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attentialcane [ politica e occidentalismi ]
 


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Antipixel di Lamianotizia 


18 dicembre 2008


QUESTIONE MORALE

Continua l'offensiva: cade anche l'Ambra Jovinelli. Per me, tenuto conto dell'evidenza della simbologia, domani Battista ci fa su l'editoriale.


8 dicembre 2008


LA LETTERA SCARLATTA

Oggi il Corriere della sera ospita l'ennesima variazione sul tema. Che poi sarebbe il seguente: la sinistra non diventerà mai adulta perché incapace di fare i conti col proprio passato e i nipotini di Togliatti sono affetti dal solito settarismo e che democrazia compiuta sarebbe quella italiana se alla fine si riuscisse a togliere la maschera a tutti i comunisti, a schiaffeggiarli sulla pubblica piazza e ad apporre loro una bella lettera scarlatta sul petto, non la “a” ma la “k”. L'articolo - “Dimenticare (ora) Berlinguer” - è di Pierluigi Battista, ma poteva essere di Galli della Loggia o di Panebianco: la sostanza sarebbe stata la stessa. Prendendo spunto dalla copertina dell'Espresso, Battista parla dalla presunta “alterità etica e antropologica” della sinistra. “Il Pci di Berlinguer – scrive – impugnò la bandiera della diversità (...) una superiorità non più fondata sulla conoscenza e il possesso delle leggi della storia, bensì di quelle dell'etica”. E poi chiude con un ghigno vagamente stronzetto: “Oggi quell'illusione svanisce e niente appare più autoconsolatorio che richiamarsi a un'età dell'oro...”.
Ora, qua si pensa – con Battista – che la “questione morale” di Berlinguer non sia stata una bella trovata, però si ritiene anche che sia passata. E se ne devono convincere anche al Corriere della sera, a meno che non si siano definitivamente adagiati sul teorema che i comunisti vivano (tutti) al di sopra delle proprie possibilità morali. E di teorema si tratta, tanto che – sempre oggi – per dimostrarlo intervistano il professore girotondino Ginsborg, quello del ceto medio riflessivo, uno dei campioni di questa presunta “alterità”. Il titolo è emblematico: “Questo partito può finire come il Psi”, dove per “questo partito” si intende il Pd. Magari domani intervistano Pancho Pardi e fanno scrivere l'editoriale d'apertura al pronipote di Masaniello.
La sinistra sarebbe ben stupida, se non altro per non cadere nelle trappole di Battista-Galli della Loggia-eccetera, a ritenersi eticamente migliore della destra. E comunque, a costo di fare la figura dei soliti comunisti – quelli con la “k” scarlatta appuntata sul petto – una domanda ce l'avremmo e la formuliamo con l'umiltà del caso: e se fossero gli altri ad avere il complesso di inferiorità?


21 febbraio 2008


OLTRE LA DIFFERENZIATA

Dopo i noti fatti sono molto sensibile alla raccolta differenziata. Ieri sera sono sceso per differenziare una sporta consistente di carta: fogli, riformisti, repubbliche, corrieri, stampe, eccetera. Al bussolotto mi si avvicina furtiva una signora sulla sessantina che mi fa: "Che me li può regalare?" Momento di stupore, poi si giustifica: "Sa... per il mio cagnolino". "Ma certo - le faccio io - tenga, magari Io donna non è proprio indicato", e lo getto tra carta e cartoni mentre ci sorridiamo complici. 
Ecco, non so quale insegnamento trarre da tutto ciò. La signora non sembrava una squatter, una di quelle per l'azione dimostrativa, disperata, individuale contro il sistema dei media. E neanche una semplice casalinga. Troppo sfrontata, troppo creativa. E se fosse l'avamposto delle nuove truppe cammellate di Pecoraro Scanio? Pattuglioni di cittadini che puntano direttamente al riciclo autogestito come ulteriore tappa nella battaglia al cuore dello Stato? Mi chiedevo inoltre: a chi rifileranno gli editoriali di Panebianco o di Pigi Battista riciclati?


15 gennaio 2008


BATTISTA, VOLTAIRE E IL PAPA

Vittorio Zambardino ha qualcosa di importante da dire a Pigi Battista in merito a Voltaire e alla libertà del Papa di parlare alla Sapienza.


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permalink | inviato da attentialcane il 15/1/2008 alle 11:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa


29 settembre 2007


SULLA GROPPA DELLA TIGRE



Evidentemente lì al Corriere della sera si sono resi conto che l'editoriale di Stellaieri – era un po' rozzo e oggi hanno affidato a Pigi Battista, mente più fine, un articolato approfondimento della faccenda (se qualcuno lo trova in rete faccia un fischio così metto il link). Stella – riassumo con l'accetta – aveva riesumato un vecchio editoriale di Einaudi che nel 1919 si scagliava con un linguaggio piuttosto violento contro una classe politica (“i padreterni”) giudicata inadeguata, inutile e dannosa. Attenzione – concludeva Stella – che Einaudi non era un populista e che se gli avessero dato retta non ci sarebbe stata la Marcia su Roma. Un ragionamento onestamente curioso: Einaudi poté utilizzare quel linguaggio proprio perché lisciava il pelo a una parte d'Italia che voleva spazzare via la vecchia classe dirigente liberale. La Marcia su Roma quindi fu possibile non nonostante, ma grazie anche alle invettive di gente come Einaudi. Il fascismo, almeno nelle intenzioni, voleva fare ciò che Einaudi invocava a gran voce dalle colonne del Corriere della sera.
Bene, oggi Battista torna su quell'Einaudi del '19 e scrive: “la piazza «diciannovista» è una cosa, la constatazione di una classe politica incapace persino di iniziare un ragionevole ridimensionamento dei propri conti oramai fuori controllo è un'altra cosa ancora”. Cioè: Einaudi non ha – di fatto – spianato la strada al fascismo perché lui no, lui «diciannovista», ma stiamo scherzando? Certo che Einaudi non fu un agit-prop, ma – manuale storico alla mano – non appare rilevante. Mussolini poi è salito al potere oppure no? Rispondono Battista e Stella: sì, ma perché non hanno ascoltato gente come Einaudi. Il fatto però è che molto spesso il ceto intellettuale italiano ha questo strano vezzo di salire sulla groppa della tigre infuriata e giocare a scalmanarsi insieme alla bestia. Fino a quando – qualche volta, non sempre per fortuna – la bestia si gira, vede sulla propria schiena gli amici di quelli che vorrebbe azzannare e così azzanna pure loro. Questo è capitato a tanti liberali dopo la Marcia su Roma.
Stavolta diciamo innanzitutto che Grillo non è Mussolini. Bisogna dirlo proprio per smontare le pretese di Battista che – come Stella – utilizza l'accostamento poiché gli piacerebbe “dar retta a un ipotetico nuovo Einaudi liberale”. E chi è, di grazia, quest'uomo nuovo che fa fare a Grillo il lavoro sporco e poi se ne va dritto dritto a Roma (senza sparare colpi ché l'uomo nuovo è liberale mica fascista!).
Quando suonerà l'ultima (chiamata alle riforme) – conclude Battista – potrebbe essere davvero troppo tardi”. Ma per chi? Per quelli che stanno sulla groppa della tigre?

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