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attentialcane [ politica e occidentalismi ]
 


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Antipixel di Lamianotizia 


3 luglio 2005


SOLI



Qualcuno punta sulla famiglia e sui bambini poverini che con quella pelle liscia e sottile rischiano grosso. Altri su culo mandolinato e topless che - nel solleone - mi pare una cosa più sopportabile. Ma se uno per pubblicizzare una crema scrive “muoversi nella luce, in sintonia con tutto quello che ci circonda: il calore sulla pelle, il sorriso sulle labbra, una musica in testa. Lontano da tutti, vicino a noi stessi. Liberi, finalmente liberi. Noi soli, noi e il sole, beh allora bisogna fare qualche domanda.
Essere vicini a noi stessi è un allenamento per arrivare a coincidere con noi stessi alla fine un giorno forse?
Cosa significa “noi soli, noi e il sole”? Che siamo soli che risplendono per noi stessi che ascoltiamo una musica dentro e sorridiamo e in quanto lontani da tutti siamo pure soli e quindi in un certo senso finalmente liberi
Nel sole?




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21 ottobre 2004


PRENDIMI... BRUTTO PORSCHE CHE NON SEI ALTRO

L'unico particolare accettabile dello spot Tim ("Se mi prendi ti sposo") è il fondoschiena della bruna, che si può gustare - mentre si alza selvaggiamente dalla sedia - in tutta la sua scintillante carrozzeria.
(via Macchianera)




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30 luglio 2004


E NOVE SETTIMANE E MEZZO ALLORA?


Certo che – oggicomeoggi – mangiare è diventata una faccenda pregna di sottotesti e di metafore. Prendi lo spot del Galbanino per esempio, quello per cui ogni piatto è un’invenzione (anche il pane e salame?).


Una giovane coppia deve pranzare. Cosa normalissima, direte voi. Ma sono due piccioncini frizzanti, forse sposati da poco, con gli ormoni squassati dall’estate. E così, al ritmo del flamenco, ingaggiano una divertente sfida a colpi di ricette a base di Galbanino. “Per sottolineare la versatilità di utilizzo del prodotto”, dicono qui, dove dicono anche che “il gioco, tra l’ironico e il sensuale, culmina a sorpresa in un finale scherzoso”.


E così, dopo aver modellato - lei - un cuore di formaggio, lui – con un fare torbidamente spagnolo - guarda il canarino nella gabbia, oohhh, cara, l’animaletto ricordo della tua adolescenza che cinguettava nella tua cameretta bellina di pre-donna che non ballava il flamenco con il suo lui così penosamente e ex-scoutamente infoiato.


L’uccello in verità è alquanto spelacchiato.


Ma, in questo gioco al rialzo, cosa vuoi fare caro? Staccargli le zampettine e offrirle alla tua donnetta che, oohhhh, che matto che sssei?


Primopiano di lei che sorride con occhietti a fessura e che pare un uccello piccolo borghese appuntito e tutto sembra meno che sensuale: una donna futura madre che – intanto – si toglie qualche sfizio col suo uomo in ferie, ma soltanto un po’ eh!


Ecco, questo spot – nella sua finzione di felicità impiastricciata, da villaggio Valtur - è di una tristezza infinita.

Ma d’altro canto mi sapete dire come fa una coppia che pranza a base di Galbanino ad essere veramente felice?



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29 luglio 2004


INSALATISSIME FINTISSIME

Nello spot delle Insalatissime Riomare – quelle con il rivoluzionario Isy pil – le pseudo-negrette che cantano con finta voce sassosa un patetico simil-blues stanno ad Aretha Franklin come le porcherie che pubblicizzano ad un'insalata normale.




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27 luglio 2004


DI VINI, EUNUCHI E GIGIONI

Da qualche sera siamo costretti a gustarci un pennellone biondiccio in camicia di lino bianca che – calice in mano – conciona di vini e, dirigendosi verso un pianoforte, ci fa capire come sia bello, oggicomeoggi, invitare amici a cena e far loro sentire uno stronzo che suona il pianoforte. Versa ciofeche, dicendo che trattasi di elegante nero d’Avola con tutti i sapori della Sicilia, mentre un eunuco ricciolone transita davanti alla telecamera e una bionda signorilmente ammicca sinuosa.
Ma vi chiedo: è questo l’Occidente?




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26 luglio 2004


TI SPALMO LA CREMA


Che l’estate è ormai al top lo capisci dagli spot della Bilboa




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25 luglio 2004


TESTA DI TAMPAX

Questa, signore e signori, è la pubblicità della Tampax:
”Più facile da inserire della tua data di compleanno nella testa del tuo ragazzo”




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4 giugno 2004


UNA RAPINA A SLIP ARMATO


Nulla da eccepire sugli occhi (affascinanti) e sulle mani (da pianista) della ragazza, ma sullo slogan lasciatemi dire.

Slip Roberta: semplice e complice.

Ma complice in che senso?




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19 marzo 2004


QUEL GRAN GENIO DEL MIO AMICO

Claim di una campagna Wind: “Il genio arriva dove gli altri si fermano”.
Il servizio reclamizzato si chiama Leonardo, di qui la storia del genio.
Una ragazza orientale presenta, tatuato sul sensuale braccio, un meccanismo fatto di pulegge, ruote dentate e nastri, firmato dal barbuto rinascimentale.
Idea molto bella e persuasiva ed evocante un mondo futuro di bellissime replicanti.
Ciò che non mi convince del tutto è però la frase.
Ma, se il genio arriva dove gli altri si fermano, allora vuol dire che “gli altri”, in quel punto esatto, ci erano già arrivati da un po’. E si sono fermati per permettere ai geni di arrivare dove essi erano arrivati prima.
E allora? Anche “gli altri” sono stati geni ad arrivare fin lì?
Che - per vendere merci - si voglia inculcare l’illusione che il genio sia socializzabile?
Sarebbe geniale.




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23 gennaio 2004


MY MARTINI PLEASE

Su Marte sono state trovate tracce di acqua sotto forma di ghiaccio.
“Marte rosso e un po’ ti chiaccio…”, dice quella.




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22 dicembre 2003


IL MENAGE DI UNA COPPIA AGIATA

Mettete che una “lei” rientri in casa dopo lo shopping, una lussuosa villetta con vetrata affacciata sul giardino. Ha l’acquolina in bocca poiché sta già pensando a quei gustosi cioccolatini con la ciliegia dentro immersa nel liquore.

Aziona la segreteria telefonica.

“Lui”, durante una pausa della riunione del cda, ha lasciato questo messaggio:

”I fiori sono freschi li hai visti?”

“Lei” si dirige verso il salotto. La voce di “lui” nella segreteria telefonica la accompagna, la incalza.

”Il cane l'ho fatto cagare sul divano bianco, te ne sei accorta?”

“Lei” inarca il sopracciglio.

”Il vaso cinese regalatoci da tua madre è in bagno: l’ho usato come pitale. Così per movimentare il nostro menage”.

“Lei” non capisce, ma alla fine sente ciò che voleva ascoltare e si rassicura: ”I Mon Chery sono  nel piatto. Non fare il sooolito giuoooco che non mi apri quando arrivo”.

E passa tutto: il divano sporco, l’urina nel vaso cinese, quello strano tono di suo marito.

Poi finalmente arriva “lui”, sfonda la vetrata con la fronte spaziosa e in bocca ha una rosa rossa.

“Frustami honey! ‘Sta vita ai Parioli è una gran rottura di coglioni. Fortuna che c’abbiamo i Mon Chery!”.




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15 dicembre 2003


IL JAZZISTA DELLA MASTERCARD

C’è quella pubblicità della Mastercard dove lui va a suonare ad un matrimonio e quel matrimonio è il matrimonio della sua ex che verosimilmente lo ha lasciato perché ci aveva in testa quella storia della tromba e non quagliava mai quando cazzo ti decidi a mettere la testa a posto ché ci dobbiamo sposare e trovati un posto di lavoro normale come per esempio il venditore di mastercard.
Adesso lui sputacchia nella tromba e lei bianca come un angelo peccaminoso incrocia il suo sguardo e le prude la patata che sia riuscito a coronare il suo sogno di suonare la tromba in un complessino jazz che sbarca il lunario suonando ai matrimoni delle ex.
Evvai batti il piede e schiocca le dita sempliciotto che si prende le sue soddisfazioni.

N.B. La punteggiatura è inesistente perché non esistono partiture ingessate nel ges, si improvvisa nel ges, si sperimenta nel ges.




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28 ottobre 2003


LA MARCUZZI TIFA KAKA’

Recita la Alessia Marcuzzi, esibendosi in una bella pubblicità di una nota poltiglietta yogurtesca per donne alle prese con il pacchetto cosce-deretano sfrangiato: “Mangiare di corsa potrebbe farti perdere regolarità”.
Ho sempre odiato questi inutili e ipocriti eufemismi.
Sarebbe come se Ancelotti, nello spogliatoio, dicesse: “Sostanza Putrida gioca dietro le punte”.




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20 ottobre 2003


IL SEGRETO DELLA BINOCHE

La Binoche, da quando hanno mandato in pensione Ambrogio come testimonial dei Ferrero Rocher, sta tutto il giorno a mangiare cioccolato.
Il nuovo spot parla di un segreto: Juliette ha un segreto.
E se – a forza di cioccolata – fossero emorroidi?




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17 ottobre 2003


COME E' LA TUA BANCA?

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Il mio nome è Sarchiaponi.
Gilberto Sarchiaponi.
E sono un tassista.
Ieri sera è saltato su un giovanotto dal capello fonato che mi ha chiesto: “Si può ascoltare una canzone?”
“Non ho la radio”, gli faccio.
“Può cantare lei?, mi propone.
“Sono stonato”, gli rifaccio.
“Me la può fischiare?”, insiste.
Allora l’ho accontentato: gli ho eseguito “Ricominciamo” in rutti. Bei rutti pieni.
E’ sceso dal taxi, con la permanente, bofonchiando qualcosa come “la mia banca è differente”, o non so che altro.




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14 ottobre 2003


ASSICURATI CON LA BRUNA CHE SUGGE PEPERONCINI

Dopo l'irruzione di Sara sui teleschermi, non posso fare a meno di proseguire nel mio studio fenomenologico sulle pubblicità delle compagnie assicurative.
Oggi parleremo di Genertel.
Nella stringa centrale del sito, accanto a scritte come "bonus malus", "furto e incendio", "massimo scoperto", c'è una ragazzona bruna in tre foto che si avvicendano: a letto, bendata che sugge peperoncini rossi, distesa che gusta un gelato.
Altro che calendari per gommisti!
Qui si sconfina nella fine perversione.




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13 ottobre 2003


HAI UNA DONNA E UNA FAMIGLIA... ALTRO CHE SARA

C'è una coppietta in gondola, presumibilmente in viaggio di nozze.
Ad un tratto, annunciata da una musica stile telefilm americano d'azione, arriva una bionda a cavallo (bianco), vestita con una tutina aderente (bianca) e un cinturone (bianco).
Vende assicurazioni e si chiama Sara.
Altro che ragionierini grigi in grigio.
Questa è una lupa.
Un'amazzone dall'anca alta e dai capelli di grano.
E - soprattutto - offre un servizio che neppure ti immagini: meno guidi meno paghi.
L'italiano medio, avvinto dalla diade motori-gnocca, guarda la moglie seduta accanto a lui sul divano nuovo e propone candido: "Possiamo farcela".
Sciaff!
Un ceffone sonoro blocca nella vergogna ogni velleità di cambiamento nel menage.




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2 ottobre 2003


I FRANCHI TIRATORI SILURANO LE PANATINE ROVAGNATI

L'emendamento anti-Gasparri che ieri ha messo in serio imbarazzo il Governo non cancella - come ricorda valentemente Emmebi - soltanto i Ringo Boys dagli spot pubblicitari, ma anche tutti i pupetti dal culo marrone, i sodali impertinenti di Capitan Findus e gli agguerriti consumatori di merendine di gomma seduti a tavola con un papà dal capello gellato e una mamma dal golfino rosino.
Insomma non vedremo più nemmeno due dei quattro deficienti dello spot "Panatine Rovagnati" e - soprattutto - la figlia signorinella di Milly Carlucci?
Ma è vero?




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26 settembre 2003


L’AMICA DELL’AMICO PUTIN

Pochi grassi ma le muanca il sapuore.
Che buono, ma quanti grassi.
Ma aprite gli uocchi.
Insomma, la Danone che, prima si affidava a quel minus habens di Inzaghi, adesso ricorre ad un’ingegnera drascvidanie per raggiungere anche il target delle ballerine del night “L’Orchidea”.
Lo spot prevedeva anche una seconda puntata: acqua Danone do you know?
Un sosia di Putin domandava: “Natasha l’hai fatta tu la piscia?”
L’ingegnera drascvidanie rispondeva: “Dà, Dimitri con questo pruodotto ne ho fatta cinque luitri”.




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25 agosto 2003


CATCH THE SAUSAGE BABY

"Brava, vedo che cominci a prenderci gusto", dice il marinaio milanese alla bionda mentre la barca a vela segue il vento e il vento scompiglia le zazzere e quel vento fa beccheggiare dolcemente lo scafo.
Liberi.
Selvaggi.
Senza pensieri che non siano vento.
Uhuhuh.

"Brava", con quella voce suadente e ferma e da uomoman.
"Vedo che...", lei è in completa balìa del mare-profumo-di-mare.
"Cominci a...", e la telecamera indugia sul timone.
"Prenderci gusto...", e lei stacca le mani dal timone scivoloso.

Ma poi appare un piattone di brustel Wudy, fallicamente adagiati sullo smalto, e la poesia se ne va.

"Catch the sausage, baby", le propone famelico.
"Voi-marinai-siete-tutti-uguali - risponde la bionda - pensate sempre ai brustels".

E se ne torna dabbasso a pelare patate per lui che - ormai - pensa a lei lontana e ai bambini coi dentini che spuntano.

O yeah!




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5 agosto 2003


AH, LA COMPAGNIA DELLE INDIE!

Ma i ragazzi e le ragazze della Compagnia delle Indie... esistono?
No, perchè mi piacerebbe navigare tutto il giorno, e poi bagni come se piovesse, e poi una doccia rinfrancante, e poi una schitarrata tra amici - le biondetrecce e voglioanna - e poi sorrisi e poi tramonti.
Ah, il verosimile!!




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2 agosto 2003


UN THE’ GHIACCIATO ALLA SIGNORA PLEASE

Dopo l’esegesi della nuova pubblicità dell’Estathè, nella quale individuavo nel boy scout e nell’animatore dell’oratorio il pubblico di riferimento, mi hanno indotto a notare che un lavoro ben fatto non si ferma mai a metà. Che l’Estathè non è l’unico thè in bottiglia. Che non è il caso di fare nomi, ma c’è una pubblicità che - a differenza della precedente - non ha niente a che vedere con feste parrocchiali e beghine e cetrioloni che ballano alla John Travolta.
Qua si parla di sensi, di ululati, di karnazza… mica della macchina del capo che ha un buco nella gomma, tzè!
Ecco la scena.
"Antò... c’ho caldo", risponde fiacca la bruna bellezza meridionale alle profferte del marito voglioso.
Il letto è un braciere olimpico.
Non si muove bava di vento.
I vicini sono svegli per il caldo.
No, il sesso no.
E allora lui, si alza.
Calmo come sa essere lui quando insegue la preda.
Non è in mutande, ma c’ha il pigiama azzurrino, c’ha.
Voce dello spettatore: "Ma come si fa?"
Vabbè.
Si dirige verso il frigo, lo apre.
Dentro ci sono decine di bottiglie di thè ghiacciato.
Ne prende una, la stappa, riempie un bicchiere.
Torna vicino al braciere, porge il drink alla moglie sudata.
Lei trangugia come si trangugia una pozione magica.
E - miracolo - diventa lupa.
Auuuu!
Stacco di telecamera sull’esterno della casa avvolta da una notte canaglia.
Dentro si va forte e del pigiama non c’è più traccia.
Ebbene, come la mettiamo?
Qual è il target stavolta?
Mah, direi il ragionier Cosimo Stoppardi e signora... chè tanto domani è sabato e, insomma, proprio stasera dovevi avere così caldo... caaaara?




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30 luglio 2003


ESTATHE’ SI AFFIDA AI BRAVI RAGAZZI

Estathè ha cambiato spot: un John Travolta da festa parrocchiale ha preso il posto di Pedro, il messicano sfaticato col sombrero.
Dunque, basta con “mira el dito” o “ma cala la palpebra”.
Adesso un cetriolo allampanato balla sconsideratamente in camicia maròn, cerca di accalappiare una ragazza tutta carina e tutta sorrisetti e poi, con una faccia da prete mancato, sugge il suo Estathè scalmanandosi nella plastica frase: “Buono? Ci credo, lui sì che è un vero mito”.
Se qualcuno non avesse ancora visto questo spaccato esilarante di vita vissuta, ho qui il sito da cui si può scaricare lo spot.
Una frase però – sempre tratta dal sito ufficiale – voglio proprio farvela leggere.
Eccola: “La nuova strategia punta su questo plus (sic) distintivo del prodotto e Ferrero ha deciso di operare nel rispetto delle migliori regole della comunicazione”.
Il motivo del ripudio dei messicani pelandroni – al di là della doratura teorica – è bello e spiegato: chi beve Estathè oggigiorno? I chierichetti, i boy scout, le dame di San Vincenzo (chè la cocacola fa le bolle nella pancia), i bambini nei campeggi organizzati dai preti, gli animatori degli oratori, i salesiani in pectore.
Ecco il target da colpire.
Ecco il coraggio della scelta.
Ecco “le migliori regole della comunicazione” che da Verbo diventano Realtà Effettuale.
Solo che, dismessi gli abiti da bravo ragazzo, il parrocchiano doc piglia la sua Alfa Turbo, corre a 200 l’ora a Riccione e inizia a chiedere a tutte le pulzelle scosciate che vede: CONOSCI SERGIO?
Poi sale sui tavoli, estrae dalla giberna il suo Estathè e – sfacciato ed irridente – lo applica sotto le ascelle per mitigarne l’afrore.
Ah, dimenticavo, fa un’ultima cosa: recita una prece in plus (sic) per tutti i creativi del mondo, irrimediabilmente spiazzati dal suo comportamento… irrazionale.




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18 luglio 2003


VIVI DAVVERO

Viviiii, viviiii, viviiii davverooo.
Giorgia strilla il suo vitalistisco refrain, il suo invito nietzscheano a lasciarsi andare al ritmo del divenire, mentre un giovanotto e una ragazzona niente male evadono dall'ufficio a bordo della loro fordfiesta.
Pochi istanti prima il giovanotto in questione si è butterato il viso con il di lei rossetto inducendo il capo ad apostrofarlo: "Si sente male? Si faccia vedere".
E via.
L'hanno fatta franca.
I due si lanciano come scolaretti nelle scale, dribblano la routine con un italico colpo di genio: la scusa sordiana, la furbata che sa di rivolta al genitore.
Viviiii, viviiii, viviii davverooo.
Canta ancora Giorgia.
E i due - già nella scocca della fiestaford - incontrano un effeminato zazzeruto che fa capolino da un cespuglio.
Sono d'accordo: li sta aspettando.
Lui, senza cravatta perchè non è stato ancora piegato dalla "gabbia d'acciaio" della burocratizzazione e dell'impiego e della meccanizzazione e fanculo, monta a bordo e vanno insieme verso la Vita, la Vita Davvero.
Davvero?




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