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attentialcane [ politica e occidentalismi ]
 


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Antipixel di Lamianotizia 


20 gennaio 2008


MI SI NOTA DI PIU' SE NON VADO O SE VADO ACCOMPAGNATO?

Dal punto di vista della strategia comunicativa Benedetto XVI, rinunciando ad andare alla Sapienza, ha senz'altro fatto bingo. Per strafare, alla prossima occasione gli consiglierei di dire che non va e poi invece irrompere direttamente in aula magna con Mastella sotto braccio.


17 gennaio 2008


FINORA 'STA MANO E' STATA PIUMA...

Nella babele di reazioni contro il bavaglio al Papa ho isolato un paio di passaggi dell'intervista di Ruini al Corriere, passaggi che - magari sbagliando - considero assai significativi:

"Attaccare questo Papa non è giusto e neppure opportuno (...) Nelle mie prolusioni quante volte ho attenuato i toni sulle crisi, sui problemi dell'Italia; per favorire la concordia, per non inasprire i conflitti. Su materie delicate come i rapporti tra politica e giustizia e le questioni economiche, ci siamo andati piano".

Cos'è una minaccia? Dobbiamo aspettarci una Chiesa che rinuncerà ad "andarci piano" da ora in poi? Quello che è successo in questi giorni - e quello che succederà domenica all'Angelus - sono uno spartiacque nella tattica politica di questo papato: Roma e l'Italia come linea del Piave della restaurazione preconciliare, considerata l'arma vincente contro la secolarizzazione. Da cattolico posso dire che non mi piace per niente.
Fin qui le "cose grosse". E le piccole? Eccole: in Italia rinascerà un partito cattolico, magari reso presentabile con qualche artificio dialettico, un partito che costituirà il braccio secolare di questa tattica e che sta aspettando solo l'approvazione di una legge elettorale proporzionale per dare contezza di sè. Perchè va bene il dialogo sulle cose ultime e sui massimi sistemi, ma come si diceva qui un fante del Piave non sa cosa farsene della filosofia e dell'antropologia


17 gennaio 2008


BAVAGLIO

Il discorso del Papa è da ieri sera sui siti più cliccati, è stato pubblicato oggi dalla maggior parte dei quotidiani, è stato letto alla cerimonia della Sapienza e stamattina il mio edicolante di fiducia alle ore 8.54 aveva già terminato le copie del Foglio. Così per dire.


16 gennaio 2008


IN MARGINE ALLA FACCENDA DEL PAPA ALLA SAPIENZA

Non è importante che siano andati a riprendere una citazione relativa a una conferenza tenuta da Ratzinger nel lontano 15 febbraio 1990. La citazione è l'ormai famosa affermazione di Feyerabend sulla ragionevolezza della condanna di Galilei contenuta in Contro il metodo. Abbozzo di una teoria anarchica della conoscenza, un bel libro che si occupa diffusamente di Galileo dal cap. 6 al cap. 12. Non è importante, dicevamo, perché in fondo le questioni sollevate da Feyerabend e riprese dall'attuale Papa non hanno perso la loro attualità. E' invece fondamentale capire perché si utilizza un epistemologo così critico verso la Ragione (con la maiuscola) da ammettere che le scoperte scientifiche rispondono ad un criterio anarchico, alla cocciutaggine, alla fortuna o – nel caso di Galilei – alle sue doti di persuasore e di imbonitore. In sostanza ogni scoperta scientifica è una specie di rivoluzionario salto in avanti per nulla (o poco) collegabile alla vecchia visione del mondo che risponde, invece, ad una sua interna ragionevolezza (sempre su questi argomenti può essere utile sfogliare anche La struttura delle rivoluzioni scientifiche di Thomas Kuhn). Le verità – anche quelle scientifiche – in fondo sono da inquadrare tutte storicamente. Ratzinger non dice che la Chiesa ha fatto bene a condannare Galileo, ma dice che la condanna di Galileo era spiegabile nel contesto di quella ragione storica. Benedetto XVI in fondo utilizza questa impostazione per dimostrare che la Verità scientifica può essere messa in discussione tanto quanto la Verità di fede, minando alla base ogni sua pretesa di oggettività. Non lo dico io – sembra scusarsi – ma lo dice persino un relativista come Feyerabend.

Ora, l'argomento non appare del tutto convincente. Il Papa compie infatti un salto: visto che ogni idea di Ragione è per forza di cose contingente deve (deve?) esistere una “ragionevolezza più grande” che
possa ricomprendere in sé ogni forma di ragionevolezza finita. Solo che Feyerabend non sarebbe affatto d'accordo, anzi si troverebbe piuttosto a disagio nell'essere citato per questi scopi. Non è affatto scontato che siccome non c'è Ragione nello sviluppo progressivo della scienza (anzi, è proprio l'idea di progresso ad essere fasulla) allora ho dimostrato l'esistenza di una Ragione superiore. Feyerabend, o qualsiasi altra persona, potrebbe opporre a Benedetto XVI il Caos, Ananke, addirittura l'assoluta mancanza di regola, l'Anarchia pura, appunto. In realtà il Papa deve ammettere che quel salto si può fare solo con la fede e non - come ripete da sempre - con la forza della ragione.

Ma proviamo a vedere le cose da un'altra angolazione. Ratzinger cita Feyerabend per dire che aveva torto a pensare quelle cose su Galileo. La sua intenzione sarebbe dunque quella di dimostrare che in realtà Scienza e Chiesa vanno a braccetto. Non si dà scienza infatti senza presupporre una verità da scoprire e quella verità deve essere supposta “senza virgolette” (si veda questo recente articolo di Vattimo), cioè oggettivamente: ho fiducia che esista una legge naturale che permane e cerco di capire come funziona il mondo in base a quella legge. Ecco, quell'idea lì di verità proviene dalla tradizione cristiana e in forza di questa comune radice gli scienziati dovrebbero ringraziare il Papa se riescono a tenere la barra dritta contro epistemologi come Feyerabend. Dunque Galileo non può che nascere all'interno della tradizione cristiana. Solo che, ammesso che questo legame oltre che vero sia virtuoso, dovrebbe valere anche nel senso opposto: il Papa dovrebbe rimborsare a pie' di lista tutto ciò che scaturisce dalla ricerca scientifica.

p.s. Il discorso che avrebbe dovuto pronunciare il Papa domani alla Sapienza non l'ho ancora letto. Poi vi dico.


16 gennaio 2008


MARTIRI IMMAGINARI

Poi ci torno. Intanto però direi che la cosa più fastidiosa in questa faccenda della Sapienza è che l’Italia rischia di passare per una Turchia o una Cina qualunque. Prima di parlare della sostanza del contendere sarebbe utile osservare che la Chiesa, oltre ad avere organi ufficiali di comunicazione con l’esterno e altri meno ufficiali ma piuttosto efficienti, ha almeno una paginata ogni giorno su quasi tutti i quotidiani. La religione - per usare una terminologia cara a Ferrara - sta già, mani e piedi, nel discorso pubblico. Una volta ci pensa il vaticanista, un’altra l’intellettuale di sinistra che dialoga con Ratzinger, un’altra ancora (spesso) Volontè che rilascia dichiarazioni all’Ansa anche sulla menopausa delle cavallette mettendoci dentro relativismo, nichilismo e anticlericalismo. Insomma, fermo restando che avrebbero fatto meglio a consentire a Benedetto XVI di parlare, non mi pare che al Papa manchino le occasioni di esprimere il proprio pensiero. In generale.

p.s. a proposito di organi meno ufficiali, quando il Foglio metterà in rete le sue pagine leggete in prima “La scemenza” sul "porchettaro anticlericale fancazzista". E’ da lui che noi di sinistra dovremmo affrancarci.

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