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Antipixel di Lamianotizia 


31 gennaio 2010


IL VOTO DEI CATTOLICI SENZA MUTANDE



Vabbè che la fede uno non può aggiustarsela a modo proprio però a leggere Pietrangelo Buttafuoco ieri (sempre un piacere, in verità) pare che votare Emma Bonino nel Lazio sia diventato non soltanto un peccato mortale, ma una specie di segnale della fine dei tempi. Il ragionamento è questo: oggi il cattolicesimo è stato trasformato dal Vaticano II in mero “ammaestramento etico”. “Mai che in una qualsiasi chiesa – scrive – si trovi qualcuno che parli di metafisica, di spirito, di anima e di poesia”. A parte che in quella che frequento io (poco, purtroppo), ogni tanto le parole anima e spirito risuonano tra le navate, in realtà Buttafuoco tutti i torti non li ha. Ora ciò che conta di più è la carità intesa solo come “progetto di assistenza sociale”, la chiesa è diventata un “patronato sociale la cui identità non è la verità, piuttosto la legalità, la democrazia e l'impegno” e "il cattolico adulto è attento al mondo, alla fame nel mondo, alla pace nel mondo e alle mutande del mondo”. Quindi, sulla base di questo cambiamento della percezione della fede, “figurarsi se moralmente ineccepibile non diventa anche un'Emma Bonino”.


Secondo me l'argomento, in sè intellettualmente stimolante, non è definitivo. Anzi: Buttafuoco compie l'ingenuità di volare troppo alto con il rischio di esporsi ad un'obiezione terra terra: ineccepibile è allora la Polverini? Parla di Ente in sè, la Polverini? Perché un cattolico dovrebbe star dietro alle giaculatorie sulla famiglia di Casini? E' morale o metafisica la sua? E la sottosegretaria Roccella che c'azzecca con l'ousìa? Concesso che la fede uno non può aggiustarsela a modo proprio, se l'interpretazione della fede altrui (sempre altrui, ci avete fatto caso?) è univoca, chi cazzo glielo fa fare a un cattolico di sporcarsi le mani con le elezioni? Uno o si astiene o organizza un bel golpe teocratico in grado di oggettivare quella interpretazione (unica) della fede. In Parlamento, al Governo, nei circoli dopolavoristici, dal lattaio. Poi sì che il mondo avrebbe le sue belle mutande.
Perché una cosa metafisica mi sento – nel mio piccolo – di dirla: la Creazione, in quanto atto d'amore che genera il Mondo, non accetta mutande, figuriamoci le indicazioni di voto.


19 maggio 2009


FACCIA DI TOLLA

Adesso la parola d’ordine degli ultrà cattolici è ragionevolezza. Eugenia Roccella, sottosegretario al Welfare, dice che l’uscita di Gianfranco Fini (“Non si fanno le leggi seguendo la fede”) è errata perché in Italia il pericolo non esiste: da noi “non ci sono norme orientate dalla fede, ma dal massimo di ragionevolezza (…) chi non è d’accordo può chiedere il referendum”.
E se quel “massimo di ragionevolezza” non è possibile metterlo alla prova perché la Chiesa dice di non andarli a votare, i referendum?

Aggiornamento - che poi uno ci pensa ancora su e si chiede: ma se le leggi sono ragionevoli e si ha paura che il popolo referendario le bocci (o magari - che è lo stesso - la paura è che il popolo accetti leggi irragionevoli) allora o quel popolo non è ragionevole o non lo sono le leggi. La prima ipotesi apre il campo a un'altra cruciale domanda per un cattolico: l'uomo non riesce a capire l'evidente ragionevolezza di una norma? Certo, ci sarebbe sempre una possibile spiegazione che magari la Roccella (e Ruini e Casini eccetera) hanno preso in esame nell'optare per l'astensione: e se il diavolo entrasse in cabina elettorale per confondere?

Aggiornamento ulteriore - e se un cattolico dovesse rispondere che la differenza è tutta qui, che cioè il credente resta sempre libero di dare il suo assenso e che nulla è mai del tutto evidente anche se ragionevole, bene a quel cattolico bisognerebbe rispondere che l'osservazione non è pertinente. Ma ammettiamo pure che sia pertinente (e non lo è): se Dio è disposto a correre il rischio della libertà umana a maggior ragione dovrebbe essere disposta a correrlo la Roccella (e Ruini e Casini eccetera)

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