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Antipixel di Lamianotizia 


15 giugno 2009


DI CATTEDRALI E DI SCOSSE

A proposito di quanto si andava dicendo qui, Massimo D'Alema - a margine delle scosse - ha dichiarato: "Noi abbiamo fondato il Pd non per eliminare la sinistra ma per eliminare il trattino". Ecco, se Letta per "socialdemocrazia" intendeva "sinistra", beh non si può chiedere ad un partito di centrosinistra senza trattino di abbandonare la sua parte di sinistra altrimenti sarebbe una specie di Democrazia cristiana.


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permalink | inviato da Attentialcane il 15/6/2009 alle 14:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


14 giugno 2009


UNA CATTEDRALE NEI BALCANI



Tenuto conto delle molte autocandidature alla guida del Pd in vista del prossimo congresso, anche Enrico Letta - come altri - teme la balcanizzazione: "La balcanizzazione non ci aiuta - dice in un'intervista oggi sul Corriere della sera - semmai è importante aggregare". Poi però, poco sotto, lo stesso Letta parla di un altro tipo di balcanizzazione che giudica invece auspicabile, e cioè quella del "mondo ex ds" che "sarebbe bene si dividesse tra più candidati, per evitare l'errore del 2007, quando attorno a Veltroni si strinsero sia sostenitori sia detrattori". 
Ora mi chiedo: ma che tipo di partito vuole Letta? Sì, perchè in fondo non ci troverei nulla di male se una parte consistente del Pd si aggregasse intorno ad alcuni punti programmatici che mettano d'accordo un'anima certamente importante del partito. Poi al congresso (chè servono a questo, i congressi) ci si conta e si decide se quei punti possono essere assunti da tutti. Perchè mai voler dividere ciò che invece bisognerebbe cercare di far unire, se non altro per semplificare l'offerta? Per paura dei numeri?
Il punto cruciale dell'intervista ad Aldo Cazzullo è però un altro. Letta annuncia di essere pronto a scendere in campo per Bersani "se viene archiviata la socialdemocrazia come hanno fatto gli elettori europei". In realtà il problema è che l'ex Pci socialdemocratico lo è stato molto poco e dunque non si vede cosa debba abiurare Bersani per meritare l'appoggio di Letta. Se lo spauracchio di tutti gli ex democristiani, dal trinariciuto Fioroni al più presentabile Letta, è la vecchia tradizione di sinistra, ci si può mettere sempre d'accordo sulle parole: non chiamiamola socialdemocrazia - che per la cronaca non vuol dire piano quinquennale - bensì mercato regolato. Andrebbe bene? Il fatto è che si registra lo stesso identico movimento avvolgente nei confronti degli ex ds, prima troppo comunisti, ora troppo socialdemocratici, domani - chissà - troppo blairiani. Il tentativo di disinnescare la bomba della conta non è nuovo ed è il medesimo che portò irresponsabilmente all'azzoppamento della vittoria del 2006, quando Rutelli e Prodi giocarono col fuoco convinti che si sarebbe sbaragliato il nemico e sarebbe stato più utile ridimensionare gli ex ds. La curiosa richiesta che Letta fa a Bersani oggi è figlia di quella filosofia. Ma perchè mai Bersani dovrebbe segare il ramo su cui è seduto? Per favorire l'aggregazione con Letta e portare così i Balcani in casa propria? Dice: ma così Bersani non potrà essere mai leader perchè mirerà a metter d'accordo i suoi e invece il Pd è un partito nuovo, diverso, le famiglie di provenienza non contano. Ok, ma non devono contare per nessuno, neanche per i vecchi e i nuovi democristiani.
Ma poi, magari, è tutto inutile: noi qui a spaccare il capello in quattro mentre il "mondo ex ds" è diviso da un pezzo senza possibilità di essere messo insieme nè da Bersani nè da Napo orso capo. In fondo è questo il motivo per il quale siamo stati costretti prima a votare Prodi, poi a ingoiare senza fiatare Franceschini e ora a leggere le lezioncine del costruttore di cattedrali Letta.


27 agosto 2007


FINANZIAMENTO PUBBLICO DEI PARTITI E VECCHIE PAROLE

“… qualcuno dovrà pur dire come si concilia la retorica della separazione tra politica ed economia con la campagna contro il finanziamento pubblico dei partiti e in favore del modello americano, dove l’influenza delle grandi lobby economiche è addirittura istituzionalizzata (...) E’ sotto gli occhi di tutti il modo in cui, nei fatti, tali opposte argomentazioni si conciliano. I partiti, o magari i loro singoli esponenti, che sapranno guadagnarsi il favore di chi controlla l’informazione e la finanza – tanto più che in Italia le due cose vanno insieme come ciliegie – non avranno difficoltà a trovare le risorse e la pubblicità di cui hanno bisogno. Gli altri imparino a comportarsi come si deve, oppure si arrangino con le sottoscrizioni dei militanti e con i volantinaggi. Per far risparmiare i partiti c’è poi un sistema semplicissimo e già ampiamente utilizzato, che consiste nello stipare ministeri e assessorati di funzionari di apparato, lasciandoli così a carico della collettività, ma non più a carico dei partiti. E nel remunerare i propri privati finanziatori con appalti e con ogni genere di trattamento preferenziale”.

Tutto il resto qui.


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