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attentialcane [ politica e occidentalismi ]
 


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Antipixel di Lamianotizia 


31 agosto 2010


PENNACCHI MANDA AFFANCULO DON GALLO E UN PO’ ANCHE MARCHIONNE

 
Su questa faccenda di Mondadori evasore sollevata da Repubblica e su cui si sono espressi in tanti (su tutti scelgo il bell'articolo di Giulio Mozzi, che contiene link molto interessanti, e questo dei Wu Ming, scovato grazie a Cronachesorprese), ecco, su questa ennesima campagna a perdere della sinistra, ritengo che le parole definitive le dica – in due riprese – Antonio Pennacchi.

Il vincitore dell’ultimo Strega, intervistato dal Secolo XIX giorni fa,
aveva dichiarato: «Ma le sembra che un operaio si dovrebbe licenziare perché il suo padrone non è comunista? Gli operai non dovrebbero lavorare per Elkann e Montezemolo? Secondo lei Rizzoli e Feltrinelli sono dei rivoluzionari? Ma non diciamo cazzate...» (corsivi miei).
 
Discorso che, se ci pensate bene, non fa una piega, e che sarebbe da opporre anche a Sergio Marchionne quando - specularmente - pretende che gli operai non solo non si debbano licenziare ma si mettano una ramazza nel culo e spazzino la fabbrica.
 
In quella intervista Pennacchi aveva anche invitato Don Gallo – che, invece, aveva deciso di abbandonare la casa editrice di Berlusconi in segno di protesta – a “pensare alla Chiesa”. E, per rendere più chiaro il concetto, lo aveva mandato "affanculo”. Naturalmente Don Gallo ha risposto (“Pennacchi pensi agli evasori”) e Pennacchi non si è fatto pregare. Ha controreplicato oggi, sempre sul Secolo XIX, dicendo altre parole di assoluto buon senso:
 
«Fammi capire, don Ga’: non lo ha risolto Prodi in quattro anni di governo il conflitto di interessi, e adesso vuoi che te lo risolva io? La rivoluzione ve la debbono fare – da soli – gli autori Mondadori? E i Padri della Patria chi sarebbero a questo punto, Rizzoli e Feltrinelli? Paolo Mieli premier? Don Ga’, se tu non lo sai, queste a casa mia si chiamano contraddizioni in seno alla borghesia» (corsivi ancora miei).


26 gennaio 2008


MA CHE SIAMO IN UN FILM DI PAOLO MIELI?

Comunque fossi in Berlusconi, più che al centrosinistra che non vuole le elezioni subito, starei attento a Paolo Mieli che forse non vuole mai. Nelle due paginate di oggi sull'attalismo (per inciso, la 2 e la 3), di cui abbiamo già messo in risalto la "gentilezza", è scritto: "Il rapporto contiene 316 proposte nè partisan, nè bipartisan, ma piuttosto non partisan - ha spiegato Attali -. Sarebbe stato identico se a commissionarlo fosse stata Ségolene Royal". Che, se ci pensate bene, vuol dire solo una cosa: una volta stabilite da un gruppo di tecnici (dai "più preparati", dice l'attalista Bassanini a pag. 3) le cose che "oggettivamente" devono essere fatte, il dispendioso rito delle urne diventa inutile. Insomma, rossi... neri... alla fine tutti uguali.


26 gennaio 2008


ATT(U)ALISMO

Il Corriere della sera pensa creativamente già al dopo: si sostituisce a Giorgio Napolitano, scioglie le camere, fa vincere le elezioni a Berlusconi, nomina la commissione Attali in Italia e fa pure qualche nome (non direttamente, per carità, ma intervistando illustri personaggi).
Insomma Paolo Mieli è – gentilianamente – per la creatività dell'atto del pensiero pensante.

p.s. e, come diceva Corrado, non finisce qui: "E' con questo spirito di esercizio non accademico ma di reale riflessione e proposta politica che apriamo qui la discussione con alcune personalità del Paese".  

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