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Antipixel di Lamianotizia 


15 aprile 2012


SE MARONI SI DALEMIZZA

Roberto Maroni sta attento a non stravincere. Anche se – intervistato oggi da Aldo Cazzullo - appare più che mai deciso ad andare fino in fondo. Vuole cambiare i connotati di un partito nato intorno al Santo Fondatore (“il prossimo segretario sarà un primus inter pares. Se no frana tutto”), difende, in realtà piuttosto tiepidamente, Umberto Bossi (“è un tributo che gli devo”), si dalemizza e fa il king maker (“se il congresso eleggesse un segretario veneto sarei l'uomo più felice del mondo”).

Per una sorta di par condicio verde, il Corriere della sera dunque, dopo aver intervistato ieri Rosi Mauro, sente oggi Roberto Maroni. L'ex ministro degli interni dichiara che la Lega non avrà più un leader carismatico e – ecco la notizia – che quel leader potrebbe non essere lui. Un modo diretto per rispondere alle accuse della vice presidente del Senato che gli aveva imputato un “comportamento negli ultimi due anni estremamente duro. Tanto duro da essere sospetto”. Per Rosi Mauro, Maroni vuole “prendersi la Lega” anche se “ogni volta che gli chiedono se ambisce a prendere il posto di Bossi, lui smentisce”.

In realtà – al netto della inevitabile dissimulazione – l'intervista di oggi ribadisce una tattica ormai chiara: Maroni la Lega vuole prendersela eccome, perché ritiene che per salvare il partito occorra assumere in proprio la gestione della casa del Padre. Anche se questa azione non passa necessariamente dalla conquista della cadrega di segretario, ma presuppone – questo sì – un ribaltamento dell'impostazione tribale di gestione del potere. Basta con le acclamazioni e l'accondiscendenza verso il capo, via libera a discussioni aperte senza il timore del peccato di lesa maestà. E possibilmente senza l'ingombro di un Padre ancora molto utile dal punto di vista simbolico, ma ormai inservibile sotto il profilo politico. E' per questo che in apertura Maroni risponde a Cazzullo che gli “pare impossibile che (Bossi) fosse consapevole di quanto accadeva”. Salvo poi ribadire che “se verrà accertato il contrario me ne dispiacerò (…) in ogni caso, stiamo facendo le nostre verifiche interne”. Un po' tiepida come difesa, non trovate?

In realtà alla Lega sta accadendo quanto cercavamo di spiegare qui, ricordando un passaggio di Edmondo Berselli ne Il più mancino dei tiri: per sopravvivere il Carroccio deve trasformarsi da movimento che mira all'unità a partito che persegue l'unitarietà. L'unità ha bisogno del capo carismatico e del grido di battaglia, l'unitarietà di qualcuno che tenga insieme tutti, di un tessitore. L'unità è un punto di partenza (viste le ultime vicende, ormai piuttosto lontano), l'unitarietà un esito, un approdo, una conquista che scaturisce da un processo politico.

Dopo i sospetti di tradimento e di cinismo (Rosi Mauro forse pensava a questo quando parlava di “durezza”), l'impressione è che Maroni – pur deciso a rivoltare il partito come un calzino – non ritenga più di essere spendibile come pacificatore e tessitore. Questo è il motivo per il quale potrebbe farsi da parte (“non mi considero anziano, ma certo faccio parte della prima stagione”) e lasciare il campo a quella che definisce “Lega 2.0”.

Questa mossa ricorda molto il D'Alema degli ultimi anni, apparentemente defilato, manovratore desideroso di lanciare volate e stoppare velleità, ma sostanzialmente lontano dall'assunzione in prima persona di responsabilità dirette. Secondo alcuni – e anche per chi scrive – questo ha rappresentato un impoverimento per tutta la sinistra. Fossi un leghista consiglierei a Maroni di non commettere lo stesso errore.


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19 febbraio 2012


PENSIERI A RITROSO

Con D’Alema si discuteva di cose serie, se fondare un partito democratico o puntare sul modello della socialdemocrazia, se far vivere o morire il governo Prodi… ma lasciamo perdere, quel tempo è passato”

Ci sono molte cose curiose in questa intervista di Walter Veltroni oggi su Repubblica. Innanzitutto il passaggio in cui ritiene che dopo Monti si possa fare a meno dei partiti classici in favore di “pensieri lunghi” non meglio identificati – Plcs (Pensiero lungo di centrosinistra), Pldl (Pensiero lungo delle libertà) eccetera. Ma ancor più curioso è il mood, questo sguardo dritto verso un futuro mai esplorato, sì insomma questa ennesima rinascita dalle ceneri di uno che – invece – non rinuncia mai a tirare stilettate al vecchio avversario di sempre e sempre sulla stessa faccenda: la caduta del governo Prodi. Che, se ci pensate, è un modo piuttosto singolare di inaugurare la stagione dei pensieri lunghi.


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19 aprile 2011


"CHE VUOI? CHE GLI VADO A MENARE?"

A forza di farsi dettare la linea da Paolo Flores D’Arcais (e dalla moglie di Roberto Vecchioni) la sinistra si è cacciata mani e piedi in una situazione che la porterà nuovamente all’irrilevanza politica. Ha ragione Fabrizio Rondolino: l’Italia ha bisogno di essere liberata dall’anti-berlusconismo, con la Bicamerale ci stava quasi riuscendo e le uniche elezioni vinte dalla sinistra in maniera limpida furono quelle del ’96, quando Berlusconi fu trattato da avversario politico e non da genio del male. Adesso però temo che sia tardi. Adesso entra in pista lui e francamente non si capisce perché mai Ichino, Cacciari e Rossi debbano essere – ammesso che lo saranno – ministri di un governo Montezemolo e non ministri di un governo di sinistra vera e non pugnettara.


3 febbraio 2011


AMMUCCHIATE PER UN MASSACRO

Giampaolo Pansa ricostruisce un po’ di storia recente e paragona la proposta D’Alema (Alleanza costituente) all’Ulivo del ’96 che fece vincere le elezioni a Prodi. Si dimentica una cosa, però. Stavolta – oltre a Vendola, il nuovo “Parolaio” che pare aver preso in mano lo scettro di Bertinotti – la compagnia dovrebbe essere leggermente più affollata, visto che la platea di “chi ci sta” comprende anche Fini. Certo, quella era un’alleanza per governare, questo qua sembrerebbe essere poco più di un accordo elettorale per decidere di cambiare tre o quattro cose e poi tornare a votare.
Continuo a ritenere questo simulacro di Cln la prova provata della sconfitta della sinistra. Anche - forse soprattutto - di quella che vinse nel ‘96.


31 gennaio 2011


SI FA PRESTO A DIRE CLN

Per assurdo mi potrebbe stare anche bene, anche se credo che la proposta di un'alleanza costituente sia soltanto il tentativo di mascherare la grande sconfitta del Pd come forza in grado di rappresentare un'alternativa credibile a Berlusconi. Una forza che non ha saputo cavare un ragno dal buco in tutti questi anni e che adesso pretende che si stia insieme a Fini e a Casini. E a proposito di Fini e delle sue vicende cognatesche, non è vero che "ciò che gli si imputa non ha alcuna rilevanza pubblica". D'Alema non può fare lo gnorri.


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17 agosto 2010


KORDOGLIO


10 luglio 2010


AVVISTATO BURUMA A BRACCETTO DI D'ALEMA

"Permettere che il passato offuschi la nostra facoltà di critica mina la democrazia israeliana, e potrebbe dar luogo ad altre pericolose conseguenze in futuro"

Con un po' di ritardo diciamo che l'analisi di Ian Buruma non ci dispiace per niente


8 maggio 2010


FRANCAMENTE

Se Totti invece di tirargli un calcione torpignattarico gli avesse semplicemente detto - al Balotelli - "vada a farsi fottere", ecco, sarebbe stato tutto molto più accettabile.


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4 maggio 2010


UNA REAZIONE NORMALE

Non è un bello spettacolo vedere Massimo D'Alema che perde le staffe a Ballarò e manda a farsi fottere (letteralmente) il vicedirettore del Giornale Sallusti e poi gli dice che il suo padrone gli paga le signorine. Perchè vabbè che bisogna finirla con questa storia un po' snob della diversità antropologica della sinistra, però comportarsi come nei programmmi della De Filippi mi pare francamente eccessivo.


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22 aprile 2010


UN PO' DI BENCHMARKING, COMPAGNI

Che sulla scazzottata verbale tra Berlusconi e Fini Mara Carfagna abbia detto stasera - da Santoro - che "è un confronto vero come si usa in partito serio" un po' fa ridere. Pareva di stare a sentire la vecchia tiritera delle sezioni Pci, dove ci si divideva sempre "aspramente" e con un "confronto franco e schietto" e poi - invece - c'erano i coltellacci a serramanico nascosti nel ciclostile. Il che la dice lunga di come sia messo il Pdl.
Ma ancora di più fa ridere Pierluigi Bersani che, sulla baruffa alla direzione Pdl, si lascia andare ad un giudizio sinceramente un po' conformista. Magari sei stato colto di sorpresa o forse pensavi ad altro, però non puoi limitarti a dire "spettacolo indecoroso". Perchè che caspita significa "spettacolo indecoroso"? Cosa aggiunge al dibattito politico "spettacolo indecoroso"? E - soprattutto - che razza di opposizione pensi di fare dichiarando "spettacolo indecoroso"?

Che se D'Alema e Veltroni avessero fatto lo stesso - quando avevano 25 anni - noi adesso Berlusconi non lo avremmo lì. E non avremmo avuto neppure il governo Prodi, il male necessario per non aver fatto mai - al di là dei proclami - un vero, schietto, franco spettacolo indecoroso.


26 gennaio 2010


PADRENOBILE DELLE NEVI


Romano Prodi, con uno spirito di rivalsa da psicanalizzare, riferisce a Repubblica che, in fila allo skilift di Campolongo, gli hanno chiesto: “Ma chi comanda nel Pd?”. E lui niente, zitto. Gli altri se ne andavano su in pista, uno ad uno, e lui lì, muto come un pupazzo di neve. “Perché – dice – ormai sono fuori, e quando si è fuori si è fuori...”.
Proviamo a rispondere noi allora: nel Pd comandano gli stessi che, per la sola ragione che aveva già battuto Berlusconi (come se contro il Brasile dovessimo giocare ancora con Paolo Rossi) hanno commesso l'errore di tenerlo dentro e candidarlo come premier nel 2006, buttando via – per mancanza di coraggio – una vittoria già in tasca.


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20 gennaio 2010


BAMBOCCIA

"... e così ci siamo trovati in queste strane primarie che dureranno fino a domenica, quando si voterà. Appena sei giorni di campagna elettorale tra me, Boccia e la sua balia..."
La balia di Boccia, scusi, chi sarebbe?
"D'Alema"

(Nichi Vendola sul 
Corriere della sera)


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20 dicembre 2009


IL VERO INCIUCIO E' L'AVENTINO

Piero Fassino: "Il confronto sulle riforme da 20 anni nel nostro paese non ha prodotto altro che o una crisi di governo o elezioni anticipate"

Al netto della paura delle elezioni (legittimissima, in realtà) e della necessità di dire bianco se D'Alema dice nero, qualcuno dovrebbe ricordare a Fassino che in Italia c'è un governo di centrodestra.


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15 giugno 2009


DI CATTEDRALI E DI SCOSSE

A proposito di quanto si andava dicendo qui, Massimo D'Alema - a margine delle scosse - ha dichiarato: "Noi abbiamo fondato il Pd non per eliminare la sinistra ma per eliminare il trattino". Ecco, se Letta per "socialdemocrazia" intendeva "sinistra", beh non si può chiedere ad un partito di centrosinistra senza trattino di abbandonare la sua parte di sinistra altrimenti sarebbe una specie di Democrazia cristiana.


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14 giugno 2009


UNA CATTEDRALE NEI BALCANI



Tenuto conto delle molte autocandidature alla guida del Pd in vista del prossimo congresso, anche Enrico Letta - come altri - teme la balcanizzazione: "La balcanizzazione non ci aiuta - dice in un'intervista oggi sul Corriere della sera - semmai è importante aggregare". Poi però, poco sotto, lo stesso Letta parla di un altro tipo di balcanizzazione che giudica invece auspicabile, e cioè quella del "mondo ex ds" che "sarebbe bene si dividesse tra più candidati, per evitare l'errore del 2007, quando attorno a Veltroni si strinsero sia sostenitori sia detrattori". 
Ora mi chiedo: ma che tipo di partito vuole Letta? Sì, perchè in fondo non ci troverei nulla di male se una parte consistente del Pd si aggregasse intorno ad alcuni punti programmatici che mettano d'accordo un'anima certamente importante del partito. Poi al congresso (chè servono a questo, i congressi) ci si conta e si decide se quei punti possono essere assunti da tutti. Perchè mai voler dividere ciò che invece bisognerebbe cercare di far unire, se non altro per semplificare l'offerta? Per paura dei numeri?
Il punto cruciale dell'intervista ad Aldo Cazzullo è però un altro. Letta annuncia di essere pronto a scendere in campo per Bersani "se viene archiviata la socialdemocrazia come hanno fatto gli elettori europei". In realtà il problema è che l'ex Pci socialdemocratico lo è stato molto poco e dunque non si vede cosa debba abiurare Bersani per meritare l'appoggio di Letta. Se lo spauracchio di tutti gli ex democristiani, dal trinariciuto Fioroni al più presentabile Letta, è la vecchia tradizione di sinistra, ci si può mettere sempre d'accordo sulle parole: non chiamiamola socialdemocrazia - che per la cronaca non vuol dire piano quinquennale - bensì mercato regolato. Andrebbe bene? Il fatto è che si registra lo stesso identico movimento avvolgente nei confronti degli ex ds, prima troppo comunisti, ora troppo socialdemocratici, domani - chissà - troppo blairiani. Il tentativo di disinnescare la bomba della conta non è nuovo ed è il medesimo che portò irresponsabilmente all'azzoppamento della vittoria del 2006, quando Rutelli e Prodi giocarono col fuoco convinti che si sarebbe sbaragliato il nemico e sarebbe stato più utile ridimensionare gli ex ds. La curiosa richiesta che Letta fa a Bersani oggi è figlia di quella filosofia. Ma perchè mai Bersani dovrebbe segare il ramo su cui è seduto? Per favorire l'aggregazione con Letta e portare così i Balcani in casa propria? Dice: ma così Bersani non potrà essere mai leader perchè mirerà a metter d'accordo i suoi e invece il Pd è un partito nuovo, diverso, le famiglie di provenienza non contano. Ok, ma non devono contare per nessuno, neanche per i vecchi e i nuovi democristiani.
Ma poi, magari, è tutto inutile: noi qui a spaccare il capello in quattro mentre il "mondo ex ds" è diviso da un pezzo senza possibilità di essere messo insieme nè da Bersani nè da Napo orso capo. In fondo è questo il motivo per il quale siamo stati costretti prima a votare Prodi, poi a ingoiare senza fiatare Franceschini e ora a leggere le lezioncine del costruttore di cattedrali Letta.


14 giugno 2009


"NON TOCCHERA' PALLA NEMMENO QUESTA VOLTA"

E se avesse ragione lui?


27 febbraio 2009


"FATELA FINITA"

Toh!


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21 febbraio 2009


ADELANTE ADELANTE



Massimo D'Alema: "Ho stima di Franceschini. Se questa sarà la soluzione, avrà bisogno di un forte consenso, perché prima delle elezioni di giugno si dovranno sciogliere nodi complessi, a partire dalla collocazione del Pd tra le famiglie politiche europee, altro tema che abbiamo rinviato troppo a lungo".

Considero questo il passaggio cruciale dell'intervista di D'Alema a Repubblica. Perchè se si vogliono salvare le elezioni europee beh, non si salvano mica con Franceschini. Possibile che sfugga il piccolo particolare che bisogna decidere - possibilmente prima - se il Pd si debba considerare affine alla socialdemocrazia europea o alla tradizione popolare di centro? E Franceschini non è la persona adatta per fare questa scelta che - lo ripeto - deve essere fatta presto, altrimenti molta gente a votare non ci andrà. E poi scusate, ma se si deve perdere di brutto meglio perdere alle europee che alle politiche, no? Prima si dà una sterzata vera e meglio è e la sterzata non è certo rappresentata da un accordicchio intorno al vice di Veltroni che - lo vogliamo dire? - a sinistra non rappresenta un fico secco. Insomma io sono sicuro che con Franceschini non si prendano più voti che con un partito immerso nell'ennesima fase costituente: primarie o congresso o cos'altro non saprei, ma l'attesa no. Mai come in questo momento andare avanti con raziocinio significa rischiare. Da perdere non c'è più nulla.


18 febbraio 2009


C'HA FOTTUTO L'ANTISOCIALISMO?

"Tanto la ‘modernizzazione’ dalemiana diretta a costruire un grande partito riformista maggioritario, quanto l’‘ulivismo’ veltroniano poi sfociato nella costruzione di un Pd autonomo e autosufficiente, sono stati tentativi nobili, intelligenti e non privi, a fasi alterne, di qualche successo. Ma entrambi sono falliti.

Perché i due figli migliori della tradizione comunista italiana, una volta usciti dal tempio in fiamme in cui erano cresciuti, non sono riusciti a combinare un granché nel grande mondo secolarizzato della Seconda repubblica? Se Veltroni e D’Alema hanno fallito, è perché il Pci ha fallito: non soltanto perché ha congelato la sinistra italiana per un cinquantennio, ma anche, e soprattutto, perché anziché conservarla l’ha fatta piano piano marcire.

È con Berlinguer che la sinistra va definitivamente – cioè culturalmente – in malora. Dopo il fallimento del ‘compromesso storico’ e la rottura con l’Urss sull’Afghanistan, anziché rifondare il Pci come grande partito socialdemocratico europeo, Berlinguer si trincera nel radicalismo identitario; sbandiera la ‘diversità’ e ne fa l’incolmabile fossato che sulla ‘questione morale’ separa il Pci da tutti gli altri; rispolvera il ‘pacifismo’ antiamericano e antioccidentale. Nell’ultimo Berlinguer ci sono già tutte le premesse teoriche e politiche tanto della ‘sinistra antagonista’ quanto del giustizialismo dipietrista.

Veltroni e D’Alema, che non sono mai stati né estremisti né giustizialisti, condividono però del berlinguerismo il tratto essenziale, il gene originario che ne ha prodotto tutte le scelte, dal ‘compromesso storico’ al referendum sulla scala mobile: l’antisocialismo. L’unica vera stella polare di Berlinguer è stato l’antisocialismo, cioè la lotta con ogni mezzo e senza quartiere per conservare sulla sinistra italiana un’egemonia che a partire dal Sessantotto aveva cominciato a scricchiolare, e che a molti sembrava oramai incapace di cogliere la modernità. È per sconfiggere i socialisti che Berlinguer si allea con la Dc anziché proporsi di sostituirla al governo, come sarebbe stato ovvio e naturale. È quest’alleanza innaturale che segna tutta la sua parabola politica.

Il fatto è che quest’alleanza segna anche la parabola dei suoi eredi più brillanti. Né D’Alema né Veltroni vogliono sentir parlare di tradizione socialista o socialdemocratica, se non strumentalmente. Al contrario, è sempre alla Dc – a quel che resta della sinistra democristiana dopo Tangentopoli – che si rivolgono: D’Alema per farci un’alleanza politica (il centro-sinistra con il trattino), Veltroni per farci un partito unico (il Pd, appunto).

In altre parole: anziché mettere a disposizione le energie del Pci per un progetto autenticamente nuovo, e con una nuova leadership, D’Alema e Veltroni hanno cercato fino all’ultimo di conservare il berlinguerismo. È per questo che hanno fallito. Ed è per questo che, in tutta sincerità, considero fuori tempo massimo, e votata all’insuccesso, la candidatura di Bersani. Per chi è cresciuto alla vita adulta e alla politica nel Partito comunista, prenderne atto è motivo di dolore. Tuttavia, oggi è anche un giorno benaugurante per la sinistra italiana: il Novecento si chiude, il Pci si è infine spento. Un partito socialista, laico e libertario è finalmente possibile".

Questa analisi è di Fabrizio Rondolino. Io un po' sono d'accordo e un po' no. Sono d'accordo sul fatto che l'antisocialismo ha fottuto il Pci, ma ho presente cos'era il socialismo in Italia e - soprattutto - il fatto che il Muro era ancora bello saldo e in piedi e ipotesi di governi senza la Dc non erano pensabili. Sono d'accordo che l'avvitamento identitario è sempre (e sottolineo, sempre) sintomo di debolezza. Sono d'accordo che Berlinguer sia stato (e sia) sovrastimato e che D'Alema e Veltroni siano forse rimasti prigionieri dei suoi schemi. Devo ragionare però ancora a lungo sul passaggio centrale della riflessione di Rondolino, perchè un'idea ferma non ce l'ho: dobbiamo fare il partito libertario e socialista lasciando i cattolici progressisti al loro destino? In altre parole, dobbiamo mandare a ramengo il Partito democratico rischiando che si riformi un Centro cattolico antistorico e fuori tempo massimo? Fino a che punto deve spingersi il coraggio politico? E dove inizia l'azzardo?


15 febbraio 2009


IL PENSABILE

Follini giorni fa avrebbe detto a D'Alema: "Massimo non è pensabile che noi stiamo in Italia con la Cgil, in Europa con il Pse e in Medio Oriente con Hamas". A parte la vertigine transitiva Cgil-Pse-Hamas, è pensabile secondo voi che Follini possa parlare a nome di un elettore di sinistra?


14 febbraio 2009


I NOSTRI IMPRENDITORI

«C'è una singolare acquiescenza di Confindustria con il governo: è impressionante. (...) Siccome hanno bisogno dei favori del governo, in questo momento non hanno la forza di rappresentare in modo adeguato l'interesse del mondo delle imprese».

Onestamente ritengo che Massimo D'Alema stavolta, per troppa bontà, prenda una cantonata: Confindustria ha sempre avuto bisogno dei favori del governo. Non si capisce quindi a chi si rivolga il corporativo Veltroni quando dice lavoratori e imprenditori di tutto il mondo unitevi.

p.s. non lasciatevi ingannare dal link e dalla necessità degli effetti speciali insita nel medium blog: Ernesto Rossi non scrisse un libro da fricchettoni e vale la pena leggerlo se si vuole capire come mai la nostra classe imprenditoriale si sia lasciata rappresentare per lunghissimi anni da Luca Cordero di Montezemolo.


5 febbraio 2009


"LA SVOLTA DI SALERNO, MI ACCENNAVA OGGI IL COMPAGNO ETIOPE CHE CI SIAMO INCONTRATI..."

“E lui, l’amico mio etiope, mi ha detto… poi sono queste le cose che mi prostrano veramente, che mi buttano a terra… certi guizzi, poi… Dice: Guarda, Mario… la Democrazia Cristiana, le carte se l’è giocate tutte. Al limite può ancora fare qualche giochetto, va bene, col Pci!”

Così, per contestualizzare: si parla di Beppe Fioroni che cita Nanni Moretti.


8 novembre 2008


POLITICA REALE E BOLLE SPECULATIVE

A proposito di Moriconi-left vorrei che leggeste questo.

"Ormai dovrebbe essere chiaro a tutti il nesso tra “sbornia obamista” e “modello americano”, tra partito leggero, candidature evanescenti e propaganda a fumetti. Il risultato, in poche parole, è l’aria fritta. E  per cogliere la gravità della situazione non c’è davvero bisogno di citare casi specifici, tra le molte e fin troppo note nuove leve mandate allo sbaraglio in Parlamento e in tv (che è pure peggio). Una situazione dinanzi alla quale nessun dirigente del Pd – da Massimo D’Alema a Francesco Rutelli, da Franco Marini all’ultimo segretario di federazione – potrà dire domani di non aver saputo nulla, quando sarà investito dalla furia dei correntisti che nel frattempo saranno finiti sul lastrico. Perché a questo punto la domanda non è più se, ma solo quando – e in quale misura – la crisi del Pd si rifletterà sulla politica reale".


4 luglio 2008


MASSIMO D’A…

“Il leader c’è ed è Walter. Ora va fatto il partito”.

Cofferati trae spunto da una famosa frase di un vecchio Massimo. Per inciso, l’Italia poi è cambiata parecchio.


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1 luglio 2008


ONESTAMENTE

Credo che questa osservazione sia difficilmente attaccabile.


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30 giugno 2008


PUBBLICO DI MERDA

Magari la fan aveva su una maschera di D'Alema, comunque qua alle isterie della Amy si preferiscono gli avanguardisti Skiantos e i loro lanci di ortaggi sul pubblico.


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7 maggio 2008


BESTIARI FANTASTICI

Questo inizio di dibattito nel Pd mi sta convincendo di una cosa decisamente fuori dal mondo: vorrei la linea di Veltroni, ma la faccia di D’Alema.


30 aprile 2008


LIBERAZIONE DA CHI?

L'unica cosa che doveva essere detta a Fini l'ha detta D'Alema. Poi può essere che se D'Alema fosse stato eletto al posto di Napolitano avrebbe detto le stesse cose che ha detto Napolitano, vai a capire.


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29 aprile 2008


NON SO A VOI

Ma a me Schifani seconda carica dello Stato fa un certo effetto.


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29 aprile 2008


D'ALEMANNO

E' chiaro che Veltroni non si deve dimettere, però ora si può parlare seriamente del Partito democratico?


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