Massimo D'Alema: "Ho stima di Franceschini. Se questa sarà la soluzione, avrà bisogno di un forte consenso, perché prima delle elezioni di giugno si dovranno sciogliere nodi complessi, a partire dalla collocazione del Pd tra le famiglie politiche europee, altro tema che abbiamo rinviato troppo a lungo".

Considero questo il passaggio cruciale dell'intervista di D'Alema a Repubblica. Perchè se si vogliono salvare le elezioni europee beh, non si salvano mica con Franceschini. Possibile che sfugga il piccolo particolare che bisogna decidere - possibilmente prima - se il Pd si debba considerare affine alla socialdemocrazia europea o alla tradizione popolare di centro? E Franceschini non è la persona adatta per fare questa scelta che - lo ripeto - deve essere fatta presto, altrimenti molta gente a votare non ci andrà. E poi scusate, ma se si deve perdere di brutto meglio perdere alle europee che alle politiche, no? Prima si dà una sterzata vera e meglio è e la sterzata non è certo rappresentata da un accordicchio intorno al vice di Veltroni che - lo vogliamo dire? - a sinistra non rappresenta un fico secco. Insomma io sono sicuro che con Franceschini non si prendano più voti che con un partito immerso nell'ennesima fase costituente: primarie o congresso o cos'altro non saprei, ma l'attesa no. Mai come in questo momento andare avanti con raziocinio significa rischiare. Da perdere non c'è più nulla.


19 febbraio 2009


FRANCESCHINI

 


18 febbraio 2009


C'HA FOTTUTO L'ANTISOCIALISMO?

"Tanto la ‘modernizzazione’ dalemiana diretta a costruire un grande partito riformista maggioritario, quanto l’‘ulivismo’ veltroniano poi sfociato nella costruzione di un Pd autonomo e autosufficiente, sono stati tentativi nobili, intelligenti e non privi, a fasi alterne, di qualche successo. Ma entrambi sono falliti.

Perché i due figli migliori della tradizione comunista italiana, una volta usciti dal tempio in fiamme in cui erano cresciuti, non sono riusciti a combinare un granché nel grande mondo secolarizzato della Seconda repubblica? Se Veltroni e D’Alema hanno fallito, è perché il Pci ha fallito: non soltanto perché ha congelato la sinistra italiana per un cinquantennio, ma anche, e soprattutto, perché anziché conservarla l’ha fatta piano piano marcire.

È con Berlinguer che la sinistra va definitivamente – cioè culturalmente – in malora. Dopo il fallimento del ‘compromesso storico’ e la rottura con l’Urss sull’Afghanistan, anziché rifondare il Pci come grande partito socialdemocratico europeo, Berlinguer si trincera nel radicalismo identitario; sbandiera la ‘diversità’ e ne fa l’incolmabile fossato che sulla ‘questione morale’ separa il Pci da tutti gli altri; rispolvera il ‘pacifismo’ antiamericano e antioccidentale. Nell’ultimo Berlinguer ci sono già tutte le premesse teoriche e politiche tanto della ‘sinistra antagonista’ quanto del giustizialismo dipietrista.

Veltroni e D’Alema, che non sono mai stati né estremisti né giustizialisti, condividono però del berlinguerismo il tratto essenziale, il gene originario che ne ha prodotto tutte le scelte, dal ‘compromesso storico’ al referendum sulla scala mobile: l’antisocialismo. L’unica vera stella polare di Berlinguer è stato l’antisocialismo, cioè la lotta con ogni mezzo e senza quartiere per conservare sulla sinistra italiana un’egemonia che a partire dal Sessantotto aveva cominciato a scricchiolare, e che a molti sembrava oramai incapace di cogliere la modernità. È per sconfiggere i socialisti che Berlinguer si allea con la Dc anziché proporsi di sostituirla al governo, come sarebbe stato ovvio e naturale. È quest’alleanza innaturale che segna tutta la sua parabola politica.

Il fatto è che quest’alleanza segna anche la parabola dei suoi eredi più brillanti. Né D’Alema né Veltroni vogliono sentir parlare di tradizione socialista o socialdemocratica, se non strumentalmente. Al contrario, è sempre alla Dc – a quel che resta della sinistra democristiana dopo Tangentopoli – che si rivolgono: D’Alema per farci un’alleanza politica (il centro-sinistra con il trattino), Veltroni per farci un partito unico (il Pd, appunto).

In altre parole: anziché mettere a disposizione le energie del Pci per un progetto autenticamente nuovo, e con una nuova leadership, D’Alema e Veltroni hanno cercato fino all’ultimo di conservare il berlinguerismo. È per questo che hanno fallito. Ed è per questo che, in tutta sincerità, considero fuori tempo massimo, e votata all’insuccesso, la candidatura di Bersani. Per chi è cresciuto alla vita adulta e alla politica nel Partito comunista, prenderne atto è motivo di dolore. Tuttavia, oggi è anche un giorno benaugurante per la sinistra italiana: il Novecento si chiude, il Pci si è infine spento. Un partito socialista, laico e libertario è finalmente possibile".

Questa analisi è di Fabrizio Rondolino. Io un po' sono d'accordo e un po' no. Sono d'accordo sul fatto che l'antisocialismo ha fottuto il Pci, ma ho presente cos'era il socialismo in Italia e - soprattutto - il fatto che il Muro era ancora bello saldo e in piedi e ipotesi di governi senza la Dc non erano pensabili. Sono d'accordo che l'avvitamento identitario è sempre (e sottolineo, sempre) sintomo di debolezza. Sono d'accordo che Berlinguer sia stato (e sia) sovrastimato e che D'Alema e Veltroni siano forse rimasti prigionieri dei suoi schemi. Devo ragionare però ancora a lungo sul passaggio centrale della riflessione di Rondolino, perchè un'idea ferma non ce l'ho: dobbiamo fare il partito libertario e socialista lasciando i cattolici progressisti al loro destino? In altre parole, dobbiamo mandare a ramengo il Partito democratico rischiando che si riformi un Centro cattolico antistorico e fuori tempo massimo? Fino a che punto deve spingersi il coraggio politico? E dove inizia l'azzardo?


17 febbraio 2009


WALTER IL MAGO

Comunque Veltroni è uno che se c'è da andarsene se ne va. Come quella volta in cui - come si spiega qui - da buon illusionista "sparisce dal suo ufficio di segretario al Botteghino un secondo prima che sul partito si abbatta il peggior risultato della storia". Era il 2001, per la cronaca. Ecco, se la mossa è uscire di scena per dimostrare che senza di lui si passa dal 30% e rotti della politiche al 16,6% delle europee, beh... allora Tony Binarelli è una mezza cartuccia.

p.s. a me pare che Veltroni si sia messo a prodeggiare (se sono io il problema me ne vado, poi vediamo come fate!). E questa è la miglior vendetta di Prodi. Fossi un direttore di giornale manderei la mia firma migliore a Bologna.


14 febbraio 2009


I NOSTRI IMPRENDITORI

«C'è una singolare acquiescenza di Confindustria con il governo: è impressionante. (...) Siccome hanno bisogno dei favori del governo, in questo momento non hanno la forza di rappresentare in modo adeguato l'interesse del mondo delle imprese».

Onestamente ritengo che Massimo D'Alema stavolta, per troppa bontà, prenda una cantonata: Confindustria ha sempre avuto bisogno dei favori del governo. Non si capisce quindi a chi si rivolga il corporativo Veltroni quando dice lavoratori e imprenditori di tutto il mondo unitevi.

p.s. non lasciatevi ingannare dal link e dalla necessità degli effetti speciali insita nel medium blog: Ernesto Rossi non scrisse un libro da fricchettoni e vale la pena leggerlo se si vuole capire come mai la nostra classe imprenditoriale si sia lasciata rappresentare per lunghissimi anni da Luca Cordero di Montezemolo.


8 febbraio 2009


DAI SOVIET A PUTIN

Io non sono tra coloro che la Costituzione-non-si-tocca. Rispondere quindi "Berlusconi si deve inchinare davanti alla Costituzione" un po' mi diverte e un po' mi preoccupa. Mi preoccupa da elettore del Pd innanzitutto, perchè una risposta "che prescinde dal merito drammatico della vicenda" (Englaro, ndb) non mi sta bene. Tu di quel merito drammatico devi parlare, magari non proprio in maniera definitiva, ma qualcosa la devi pur articolare. Quanto alla Costituzione l'unica osservazione sensata da fare era che, ammesso che fosse stata scritta sotto l'occhio vigile di Stalin (e così - storicamente - non è), non mi pare una buona ragione per passare dai soviet a Putin.


22 dicembre 2008


FINI' CON I CAMPI ALLE ORTICHE

Si fa presto a dire reverendo Jones. A me la guida di Veltroni fa più pensare a un altro Jones: il suonatore. Uno che piglia lucciole per lanterne e che vede in un vortice di polvere una gonna. Uno che sente la terra vibrare al suono di sondaggi favorevoli ma alla fine non si accorge (ma forse sì, chissà) che si trattava soltanto del suo cuore, un battito che era una proiezione di volontà più che un'illusione senza riscontro nel reale. Uno che non capisce che se un campo è coltivato e un partito è strutturato ciò non vuol necessariamente dire che la libertà è stata messa a dormire. Ma quale libertà è possibile in un campo non zappettato? Il territorio va controllato, irrigato, recintato sennò il raccolto va a ramengo. Certo, la conduzione poetica dell'esistenza, il saper suonare, il gusto che si prova nel lasciarsi ascoltare è una sirena infida. Ma ci sono molte controindicazioni. Una di queste, checchè ne dicano Fabrizio De Andrè ed Edgar Lee Masters, è il rimpianto. Perchè non mi si venga a dire, per cortesia, che il ridere rauco dà voti.


19 dicembre 2008


UNA PROPOSTA DI PANCIA

Dopo aver appreso questa notizia ho pensato che Roberto Saviano potrebbe essere un buon insegnante di anatomia politica. Del Mezzogiorno, si capisce.

“La questione delle armi è tenuta nascosta nel budello dell’economia, chiusa in un pancreas di silenzio

“Ficcare oltre 200 colpi nell’auto e oltre 40 nel corpo è invece un modo assoluto di cancellarti dal fegato della terra”.

p.s. ebbene sì, a differenza di quanto dicevo qui, Gomorra l’ho letto e sottolineato. E l’ho fatto per voi, è chiaro?


5 dicembre 2008


UNFIT



Walter Veltroni
 ritiene un onore essere considerato nemico da Licio Gelli: "In ogni caso, che il capo della ex loggia mi attacchi personalmente, per me non può che essere un onore". Licio Gelli - sempre in ogni caso - ha espresso in realtà un altro concetto: "Walter Veltroni dovrebbe scomparire poichè fa promesse che non può mantenere. La sinistra di oggi non farebbe paura alla P2. Oggi per difendersi dagli eredi del Pci non ci sarebbe neanche bisogno di una Loggia". Insomma, Veltroni smetta di pavoneggiarsi. Nella fattispecie non può essere applicata la massima mussoliniana "molti nemici, molto onore", bensì una meno alata battuta da avanspettacolo: "Scansate, regazzì!"

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