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Antipixel di Lamianotizia 


1 febbraio 2011


E COMUNQUE IL MANIFESTO DI VERONA RIMASE SOLO UN MANIFESTO



Che lo smagato Nicola Porro faccia finta di crederci è una notizia. Ritenere che la sterzata di Berlusconi – modifica art. 41 + diminuzione pressione fiscale + semplificazione delle regole – non sia soltanto una trovata tattica per togliersi dall’angolo cui Ruby e le altre lo hanno cacciato, ma – finalmente – l’aurora della tante volte promessa rivoluzione liberale è di un’ingenuità che sfiora il candore. Scrive Porro: “Importa poco per quale motivo Reagan e Thatcher abbiano liberalizzato il proprio paese: il punto è che l’hanno fatto. Ruby come le Falkland”. Ora però – e sta qui l’ingenuità – se Ruby sta alle Falkland, Berlusconi non è detto che stia alla Thatcher. Per la semplice ragione che è più o meno da 15 anni che il Cavaliere lo dice e, pur avendo avuto maggioranze schiaccianti, non è mai stato in grado di fare alcunché. Il punto – caro Porro – è proprio questo, e mi metto nei panni di un elettore di destra: loro lo hanno fatto, Berlusconi no. E non si capisce perché debba avere la forza di farlo ora.
E’ un po’ come quel tale che, iniziata la carriera da socialista e andato al potere grazie all’appoggio degli industriali, riscoprì – dopo l’8 settembre – l’afflato sociale perduto. Ecco, si potrebbe dire che Berlusconi sta a Porro come Mussolini a Bombacci.


29 aprile 2009


FAUSTO BOMBACCI



Ci devo pensare bene però, tenuto conto dei
trascorsi di recensore, probabilmente leggerò l'ultimo libro di Fausto Bertinotti, che si intitola Devi augurarti che la strada sia lunga. Dall'articolo (forse) di Stefano Di Michele oggi sul Foglio sembra si tratti di una sorta di triste bilancio sulla sconfitta definitiva della (sua) sinistra. "E' un libro - scrive Di Michele - che comincia evocando macerie (c'è il piccolo Fausto affacciato alla finestra della sua casa di ringhiera, a Milano, che osserva la città con ancora i segni dei bombardamenti) e che su delle macerie, stavolta politiche, si chiude". A parte il fatto che questa storia della casa di ringhiera è una cosa ricicciata (vedi Il ragazzo con la maglietta a strisce) e che ha anche un po' rotto i coglioni, a me un Bertinotti evoliano "in piedi sulle macerie" un po' mi intriga e un po' mi fa teneramente sorridere.

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