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attentialcane [ politica e occidentalismi ]
 


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Antipixel di Lamianotizia 


31 ottobre 2005


“TAZIO CHE ALLA SCHEDA ELETTORALE SCRIVE MERDA”

Che Daniele Luttazzi dica la sua su Eugenio Scalfari, autore di un’articolessa domenicale sulla satira, è legittimo, essendo lui un satiro riconosciuto tale dalla piazza.
Ma a noi della satira non ce ne frega assolutamente una fava secca e ce ne impipiamo se sia di destra o di sinistra. Diremo di più: il Potere-vaffanculo o la mascella dell’hidalgo non ci smuovono la budella, non sono rilevanti.

Di quell’articolessa infatti ci è rimasta in mente la seconda parte, quella più politicamente succosa in cui si fa l’analisi del berlusconismo e della sua base sociale.
Scrive Eugenio Scalfari: “In ciascuno di noi c’è un po’ di quello che chiamiamo berlusconismo se con questa parola si intende l’amore di sé, il bisogno di sedurre, il dilettantismo, il pressappochismo, la bugiarderia, il trasformismo, il gusto del comando per il comando, l’ebbrezza del potere, l’arroganza verso gli avversari, il disprezzo delle regole (…) in realtà l’antiberlusconismo che oggi funge da collante non ha come bersaglio una persona ma una natura che in qualche modo ci appartiene”.

Ebbene, siamo d’accordo su tutto. Anche perché qui si era detta una cosa simile andando pure un po’ più in là. Cioè che la base sociale del consenso di Mussolini (e ne ebbe eccome) era più o meno quella del berlusconismo: il ventre molle dell’Italia piccolo-borghese cresciuta su a catechismo e furbizia. Anzi dicemmo anche che quella base di consenso passò pari pari alla Dc.

Scalfari vede comunque il bicchiere mezzo pieno quando scrive che presto la storia cambierà: “La novità di questa fase sta nel fatto che la società italiana sta rivalutando altre sue caratteristiche, un’altra parte della sua composita natura, più responsabile, meno credula, meno fiduciosa nella taumaturgia e nei miracoli”.

Noi qua lo speriamo però ci ronzano in testa gli Epigrammi di Beppe Fenoglio, che fu un genio assoluto nel descrivere gli italiani.
Ce n’è uno che fa così:
«Tazio che evade l’imposta di famiglia
(…) edifica per sé su suolo pubblico
(…) Tazio che serve messa a mezzogiorno
(…) Tazio che si è fatto la marsina
Tazio che si fece riformare
(…) Tazio che fa la predica ai mendicanti
(…) Tazio che alla scheda elettorale
scrive “Merda”, “Cornuti”
“Abbasso tutti”».

Ecco, Luttazzi è uno che scrive “Merda”, “Cornuti”, “Abbasso tutti”.
E con quelli come lui, se va bene, la sinistra vince tra 50 anni.




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31 ottobre 2005


“NEIL E’ LENTO, MA ACCIDENTI SE E’ ROCK”

Il pezzo vale sicuramente il costo della cliccata.




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31 ottobre 2005


MEMORIE DI ROBERTO

La dichiarazione del presidente Rai Claudio Petruccioli in difesa della carica corrosiva di RockPolitik risulta piuttosto impegnativa: “Nessuno chiede quale fosse il politico colpito da Molière ai suoi tempi”.
Tanto per orientarci, Molière è quello a cui impedirono per un po’ di anni di mettere in scena Il Tartufo, perché commedia contraria alla religione. Scambiarlo per un Adriano Celentano qualsiasi non è carino.
E anche Roberto Benigni, se uno ci pensa su, cosa ha mai fatto di tanto rivoluzionario da meritare di essere ricordato, poniamo, fra tre secoli? Sì, la sferza irridente del toscanaccio, la satira beffarda e cose così. Ma ci pare che sia stato il solito copione. Pure la scena della lettera s’era già vista in Non ci resta che piangere, dove era già una rimasticatura di Totò. E il travestimento da donna e la gag appena abbozzata dello spogliarello della bellona? Idem. Almeno il Totò d’avanspettacolo intimava, pistola alla mano: “E levati le mutande!”.
Ecco, se l’avesse fatta denudare veramente e in prima serata, allora sì che sarebbe stata tv sovversiva. E nel 2308 il Petruccioli di turno avrebbe potuto dire: “Nessuno chiede quale fosse il comico scimmiottato così genialmente”.

E' su Leftwing.






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30 ottobre 2005


SAI CHE SEI UN BEL FENOMENO ANCHE TU

A ripensarci bene però il più rock di tutti è stato Valentino Rossi quando ha detto (cito a memoria): “Chi sta sul palco è rock, chi sta in platea è lento”.
Che non sta bene dirglielo in faccia a tutti, in quest’epoca di grandifratelli, che di Mozart ce n’è uno, di Salieri un centinaio e il resto suona la chitarra in spiaggia pensando di avere il fisico per fare il front-man.




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29 ottobre 2005


L’IMPORTANZA DELL’ATTACCO

Apprendiamo dal prezioso Almanacco dei Libri di Repubblica che l’attacco del nuovo romanzo di Palahnjuk è: “Il fidanzato di mia madre si è preso una cotta per me e lei mi…”. Che oggicomeoggi è moderno come avvio, ed estremamente acchiappalettori. Che uno si chiede chissà se la madre rilancia e invita pure il vecchio zio.
Quello che vogliamo dire è che… sì, insomma… qualora Palahnjuk volesse fondare un nuovo partito - poniamo, il Partito Democratico degli Scrittori - state sicuri che la gente lo starebbe a sentire, se non altro per i fuochi d’artificio di quell’incipit.

Poi sfogliamo il Corriere della sera e vediamo che l’intervento di Arturo Parisi nella prima pagina di oggi inizia così: “La prospettazione del Partito democratico, …”. Che come attacco è tutto meno che un fuoco d’artificio.
“Prospettazione” come termine per esistere esiste, anche se lo Zingarelli lo definisce “raro” (però se il correttore automatico del computer lo sottolinea col rosso qualcosa vorrà dire o no?).
Ecco, diciamo che questo non è un bel modo di partire.
Partiticamente e prospetticamente parlando.




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29 ottobre 2005


VOLTAGABBANA

Questo è un post di due anni fa e, a rileggerlo adesso, appare un po’ ingenuo nella sua perentorietà. Tenuto conto soprattutto del fatto che il mio duenne e mezzo ha proprio ieri partecipato alla sua prima festa di Halloween e – dicono – si sia divertito molto.
Il fatto è che la scuola materna è gestita dalla suore e, ecco, nella mia ingenuità, non so farmene una ragione.
Perentoriamente.




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28 ottobre 2005


OVVIETA'



Dice quello: “Far l’amore sull’erba è rock, farlo sotto le coperte è lento”.
Ché poi uno può anche procedere alla zollatura del letto matrimoniale e il Molleggiato (non nel senso del materasso) è bello e spiazzato.

Il problema nascerebbe dal combinato disposto con l’immortale verso di “Due mondi” (Mogol-Battisti) perché, per “far l’amore nelle vigne”, sarebbe certamente difficoltoso far partire un tralcio dal comodino.




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28 ottobre 2005


HA VISTO CELENTANO SIGNORAMIA?

Bene.
I gay sono rock e i matrimoni gay sono lento.
E i pacs, signoramia?

Diciamo che è preoccupante essere d’accordo con Sandro Bondi: “Un monumento al qualunquismo che neppure l'abilità di Benigni è riuscito a mascherare”.




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27 ottobre 2005


STIVALETTO LENTO 2

Non vorrei fare quello fissato, ma uno che nella prima puntata di Rockpolitik fa mettere ai quattro chitarristi stile Morphaeus di "Matrix" gli stessi stivaletti lenti che calza lui è lento.
Lentissimo.

Comunque, dopo aver letto quanto scrive oggi Antonio Socci nel paginone che Il Foglio dedica al Molleggiato ("la città moderna è innanzitutto la città del cazzeggio") mi vergogno un po' di questo post.




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26 ottobre 2005


FERRERO ROCHER AMARCORD

Il nuovo spot dei Ferrero Rocher con la Caterina che va alla festa è carino, la Caterina sensuale, l’ambientazione come al solito esclusiva.
Manca soltanto una cosa per renderlo perfetto: quel mandrillo di Ambrogio che aspetta in macchina.




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25 ottobre 2005


UNA VOLTA QUI ERA TUTTO DIESEL

Con un pieno a questa macchina (diesel) e il cambio di una lampadina del faro anabbagliante ieri ho tirato su la cifra di euro 85. Che non è bello.

Prego astenersi quelli che la Multipla è un’edicola con le ruote.




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25 ottobre 2005


"NON PAGO UN BEL NIENTE PRIMA DI AVER MANDATO AFFANCULO QUALCUNO"

Io ce l’ho un po’ con la Telecom Italia. Per qualcosa che ha a che fare con l’attivazione di un servizio non richiesto e pagamento del relativo canone anche a qualche mese di distanza dalla telefonata effettuata dal sottoscritto ad una gentile signorina che fa la risponditrice sottopagata ad un call center e non ce l’ho mica con lei, sia chiaro. Ha anche a che fare con la disattivazione di un servizio richiesto una sera che – stanco e prostrato da appostamenti telefonici plurimi, tutti all’ora di cena – ho avuto la leggerezza di accettare (per stanchezza, appunto). Insomma, ho dovuto telefonare una decina di volte a quel numero che ti mettono in attesa per dieci minuti con la musichetta sotto e, non avendo ottenuto un cazzo di niente, ha dovuto scrivere un paio di lettere da persona educata ma alterata.

E’ per questo che mi piace questa cosa scritta da Luca.




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24 ottobre 2005


SONO UN TERZISTA


Io sulla tassonomia rock vs lento, introdotta da quel livido e noioso di Celentano, vorrei chiamare in causa uno che di musica ne sa. I pezzi lenti dei Led Zeppelin – che sono eccezionali – dove li vogliamo mettere? Sono da considerare una commistione tra rock e lento, un genere a sé o cos’altro?
Poi ci sarebbe anche Since i’ve been loving you (che è un blues lento) ma le cose si complicherebbero troppo.




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24 ottobre 2005


BUTTARE IL CUORE OLTRE LA CACIARA

Lo vogliamo dire subito: il partito democratico – adesso – non ci convince. E lo diciamo in modo pragmaticamente anglosassone. Cioè, intanto la sinistra pensi a vincere quanto più possibilmente unita rifuggendo la tentazione massimalista dell’armageddon, poi dia fiato alle trombe della discussione con tutti gli ismi al loro posto. E non è un rimandare furbino il nostro: è igiene logica. Anche perché abbiamo la sensazione che in questo titanico gettare il cuore oltre l’ostacolo ci sia – da parte di qualcuno – una certa propensione a buttarla in caciara. Scientemente.
Prendiamo Rutelli: non è elegante origliare da dietro la porta però ci piacerebbe sentire cosa dice ai suoi. Perché delle due l’una: o questa rinata febbre unitaria è una mossa tattica per non farsi vampirizzare dal Prodi post-primarie (e allora basta enfasi e chiamiamo le cose col loro nome) oppure è l’ammissione di uno sbaglio. Il 16 ottobre infatti è stata la Caporetto della vecchia linea autonomista della Margherita. E se uno commette certi errori di interpretazione, forse è meglio che la “svoltona” la faccia prima di tutto a casa sua.

E' su Leftwing.




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23 ottobre 2005


TRATTO ANTICO

Fassino ha fatto bene ad andare dalla De Filippi, ma dire che sia un “tratto di civiltà partecipare a queste trasmissioni” è francamente fuori luogo. Non tanto perché ritengo che il programma della De Filippi sia incivile. E’ semmai l’utilizzo delle frasone liturgiche da vecchio pci che mi fa sorridere. Non mi stupirebbe che Fassino avesse deciso di andare a C’è posta per te dopo una discussione franca e sofferta all’interno del partito.




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23 ottobre 2005


APPELLO AGLI ALTOFORNO

Sul web gira una canzone taroccata su Marco Follini. E' questa e la musica è quella della leva calcistica di De Gregori. Il testo in quanto a metrica e a trovate mi sembra deboluccio. Rischio di ripetere cose già dette, ma all'autore consiglio di dare uno sguardo qua.
Che poi se gli Altoforno volessero scriverla loro una canzone su Follini il web ringrazierebbe commosso




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21 ottobre 2005


STIVALETTO LENTO

A parte il fatto che qualcuno dovrebbe dirglielo a Celentano che ci ha scassato un po’ la minchia con tutte ‘ste cose telepredicatorie e che fortunato lui che c’è qualcuno che la sera ancora non ci ha di meglio da fare che sentire le sue stoccate al potere e il potere se ne fotte e ride anche un po’ se è per questo.
Dico: a parte tutto questo, gli stivaletti sono rock o lento?




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21 ottobre 2005


POLLI BLUCERCHIATI

Se lo Steaua batte per 4 a 0 il Lens in Coppa, è legittimo che la Sampdoria cominci ad avere paura.
E può capitare che, in questi tempi di psicosi aviaria rumena, un quotidiano titoli a tutta pagina “Il pericolo arriva da Bucarest”.

Questo post è dedicato a Botolo.




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20 ottobre 2005


FAMIGLIA DI FATTI


Sveglia ore 6.15.
La Cri si alza e fa doccia e colazione.
Sono le 6.40 e mi alzo io.
Ciao piccola!
La Cri piglia la macchina e va a lavorare.
Faccio doccia e colazione.
Ore 7.15: sveglio il duenne e mezzo.
Papà, mi dai l’uomo ragno?
Sì, amore. Uomo ragno e duenne e mezzo sono nel seggiolone.
Latte con biscotti, toeletta, zainetto di Pimpa in spalla e si va.
Ore 8.10: autobus verso la scuola materna.
No, papà, tu non ci vai a lavorare. (ci sarebbe la storia della mela di Eva che se Adamo non avesse addentato probabilmente staremmo ancora tutti lì nel giardino incantato a non fare un cazzo di niente, altro che sudore della fronte. Ma non glielo meno al duenne e mezzo alle ore 8.24)
Sì, papà deve andare, tu stai qua con la maestra e gli altri bambini ché ti diverti. Guarda c’è anche il flipper e poi pomeriggio papà torna a casa e si gioca alle costruzioni.
Io qui non ci voglio stare, papà. Ma perché?
Pianto.
Non si preoccupi signor Gilera, poi si distrae.
Plim, sono al lavoro e sono le 9.10.
Faccio cose, telefonate, scrivo e vedo gente fino alle 18.00 circa.
Nel frattempo il duenne e mezzo è passato a casa della nonna, è stato fatto addormentare dallo zio Folly ed è tornato a casa sua con la Cri che è passata a prenderlo.
Un meccanismo organizzativo oliatissimo, ma delicatissimo. Basta un niente perché il brodoprimordiale si reimpadronisca della famiglia.
Ore 19.00 circa: rientro in casa.
La Cri è già lì. Ciao Libero. Ciao Cri.
Ciao papà, giochiamo a costruzioni (congiuntivo esortativo tendente all’imperativo “gioca”).
Si mangia. Si vede un po’ di Ottoemezzo, ma pochissimo e poi si guarda per la ventisettesima volta “Nemo”.
A letto.
Domani si ricomincia.

Certe volte ho la netta sensazione di sognare Guido Pancaldi, il mitico cronometrista dei Giochi senza Frontiere, che mi esorta a giocare il Jolly nel Fil Rouge.
Ah sì, dimenticavo: chi glielo spiega ai cattolici difensori della famiglia tradizionale che a noi famiglie tradizionali non ce ne frega un cavolo se due maschi o due femmine si sposano e che – invece – sarebbe rilevante combattessero (i cattolici uniti hasta la victoria) per difenderla veramente questa famiglia tradizionale con politiche che mandino definitivamente affanculo tutti i guidipancaldi del mondo?

P.S. Nel frattempo c’è stato un leggero stato febbrile della Cri che ha rischiato di far saltare tutto il puzzle, ma per fortuna è durato soltanto 24 ore.




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20 ottobre 2005


VECCHIO PADRE

Che poi il problema di avere figli dopo i 35 anni è uno solo: dopo due ore accovacciato a giocare con i Lego cominci a sentire un leggerissimo dolore alle giunture.




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19 ottobre 2005


CAPEZZONI A REYKJAVIK

Condivido la gran parte delle cose che dice Daniele Capezzone, però mi diverto sempre un po’ quando sento le sue interviste. Mi fa tenerezza quel suo modo serio di ascoltare la domanda e di attaccare la risposta con frasi definitive tipo “vede, noi siamo un paese che…” o “senta, questo è un paese dove…”. Mi fa sempre pensare a un ragazzino saputello che in terza elementare sa già la capitale dell’Islanda.
Reykjavik - ci tengo a dirlo - è una delle cose su cui siamo assolutamente d’accordo.




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19 ottobre 2005


LA A, LA B O LA C?



Filippo Facci, a commento delle recenti primarie, ha scritto per Il Giornale questo articolo.
La sinistra delle primarie - dice Facci - è fatta di:
a)      “personcine che da giovani assomigliano a Scalfarotto e da vecchie a come credono che sia Enzo Biagi” (Ipotesi quasi benevola verso la partecipazione del popolo)
b)      gente che “si è mossa come un sol pecorone per votare Prodi con antica disciplina” (Ipotesi malevola verso la partecipazione del popolo)
c)      coloro che scrivono sul sito internet di un candidato (quale?), evidentemente sconfitto: «Ma in un paese dove l'Isola dei famosi fa il 40 per cento, che cosa vi aspettate?». (Ipotesi che piglia per il culo il popolo col complesso di superiorità)

Ora, mettere insieme patate e pomodori (A e B hanno vinto, C no) non è intellettualmente acuto.
Ma seguiamo il ragionamento di Facci: “Forse ci aspettiamo che la sinistra comprenda che la gente, se fa schifo, fa schifo tutta: a sinistra e a destra”. Cioè: quale sinistra Facci si attende che comprenda? La A, la B, o la C? Per la A e per la B la gente non fa schifo. Pare di capire che Facci si riferisca alla C, ma sbaglierebbe a preparare la chiusa dell’articolo poggiandosi soltanto sul gruppo C. Non aveva tirato in ballo anche A e B? E perché allora dimenticarseli proprio nel momento della spremitura? O forse ritiene che A, B e C pari sono? E allora perché li ha distinti all’inizio?
La conclusione di Facci è questa: la sinistra deve ammettere che quelli che guardano l’Isola dei Famosi “saranno responsabili della sconfitta della sinistra o della sua vittoria. Domenica, probabilmente, sono rimasti a casa”. Cioè: non state a fare tanto i superiori ché alla fine arriva la casalinga di Voghera e sono cazzi vostri.

E chi glielo ha detto a Facci che A e B non guardino l’Isola dei Famosi (o che - biunivocamente - chi guardi l’Isola dei Famosi non voti per la sinistra)?
E - anche - chi glielo ha detto a Facci che C non sia d’accordo con le sue analisi un po’ fighette (o che - sempre biunivocamente - lui sia un rivoluzionario di sinistra e i rivoluzionari di sinistra, si sa, sono qualche volta un po’ di destra)?




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18 ottobre 2005


POLVERE NERA

Ora, qua ce ne siamo stati tranquillini sulla faccenda Lapo Elkann. Che ci stava per lasciare il gambo mica storie. Non abbiamo voluto dire nulla sulla coca e sulla gente che frequenta.
Però dal letto d’ospedale ha detto: “Che ci faccio qui? Voglio tornare a lavorare”.
E allora, abbiamo perso la nostra signorile tranquillità.




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17 ottobre 2005


A CALDO

Qui si sta ancora ruminando su quanto è successo e su quanto potrà succedere. Però mi sa che, prima di avventurarci in altre considerazioni su Ulivo, listone o federazione, questo è stato un voto per bocciare il ritorno al proporzionale.
Altri due dati importanti sui quali ci ripromettiamo di tornare: la magra di Pecoraro Scanio (peraltro ben sottolineata da Napo) e la salutare ridimensionata del gassoso, scontato e inconsistente Ivan Scalfarotto che apre un capitolo a parte sulla preoccupante somiglianza tra blogosfera e vecchio Partito d’Azione.
Naturalmente molto ma molto mutatis mutandis.




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17 ottobre 2005


FOLLINI, SE CE LO DICEVI PRIMA

E' tenerissima questa corsa alla difesa di Marco Follini. Che è “vittima della normalizzazione berlusconiana” (Rutelli) e che ha compiuto un “atto di dignità e responsabilità politica” (Violante). E lo avremmo difeso anche noi, se soltanto avesse azzeccato i tempi del gran gesto. Adesso ci pare francamente un po’ tardi.
Avrebbe potuto fare prima tante cose Follini. Tipo il puro a tempo debito, cioè quando era costretto a votare le leggi di Berlusconi obbedendo come l’ultimo degli ascari. Avrebbe potuto – il duro Follini – uscire dal Governo, impedendo al suo fratello coltello Casini di pugnalarlo alla schiena (altro che “normalizzazione berlusconiana”).
Certo, adesso è ozioso ragionare in questi termini. Follini ha voluto combattere la battaglia fino in fondo e a modo suo, l’ha persa e dunque ha tratto le conseguenze. Ma perché, a battaglia ormai perduta, non ha sbattuto la porta prima della discussione alla Camera sulla legge elettorale? Se è vero che non gli piaceva poteva benissimo – con un “atto di dignità e responsabilità politica” – andarsene quando i giochi potevano ancora essere (forse) ribaltati.
Berlusconi non c’entra, ha detto dimettendosi da segretario dell’Udc. “Il problema – ha attaccato con cipiglio – siamo noi. Il problema è se i nostri propositi sono di pastafrolla”.
Appunto.

E' su Leftwing.




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16 ottobre 2005


FRATE BULBO

Io la prima puntata de Le Invasioni Barbariche l’ho vista tutta. Non mi capitava da almeno due anni e mezzo di vedere dall’inizio alla fine una trasmissione televisiva. Credo dipenda da un combinato disposto: il mio duenne e mezzo è stramazzato sul lettino (e non ci potevo credere) e la trasmissione era ottima.
Nella prima parte si parlava di famiglie “diverse”. C’erano due omosessuali, un musulmano milanese che aveva sposato per procura una ragazza etiope (e sembravano la coppia più felice del mondo) e poi c’era un ex frate che, dismessa la tonaca, aveva deciso di unirsi in matrimonio e c’era naturalmente anche sua  moglie.
L’ex frate presentava questa scelta come un diritto al mutamento, al cambiamento, al movimento portando l’esempio del bulbo che non resta bulbo (cioè frate) ma che invece diventa fiore (cioè marito).
Ecco, è un esempio deficiente, concettualmente zoppicante e anche un po’ scontato. Certamente non voglio dire che tutti i frati che decidono di sposarsi sono concettualmente zoppicanti e scontati però seguitemi.
Il bulbo non decide mica di diventare fiore. Infatti poniamo voglia diventare farfalla, può? No che non può. Un bulbo diventa ineluttabilmente, deterministicamente, inequivocabilmente non soltanto fiore, ma proprio “quel” fiore. Fine trasmissione. Dov’è la libertà in quel mutamento? E – dunque – che diavolo di analogia ci sarebbe con la decisione di togliersi la tonaca e di sposarsi? Sarebbe come dire che, dati un numero x di frati con determinate caratteristiche – chessò – con i calcoli renali e i piedi piatti, beh, nel 100% dei casi questi rinunciano al cordone e abbracciano la fica. Cioè, come una legge naturale fa trasformare “quei” bulbi in fiori così una legge naturale tramuta “quei” frati in mariti.
Comunque al di là di ciò la trasmissione era godibilissima.




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16 ottobre 2005


BE CAREFUL

Posso dire una cosa?
Mastella che se ne vada dove vuole, ma - sia chiaro - nessuno imbarchi Follini.




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15 ottobre 2005


I FURBETTI DEL PARLAMENTINO

Massimo Franco (Corriere della sera): “Dunque, respinge l’accusa di parzialità?”
Pier Ferdinando Casini: “… Ma qui di cosa stiamo parlando? Di una mia opinione personale sul proporzionale o di regolamenti male applicati?”

Allora, qui si fa finta di non capire. I regolamenti sono stati applicati bene. Il problema della correttezza istituzionale sta più su.




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14 ottobre 2005


PERCHE'?

Qualche anno fa ci sono stato anch’io all’Eurochocolate di Perugia. Uno sballo. Veramente.
Per esempio, c’erano enormi blocchi di fondente sistemati su palchetti in Corso Vannucci e delle signorine che scheggiavano con utensili appropriati il cioccolato e lo lanciavano sulla folla che a mani tese si spintonava per pigliare i pezzetti.
E nessuno che si chiedesse il perché - sociologico e psicologico - di questa proditoria istigazione alla dilatazione delle vene emorroidarie.

n.b. Il Corriere della sera on line mette il pezzo della sezione “tendenze” e questo ci preoccupa un po'.




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14 ottobre 2005


PRIMARIE 1 - Ivan Scalfarotto e il distintivo

 

 Così come Fioccorosso, l’intervista che Ivan Scalfarotto ha rilasciato a Libero.it mi ha intrigato.
Io sottoporrei al vostro giudizio questi passaggi:

In tv, da Mentana, hai detto: "Sono gay, non lo sa?". Ma sei matto? Non sono cose che si dicono in tv, Enrico è arrossito... Pensi di vincere le Primarie dicendo queste cose?
«
Beh, quando ho detto davanti a Vannino Chiti, severo commissario delle Primarie, che io ed Erminio "siamo una bella famiglia italiana" l'ho fatta più grossa. Non so se hai visto la sua faccia. Ma io non dico queste cose per stupire, men che mai per scandalizzare. Dico queste cose perché sono la verità. A me piace la verità».
(Anche a noi piace la verità. E allora – verità per verità – leggiamoci insieme questa cosa sulla famiglia. E l’episodio di Vannino Chiti cosa significa veramente?)

Quali sono i punti fondamentali del tuo programma?
«Cominciamo dalla laicità. Più passano le settimane e più rimango solo a frequentare questo concetto. Spero (per lei) che non mi appaia la Madonna entro il 16 (…) Poi penso che il nostro Paese deve garantire alle sue forze migliori di esprimersi. Qui valgono ancora i cognomi, le lobbies, le raccomandazioni. Il valore delle persone è subordinato a questo. I giovani non hanno diritti. (…) E poi le donne. L'altro giorno ho letto che nel parlamento italiano le donne sono meno del 12%. (…) Io penso che la politica abbia bisogno delle donne proprio per rifondarsi nei metodi e nei rituali».
(Quel “spero (per lei)” è riferito alla Madonna o all’intervistatore? Comunque se la Madonna dovesse apparire a Scalfarotto entro il 16 pago una cena a Socci. Al di là di questo mi pare che un candidato che voglia incarnare il “nuovo” dovrebbe scendere più nel dettaglio. Non puoi dire soltanto: valgono i soliti cognomi. Ma queste cose le avevo già scritte qui. Ah, sì, anche sulle quote rosa c’è questa vecchia polemica che se aveste voglia e tempo potete rileggervi)

Perché un uomo qualunque della strada dovrebbe votarti invece di votare Prodi o Bertinotti che da decenni sono su tutti i giornali, in tv, in Parlamento al contrario di te?
«Perché sono più giovane, perché sono nuovo. (…) Sai che chi ha firmato per noi sono soprattutto giovani? E non hai idea di quante persone deluse, disgustate, stufe, incontro quando vado a spasso per l'Italia. Sto riportando alla politica un pezzo di società che la politica aveva perso per strada. Sto aggiungendo».
(Ecco. A parte che chiedere il voto “perché sono giovane” non mi pare dignitoso, direi che l’operazione Scalfarotto può essere utile essenzialmente poiché pesca i voti di quelli che si asterrebbero. E dunque ben venga chi “aggiunge”).

Scalfarotto vince le Primarie, e il giorno dopo che fa?
«Il giorno dopo mi preoccuperei di costruire una squadra. Metterei dei paletti. Chi ha più di 55 anni e non è di sesso femminile avrebbe meno possibilità degli altri. Insomma, sarebbe un sottosopra».
(Ma scusi Scalfarotto, quante possibilità avrebbero i maschi al di sotto dei 55 anni? E le donne ultra-55enni? E gli uomini di 70 anni? Vogliamo percentuali, non chiacchiere e distintivo giovanile)



permalink | inviato da il 14/10/2005 alle 10:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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