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Antipixel di Lamianotizia 


15 aprile 2012


SE MARONI SI DALEMIZZA

Roberto Maroni sta attento a non stravincere. Anche se – intervistato oggi da Aldo Cazzullo - appare più che mai deciso ad andare fino in fondo. Vuole cambiare i connotati di un partito nato intorno al Santo Fondatore (“il prossimo segretario sarà un primus inter pares. Se no frana tutto”), difende, in realtà piuttosto tiepidamente, Umberto Bossi (“è un tributo che gli devo”), si dalemizza e fa il king maker (“se il congresso eleggesse un segretario veneto sarei l'uomo più felice del mondo”).

Per una sorta di par condicio verde, il Corriere della sera dunque, dopo aver intervistato ieri Rosi Mauro, sente oggi Roberto Maroni. L'ex ministro degli interni dichiara che la Lega non avrà più un leader carismatico e – ecco la notizia – che quel leader potrebbe non essere lui. Un modo diretto per rispondere alle accuse della vice presidente del Senato che gli aveva imputato un “comportamento negli ultimi due anni estremamente duro. Tanto duro da essere sospetto”. Per Rosi Mauro, Maroni vuole “prendersi la Lega” anche se “ogni volta che gli chiedono se ambisce a prendere il posto di Bossi, lui smentisce”.

In realtà – al netto della inevitabile dissimulazione – l'intervista di oggi ribadisce una tattica ormai chiara: Maroni la Lega vuole prendersela eccome, perché ritiene che per salvare il partito occorra assumere in proprio la gestione della casa del Padre. Anche se questa azione non passa necessariamente dalla conquista della cadrega di segretario, ma presuppone – questo sì – un ribaltamento dell'impostazione tribale di gestione del potere. Basta con le acclamazioni e l'accondiscendenza verso il capo, via libera a discussioni aperte senza il timore del peccato di lesa maestà. E possibilmente senza l'ingombro di un Padre ancora molto utile dal punto di vista simbolico, ma ormai inservibile sotto il profilo politico. E' per questo che in apertura Maroni risponde a Cazzullo che gli “pare impossibile che (Bossi) fosse consapevole di quanto accadeva”. Salvo poi ribadire che “se verrà accertato il contrario me ne dispiacerò (…) in ogni caso, stiamo facendo le nostre verifiche interne”. Un po' tiepida come difesa, non trovate?

In realtà alla Lega sta accadendo quanto cercavamo di spiegare qui, ricordando un passaggio di Edmondo Berselli ne Il più mancino dei tiri: per sopravvivere il Carroccio deve trasformarsi da movimento che mira all'unità a partito che persegue l'unitarietà. L'unità ha bisogno del capo carismatico e del grido di battaglia, l'unitarietà di qualcuno che tenga insieme tutti, di un tessitore. L'unità è un punto di partenza (viste le ultime vicende, ormai piuttosto lontano), l'unitarietà un esito, un approdo, una conquista che scaturisce da un processo politico.

Dopo i sospetti di tradimento e di cinismo (Rosi Mauro forse pensava a questo quando parlava di “durezza”), l'impressione è che Maroni – pur deciso a rivoltare il partito come un calzino – non ritenga più di essere spendibile come pacificatore e tessitore. Questo è il motivo per il quale potrebbe farsi da parte (“non mi considero anziano, ma certo faccio parte della prima stagione”) e lasciare il campo a quella che definisce “Lega 2.0”.

Questa mossa ricorda molto il D'Alema degli ultimi anni, apparentemente defilato, manovratore desideroso di lanciare volate e stoppare velleità, ma sostanzialmente lontano dall'assunzione in prima persona di responsabilità dirette. Secondo alcuni – e anche per chi scrive – questo ha rappresentato un impoverimento per tutta la sinistra. Fossi un leghista consiglierei a Maroni di non commettere lo stesso errore.


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12 aprile 2012


LEGA: MARONI E' L'ALLENATORE PER NON RETROCEDERE

"Io sono e resterò il garante dell'unità della Lega". La dichiarazione di Umberto Bossi dopo l'adunata di Bergamo e il discorso di Bobo Maroni mi ha fatto tornare in mente una sottile distinzione concettuale dell'indimenticato Edmondo Berselli.

Ne Il più mancino dei tiri, un libro cult che prende le mosse dalle gesta pedatorie di Mariolino Corso e si occupa con un'ironia anarcoide di un sacco di altre cose (e naturalmente anche di politica), Berselli individua due idee che a tutta prima potrebbero sembrare pressochè identiche, ma che identiche non sono. Sia in politica che nel calcio il concetto di unità è diverso da quello di unitarietà.

"L'unità - scrive Berselli - è un valore primario, un dato di base sfuggendo al quale si commettono ineluttabilmente errori colossali. L'unitarietà invece è un criterio complesso, che mette in moto un intero processo politico (...) implica una volontà superiore di comporre le diversità: è un esito ben più che un punto di partenza". E ancora: "Si sta uniti perchè la si pensa allo stesso modo, si è uguali, si viene da lontano; ma si è unitari quando mille rivoli riescono a confluire in un unico torrente finale".

Ecco, quando Bossi si fa "garante dell'unità della Lega", sottolinea il richiamo a quel "punto di partenza" e incarna quel "valore primario". Lo può fare perchè, oltre a inventarsela, la Lega, ne ha forgiato per molti anni strategie e regole di militanza. Regole nelle quali lo spirito di appartenenza viene declinato in forme più o meno spinte di tribalismo. E nelle tribù o si resta uniti intorno ad un capo carismatico o ci si autodistrugge in faide sanguinose.

Roberto Maroni lo sa e non intende opporsi (ora) ad un'impostazione dalla quale ha tratto beneficio egli stesso in tutti questi anni. La sua scommessa - che verrà giocata subito dopo le amministrative - è però rivoluzionaria: portare la Lega verso un approccio più laico e meno scespiriano e, per usare la terminologia di Edmondo Berselli, dall'unità all'unitarietà, facendo confluire le tante anime del Nord in un partito normale in cui si discute, ci si conta e si decide senza paura di tradire il sangue del Padre.

"Unita - scrive Berselli - può essere talvolta una squadra di media classifica, ma l'Inter di Herrera (...), date retta, è una formazione unitaria". La sfida di Maroni è, se volete, molto meno fascinosa: lui deve salvare la Lega dalla serie B.


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permalink | inviato da Attentialcane il 12/4/2012 alle 22:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


13 gennaio 2012


PROPOSTA


Floris inviti
Galliani a Ballarò. Tutte le puntate.


15 aprile 2009


PER ME C'HA RAGIONE MARONI

Qualche volta vedo la "copertina" (sic!) di Crozza a Ballarò. Alcune battute fanno ridere, la maggior parte no. Stavolta Crozza fa veramente ridere.


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1 aprile 2009


COME PARLA? COME PARLA? LE PAROLE SONO IMPORTANTI! COME PARLA?



Riconosco che, vista la situazione, questo post possa apparire inutile però leggo che, a domanda dei giornalisti sui tempi di attuazione dell'unità di coordinamento italo-libica, i collaboratori del ministro Maroni avrebbero risposto che mancano solamente alcuni "espletamenti".


5 febbraio 2009


RONDA ANOMALA

Naturalmente sulla possibilità per i medici di denunciare i clandestini sono d'accordo con lui. Vorrei però porre l'accento anche su un'altra questione: l'istituzionalizzazione, grazie all'approvazione di una norma di rango primario, delle cosiddette "ronde padane". Nell'art. 46 c'è scritto che gli enti locali saranno "legittimati ad avvalersi della collaborazione di associazioni tra cittadini al fine di segnalare agli organi di polizia locale eventi che possano arrecare danno alla sicurezza urbana ovvero situazioni di disagio ambientale". Insomma una specie di corpo civile dotato di walkie talkie (le armi no, ma gliele volevano dare se non fosse stato - pare - un emendamento Pd a disarmare i clan). Ora, dopo essersi sincerati che il ddl di oggi sia stato approvato dal Senato italiano e non da quello dello Zambia, varrebbe la pena rilanciare: va tutto bene, ma a patto che ci sia reciprocità.


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permalink | inviato da Attentialcane il 5/2/2009 alle 16:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


25 maggio 2008


DIVERSIFICARE IL CORE BUSINESS

Fossi un muratore rumeno mi specializzerei in pannoloni e padelle. Così, per non correre rischi.


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