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Antipixel di Lamianotizia 


20 aprile 2011


LA LOTTA DI CLASSE E I POMODORI DI DE RITA

Io sono senz’altro d’accordo con Giuseppe De Rita che due giorni fa ha invitato a rivalutare gli studi tecnici e il praticantato e lasciar perdere “studi inutili” che produrrebbero soltanto disoccupazione e frustrazione. “Ci sono lavori – dice De Rita – che gli italiani lasciano agli immigrati. Sono i panettieri in Lombardia e in Veneto, i fonderisti in Emilia Romagna. Sono i raccoglitori di pomodori nelle pianure e i lavoratori domestici nelle metropoli”. Dunque abbasso Scienze della comunicazione e viva l’avviamento. Oggi – tra l’altro – sul Sole 24 Ore si parla proprio di uno studio Censis per il quale in cinque anni 720mila posti di lavoro sono stati rimpiazzati da stranieri.

Sono d’accordo con De Rita e con il Censis, dicevo, facendo però una doverosa precisazione: ‘sto par di palle. Perché dietro le analisi sociologiche ci vedo una larvata accusa: vergognatevi, voi che non spingete i vostri figli a fare mestierichenoiitalianinonvogliamopiùfare. Diglielo a tuo figlio, De Rita faccia di tolla. Il sottotesto è: ma come? Un tempo il figlio dell’operaio diventava operaio, adesso non più? Adesso fanno tutti Lettere? Ma dove è andata a finire la working class di una volta, per Giunone? Che poi è lo stesso discorso che faceva Gustavo Zagrebelski a proposito di quelli che spingono i propri figli a lasciare l’Italia: traditori della patria. Parlano bene, loro. A costo di sembrare antiquato, ne farei una questione semplicissima di lotta di classe.

Perché per rendere più accettabile il pippone moralistico-economico, una proposta ce l’avrei: mettiamo tutti alla pari. Diamo a tutti le stesse opportunità. Quando vedrò il figlio di un notaio o di un giudice - sono italiani anche loro, no? - non ambire a diventare chirurgo o fotografo di moda o giornalista, allora prenderò sul serio (anche moralmente) le ricerche Censis e il monito di De Rita. In caso contrario no: che i miei figli studino pure Lettere e poi, se ce la fanno, emigrino negli Stati Uniti lasciando i nipoti di De Rita e Zagrebelski a tenere alta la bandiera dell’Italia raccogliendo i cocomeri nelle campagne di Latina.


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20 luglio 2010


LA MAORIZZAZIONE DELLA SOCIETA'



Dopo un'attenta osservazione - nelle spiagge, nei bus, all'eppiauar e dal lattaio - vorrei segnalare, in particolare a Giuseppe De Rita da sempre attento e linguisticamente originale osservatore della società, che il ceto medio italiano si sta tatuando.
Tutto e dappertutto. 


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5 dicembre 2009


LASCIATEMI PARLARE



Lo so bene - cosa credete? - ci sarebbe un mucchio di cose su cui esprimere un'opinione. Spatuzza, tanto per cominciare. Il pericolo dei fischi a Balotelli, per continuare. O la
puntata di ieri sera di Ottoemezzo con un Capezzone da schiaffeggio e un Mascia politicamente imbarazzante, per concludere in bellezza. E invece no. Noi qua, da vecchi rincogloniti monomaniacali, si interrompe un lungo digiuno di post per scrivere ancora una volta di lui: Giuseppe De Rita, l'immaginifico e linguisticamente creativo presidente del Censis che commenta il tradizionale rapporto sull'Italia. La novità è questa: c'è grossa crisi ma "il Paese resiste". E resiste perchè abbiamo un "modello adattivo-reattivo", perchè abbiamo "una vitale resistenza alla pressione degli eventi" e soprattutto perchè "siamo sempre gli stessi: testardamente replicanti". E De Rita è un italiano vero.


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25 gennaio 2009


MA DOVE SIAMO, IN UN RAPPORTO DEL CENSIS?

 

"E soprattutto ai compagni che scelgono di continuare la propria lotta dentro il partito voglio esprimere gratitudine per aver condiviso una bella battaglia, e perché sono certo che continueranno a battersi perché nasca una sinistra nuova, una sinistra del lavoro e delle libertà, che ingaggi un molecolare corpo a corpo contro la paura e contro la solitudine».

Nichi Vendola avrà le sue buone ragioni per andarsene. E non le discuto, anche perchè, in tutta onestà, non sono politicamente rilevanti nè la discussione nè soprattutto le buone ragioni. Però, le parole sono importanti. Ma chi crede di essere Vendola: Giuseppe De Rita?


10 dicembre 2007


PERCOLATEMI QUESTO

Il sempre ottimo Borgo mi richiama - privatamente - al dovere: possibile che non hai nulla da dire sul rapporto Censis e sul suo linguaggio immaginifico fatto - stavolta - di "società mucillagine" e di sviluppo "che non riesce a percolare"?
Onestamente
abbiamo già dato.


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6 ottobre 2007


FACCIO COSE MULTIPLE, VEDO GENTE

Su Repubblica Giuseppe De Rita interviene con il consueto linguaggio creativo (qui una vecchia performance mica male) sulla faccenda dei bamboccioni: "I ragazzi vivono a variabili multiple, frazionando e cambiando di continuo lavori e contesti".

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