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attentialcane [ politica e occidentalismi ]
 


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Antipixel di Lamianotizia 


19 aprile 2011


OK, POI PARLIAMO DI DOSTOEVSKIJ

«Il problema da risolvere non è già di trovare dei grandi industriali disposti a governare la cosa pubblica con la Ma mentalità industriale. Essi non potranno fare che del male. Saranno degli straordinari improvvisatori».
«E’ più facile sperare di risolvere con mezzi rapidi ed energici un problema complesso, che risolverlo in effetto». Che l´idea di sostituire il politico con uomini provenienti dalle industrie, dalla «vita vissuta», è favola perniciosa. Nella favola i non-politici «trasporteranno al governo i metodi di azione che sono loro familiari; faranno marciare le ferrovie»
Barbara Spinelli che cita un Luigi Einaudi del ’22 – poco prima della Marcia su Roma – a chi si riferisce? Anche a Montezemolo e a suoi treni veloci?


29 settembre 2007


SULLA GROPPA DELLA TIGRE



Evidentemente lì al Corriere della sera si sono resi conto che l'editoriale di Stellaieri – era un po' rozzo e oggi hanno affidato a Pigi Battista, mente più fine, un articolato approfondimento della faccenda (se qualcuno lo trova in rete faccia un fischio così metto il link). Stella – riassumo con l'accetta – aveva riesumato un vecchio editoriale di Einaudi che nel 1919 si scagliava con un linguaggio piuttosto violento contro una classe politica (“i padreterni”) giudicata inadeguata, inutile e dannosa. Attenzione – concludeva Stella – che Einaudi non era un populista e che se gli avessero dato retta non ci sarebbe stata la Marcia su Roma. Un ragionamento onestamente curioso: Einaudi poté utilizzare quel linguaggio proprio perché lisciava il pelo a una parte d'Italia che voleva spazzare via la vecchia classe dirigente liberale. La Marcia su Roma quindi fu possibile non nonostante, ma grazie anche alle invettive di gente come Einaudi. Il fascismo, almeno nelle intenzioni, voleva fare ciò che Einaudi invocava a gran voce dalle colonne del Corriere della sera.
Bene, oggi Battista torna su quell'Einaudi del '19 e scrive: “la piazza «diciannovista» è una cosa, la constatazione di una classe politica incapace persino di iniziare un ragionevole ridimensionamento dei propri conti oramai fuori controllo è un'altra cosa ancora”. Cioè: Einaudi non ha – di fatto – spianato la strada al fascismo perché lui no, lui «diciannovista», ma stiamo scherzando? Certo che Einaudi non fu un agit-prop, ma – manuale storico alla mano – non appare rilevante. Mussolini poi è salito al potere oppure no? Rispondono Battista e Stella: sì, ma perché non hanno ascoltato gente come Einaudi. Il fatto però è che molto spesso il ceto intellettuale italiano ha questo strano vezzo di salire sulla groppa della tigre infuriata e giocare a scalmanarsi insieme alla bestia. Fino a quando – qualche volta, non sempre per fortuna – la bestia si gira, vede sulla propria schiena gli amici di quelli che vorrebbe azzannare e così azzanna pure loro. Questo è capitato a tanti liberali dopo la Marcia su Roma.
Stavolta diciamo innanzitutto che Grillo non è Mussolini. Bisogna dirlo proprio per smontare le pretese di Battista che – come Stella – utilizza l'accostamento poiché gli piacerebbe “dar retta a un ipotetico nuovo Einaudi liberale”. E chi è, di grazia, quest'uomo nuovo che fa fare a Grillo il lavoro sporco e poi se ne va dritto dritto a Roma (senza sparare colpi ché l'uomo nuovo è liberale mica fascista!).
Quando suonerà l'ultima (chiamata alle riforme) – conclude Battista – potrebbe essere davvero troppo tardi”. Ma per chi? Per quelli che stanno sulla groppa della tigre?


28 settembre 2007


DI COSA MI LAMENTO IO?

Letto l'editoriale di oggi del Corriere della sera ("Einaudi, la casta e l'Italia del '19")? Gian Antonio Stella dissotterra un vecchio articolo di Luigi Einaudi che contiene "parole durissime" contro il ceto politico di allora. "Era un qualunquista? - si chiede Stella nella chiusa ad effetto - Un demagogo? Un populista? (...) Forse se i politici 'padreterni' di allora lo avessero ascoltato senza fare spallucce, tre anni dopo ci saremmo evitati la Marcia su Roma". Bene. Togliete il punto dopo "Marcia su Roma" e scrivete: "che del resto, almeno nelle intenzioni, voleva proprio spazzare via quei politici 'padreterni'. Quindi di cosa si lamenta Einaudi? E di cosa mi lamento io?".

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