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attentialcane [ politica e occidentalismi ]
 


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Antipixel di Lamianotizia 


14 febbraio 2010


MODE

Delle pensose articolesse di Adriano Sofri qua si ha lo stesso giudizio di quelle di Eugenio Scalfari: esteticamente ineccepibili ma barocche, manierate e - dunque - noiose. Però, se uno ha voglia di arrivare fino in fondo, ogni tanto contengono robe condivisibili. Ieri Repubblica gli ha affidato un pezzo sul ritorno della Fede, insomma come mai Monica ed Agostino in prima serata e tutti a leggere la Bibbia, pure Erri De Luca che però non crede, eccetera? E lui ha scritto, come sempre, un bel mattone di marzapane. Però stavolta, tra un merletto rococò, un arabesco e una pippa mancina, ha piazzato questo quadrato pietrone romanico:

"La spiritualità, o almeno una sua accezione, si mostra così come un contraltare e una specie di risarcimento alla fiducia nel cambiamento comune del mondo e si sforza di arginarne la disfatta (...) Ci furono stagioni in cui ci si ubriacò dell'intenzione di cambiare il mondo, sicchè a sbornia passata si ripiega sul cambiamento di sè".


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13 gennaio 2009


E FABIO FAZIO VESTITO DA PRETE

 Spot sull'ateismo, anche a Genova i bus che promuovono l'inesistenza di dio

Se la Chiesa avesse il senso dell'ironia, a questa azione dell'Unione atei e agnostici razionalisti risponderebbe: "Ok, Dio non esiste. Infatti, semplicemente, è". E proporrebbe una puntata speciale di "Che tempo che fa" su ontologia e meontologia nel dibattito teologico contemporaneo.


23 dicembre 2008


NON SONO UNA SIGNORA

Sono d'accordo col Papa. Comunque se Luxuria esordisse come cantante di cover di Loredana Bertè non ci troverei nulla di male.


17 dicembre 2008


PREMESSO CHE LO SPIRITO SOFFIA UN PO’ DOVE CAVOLO GLI PARE

Dopo il Vecchioni convertito («Sì, sono un credente e un cristiano che però usa anche l’intelletto») Il Giornale intervista oggi sullo stesso argomento anche Antonello Venditti («Bastava guardare i miei brani da una sfumatura diversa per trovare sfumature mistiche», corsivi miei).
Premesso quanto si deve premettere (prego vedasi titolo), qua si rispetta soltanto Giovanni Lindo Ferretti. Per
queste precise ragioni qui.


26 novembre 2008


GRAMSCI BINETTIANO ANTE LITTERAM

"Non è quindi solo la ripugnanza per il rito, per l'esteriorità, per il simbolismo ormai vuoto di ogni contenuto di fede che (...) ci tiene lontani dal cattolicesimo. E' l'antitesi insanabile delle idee".
(Antonio Gramsci, 21 giugno 1916)

 
Non è rilevante se Gramsci si sia convertito in punto di morte e se dal lontano 1916 quella talpa rivoluzionaria di Cristo abbia scavato e scavato e scavato. Ha ragione Beppe Vacca: anche se fosse vero - e prove non ce ne sono - non ci sarebbe nulla di scandaloso. Lo scandalo sarebbe scovare in qualche vecchio scritto una tirata alla Giuliano Ferrara e usarla - dopo averla proditoriamente decontestualizzata - per far diventare Gramsci un binettiano ante litteram.

"La scienza ha il compito disinteressato di rintracciare rapporti nuovi tra le energie, tra le cose. Fallisce solo quando diventa ciarlataneria (...) Il ritrovato scientifico segue la sorte comune di tutti i prodotti umani in regime capitalistico; diventa merce, oggetto di scambio (...) Ecco che il dottor Carrel ha aperto una via nuova alla chirurgia: le possibilità di innesti umani si moltiplicano (...) il dottor Voronov ha già annunziato la possibilità dell'innesto delle ovaie. Una nuova strada commerciale aperta all'attività esploratrice dell'iniziativa individuale. Le povere fanciulle potranno farsi una dote. A che serve loro l'organo della maternità? Lo cederanno alla ricca signora infeconda che desidera prole per l'eredità dei sudati risparmi maritali (...) venderanno la possibilità di diventar madri: daranno fecondità alle vecchie gualcite, alle guaste signore che troppo si sono divertite e vogliono recuperare il numero perduto. I figli nati dopo un innesto? Strani mostri biologici, creature di una nuova razza, merce anch'essi, prodotto genuino dell'azienda dei surrogati umani, necessari a tramandare la stirpe dei pizzicagnoli arricchiti".
(Antonio Gramsci, 6 giugno 1918)


24 novembre 2008


SANGUE E SUOLO

Erano passate poco più di 24 ore da quando avevo letto sul Corriere della Sera una frase di Marcello Pera contenuta nella sua ultima fatica letteraria: “Si tratta di coltivare una fede in valori e principi che caratterizzano la nostra civiltà e di riaffermare i capisaldi di una tradizione della quale siamo figli”. Erano passate poco più di 24 ore, dicevo, e come ogni lunedì tornavamo – il quasi seienne ed io – dal campo di calcio, quando nel vento sferzante del novembre genovese siamo entrati dal macellaio Andrea per farci preparare un paio di hamburger, l'uno per il ragazzo-si-farà e l'altro per il padre che vorrebbe tanto tornare ad avere la sua maglia numero cinque ché il sette no, mai avuto. Insomma eravamo lì a guardare il miracolo sempre nuovo del tritacarne quando ho notato sul bancone sacchettini di farro della Valnerina e di lenticchie di Norcia. Cose semplici, magari indifferenti ai più, che hanno subito permesso di intavolare una discussione quasi religiosa sui salumi e i formaggi e lo zafferano e il tartufo nero e la carne tutta dell'Umbria. Insomma, cari signori, ra-di-ci.
Ed è stato solo allora che ho capito davvero la grandezza profetica dell'ex presidente del Senato.

N.B. il suolo del titolo è da intendersi nella duplice accezione valoriale di madre terra e campo di calcio.


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14 novembre 2008


IL PRIMO PRECARIO? GESU' CRISTO

 

Qua si è senz'altro d'accordo con Don Bruno Sopranzi, responsabile dell'Ufficio scuola della Curia di Genova, nel ritenere che la Chiesa debba stare sempre dalla parte di chi è in difficoltà e che Gesù oggi ammonirebbe tutti gli scribi baby pensionati e tutti i farisei cinquantenni con regolare contratto di lavoro a tempo indeterminato più o meno così: "
Ero precario e mi avete sostenuto". Anche se qualcuno potrebbe obiettargli che la vertigine teologica e il paragone non reggono neanche per idea: era un figlio di papà (e che Papà!) e c'aveva sicuramente più d'un santo in paradiso.


8 novembre 2007


QUEI CATTIVISTI DEL FOGLIO

Sul Foglio di oggi c'è un articolo ("Libera Chiesa in stato sicuro") in cui viene citata a sproposito un'intervista di Camillo Ruini che ha sì detto che i cattolici non si possono definire buonisti, ma per la semplice ragione che devono essere buoni.
A pensarci bene il Foglio non è cattivo: è cattivista.


6 novembre 2007


ANCORA SUL SENSUS FIDEI

"Il vero cristiano fa opera di accoglienza e di promozione (...) c'è un dovere dell'accoglienza degli immigrati anche sotto il profilo propriamente religioso". Chissà se l'onorevole Casini ha letto queste dichiarazioni di Camillo Ruini, che non sono molto lontane da quanto si andava dicendo qui. Per me l'ex presidente della Camera non ci fa una bella figura. E non si fa una bella figura neanche il titolista del Giornale, se è per questo.


5 novembre 2007


“CRISTIANESIMO DI CRISTIANI CHE DIFETTANO DI SENSUS FIDEI”

In tema di sicurezza e di rom c'è questa curiosa intervista a Casini che dice: “... parte del clero, del mondo cattolico, in nome di un buonismo e di un malinteso concetto di accoglienza, rischia di aumentare i problemi anziché di risolverli ». E poi: “Domani (oggi, ndr) si terranno i funerali di un santo, Don Oreste Benzi, che per gli immigrati, per gli ultimi, ha fatto cose straordinarie. Ma non si può chiedere né pretendere che tutti i cittadini seguano quell'esempio. Se non c'è realismo, ma solo utopia astratta dell'accoglienza, si possono produrre danni enormi. Perché purtroppo delle migliori intenzioni è lastricata la strada dell'inferno...».
Può essere. Comunque bisognerebbe ricordare al cristiano e cattolico Casini che, è vero, tutti i cittadini non sono tenuti a seguire quell'esempio, ma i cristiani e i cattolici mi sa di sì. Quanto alle vie dell'inferno, direi che sono lastricate soprattutto delle buone intenzioni (buone?) di questo invadente abbraccio dei cosiddetti atei devoti che dovrebbe, quello sì, preoccupare i cristiani sinceri.

Di seguito riporto qualche passaggio a caso di una librettino scritto da Enzo Bianchi, che di mestiere, tra le altre cose, fa il priore della Comunità Monastica di Bose.

Anche oggi i cattolici possono essere tentati di praticare metodi di intolleranza al servizio della verità, come ha lucidamente denunciato per il passato Giovanni Paolo II. (...) Recentemente, papa Benedetto XVI ha affermato che noi cristiani abbiamo l'obbligo di rispettarci e amarci reciprocamente anche in ciò che ci distingue gli uni dagli altri. (...) Quando i cristiani perdono il carattere della mitezza e dell'umiltà allora sono essi stessi a minacciare nel concreto proprio quel messaggio che vorrebbero trasmettere agli altri uomini”

Quando i cristiani manifestano sfiducia nella forza evangelica propria dell'umiltà cristiana e dell'inermità della fede (...) allora confondono la chiesa con il regno di Dio, progettano una cristianità che appartiene al passato, che non può essere resuscitata e che, soprattutto, contraddice la buona notizia di Gesù”.

... uso strumentale della religione da parte di quanti misconoscono nuovamente la distinzione tra Dio e Cesare. Ci sono forze politiche infatti che vogliono che la chiesa assuma una posizione di rilievo e un ruolo dominante all'interno di un determinato contesto storico e, conseguentemente, non mantenga viva la forza profetica (...) Così gli elementi stabili della cultura religiosa sarebbero integrati nel sistema politico, ... si avrebbe una vicendevole strumentalizzazione dei poteri religiosi , politici e sociali in grado di dare compattezza alla società e di assicurare la tenuta del sistema. Su questo occorre che i cristiani siano vigilanti perché quando forze politiche vogliono generosamente offrire protezione giuridica o prestazioni finanziarie alla chiese, in realtà operano per il proprio tornaconto”.

Gli interlocutori dei cristiani sembrano attendere una chiesa che ascolti prima di parlare, che accolga prima di giudicare, che ami questo mondo prima di difendersene, che si nutra di creatività piuttosto che di paura, che sappia annunciare profeticamente piuttosto che accusare”.

Forse sono cose troppo alate. Casini in realtà vuole semplicemente il voto di chi si sente un “cattolico assediato” (c'è un capitoletto del libro che si intitola “I cristiani? Non sono perseguitati”). O magari no: Casini è sinceramente interessato a testimoniare con la propria vita la “fede intesa come quella adesione a Gesù Cristo che si traduce in una sequela – questa faticosa, esigente, perseverante condotta di vita che si vuole secondo il vangelo”. Chi può dirlo? Del resto, ammesso che Dio conosca davvero il numero esatto dei nostri capelli, conoscerà ben bene il cuore e le intenzioni di ciascuno. Però ho un timore, che espressi già una volta: e se ci avesse messo lo zampino quel furbo dello zio di Berlicche?

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