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attentialcane [ politica e occidentalismi ]
 


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Antipixel di Lamianotizia 


7 gennaio 2008


ALCUNE COSE BUTTATE LÌ SULL’ANTIVELTRONISMO

Di Veltroni non amiamo praticamente nulla e non stiamo a ripetere cose già dette in varie occasioni. Però. Però mi pare che adesso si debba dire una cosa: a forza di realismo politico stiamo tornando ai tempi della centralità della Dc. Ho letto l’ultima cosa su Left Wing e condivido tutta la prima parte: Veltroni non può dire, tra le altre cose, che il sistema elettorale tedesco produrrebbe la Grande Coalizione. Non può dirlo perché fino al giorno prima ha sostenuto che quel sistema avrebbe generato il ritorno alla politica dei due forni, il che è l’esatto contrario. Chiedo: allora va bene la politica dei due forni? Certo, occorre smascherare Veltroni e la sua vocazione maggioritaria che altro non sarebbe che puntare ad una sconfitta onorevole per militarizzare il Pd e proporre – poi – una riforma costituzionale ben più rivoluzionaria (e con chi?). Che vada piuttosto al congresso con quella riforma e se la giochi.
Tutto sacrosanto. Però – ripeto – a che serve andare alla pugna al congresso se nel frattempo si dovrà trasformare, complice una legge elettorale schiettamente proporzionale, il Pd nella nuova Dc? Sempre ammesso che la Dc, quella vera, non la rifacciano altri.
Io mi domando: se la linea Veltroni non era il migliore dei mondi possibili (e non lo è) come mai si è rinunciato alla battaglia in sede di primarie? Perché Bersani se ne è stato acquattato? Perché si è accettato – più o meno tutto il gruppo dirigente Ds – di presentare liste collegate a Veltroni, da “pizzicagnoli per Veltroni” a “Lotta Comunista per Veltroni" giù giù per li rami fino a “Per Veltroni hip hip hurrà”?
Non sarà che, anche in quell’occasione, come in tante altre – a partire dalla infausta proposta di avere Prodi come leader alle ultime politiche – è mancato coraggio? E che manchi purtroppo anche adesso?


24 novembre 2007


IL SOLITO PESSIMISTA

D'Alema sul Corriere della sera e Latorre sul Riformista ritengono che con il "tedesco" il bipolarismo rischi poco o nulla. Per D'Alema la sfiducia costruttiva è, tra le altre cose (riforma dei regolamenti parlamentari in primis), un argine al ritorno alla prima repubblica. Io ho paura che sia soltanto un argine dopo che il governo si è formato e non prima per scongiurare la cosiddetta politica dei due forni (o delle mani libere). E questo, per me, è un passo indietro. Per Latorre però, oltre alla sfiducia costruttiva, "il vincolo politico è mille volte più stringente del vincolo giuridico che ti obbliga a dichiarare in partenza le alleanze". Sarà. Io così fiducioso non lo sarei.


18 novembre 2007


UNA NUOVA VITA

L'intervista che Gianfranco Fini ha rilasciato a Repubblica è piuttosto chiara, anche perchè arriva dopo l'uscita dell'altro giorno sul Corriere della sera: pare che stavolta faccia sul serio, alla faccia di quello che si diceva qui.
Da parte mia però non ho ben capito quale debba essere "entro gennaio" questo "cambio di strategia". O meglio, non ho ben capito in cosa dovrebbe sostanziarsi, se in un messaggio congiunto alla nazione trasmesso dalle reti Fininvest oppure in una puntata speciale di Striscia la Notizia con il Cavaliere in mezzo a Iacchetti e Greggio che chiede scusa alla "nuova vita".
E non ho neanche ben capito perchè nella prima metà dell'intervista Fini apra il confronto con la maggioranza sulla legge elettorale e poi - nella seconda - bocci il sistema tedesco. 
Perchè ormai è chiaro: il dialogo si apre soltanto sul sistema tedesco. Intendiamoci, quando dice "in Italia, se lasciassimo i partiti liberi di decidere le alleanze dopo il voto, sarebbe il caos", ha ragione da vendere. Però mi pare che ci sia un po' di confusione innanzitutto nella strategia di chi vuole il "cambio di strategia entro gennaio". Sembra che Fini voglia lanciare un segnale a Veltroni senza pensare che, se proprio deve, l'accordo sottobanco Veltroni lo fa con Berlusconi. Per una semplice ragione: il Cavaliere sarà quello che sarà, ma i voti li ha presi, e parecchi. Ecco, alla luce di questa considerazione fa un po' ridere quando il leader di An si chiede: "Dobbiamo fare autocritica (...) A partire dal risultato elettorale del 2006, Abbiamo perso per 24 mila voti: dove abbiamo sbagliato?". Fa ridere perchè senza la caparbietà di Berlusconi e la pochezza di Prodi non staremmo neanche a discutere: nel 2006 la sinistra avrebbe stravinto. 

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