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Antipixel di Lamianotizia 


8 febbraio 2008


POI PARLEREMO DEL FUTURO

Le dichiarazioni di ieri di Romano Prodi ("andremo da soli") ci danno la possibilità di ritornare su un concetto che i nostri ventiquattro lettori sanno esserci molto caro: Prodi come causa e non vittima della crisi del centrosinistra. A parte che per ragioni se non altro tattiche sarebbe bene tenere il vecchio professore a casa e non a scorrazzare tra loft e calate dei vecchi moli, è senza dubbio sbalorditivo il fatto che il campione del gioco di sponda con Bertinotti - lo ricordate l'inizio di legislatura e l'elezione del subcomandante alla presidenza della Camera? - ora diventi il garante della rupture veltroniana: al di là dei giudizi sulla mossa tattica di Veltroni, ci pare semplicemente che non sia serio.
Non staremo a fare discorsi definitivi (e anche un po' ingenerosi) 
come Polito o come Festa, ma vorremmo far semplicemente osservare che l'obiettivo del 2006 era la spallata, quella sì definitiva, a Berlusconi. Prodi non c'è riuscito e ha perso le elezioni. Sì, certo, Berlusconi ha dato fondo a tutte le sue energie di combattente e di possessore di risorse mediatiche, ma un leone del Panshir diventa un drago se di fronte gli si mette un bolso, un cotto, un bollito. Lo stesso bollito che, a ridosso della prova elettorale del 2006, difese svogliatamente le truppe scelte del suo schieramento quando furono vergognosamente messe sotto accusa (di cosa poi?) per la faccenda Unipol. Era convinto di aver ormai vinto, lui e gli altri campioni della Margherita che a quel tempo, col Pd ancora nel limbo, giocavano alla competition. Prodi è la causa numero uno della crisi del centrosinistra e dell'ultimo governo. Quando Scalfari passa in rassegna le ragioni della sua caduta se ne dimentica una: sè stesso. Quando Ernesto Galli della Loggia ammette che in fondo Prodi nel 2006 era già andato oltre il consentito poichè, si sa, l'Italia è un paese di destra moderata, omette un piccolo particolare: Prodi si è mangiato in poco più di un mese dieci punti di vantaggio su Berlusconi. Non ci sembra poco.
E' per questo che quando Prodi scende le scale del loft e rilascia interviste affiancato da Sircana, quando leggiamo le sue dichiarazioni, quando vediamo le sue foto sui giornali, diciamo: basta, basta, basta.

p.s. poi parleremo anche delle responsabilità della classe dirigente Ds in questa vicenda e la metteremo a confronto con l'irresponsabilità (irresponsabilità?) dell'attuale classe dirigente Pd.


3 febbraio 2008


"ROSSI... NERI... ALLA FINE TUTTI UGUALI"

«Per dirla con Blair, i problemi del governo delle società moderne sono sempre meno 'un affare di destra e sinistra', e sempre più una scelta 'tra torto e ragione', una lotta del 'domani contro ieri'».

Questa osservazione di Antonio Polito sul Foglio di venerdì scorso, osservazione peraltro spiegata diffusamente in questo suo libro, non è del tutto sbagliata. Però, come tutte le cose perfettamente evidenti nella loro ragionevolezza (poiché in sintonia coi tempi), meriterebbe di essere un po' problematizzata. Essenzialmente per due motivi. Innanzitutto suona troppo scientifica: ci sono un torto e una ragione oggettivi, senza scarti, scientificamente dati, appunto. Talmente dati che verrebbe da chiedersi chi siano i datori. Secondo: come dicevo qui, ho il forte timore che questo scientismo economico-sociale rappresenti la mutazione genetica del qualunquismo à la Alberto Sordi.


23 novembre 2007


PARLARE CON LUI

Così, perchè a volte è meglio tornare sulle cose, vi pregherei di leggere questo articolo di Antonio Polito.

"Ma se pure avessimo finalmente la sentenza passata in giudicato che il Cavaliere è un demonio, che cosa resterebbe da fare al centrosinistra se non dialogare con lui sulle riforme? (...) E allora? O ci teniamo il porcellum o trattiamo con Berlusconi"


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permalink | inviato da attentialcane il 23/11/2007 alle 16:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


12 giugno 2007


LAPO FIGLIO DEL ‘68

Lì per lì anch’io avevo pensato che l’intervista a Lapo Elkann fosse emblematica di questi tempi qua, ma non sapevo come dirlo. Poi oggi ho visto il pezzo di Antonio Polito (“Non-essere Lapo”, che vi prego di leggere tutto) e ho pensato che non si poteva scrivere un giudizio migliore su quella sbrodolata di vitalismo egotista. Compreso il giudizio sul ’68 che Polito mutua dall’Adornato di Oltre la sinistra. Cioè: il lascito del ’68 (e del ’77), ora che non c'è più il filtro dei grandi movimenti collettivi, è “mitologia dell’autorealizzazione personale”

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