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attentialcane [ politica e occidentalismi ]
 


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Antipixel di Lamianotizia 


30 maggio 2012


BERSANI COSA ASPETTI? DAI RETTA A BERLUSCONI

E’ un bluff. Non ci sono i tempi tecnici. Mira a buttare la palla in tribuna. Vuole uscire dall’angolo. Eccetera. Varie ed eventuali sono state le reazioni alla proposta di Berlusconi di riformare l’assetto dello Stato in senso presidenzialista e di introdurre una legge elettorale a doppio turno alla francese.

La lettera di Angelino Alfano al Corriere della sera di ieri rilanciava la proposta contrapponendo il nostro paese alle “democrazie della decisione”. Francesco Clementi sul suo blog ha evidenziato oggi in modo puntuale le ragioni tecniche, politiche e tattiche perché il Pd prenda seriamente in considerazione il progetto di Berlusconi. Rimando a lui per i dettagli. Qui vorrei solo sviluppare l’aspetto per così dire tattico. Aggiungendoci anche un po’ di strategia.

La questione del modello francese attraversa come un fiume carsico il dibattito politico italiano da ormai più di venti anni. Dai tempi della Bicamerale, che la sinistra-sinistra avversò come inciucio immondo Berlusconi-D’Alema e che invece alcuni consideravano l’esito naturale di una stagione iniziata con i referendum Segni e proseguita con i primi vagiti della Seconda Repubblica.

Un fiume carsico cui ogni tanto la sinistra dialogante guarda con interesse, ma troppa irresolutezza. Ricordo ad esempio una vecchia discussione nel 2007 in pieno governo Prodi. Marcello Dell’Utri (prego astenersi battute) intervistato da Panorama rivelò che Berlusconi un eventuale accordo sulla legge elettorale avrebbe dovuto farlo con D'Alema "il più credibile rappresentante del centrosinistra". Turigliatto sarebbe arrivato un anno dopo e su quale fosse la natura di quell'accordo beh, non ci sono dubbi: consentire ai due maggiori partiti di trasformare l’Italia in un “paese normale”, così, giusto per usare una terminologia cara a D'Alema.

In questi 20 anni è stato tutto un “vorrei ma non posso”. Vannino Chiti, sempre nel 2007 dichiarava che “nel nostro cuore, nel mio e in quello di Prodi, c'è il modello francese, ma non c'è alcuna possibilità di arrivare a un accordo sul maggioritario con uninominale a doppio turno, piuttosto è più probabile un'intesa sul sistema tedesco”. Ora che – dopo quanto successo in Grecia – un sistema elettorale proporzionale fa un po' paura e dopo che persino Casini pare si sia messo in attesa, perché Bersani quel fiume carsico non lo fa venire in superficie? In fondo avrebbe più da guadagnare che da perdere.

Che i partiti – in primo luogo il Pd – debbano inventarsi qualcosa è fuori discussione. Altrimenti la parentesi tecnica di Mario Monti ha tutta l'aria di diventare, visto anche l’esito delle recenti amministrative, l’unico governo possibile in tempi di antipolitica. La fiducia degli italiani nei confronti dei partiti “classici” è sotto zero. Gli unici che sembrano aver tenuto botta sono quelli del Partito democratico. Ma è una vittoria solo apparente. Il Pd ha vinto facile per manifesta debolezza dell’avversario.

Una visione strategica – da partito nazionale, direi – avrebbe voluto che all’indomani del voto amministrativo Bersani lo lanciasse lui il semipresidenzialismo alla francese e non farsi dettare l’agenda dal Cavaliere. Bersani ha paura di perdere consensi a sinistra e teme di spianare la strada a chi verrà dopo Berlusconi. Ma in politica, come nella vita, qualche volta occorre avere coraggio. Bisogna saper scegliere: correre il rischio di resuscitare Berlusconi o governare sulle macerie insieme ai nuovi Turigliatto con un esecutivo ingessato, ricattato dalle minoranze, un po’ come furono i governi Prodi. E aggiungere così un altro mattone alla torre della delegittimazione della politica che, quando cadrà, tirerà giù tutti. Anche Bersani.

Il Pd, ma non solo lui, deve tornare ad essere un partito dai “pensieri lunghi”. La responsabilità ora è sì appoggiare Monti, ma soprattutto porre le basi per un dopo Monti all'altezza di un paese europeo serio e moderno.
Quindi cosa aspetta Bersani a dire sì a Berlusconi?


30 giugno 2011


E SE CONVENISSE TENERSI IL PORCELLUM?

E’ cominciata oggi la raccolta di firme per il referendum Passigli che propone l’abolizione di alcune norme del cosiddetto porcellum, la legge elettorale con la quale siamo andati a votare alle ultime consultazioni politiche. In rete è già iniziato il tam-tam. Uno dei quesiti vuole cancellare le liste bloccate e questo è – come si può ben capire – il cavallo di battaglia dei referendari. Che democrazia è quella che non permette di scegliere il candidato, ma che delega tutto alle segreterie dei partiti? Quantomeno monca, diciamo... continua a leggere


27 gennaio 2008


NON SOLO FINI

Effettivamente è vero: uno non può votare per il porcellum, poi promuovere il referendum per abolirlo e poi spingere perchè si vada alle elezioni politiche anticipate con lo stesso sistema che si vuole abolire. La coerenza, innanzitutto logica, è importante: un elettore di Alleanza Nazionale ne esce con l'identità sfilacciata, è inevitabile. A meno che non abbia ragione Alessandro Giuli: An, alla faccia della tanto sbandierata diversità della destra, è tenuta su da una vocazione democristianissima alla gestione del potere. Pure il "sociale" Alemanno. E pure il valoriale e valoroso Storace, che è uscito sì, ma che mi sento di considerare della stessa pasta.


22 gennaio 2008


A NASO

Io direi che alle elezioni anticipate, con un referendum sulla legge elettorale pendente, non ci si può andare. Poi magari ci si va perchè non esistono altre maggioranze, ma non ne sarei così sicuro.


23 novembre 2007


E’ TUTTO UN COMPLESSO DI COSE

Alla Cosa rossa pare aggiungersi ora una Cosa bianca. Ieri addirittura qualcuno paventava una Cosa bianconera, ma poi Fini ha detto che con Casini c’è comunione di intenti ma di fondersi non se ne parla. E gli orfani del bipolarismo Coppi-Bartali seduti lì, in cima a un paracarro.


20 novembre 2007


BRAMBILLONI

Prendete tutto con le molle, visti i tempi, ma se Berlusconi bluffasse e stesse soltanto prendendo tempo? Mettiamo che lui non voglia il sistema proporzionale ma andare semplicemente al referendum e poi presentarsi da solo. E a Veltroni stia bene. Questo non sarebbe l'unico patto che rivoluzionerebbe il panorama politico? A noi non è che dispiaccia un accordo così. Però lo avremmo voluto prima. E soprattutto avremmo voluto che non lo facessero Veltroni e Brambilla.

p.s. poi può essere che mi sbagli e che domani mattina la Santanchè faccia la marcia su Roma.


11 novembre 2007


COSICCHE'

Walter Veltroni: "Passare dalle alleanze fatte prima del voto e con il programma fatto dopo, al contrario. Si fa un programma e su quello si verifica chi è d'accordo e chi lo è si presenta insieme alle elezioni cosicchè i cittadini votano quello sapendo qual è il programma e qual è l'alleanza".
Non ho capito una cosa: ma se uno è d'accordo col programma di un altro lo deve dire prima del voto o no? Oppure il contrario? Ma - poi - il contrario de che?


5 settembre 2007


ACQUA CALDA

Può darsi che mi sbagli e – soprattutto – che mi sfuggano retroscena e sottotesti, ma fatico a vedere in questa Intesa di Gemonio sulla legge elettorale (ma pensa te!) il crisma della rivoluzione, come parecchi danno a intendere. A parte che l’Udc non ha sottoscritto nulla, dire che bisogna dichiarare le alleanze prima delle elezioni e non dopo, che si deve indicare il premier e che ci vuole uno sbarramento, beh lo davo per assodato. Diciamo che è il minimo.

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