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attentialcane [ politica e occidentalismi ]
 


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Antipixel di Lamianotizia 


31 gennaio 2006


DOMANDE MAL POSTE

Premessa: Christian Rocca è una delle penne migliori in circolazione. Lo diciamo con 
convinzione e non scherziamo. Fine premessa.
Ora un testo da Camillo
 
Ricordo male o
Ricordo male o Sharon ha deciso di costruire il muro difensivo e di ritirarsi unilateralmente da 
Gaza perché considerava Arafat e la leadership palestinese alla stessa stregua di gruppi terroristici
con cui era impossibile trattare? Ricordo male o Arafat ha cancellato l’accordo di Camp David e
scatenato l’intifada di attentati terroristici che ha portato al suo isolamento internazionale? Ricordo
male o Israele e Usa non hanno più trattato con Arafat dopo che il duce palestinese ha rifiutato
l’accordo di pace?
Se, come credo, non ricordo male, vorrei sapere quale sia la differenza tra i bei tempi che furono 
di Arafat e la tragedia odierna con Hamas alla guida dell’autorità palestinese?
 
Risposta alla domanda retorica: nessuna differenza. Andiamo avanti. Allora che cavolo può
gridare la sinistra al bau-bau Hamas se non è stata in grado di riconoscere/ricordare chi
era Arafat? Risposta alla domanda retorica: zitta e mosca. E va bene.
Dunque, posto che Hamas non sia diverso dai nipotini di Arafat (oggettivamente degli 
sgherri al pari dei fondamentalisti, è questo che si inferisce no?) a cosa allude questa
vertigine logico-storica, oltre al fatto – assolutamente secondario in questa faccenda – che
quei puzzoni della sinistra devono tacere?
Che per stare tutti più tranquilli avrebbe dovuto vincere una formazione politica 
palestinese
che responsabilmente si fosse richiamata alle posizioni del Likud?
La risposta alla domanda retorica è no.
O no?




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31 gennaio 2006


PAUSA PRANZO

Il problema della pausa pranzo, che il Corriere della Sera sviscera intervistando manager, 
avvocati e presentatrici tv, io lo imposterei in maniera per così dire massimalista.
Gli approcci dei cincischioni che pongono attenzione soltanto all’aspetto sovrastrutturale
della questione non ci incanta. Tipo la Daria Bignardi che – così dice – si ferma almeno
un’ora
: per staccare veramente, sedersi ad un tavolo possibilmente davanti ad una
finestra e fare quattro chiacchiere con un amico/a. Che, a ben vedere, è soltanto
un succedaneo, una verniciatura della struttura repressiva del lavoro onnipervadente
(cavolo, che massimalismo!).
Io invece vorrei andare a prendere il bambino all’asilo, dirigermi verso casa, mangiare
tutti insieme (magari invitare anche un amico/a, ma non è detto perché ‘ste cose è meglio
farle da soli) e poi tornare a lavorare. Però, visto che così
non si può fare, allora ce ne ho
per i coglioni di perdere tempo un’ora al ristorante quando invece, facendomi portare
un
toast in ufficio (e sbagliando dal punto di vista alimentare, lo so), ho ragionevoli
buonissime possibilità di sbrigare tutto quello che devo fare con un po’ di anticipo e
tornare a casa prima. Così magari chiamo gli amici/che e ce ne andiamo a cena tutti
– famiglie comprese – in quel ristorante dove pranza la Bignardi che mi sa che è
piuttosto figo.




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30 gennaio 2006


VECCHIO RIBELLE

Ha ragione lui: lo spot della Seat Altea è geniale. Però, per la promozione del prodotto, sarebbe
perfetto se John McEnroe tentasse di fracassare a racchettate la robusta portiera e ne ricavasse
soltanto una lussazione alla spalla.




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30 gennaio 2006


NESSUNO TOCCHI IL CONTRATTO

Fa male chi sbertuccia l’idea del “contratto con gli italiani”. Perché un conto è Benigni che mette su una parodia neanche tanto originale, un altro è la politica. Piero Ostellino ricorda, da liberale vero, che la titolarità del potere è del popolo mentre l’esercizio è dei suoi rappresentanti. Le elezioni, che sono la messa cantata di quella sovranità, servono a scegliere chi si ritiene adatto alla rappresentanza, e – dunque – all’esercizio del potere. Ma la sovranità non cessa quando si chiudono le urne. Perché allora la delega sarebbe in bianco e senza responsabilità non si dà democrazia. Ecco, il contratto è un atto trasparente grazie al quale gli elettori possono controllare se hanno fatto bene a fidarsi di Tizio o di Caio. E indicatori oggettivi e verificabili ci fanno dire che Berlusconi se ne debba andare a casa perché quel contratto non lo ha onorato. Ma c’è di più. Mauro Calise ricorda, in La terza repubblica, che sta tramontando il “direttismo”, l’idea cioè che l’elettore scelga direttamente il premier. Con l’avvento del “nuovo” proporzionale infatti tutto torna più torbido e – dunque – l’azione di governo meno accertabile. Proprio per questo, l’idea del contratto ci pare mille volte giusta. Perché è un modo per salvare quello spirito maggioritario che non circoscrive l’esercizio della sovranità popolare al solo momento delle elezioni. Date uno sguardo alle chiese: le messe cantate sono sempre più vuote.

E’ su Leftwing.




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29 gennaio 2006


DIAVOLO D'UNA MELANDRI

Scrive Giovanna Melandri su Panorama:
«“La vita è una faccenda pericolosa” fa dire Joao Guimaraes
Rosa a uno dei suoi personaggi. Il potere lo è ancora di più
ed è forse per questo che le donne per millenni, con alcune
straordinarie eccezioni, ne sono rimaste lontane». E poi una
serie di considerazioni sulle quote rosa e sulle donne in politica
che sono sottoscrivibili.
Una cosa però ci fa un po’ sorridere ed è quell’incipit,
sicuramente singolare: l
a vita è una faccenda pericolosa --›
Il potere lo è ancor di più --› le donne ne sono state a lungo
lontane.
Ma pericolosa/o per chi? Per gli uomini? Se intendeva questo
(come in tutta sincerità crediamo), allora la Melandri avrebbe dovuto scrivere: «… ed è forse
per questo che le donne per millenni, con alcune straordinarie eccezioni, ne sono state tenute
lontane
». Tenute lontane proprio dagli uomini che, siccome il potere è una faccenda non pericolosa
(come la vita) ma pericolosissima, temevano di essere sostituiti nelle posizioni di comando.
Sbaglia pertanto la Melandri a scrivere un poco perspicuo (rispetto al suo pensiero) «ne sono
rimaste lontane
», perché in questo modo sembra che la vita/potere sia pericolosa/issimo
proprio per le donne. E uno, in questo secondo caso, potrebbe pensare che le donne – per millenni,
con alcune straordinarie eccezioni – ne sono state lontane perché si ritenevano esse stesse
incapaci.
Ma, sia noi che la Melandri, non pensiamo questo, sia chiaro.




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27 gennaio 2006


QUALCHE TIPO DI FIOCCO, OVVIAMENTE

La cosa più interessante di quando nevica nei posti di mare è che le tv locali per l’evento fanno
la diretta televisiva. Dalle ore 7.30 alle 24.00 prendono le telefonate in studio (le “testimonianze
telefoniche dei nostri cittadini”) e mandano le immagini con le auto coperte di neve, i cittadini
col colbacco che neanche l’amico Putin mentre si affrettano a tornare a casa per rilasciare
indimenticabili impressioni alle tv locali, i lampioni della piazza principale della città inesorabilmente
imbiancati.
E in maratone così può capitare che il giornalista in studio, a cui pare di star facendo servizio
pubblico, dica: “Coloro che sono preposti per questo tipo di situazione e ovviamente come autorità
preposta fanno naturalmente quello che possono (…) Al momento ci pare che non cade nessun tipo
di fiocco di neve qui dalla nostra postazione
(…) vedete nei contributi filmati questi clochard che
anche loro hanno sofferto in qualche modo decisamente di più rispetto alle persone normali,
ecco con queste belle immagini chiedo alla regia di andare avanti con le telefonate.
Ovviamente”.




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27 gennaio 2006


SONO UN NO-GLOBAL MAMMA

Il primo numero di Rossodisera, la “velina rossissima” di area Rifondazione che – “strumento agile” – “non mancherà di far parlare di sé”, è uscito con gli “esterni” di Rifondazione che si presenteranno alle prossime Politiche.
C’è Maria Luisa Boccia che si definisce “da sempre femminista”, chè una è padrona di esserlo anche mentre poppa il latte della madre. C’è Luxuria per la quale “la diversità è un valore” (non so se lo sia sempre, comunque nella sostanza siamo d'accordo) e c’ha la foto più bella di tutti. Ma soprattutto c’è quel furbacchione di Francesco Caruso, un po’ brigante antisabaudo un po’ “protagonista di molte battaglie” che dice: “Sono un no-global. Porto la voce del Sud ribelle”.




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26 gennaio 2006


E ADESSO PARLIAMO DI SPORT

Riguardo alla ciccia di questo maxi-emendamento sulla droga, passato al Senato con la fiducia,
mi riservo di dire la mia dopo averlo letto e capito un po’ meglio.
Una cosa però mi chiedevo in via preliminare: perché farlo passare con il provvedimento delle
Olimpiadi di Torino?
Un segnale alto, chiaro e inequivocabile a tutti quelli che lo-sport-pulito-i-valori-veri-dello-sport?




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26 gennaio 2006


COSE

<B>Venezuela, la nuova moda è il piercing col bicchiere</B>
Capo, un mezzo Negroni e si faccia la barba.




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26 gennaio 2006


PIJA IN MANO ER CORRIERONE

Perdonerete l’insistenza, ma questa cosa di pubblicare – anche oggi (pag. 23 del Corriere della Sera) – le intercettazioni delle telefonate calde tra Padre Fedele e le sue puellae non mi pare bellissima. E fortunatamente non siamo i soli a pensarla così.

“Il frate è accusato di un reato gravissimo, lo stupro, e se riconosciuto colpevole dovrà pagare il suo conto con la giustizia che ci auguriamo congruo. Ma che cosa aggiunge al processo l’eccitazione del voyeurismo popolare sulla sua vita privata, che un pm ha deciso di dare in pasto alla gente?”
Il Riformista




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25 gennaio 2006


OVVIAMENTE SUPER PARTIS

Questa cosa messa in moto dal sito prodiano in vista delle prossime elezioni è degna di nota. Dal punto di vista partecipativo voglio dire. Uno propone di parlare – chessò – di etica e politica e organizza il 27 gennaio alle ore 18.30 un incontro riservato a 20 persone a Conflenti (CZ). E lasciate stare quanto tutto somigli terribilmente a quelle riunioni per la vendita delle coperte merinos. Qui è la società civile che si autorganizza e che dice la sua. In un virtuoso passaparola che esalta il bottom up e la gratuita militanza. Solo, questo Francesco Esposito di Conflenti (CZ) stia attento agli errori latini di battitura sennò dobbiamo ricrederci sulla vitalità della società di cui sopra.

“… A tal fine si proporrà di legiferare nel futuro parlamento la nascita di un organismo super-partis a cui far riferimento, su base ovviamente volontaria, per certificare le liste elettorali”.




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25 gennaio 2006


PORCHERIE

Dopo aver sottolineato che mettere le intercettazioni sui giornali è una porcheria bella e buona, adesso stai a vedere che con Padre Fedele c’era pure Piero Fassino vestito da lupo di Gubbio.




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24 gennaio 2006


BAVA BECCARIS E LA LEGITTIMA DIFESA

Sarà opportuno leggersela bene prima di dare giudizi affrettati questa cosa che se uno ti dice o la borsa o la vita adesso puoi sparare un po’ più a cuor leggero.
Nella giornata impolitica però c’è stata anche la splendida dichiarazione di Silvio Berlusconi - che nella vita fa ancora il presidente del Consiglio dell'Italia e non del Guatemala (con tutto il rispetto per i guatemaltechi) - sull’intervento manu militari contro i manifestanti.
E ti viene un po’ da pensare.




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24 gennaio 2006


UNTI


Sì, ok, basta giochi e giochini.

Per una volta riusciamo ad essere d'accordo persino con l'Udc-Casini-Libertas-eccetera.

Comunque, vista anche la presenza della croce alle spalle dei cinque, a noi questa immagine fa pensare a un particolare dell’ Ultima cena di Leonardo.

Solo un po' però.





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24 gennaio 2006


MARCIONARO

“Abbia pietà di questo povero vecchio cui la vita non ne ha risparmiata una. Non mangio fritti per via della salute, brindo a sprazzi per lo stesso motivo, sussumo caffè Hag, divido le sigarette in due e adesso vado pure al girotonic, la ginnastica per sentirsi giovani. Sono stato in coma farmacologico. Tutte le volte che qualcuno va in coma farmacologico, ciò che da un po’ di tempo sembra capitare con una certa frequenza, a tavola partono i sospiri e si guardano tutti di sbieco con l’aria di dire: ora riattacca a raccontare la sua. Abbia pietà di questo povero vecchio. Ho la mitralica artificiale, la Mondadori non farebbe un dramma se andasse in tilt anch’essa, i polmoni sono spugnosi, respiro a fatica, vado in clinica ogni due per tre, tengo la colonna storta, la lussazione congenita dell’anca (bilaterale), il rilassamento dei ligamenti mandibolari, più protesi dentarie, il sangue scoagulato, il fegato a sinistra, sono stato operato di tonsille, all’appendice e mi hanno tolto un’ernia. Scorgo all’orizzonte una vaga promessa di emorroidi. Perché, onorevole Pier Ferdinando Casini, lei vuol farmi venire anche l’orchite?”

Andrea’s version




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24 gennaio 2006


L'ARCANGELO GRILLO

Che Ivano Fossati esca il 3 febbraio con un nuovo albumL’Arcangelo – ci fa un immenso piacere. Per due ragioni: perché Fossati ci piace e perché abbiamo ascoltato Cara democrazia, il pezzo che verosimilmente sarà il biglietto da visita di questo ritorno e che è una bella canzone. Nel testo, innanzitutto. Se nel cantautorato definito “impegnato” la democrazia soppianta la gucciniana fiaccola dell’anarchia, la sinistra non può che giovarsene. E non si tratta – sia chiaro – di un rigurgito ottocentesco, epoca in cui definirsi democratici significava essere bollati come pericolosi rivoluzionari. Cara democrazia è un grido dolente e modernissimo con il quale l’artista genovese chiede il ripristino della normalità contro le “democrazie pubblicitarie, democrazie allo stadio, democrazie quotate in borsa, fantademocrazie”. In un’intervista per il lancio del disco, Fossati confessa di voler “essere governato da uno come Beppe Grillo”. E qui – spiace fare i pignoli – finiscono i benefici per la sinistra. Perché il populismo qualunquista è stato sempre reazionario, mai democratico.

E’ su Leftwing.




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23 gennaio 2006


UN SOSTANTIVO PLURALE NEL SIMBOLO

Update del giorno dopo - E poi, guardando bene la foto, perché un elettore del centrodestra dovrebbe scegliere di passare da uno come Berlusconi ad un altro che fa la faccia da Stanlio? Che indubbiamente è portatore di una comicità godibilissima – Stanlio – ma irrimediabilmente datata. Un po’ come la Dc.





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23 gennaio 2006


ACCOLITE

Tra sabato e domenica io e il mio amico (e anche parente) Fratelli de Merode abbiamo percorso in Multipla circa mille chilometri.
Si parlava di politica, ciclismo e storie vere quando – essendo lui un principe vero del Foro – gli chiedo a bruciapelo qualcosa su questo rinvio della legge Pecorella. Me la spiega senza fronzoli in un minuto e gli faccio: ma allora è una buona legge. E finisce lì.
Poi, via Wittgenstein, scopro che Giuda e JimMomo sono d’accordo con l’equipaggio della Multipla.
Glielo devo dire ai Fratelli.




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21 gennaio 2006


GIOVANE

Romano Prodi va a Radio Dee Jay, fa lo sciolto e, spalleggiato da Linus, 
parla giovanilmente di tutto.
Di questa cosa che lui nella Roma-dei-politici non vuole abitarci («Non si
può vivere in un mondo di ossessi politici») che mi fa pensare a Claudio
Onofri
, ex stopper di discreta fama che a fine carriera si stabilisce a Genova.
Inizia a fare l’allenatore e va al Ravenna. Mica allo Steaua Bucarest, ma al
Ravenna che in mezza giornata da Genova ci sei. A un certo momento pianta
tutto lì, si licenzia. Perché – dice – mi mancava troppo la famiglia e lo stress di qua e questo
mondo troppo veloce di là. Adesso fa il commentatore di calcio nelle tv locali con accettabile
cognizione di causa e si diverte. Che uno si chiede: ma non sarà che a fare l’allenatore
non era tagliato?
Ma nell’intervento a 360 gradi di Prodi accanto a Linus c’è un’altra battuta che meriterebbe
un commento più puntuale.
«Berlusconi? – ha detto il Professore – Me lo prendo anche sulle spalle andando di corsa».
Che, al netto della mistica del mediano-maratoneta-camminatorefrancigeno, se ci pensate
bene è un po’ l’atteggiamento di quei simpatici vecchietti sdentati che dicono di farsene
ancora tre su una gamba sola.




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20 gennaio 2006


PIACERI

Vibrisse ripiglia il Bertinotti di Leftwing




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19 gennaio 2006


MATER

L’immagine di Francesco Rutelli che legge Sant’Agostino è sublime. Sarebbe perfetta se si riuscisse a ritagliare un ruolo da madre Monica per Barbara Palombelli.




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19 gennaio 2006


GLI STRONZETTI DELLA ZUPPA DEL CASALE

Emmebi ha scritto ieri sul Foglio una cosa sugli Yindie, che arrivano dopo gli Yuppies e dopo i Bobos. Sarebbero la nuova generazione degli alternativi fighetti che – dice lui – seguono la moda di non seguire le mode. Gente – sempre secondo lui – che ha molto del nannimorettismo e che gli sta già sui coglioni avere un blog perché cominciano ad avercelo in troppi.
Noi qua si pensa che, lasciando perdere Nanni Moretti, si possano definire “generazione zuppa-del-casale” o "generazione That's amore". Cioè: i treni vanno e vengono, lui che gira con la bici da corsa e ripara vecchi grammofoni (oddio, era un grammofono o una bicicletta?), lei che sogna il trasvolatore o il pompieri che salva il gattino, cose così. E poi perdersi in India, forse, fare l'Inca Trail, fare una nottata in una casa alloggio coi barboni che hanno-un'umanità-che-non-ti-dico, delle specie di Bukowski, tutti potenziali scrittori.

Domandone: fanno parte della generazione zuppa-del-casale anche quelli che fanno finta di amare i reality show? Che li guardano tutti i reality show, ma basta che uno si creda un po’ intellettualoide allora dice che non li guarda, anzi ci sputa sopra. Ecco, abbiamo l'impressione che la generazione zuppa-del-casale preferisca in questo caso stare con la massa piuttosto che con l’avanguardia perché – sì – fa molto più fighetto.
Però ci devo pensare meglio a questo cortocircuito.
p.s. segue post sul Grande Fratello.




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18 gennaio 2006


STRATEGIE ELETTORALI

Sia chiaro, dopo le ultime cose non ci lamenteremo più della programmazione musicale di Isoradio. Perché peggio di Sandro Giacobbe o Pupo, c'è Berlusconi che parla agli automobilisti. Ma forse Berlusconi che canta vecchi refrain - naturalmente sui 103.3 - potrebbe essere la mossa definitiva.




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18 gennaio 2006


L'ALBERO E I SUOI FRUTTI


Oscar Giannino
commenta un po’ divertito questo alberone democratico che il Corriere della Sera ha sistemato ieri a pag. 6 chiedendosi come mai manchino nella chioma fronzuta le faccette dello stato maggiore dei Ds e spiegando perché non si possa pensare di fare il Partito Democratico tagliando fuori la quercia.
In verità, nel clima avvelenato delle ultime settimane e nelle fughe in avanti delle ultime ore, avevamo avvertito in qualcuno questo pensierino, sistemato poi non tanto giù giù nelle stanze inesplorate e paurose del subconscio.
Comunque di tutte le cose ragionevoli che scrive Giannino quella che mi ha piuttosto impressionato è il paragone tra Partito Democratico e vecchia Alleanza Democratica.

p.s. Ad essere pignoli nella chioma fronzuta, accanto a Rutelli e Amato, c’è Veltroni. Ma questa è un’altra storia.




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17 gennaio 2006


ITALIANI

Queste – ditemi se non è vero – sono giornate politicamente convulse e pure un po’ preoccupanti. Quello va dai magistrati e vuole parlare dei soldi che i ds si sarebbero messi in tasca ma non sa un cazzo di niente; quell’altro sbrocca e lo spirito delle primarie di qua e lo spirito delle primarie di là e poi gli danno il lecca lecca delle candidature e torna in sè.
Poi però accendi la tv su Ballarò e, mentre parlano dei 50 milioni di Consorte, inquadrano un bellimbusto del pubblico che porta una sciarpa verde pastello attorcigliata intorno al collo tipo Roberto Mancini al Meazza. Che pensi: ci saranno i riscaldamenti in studio?
Insomma, come d’incanto tornano i conti.

p.s. Se qualcuno conosce quel tizio me lo presenti. Subito!  




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17 gennaio 2006


TRONCHI E RAMETTI




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17 gennaio 2006


“COL FORCONE CONTRO IL PALAZZO D’INVERNO DELLA SCIENZA”


C’è un ottimo pezzo di Luca Mastrantonio oggi sul Riformista (in rete lo trovo soltanto qui) dal titolo “Il Grillo catto-luddista tuona contro Galileo”. E’ la segnalazione di un articolo di Beppe Grillo su Vita e Pensiero, una rivista della Università cattolica di Milano. Argomento: la manipolazione genetica. Svolgimento: approdo “teo-friendly” del comico genovese che tratta il tema del rapporto scienza-morale con la consueta accetta dell’indignato perenne. “Una scienza senza morale – scrive Grillo – e senza colpe che nello spacciarsi per neutrale si neutralizza come oggetto morale per trasformarsi in uno dei tanti strumenti del potere. E’ la scienza degli scienziati manager”.
Diciamo che, al di là della conversione alla rete e al magico mondo democratico dei blog, Beppe Grillo resta un antisviluppista di destra. E pure un po’ noioso.

Domandone finale: se questi luddisti fuori tempo massimo si ammalano e vengono ricoverati in un reparto di chirurgia gestito da un bravissimo professore manager che fanno? Rifiutano col manager anche la scienza del manager?




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16 gennaio 2006


SOSTENERE PRODI

Qua una cosa – sommessamente – ce la chiediamo. E ce la chiediamo in quanto 
sostenitori di Romano Prodi. Da quando lo Spirito delle Primarie (tutto con le maiuscole)
ha smesso di spirare? Che il Professore ci dia una data. Non pretendiamo l’ora esatta,
ma almeno un giorno compreso in un range di una settimana sì. Può accadere che uno
vada a letto bello bello e la mattina si ritrovi senza lo Spirito al suo fianco? E quando è
successo? Prima di decidere le candidature? Subito dopo? A cavallo dell’affare Unipol?
Perché se ha cominciato soltanto adesso a rendersi conto che i partiti (quei cattivi!)
stanno smontando la grande carica democratica di quella consultazione, beh ci viene
qualche sospetto: o è un ingenuo (se Fassino è cattivo adesso, lo era anche quando
diceva Prodi di qua e Prodi di là. Lo Spirito allora era tra noi?) o fa il furbo evocando lo
Spirito quando fa comodo. Dove era quando si è deciso di andare uniti alla Camera e
coi propri simboli al Senato? Sulla luna?
Insomma, pare strano che qualcuno giochi a fare il massimalista che guarda con occhio
lungimirante alla modernità mentre gli altri - i soliti trinariciuti che quello Spirito hanno
evocato – passino come difensori di un mondo vecchio, buio e popolato di giganti
“tutto stupore e maraviglia”.
E lo diciamo, sia chiaro, da sostenitori di Romano Prodi.




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16 gennaio 2006


BERTINOTTI CON LA MAGLIETTA A STRISCE


Il libro intervista di Fausto Bertinotti, Il ragazzo con la maglietta a strisce (Aliberti editore), si può leggere in due modi. Come una sorta di Recherche proustiana, cioè una ridescrizione di se stessi ad uso pubblico. Oppure come una chiacchierata sullo stato e il ruolo della cultura, un po’ rimasticatura del pensiero negativo francofortese e un po’ «costruzione di uno spazio pubblico» possibilmente nuovo. Il tutto tenuto insieme da una domanda che aleggia in un’aria tiepida da caminetto acceso (il libro nasce da una conversazione amichevole con la regista Wilma Labate): che vuol dire essere comunisti qui e ora?...

e poi continua qui.




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16 gennaio 2006


LE RENI DEI DS

L’ elettore Ds va in edicola la domenica mattina con apprensione. Piglia il Corriere della Sera e tuffa preoccupato gli occhi nell’editoriale. Dovrà passare il giorno del Signore mortificato da una ramanzina di Galli della Loggia o pensieroso per i consigli a serramanico di Battista? Domenica scorsa il professor Panebianco si chiedeva: “Vorranno i Ds uscire dal limbo, chiudere finalmente la lunga fase del post-comunismo?”. Perché – spiegava – è in ultima analisi questo il motivo per cui non si fa il partito democratico subito. La svolta della Bolognina ha lasciato sul tappeto un “problema irrisolto” e servirebbe un poderoso scatto di reni che i dirigenti Ds non si sentono di fare. Insomma la consueta richiesta dell’ennesimo lancio del cuore (altrui) oltre l’ostacolo. Ora sta bene tutto, ma visto che è domenica, quell’elettore si domanda quando finirà questo giochetto da preti che continuano ad alzare la posta per l’assoluzione dai peccati. In questo paese l’ostia consacrata la prendono cani e porci e non vorremmo che ai Ds fossero riservati confessori speciali. Perché moralmente superiori no, ma neanche inferiori.

E' su Leftwing.




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