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Antipixel di Lamianotizia 


29 aprile 2003


FRUTTERO E LUCENTINI PARLARONO DI GIOVANI MANIFESTANTI

Il treno è fermo in una piatta campagna e Matteo Penna (detto Matti), che si è appena svegliato, guarda dal finestrino di un corridoio il cortile di una fattoria. Il sole appena sorto illumina di sbieco, ma già con una promessa di brutalità, un lungo edificio rossiccio e scrostato, diverse tettorie e baracche, due trattori, uno grande e uno piccolo, e il rettangolo del cortile cintato di rete metallica. C'è anche un cane bianco sporco che dorme legato a una catena e Matteo Penna (detto Matti) ha la tentazione di raccogliere una delle bottigliette e lattine vuote sparse per il corridoio e lanciargliela contro, così, tanto per sentirlo abbaiare. Ma lascia perdere, sia perché è vietato lanciare oggetti dai finestrini sia perché sarebbe comunque un gesto incivile sia soprattutto perché si sente ancora troppo fiacco, intontito dalla notte di sonno approssimativo.
Questi risvegli a ore disumane sono sempre il momento più nero quando si torna a casa dal grande raduno, dal grande convegno, dal grande concerto. Per colazione non c'è che qualche fondo di aranciata o di coca tiepida, un mezzo panino che neppure quel cane mangerebbe, la toilette è uno schifo, i fazzolettini di carta alla colonia che gli ha dato la mamma per rinfrescarsi la faccia sono finiti da ieri. E tutte le facce dei compagni sono grigie, quelli che ancora dormono disarticolati negli scompartimenti e i pochi che come lui si sono alzati e se ne stanno mogi nel corridoio.
Pochi finestrini più avanti c'è Caterina (detta Cate o Cati), una ragazza non male e simpatica che in questi tre giorni si è sempre tenuta come per caso nei dintorni di Matti. Ma ora si guardano da lontano e nemmeno si salutano. Due estranei ammosciati, spenti. E così è l'intero vagone, l'intero treno, gremito di estranei cisposi, silenziosi, improvvisamente solitari. insieme sono sfilati, insieme hanno cantato, urlato, tripudiato, insieme si sono accoccolati ovunque per mangiare e bere, insieme hanno dorito qua e là, insieme sempre insieme. Ma diq uesta parola magica, così calda e confortante e spesso perfino esaltante, Matteo (detto Matti) Penna ha ora una percezione geidamente geologica: sa che c'è, ma sepolta là in fondo, nel Quaternario.
Si stropiccia gli occhi, osserva tutta una popolazione di galli, galline, polli e polletti che ha invaso il cortile e becchetta, si ferma a guardare in giro con piccoli scatti della testa, si sposta a becchettare un po' più in là. Pollame ruspante, non di batteria, destinato a botteghe epentole di alto livello. E Matteo Penna (detto Matti) nota che quegli uccelli, almeno i più grossi, si muovono con dignità, con una specie di solenne sussiego, come se lo sapessero. "Voi siete la nostra speranza". Gli viene una mezza risata all'idea di sporgersi dal finestrino e rivolgere questa frase alla moltitudine di pennuti. Lui, da palchi, balconi e pulpiti vari, se l'è sentita rivolgere un'infinità di volte negli ultimi anni, da quando di anni ne aveva personalmente quattordici (ora ne ha diciassette). Voi giovani, ai giovani, per i giovani, i giovani d'oggi, noi giovani... Un oscuto pensiero, meno di un pensiero (ma cos'è veramente un pensiero?), gli attraversa la torpida testa, corre via velocissimo come uno di quei giovani polletti nel cortile: "Io sono giovane ma non sono 'un' giovane". che vuol dire? che senso ha? Bisognerebbe rincorrerlo, riacchiapparlo, esaminarlo da vicino, cercare di interpretarlo. Ma per questo ci vorrebbe un minimo di lucidità, ci vorrebbe un caffè, magari doppio, e qui su questo treno tutti i thermos sono vuoti, i compagni escono uno dopo l'altro dagli scompartimenti con lo stesso labbro pendulo, frustrato, di chi sa di non potersi apsettare nessun conforto chissà fino a quando. "Dove siamo?", biascica uno. "Non lo so", dice Matteo Penna , dettoMatti. Anche Caterina, detta Cate o Cati, si è avvicinata e guarda il cortile come guarderebbe qualsiasi altra cosa. "Perché siamo fermi?". "Boh". Restano lì immusoniti. Ma poi il treno dà un primo strappo cigolante, si rimette in moto, qualcuno di lontano chiama: "Matti, Matti", un altro intona stonando una qualche canzone, scoppiano alcune risate, c'è uno strillo acutissimo e i polli lentamente escono di scena.




permalink | inviato da il 29/4/2003 alle 22:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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