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attentialcane [ politica e occidentalismi ]
 


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Antipixel di Lamianotizia 


15 ottobre 2011


MOZIONE SHAKLETON



Leggendo la dichiarazione di Walter Veltroni – “in una società liquida il partito pesante affonda” – ho pensato ad una storia bellissima di un secolo fa, quella del capitano Shakleton e della spedizione Endurance. (
continua a leggere)


28 luglio 2011


GLI SI FORMA UNA RUGA SULLA GUANCIA SINISTRA

Bersani ruggisce e ha tutta l’aria di avere la faccia di uno che ha capito: «Se sperano di intimorirci si sbagliano di grosso. Noi abbiamo capito quello che sta succedendo. Lo abbiamo capito». Ma con chi ce l’ha Bersani? E soprattutto cosa c’è da capire?... continua qui


24 giugno 2011


MOZIONE HEPBURN VS. MOZIONE MONROE

Nello stesso giorno in cui Ritanna Armeni analizza la fine presunta del feeling elettorale tra donne e Cavaliere, le dame vanno all’armi. Contro il Partito democratico.

La polemica scoppiata intorno al manifesto per la Festa de l’Unità di Roma – slogan “Il vento è cambiato” e una gonna che si alza con due gambe di donna sotto – ha fatto un po’ imbufalire quelle del Comitato nazionale Se non ora quando... continua a leggere 


28 agosto 2010


ALL'OMBRA DEGLI ULIVI E DENTRO L'URNE

Può darsi che la politica sia una scienza un po' ostica per me, ma non riesco del tutto a capire dove stia la novità. Poi ci torno con più calma, ma mi pare che lo schema sia sempre lo stesso: c'è l'emergenza democratica, quindi poche storie, mandiamo a casa Berlusconi prima che faccia danni irreversibili. A parte che - vorrei sottolinearlo - l'emergenza dura da una quindicina d'anni e che la sinistra non è stata mai capace di giocare d'anticipo (insomma giocare al Cln va bene una volta, ma alla fine resta il dubbio che non si abbia un progetto razionale e una visione alternativa su cui farsi inseguire). Ammettiamo però che l'elettore di sinistra anche stavolta risponda all'appello. Chi mi dice che, finita l'emergenza, non mi ritrovo Pecoraro Scanio ministro dell'agricoltura? E che non sia questa - in realtà - la vera emergenza cui la sinistra deve far fronte? Perchè - vedete - è stato Berlusconi a tirar fuori Fini dalle catacombe e non vorrei che fosse Bersani a legittimarlo come salvatore della Patria una volta che ci sarà da vergognarsi di un nuovo Turigliatto in Parlamento.


24 agosto 2010


TACI! SU LE SOGLIE DEL BOSCO NON ODO PAROLE

 

In attesa di leggere i commenti domani su tutti i giornali - e di scrivere anche le mie di fregnacce - intanto qua metto il link al
discorso alla nazione di Walter Veltroni. Per ora direi soltanto che la prima parte mi ricorda - in quanto ad intensità poetica - la Pioggia nel pineto di Gabriele D'Annunzio: scrivo agli italiani che tornano a casa, scrivo ai lavoratori che sentono, scrivo su le tamerici salmastre ed arse... eccetera eccetera.


12 maggio 2010


CON LA VOGLIA DI PRENDERE A CEFFONI I TOM CRUISE DEL PD



"I problemi non risolti, o peggio ancora non affrontati, tornano per vendicarsi. Ma niente paura, stiamo tornando anche noi".


2 luglio 2009


"CHE NON ABBIAMO PIU' NIENTE DA DIRE"

Qua si condivide in buona parte l'intervento di Bersani. L'unico appunto che gli si muove è la citazione di Vasco Rossi ("siamo solo noi, come direbbe Vasco, a poter fare tutto questo"), se non altro perchè c'entra poco con quello che ha detto prima.


1 luglio 2009


PARASIMPATICO

 

Che la Serracchiani non sia ancora pronta per la leadership lo capisci da alcuni clamorosi errori di analisi politica: Franceschini, più che simpatico, è un para.


1 luglio 2009


IO VOGLIO UNA FORZA TRANQUILLA PERCHE' E' DA QUANDO SON NATO CHE SON DEMOCRISTIANO

Marco Follini tiene una rubrichina sul Riformista. Ieri scriveva qualcosa sulla sua posizione in vista del congresso del Pd. "Con una curiosità superiore al mio peso politico (appunto, ndb) - scrive - molti mi chiedono come mi schiererò". Uno tenderebbe a ritenere con Franceschini. Da buon democristiano però mette un sacco di "forse", "chissà", "dipende" e - soprattutto - detta la pregiudiziale: "Una certa retorica che sento sul rinnovamento mi ricorda più Kissinger che chiedeva 'fresh faces' alla Dc, che non Zaccagnini". La pregiudiziale non è tanto la sua contrarietà ai "giovanilisti" (il titolo del pezzetto di ieri era "Con chi sto? Contro i giovanilisti"), cosa che ci troverebbe pure in accordo, ma un'altra: sto con Franceschini a patto che la sua democristianitudine zaccagniniana sia più esibita, perchè il Pd "deve porsi all'elettorato come una forza tranquilla", cioè come una nuova Dc. Ora, è chiaro che il Pd deve tranquillizzare, "essere capace di ascoltare le mille voci della società" e non seguire la deriva populista. Però, calma, serve un po' di misura nell'essere misurati: qualche posizione, ad esempio sulla laicità dello Stato, bisogna prenderla. A Follini inoltre bisognerebbe ricordare che se Franceschini vince lo fa con l'appoggio di pezzi di sinistra che flirtano col populismo. Ma forse lo sa e ha scritto quella cosa su Kissinger soltanto per un eccesso di analisi. O per non dire nettamente (vecchia volpe!) da che parte sta. Perchè come diceva un mio amico due democristiani si odiano più di quanto non si odi un ex dc e un ex pci.


24 giugno 2009


METTI A CASSANO!

Non si capisce bene cosa intenda Franceschini quando dichiara: «Non posso riconsegnare il partito a quelli che c'erano prima di me, molto prima di me». Dove finisce quel "molto prima"? Zaccagnini è della partita? Insomma chi sono "quelli"? E - soprattutto - Franceschini è una verginella vissuta finora sulla luna?


16 giugno 2009


QUA SI TORNA AL 16%

Antonio Polito oggi sul Riformista parla della discesa in campo di Veltroni al fianco di Franceschini. Il passaggio più significativo è il seguente e prende le mosse dal riconoscimento dell’indubitabile caos (di posizioni e di linea) che regna attualmente all’interno del Partito democratico.

“Di questo caos, l’appello per il voto a Franceschini è una specie di summa. Veltroni – seguendo il solito schema nuovo vs. vecchio – invita infatti a tornare al nuovo, cioè a se stesso, cioè al Lingotto. Ora già l’idea di tornare la nuovo ha qualcosa di paradossale (…) Veltroni precisa che ‘bisogna andare avanti evitando di ripetere di errori compiuti e correggendo radicalmente un modo di essere e di fare che ci ha fatto solo male’. Perfetto: e quali sono – di grazia – gli ‘errori compiuti’? E come – di grazia – vanno corretti? L’idea che l’ex segretario accredita, fin dal giorno delle sue dimissioni e anche prima se è per questo, è che tutto era giusto, tutto fissato con chiarezza al Lingotto, ma poi ‘laceranti e troppo spesso sotterranei scontri interni, un gioco perverso di posizionamenti individuali e di manovre di corrente’, ha reso vana questa grande opera di innovazione. E’ il solito effetto-placebo”.


14 giugno 2009


"NON TOCCHERA' PALLA NEMMENO QUESTA VOLTA"

E se avesse ragione lui?


11 giugno 2009


SARA' CHE ANCHE LEI SI PRESENTAVA NEL TRIVENETO

A costo di rischiare i fulmini e le saette della rete io lo dico: al netto delle cose che dice, a me la Serracchiani fa pensare a una Rosi Bindi giovane.


9 giugno 2009


COESI

"Il partito mi ha sostenuta, è stato coeso".

Non credo che
Debora Serracchiani abbia bisogno di consigli, però una cosa mi sento di suggerirla: non parli mai come Prodi. Mai!


9 giugno 2009


NON ARRIVARCI PER CONTRARIETA'

Pierluigi Bersani a Otto e mezzo: "Io ho in testa da sempre un grande partito popolare, di sinistra, democratico e liberale. Un partito che sa andare oltre l'esperienza socialdemocratica".
Qua si è d'accordo, soprattutto sul "liberale". Il problema però è che bisogna dare gambe a questa cosa altrimenti tutto resta appeso lì, evanescente, un lancio del cuore oltre l'ostacolo vacuo e velleitario e anche ingenuotto. Bisogna avere coraggio quando è il caso di averne. E bisogna anche saper scegliere i tempi, perchè qua si crede che l'errore più grosso sia stato commesso alla Bolognina quando si poteva trasformare il partito in una moderna forza socialdemocratica. Insomma adesso diventa difficile andare oltre ciò che non si è mai stati.


27 maggio 2009


UN TEMPO QUI ERA TUTTO LAMBRUSCO E SCOPONE SCIENTIFICO

Ora - e lo dico da non frequentatore di sezioni - io sono pressochè d'accordo con Ugo Sposetti: al Pd serve una "sala macchine" perchè la partecipazione spontanea della gente (vedi primarie e cose così) non è possibile senza uno che organizzi tutto l'ambaradan. Quello che non riesco però a comprendere è perchè Sposetti, nel finale di un articolo equilibrato, non resista alla tentazione dello sberleffo nei confronti di coloro che chiama "gli innovatori" e affianchi il "liberismo temperato" (e come dovrebbe essere? O forse non dovrebbe neanche essere, il liberismo? E' d'accordo Sposetti a chiamarlo mercato regolamentato o non vuole proprio il mercato?), affianchi il liberismo temperato, si diceva, all'happy hour e allo squash. Ma che caspita c'entra?


20 maggio 2009


CON QUESTE POSE NON VINCEREMO MAI

Visti i tempi balordi, immagino che questo non sia il problema principale del Pd, però un 55enne in blu e incravattato che mette l’inno dell’ex Unione Sovietica come suoneria del portatile, bene, io lo vivo se non altro come un elemento di discussione.


15 maggio 2009


ALLA PUGNA CON LA BANDIERA SCOUT

 

Del Pd si può pensare e dire quello che si vuole. Che è un partito inesistente. Che è un amalgama mal riuscito. Tutto quello che vi pare. Però leggere che Matteo Renzi sta bene attento a non finire mai inquadrato insieme a un tricolore democrat, tanto lo considera controproducente alla sua immagine di candidato sindaco, lo riterrei salutare. Per il Pd, naturalmente.


13 maggio 2009


LA SCOPERTA DI VELTRONI

Visti gli ultimi endorsement da parte di intellettuali girotondini, sinistra forcaiola e magistrati di piazza va a finire che a Di Pietro qualcuno proporrà, magari in futuro, di fare il sindaco di Bologna. Con la differenza cruciale che lui non è uno che si accontenta.


7 maggio 2009


BLITZKRIEG

Il nuovo documento dei "quarantenni del Pd" mi sembra contenga cose più o meno già dette da altri che quarantenni non sono ma che - mi pare - continuano a parlare molto delle intenzioni e poco del merito. O meglio, stavolta qualcosa sul merito si dice: il problema è l'azione.

 


16 marzo 2009


DUEL

Ecco qua. E poi non dite che non vi avevo avvertito.


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4 marzo 2009


TOLLERANZA BOLO


Di Diego Bianchi penso che sia molto bravo, anche se a me personalmente
non piaceva e continua a non piacere. Per una ragione semplicissima: è l'ultima evoluzione della sinistra micheleserriana, che è diventata molto più seguace de Le Iene di quanto non immagini. Adesso penso che, oltre che bravo, sia anche ingenuo. Franceschini, secondo la migliore tradizione democristiana, lo mangia, trasforna proteine, carboidrati eccetera in calorie e poi lo digerisce. E lui credo che lo sappia.


3 marzo 2009


E' TUTTO UN PROBLEMA DI INDICATORI

 

Quel gran lepido di Follini scrive oggi sul Riformista che, ebbene sì, si devono tagliare i soldi ai partiti. Anche se - come sempre - non riesce ad essere definitivo e dice che, siccome "personalmente" aborre "la demagogia" e diffida dei "gesti troppo esibiti e plateali", allora pensa che "per il paese il problema non sia quanto costa la politica, ma semmai quanto (non) rende". Il che, a tutta prima, è vero. Però, circoscrivendo il discorso al Pd e lasciando stare il paese, c'è da porsi una domanda: resa per resa, quanti voti ha portato Follini?


27 febbraio 2009


"FATELA FINITA"

Toh!


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21 febbraio 2009


I MUSCOLI DEL PARTITO



E il capitano disse al mozzo di bordo
"Giovanotto, io non vedo niente.
C'è solo un po' di nebbia che annuncia il sole.
Andiamo avanti tranquillamente".

E poi, compagno, non te lo volevo dire, ma in mezzo al mare c'è una balena bianca.


21 febbraio 2009


ADELANTE ADELANTE



Massimo D'Alema: "Ho stima di Franceschini. Se questa sarà la soluzione, avrà bisogno di un forte consenso, perché prima delle elezioni di giugno si dovranno sciogliere nodi complessi, a partire dalla collocazione del Pd tra le famiglie politiche europee, altro tema che abbiamo rinviato troppo a lungo".

Considero questo il passaggio cruciale dell'intervista di D'Alema a Repubblica. Perchè se si vogliono salvare le elezioni europee beh, non si salvano mica con Franceschini. Possibile che sfugga il piccolo particolare che bisogna decidere - possibilmente prima - se il Pd si debba considerare affine alla socialdemocrazia europea o alla tradizione popolare di centro? E Franceschini non è la persona adatta per fare questa scelta che - lo ripeto - deve essere fatta presto, altrimenti molta gente a votare non ci andrà. E poi scusate, ma se si deve perdere di brutto meglio perdere alle europee che alle politiche, no? Prima si dà una sterzata vera e meglio è e la sterzata non è certo rappresentata da un accordicchio intorno al vice di Veltroni che - lo vogliamo dire? - a sinistra non rappresenta un fico secco. Insomma io sono sicuro che con Franceschini non si prendano più voti che con un partito immerso nell'ennesima fase costituente: primarie o congresso o cos'altro non saprei, ma l'attesa no. Mai come in questo momento andare avanti con raziocinio significa rischiare. Da perdere non c'è più nulla.


19 febbraio 2009


C'E' SEMPRE UN'AZIENDA HE TI DA' IL PARAADUTE, LA SIUREZZA

Per me questo è un fasullo, diobonino!


19 febbraio 2009


FRANCESCHINI

 


19 febbraio 2009


"OGGI IL SUCCESSO E' SCOMPARSO E RIMANE SOLO IL PERDENTE"

"La voglia di scappare gli usciva persino dal celebre neo sulla guanciona sinistra. Ed era così forte da spingerlo a dare l’ultima fregatura ai media. Nessuna conferenza stampa. Appena un comizio con tifoseria al seguito. Banalità a gogò, tutta roba già sentita, ancorché recitata con il solito fervore. Certo, sono rimasto deluso. Poi, a mente fredda, mi sono detto che non potevo aspettarmi altro. Walter si era finalmente calato nella parte che conosce meglio. Quella del politico sconfitto che taglia la corda. E tuttavia riesce sempre a essere un perdente di successo, capace di passare da un incarico all’altro".

L'articolo di Giampaolo Pansa è da leggere.


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18 febbraio 2009


C'HA FOTTUTO L'ANTISOCIALISMO?

"Tanto la ‘modernizzazione’ dalemiana diretta a costruire un grande partito riformista maggioritario, quanto l’‘ulivismo’ veltroniano poi sfociato nella costruzione di un Pd autonomo e autosufficiente, sono stati tentativi nobili, intelligenti e non privi, a fasi alterne, di qualche successo. Ma entrambi sono falliti.

Perché i due figli migliori della tradizione comunista italiana, una volta usciti dal tempio in fiamme in cui erano cresciuti, non sono riusciti a combinare un granché nel grande mondo secolarizzato della Seconda repubblica? Se Veltroni e D’Alema hanno fallito, è perché il Pci ha fallito: non soltanto perché ha congelato la sinistra italiana per un cinquantennio, ma anche, e soprattutto, perché anziché conservarla l’ha fatta piano piano marcire.

È con Berlinguer che la sinistra va definitivamente – cioè culturalmente – in malora. Dopo il fallimento del ‘compromesso storico’ e la rottura con l’Urss sull’Afghanistan, anziché rifondare il Pci come grande partito socialdemocratico europeo, Berlinguer si trincera nel radicalismo identitario; sbandiera la ‘diversità’ e ne fa l’incolmabile fossato che sulla ‘questione morale’ separa il Pci da tutti gli altri; rispolvera il ‘pacifismo’ antiamericano e antioccidentale. Nell’ultimo Berlinguer ci sono già tutte le premesse teoriche e politiche tanto della ‘sinistra antagonista’ quanto del giustizialismo dipietrista.

Veltroni e D’Alema, che non sono mai stati né estremisti né giustizialisti, condividono però del berlinguerismo il tratto essenziale, il gene originario che ne ha prodotto tutte le scelte, dal ‘compromesso storico’ al referendum sulla scala mobile: l’antisocialismo. L’unica vera stella polare di Berlinguer è stato l’antisocialismo, cioè la lotta con ogni mezzo e senza quartiere per conservare sulla sinistra italiana un’egemonia che a partire dal Sessantotto aveva cominciato a scricchiolare, e che a molti sembrava oramai incapace di cogliere la modernità. È per sconfiggere i socialisti che Berlinguer si allea con la Dc anziché proporsi di sostituirla al governo, come sarebbe stato ovvio e naturale. È quest’alleanza innaturale che segna tutta la sua parabola politica.

Il fatto è che quest’alleanza segna anche la parabola dei suoi eredi più brillanti. Né D’Alema né Veltroni vogliono sentir parlare di tradizione socialista o socialdemocratica, se non strumentalmente. Al contrario, è sempre alla Dc – a quel che resta della sinistra democristiana dopo Tangentopoli – che si rivolgono: D’Alema per farci un’alleanza politica (il centro-sinistra con il trattino), Veltroni per farci un partito unico (il Pd, appunto).

In altre parole: anziché mettere a disposizione le energie del Pci per un progetto autenticamente nuovo, e con una nuova leadership, D’Alema e Veltroni hanno cercato fino all’ultimo di conservare il berlinguerismo. È per questo che hanno fallito. Ed è per questo che, in tutta sincerità, considero fuori tempo massimo, e votata all’insuccesso, la candidatura di Bersani. Per chi è cresciuto alla vita adulta e alla politica nel Partito comunista, prenderne atto è motivo di dolore. Tuttavia, oggi è anche un giorno benaugurante per la sinistra italiana: il Novecento si chiude, il Pci si è infine spento. Un partito socialista, laico e libertario è finalmente possibile".

Questa analisi è di Fabrizio Rondolino. Io un po' sono d'accordo e un po' no. Sono d'accordo sul fatto che l'antisocialismo ha fottuto il Pci, ma ho presente cos'era il socialismo in Italia e - soprattutto - il fatto che il Muro era ancora bello saldo e in piedi e ipotesi di governi senza la Dc non erano pensabili. Sono d'accordo che l'avvitamento identitario è sempre (e sottolineo, sempre) sintomo di debolezza. Sono d'accordo che Berlinguer sia stato (e sia) sovrastimato e che D'Alema e Veltroni siano forse rimasti prigionieri dei suoi schemi. Devo ragionare però ancora a lungo sul passaggio centrale della riflessione di Rondolino, perchè un'idea ferma non ce l'ho: dobbiamo fare il partito libertario e socialista lasciando i cattolici progressisti al loro destino? In altre parole, dobbiamo mandare a ramengo il Partito democratico rischiando che si riformi un Centro cattolico antistorico e fuori tempo massimo? Fino a che punto deve spingersi il coraggio politico? E dove inizia l'azzardo?

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