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Antipixel di Lamianotizia 


21 febbraio 2008


OLTRE LA DIFFERENZIATA

Dopo i noti fatti sono molto sensibile alla raccolta differenziata. Ieri sera sono sceso per differenziare una sporta consistente di carta: fogli, riformisti, repubbliche, corrieri, stampe, eccetera. Al bussolotto mi si avvicina furtiva una signora sulla sessantina che mi fa: "Che me li può regalare?" Momento di stupore, poi si giustifica: "Sa... per il mio cagnolino". "Ma certo - le faccio io - tenga, magari Io donna non è proprio indicato", e lo getto tra carta e cartoni mentre ci sorridiamo complici. 
Ecco, non so quale insegnamento trarre da tutto ciò. La signora non sembrava una squatter, una di quelle per l'azione dimostrativa, disperata, individuale contro il sistema dei media. E neanche una semplice casalinga. Troppo sfrontata, troppo creativa. E se fosse l'avamposto delle nuove truppe cammellate di Pecoraro Scanio? Pattuglioni di cittadini che puntano direttamente al riciclo autogestito come ulteriore tappa nella battaglia al cuore dello Stato? Mi chiedevo inoltre: a chi rifileranno gli editoriali di Panebianco o di Pigi Battista riciclati?


5 gennaio 2008


MONUMENTALIZZAZIONE NARCISISTICA DELLA FIGURA DELLO SCRITTORE

Repubblica oggi sulla faccenda monnezza mette in prima un articolo di Roberto Saviano. Cosa si pensi qui di Saviano lo si ricorderà. Comunque il miglior commento lo scrive - sempre su Repubblica e sempre oggi, nell'Almanacco dei libri a pag. 43 - Stefano Giovanardi recensendo un libro di Sergio Nazzaro Io, per fortuna c'ho la camorra.

«C'era da aspettarselo, sui nostri editori, un effetto-Gomorra. E infatti eccolo puntuale, l'esordiente Sergio Nazzaro, con Io, per fortuna c'ho la camorra, che reca come strillo di copertina un'allocuzione cameratesca e un po' western dello stesso Roberto Saviano. Giornalista free lance come lo era Saviano, come lui si occupa di camorra: o meglio ci racconta come si vive nei paesi campani infestati dalla criminalità organizzata. (...) Ma soprattutto, come Saviano, rappresenta se stesso, i propri pensieri, i propri sentimenti, le proprie indignazioni, e anche, ma di sfuggita, il proprio sprezzo del pericolo. Una sorta di lirismo eroico, (...) Nessuno, davvero, avrebbe mai immaginato che dal tema-camorra potesse nascere una nuova post-moderna “prosa d'arte”, tutta trasalimenti e sospiri, melanconia sussurrata e rabbia; e soprattutto che di lì potesse trarre alimento una diversa forma di monumentalizzazione narcisistica della figura dello scrittore, anche quando sia ridotto a reporter del nulla. E invece è successo, alla faccia dei morti ammazzati. Onore alla potenza del mercato!».

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