.
Annunci online

attentialcane [ politica e occidentalismi ]
 


"Bau bau baby"
                Freak Antoni 


Segui attentialcane su Twitter


Scrivetemi su: maxsorci@yahoo.it

Questo blog è gemellato
con Nonsolorossi.



  
Riassunto, il raccoglitore delle notizie della rete!
BlogItalia.it - La directory italiana dei blog 
CIRCUS.IT : XML/RSS/ATOM Feeds Aggregator

Antipixel di Lamianotizia 


29 dicembre 2006


CHE VOGLIAMO FARE?

Markette

Sulla questione delle marchette Wittgenstein dice cose sensate: il confine tra pubblicità e informazione è diventato molto labile e – tuttavia – se, nonostante le citazioni incongrue di prodotti e di marche nel testo, quel testo resta una buona lettura (anzi, forse lo è proprio grazie a quelle marche) «che vogliamo fare?». Direi nulla. Occorrerebbe soltanto – questo sì – sanzionare gli abusi di quei giornalisti che se ne approfittano, ma «non con l’accetta di regole anacronistiche». Però tutto diventa molto complicato.
Facciamo un esempio:  un giornalista mi scrive che quell’auto è un portento della tecnica e poi invece la gente ci si schianta che è un piacere, e lo scrive forse perché per la presentazione di quell’auto la casa produttrice ha messo su un bell’educational di sette giorni in Scozia con pernottamenti in castelli prestigiosi, battute di caccia e altri optional. Certo, l’abuso lo può sanzionare l’Ordine dei Giornalisti (e qualche volta lo ha fatto), ma quando si dicono queste cose un po’ viene da ridere. C’è poi anche un altro aspetto del problema: qualche volta alcune agenzie inventano di sana pianta una notizia che faccia da traino a un prodotto o a un marchio (forse questo di D&G è un caso, ma non ne sono poi sicurissimo). Se la notizia è una bufala, anche poco interessante, ma viene rilanciata da tutti (web, tv, radio eccetera) che si fa? Il fatto è che la marchettina non perseguibile, il pubbliredazionale o la cosiddetta pubblicità extratabellare – come spiega questo libro, per certi versi un po’ ingenuotto – sono diventati strutturali e stanno un po’ sulla testa dei giornalisti, che (quelli onesti e scrupolosi) fanno quello che possono. Detto questo (e letto il libro) resta però la giusta domanda: «che vogliamo fare?».




permalink | inviato da il 29/12/2006 alle 9:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa


28 dicembre 2006


SI FA PRESTO A DIRE “HA MANGIATO IL PANETTONE”

Tutti lì a ragionare sul panettone di Romano Prodi e non lo mangia di qua e non arriva a Natale di là eccetera. Tanto che alla fine Silvio Sircana, dopo le recenti performances del suo assistito, si sente in dovere di mandare un biglietto di auguri natalizi proprio con una foto di panettone sopra e con la scritta “E uno!”. Nel senso: avete visto brutti menagrami? Solo che non ce la si può cavare con una battuta spiritosa. Qua, dottore, si vuole sapere quante fette ne ha mangiate (il malato, s’intende). Perché lo stato di salute si vede anche dall’appetito.




permalink | inviato da il 28/12/2006 alle 8:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa


27 dicembre 2006


MANSUETO COME UN AGNELLO



Alle ore 17.00 circa di lunedì 25 dicembre la Cri mi ha sorpreso mentre facevo il bis di agnello arrosto e carciofi e mi ha apostrofato con la consueta amorevole durezza: “ma sei matto?”.
Non ho saputo replicarle nulla.




permalink | inviato da il 27/12/2006 alle 9:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


21 dicembre 2006


MA VOLONTE' SI SCRIVE CON L'ACCENTO O L'APOSTROFO?



Di Luca Volontè ci siamo occupati sovente, vuoi per sottolinearne la cifra di ercolino tuttodunpezzo vuoi per evidenziarne la vena agit-propWittgenstein ne scopre una caratteristica nuova che – diciamolo – non ci sorprende più di tanto.




permalink | inviato da il 21/12/2006 alle 23:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


20 dicembre 2006


L’INTEGRAZIONE DELL’APOCALISSE

I padroni delle notizie di Giuseppe AltamoreChe il libro sia un po' “apocalittico”, con tutto ciò che di irrimediabile è racchiuso nel termine, lo ammette lo stesso autore nelle conclusioni. Giuseppe Altamore però dice anche che I padroni delle notizie è un “saggio provocatorio” e uno alla fine si rassicura perché pensa che, per dimostrare una tesi forte, la realtà la si deve un po' esagerare.
La tesi è spiegata nel sottotitolo: “come la pubblicità occulta uccide l'informazione”. Forte, appunto. Il concetto di occulto è molto esteso: qua non si parla soltanto dell’intervista compiacente o della bottiglia di amaro sul tavolo del conduttore della tv locale; qua si parla di abbattimento di un confine, quello tra giornalista e addetto marketing. La reclame, nata in Italia nel 1863 con il farmacista Attilio Manzoni che appalta per sé gli spazi della “quarta”, si è strutturalmente impossessata della redazione, ha messo i piedi sulla scrivania del direttore, gli detta il timone e magari gli scrocca anche i sigari. Perché i soldi per tenere in piedi la baracca li mette lei e dunque si sente in diritto di fare un po' quello che vuole. C'è un termine, se volete, un po' scialbetto che spiega però un sacco di cose: pubblicità extra-tabellare. Cioè, si investe in pubblicità “normale” (la seconda di copertina costa x, la manchette in prima y eccetera) e, contemporaneamente, si contrattano prestazioni aggiuntive: l'intervista al patron, l'articolo di costume con dentro il nome dell'azienda, il sondaggio apparentemente scientifico. Se queste prestazioni mancano, allora un gruppo prima di comprare il paginone centrale ci pensa due volte. Tutto questo va sotto il nome molto glamour di news management, come lo ha definito a metà degli anni '50 John Reston, opinionista del New York Times. Per fare questa attività in modo professionale sono nate centinaia di agenzie che inondano le redazioni di comunicati, sfiancano i deskisti con i mitici re-call, organizzano educational per la stampa specializzata in posti dall'indiscutibile appeal; ad esempio il nuovo modello di berlina viene presentato in Scozia o il convegno sul farmaco contro l'obesità è organizzato sotto il sole di Santo Domingo, tanto che alla fine (e al netto di marchette vere e proprie) come fai a scrivere che quel beverone può avere effetti indesiderati o che l'impianto di frenata di quell'auto non è proprio ineccepibile? Altamore – che, cosa importante, fa nomi e cognomi – ce l'ha molto con queste agenzie di pubbliche relazioni, ma ce l'ha anche con un mondo giornalistico a suo dire sempre più incialtronito. Perché, in un panorama così, la professione del cronista va a carte quarantotto, tanto che l'Ordine dei Giornalisti – custode di quell'animale da bestiario medievale che risponde al nome di deontologia professionale – ha più di una volta tuonato con voce ferma, ma impotente. Anche in questo libro, così come in tanti dibattiti e interviste, aleggia un'immagine di giornalista cavaliere senza macchia, invasato dal sacro demone del “dover essere”, che onestamente fa un po' sorridere. Perché – è lo stesso Altamore a dirlo – il problema è soggettivo fino a un certo punto. Le redazioni sono ridotte all'osso, si appoggiano sulle collaborazioni esterne e per approfondire la pappa pronta degli uffici stampa, serve certamente la romantica suola di scarpa consumata, ma anche semplice tempo da perdere (possibilmente pagato), cosa che oggettivamente è diventata merce rara. E' per questo che quando un giornalista afferma in modo un po' tronfio che lui è pagato per “grattare la cicala”, cioè per tirar fuori la verità, fa un po' la figura del tenero Giacomo della Settimana Enigmistica; non è più capace di grattare nulla e non per ragioni legate soltanto alle sue qualità professionali: spesso, prima che un alibi, copiare e incollare è una necessità. Che il problema sia oggettivo lo si capisce dalle parole di Edoardo Giliberti, Ad di Mondadori Pubblicità, a cui Altamore dedica non a caso cinque pagine. “La mia tesi è molto semplice – dice – i giornali sono fatti per dare informazioni né più né meno che la pubblicità... non ci capisce perché un giornalista debba essere considerato più oggettivo di un'azienda (…) il giornalismo è messo male; uno dei suoi problemi è la despecializzazione: si parla di tutto e c'è superficialità. Invece quelli che si occupano di pubblicità hanno informazioni più precise”. E pazienza se, come ricorda il presidente dell'Ordine Lorenzo Del Boca, queste informazioni sono un po' “transgeniche”, cioè costruite a tavolino, e tengono conto soltanto del punto di vista di chi ha come unica mission quella di vendere un prodotto e dunque è portato a infischiarsene un po' della correttezza e della completezza delle cose che divulga. Giuseppe Altamore chiude questo bel saggio con un accorato appello ai lettori contro “la logica mercantile del profitto fine a se stesso”. E lo fa citando Giovanni Paolo II: “l'esigenza morale fondamentale di ogni comunicazione è il rispetto per la verità”. Solo che bisogna stare attenti pure a come la si dice questa verità. Klaus Davi, massmediologo ospite fisso di molti programmi televisivi e  titolare di un'agenzia di comunicazione, aveva lanciato nelle pagine iniziali del libro la sua idea di “rispetto della verità”: “preferisco un pezzo dove ci sia un po' d'ironia, comunque una presa di distanza”. Cioè: una critica che scopre una verità scomoda alla fine diventa perfino funzionale all'azienda che la subisce. Il libro di Giuseppe Altamore è “apocalittico” non per le pressioni che denuncia, ma perché illumina uno scenario un po' inquietante: l'utilizzo della protesta come moderna modalità di pressione. Gli apocalittici cioè stanno diventando integrati senza saperlo.




permalink | inviato da il 20/12/2006 alle 8:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa


19 dicembre 2006


E’ MORTO BARBERA

Il re dell'animazione «circondato» dai Flintstones (Ap)

Volevo ringraziare pubblicamente questo signore per aver concepito Dino, il canesauro di Fred Flintstone.




permalink | inviato da il 19/12/2006 alle 12:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (13) | Versione per la stampa


18 dicembre 2006


E CASSANO E VENDOLA IN EQUILIBRIO SULLA CORDA



Ci sono riviste che non compreresti mai, tipo Capital. Capita che però te le diano gratis “in formato speciale per i lettori de Il Secolo XIX” (che poi sarebbe un formato rimpicciolito da diventarci cieco). Ma parliamo di contenuti: nel numero 322 (nuova serie) di dicembre 2006 c'è tutta una smenazzata (credo gratis) di dieci infinite pagine dal titolo “La Puglia scala il tetto del mondo”. E poi, per dare un volto a questo rinascimento economico del Sud che va e che tira, le foto di alcuni maggiorenti: Vincenzo Divella (pasta), Marisa Leone de Castris (vini), Pasquale Natuzzi (divani) e molti altri.
Se il direttore di Capital dovesse capitare da queste parti, si appunti per il prossimo ficcante servizio la seguente frase del mio amico (e parente) Fratelli de Merode: “La Puglia è una corda tesa tra Adriano Pappalardo e Luxuria con, sotto, Lino Banfi e Al Bano”.




permalink | inviato da il 18/12/2006 alle 14:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa


18 dicembre 2006


BEATI VOI QUANDO VI FRUSTERANNO PERCHE' QUESTA E' PERFETTA LETIZIA

Magari l'avrete vista anche voi da qualche parte. C'è la pubblicità di questo signore che produce cose in cachmere. E' fatta così: nella piazzetta davanti alla Basilica Inferiore di San Francesco ad Assisi (si proprio nella posizione che vedete in foto) ci sono sette tangheri seduti che guardano compostamente ieratici verso l'obiettivo. Sono disposti in leggero semicerchio con uno – il più tanghero di tutti – al centro, le gambe accavallate e la mano destra che stringe dolcemente il suo polso sinistro. E' una scena che ispira sentimenti claustrali e infatti siamo ad Assisi. Da notare anche il numero dei tangheri: 1 + 6. Cioè: Francesco come novello Cristo (secondo una diffusa agiografia), ma non con 12 bensì una frazione dei 12 apostoli. Sullo sfondo c'è la Basilica Superiore illuminata nel crepuscolo o all'estremo ridosso del sorgere del sole. In alto, nella lunghezza che corre tra il campanile e il timpano la scritta: “Solo il giusto è felice”. Tutti sono vestiti con cose in cashmere di quel signore di cui vi pregherei di indugiare nel sito che è un concentrato di sincretismo religioso piuttosto new age con frasi di Socrate, Alessandro Magno e sezioni dai nomi abbastanza impegnativi (“etica”, “filosofia”, eccetera) .
Che uno si chiede: passi la vertigine teo-fashion che il giusto debba vestire giacchette e maglioncini di cashmere, però non si potrebbe frustare il creativo della campagna pubblicitaria? Così, per mettere alla prova il suo francescanesimo.




permalink | inviato da il 18/12/2006 alle 9:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa


16 dicembre 2006


DEVE AVER VISTO LA FACCIA DI PERA DA QUALCHE PARTE

Ricordando passate avventure natalizie quest'anno, pensando di fare cosa buona, propongo al quasi quattrenne di mettere l'Incredibile Hulk nel presepe e lui mi fa: “Ma papà, Hulk non c'entra niente”.




permalink | inviato da il 16/12/2006 alle 16:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa


15 dicembre 2006


PERSONALMODO

Naturalmente gli sarà scappato. Comunque, per la cronaca, Antonio Marano (quello della Rai) stasera ha detto alle Invasioni Barbariche “io in personalmodo”. E la Daria Bignanrdi niente, lì con quei suoi cartocini del cazzo con sopra le sagome di cavalli e cavalieri, a sorridere in tacchi alti. No, dico: “io in personalmodo”. Ma digli almeno: “Ma che cazzo dici? Fai attenzione, cazzone di un Maranobarbarico




permalink | inviato da il 15/12/2006 alle 23:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa


14 dicembre 2006


RAMAMENTE

Le seguenti cose sono state dette, con un sorrisetto di inspiegabile coglionatura per qualcuno o per qualcosa, da Franca Rame, ospite di Michele Santoro:
Intanto devo dire di essere diventata senatrice senza volerlo (...) al Senato sono entrata come una diciottenne che va a sposarsi con un vecchio bavoso che non ama”.
Come sarebbe “devo dire”? Un'altra coercizione dopo quella dell'elezione non voluta?
Come sarebbe “che non ama”? Se non è un matrimonio d'interesse, molto francamente Rame, perchè non chiede il divorzio?




permalink | inviato da il 14/12/2006 alle 22:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa


14 dicembre 2006


IL GATTOPARDO


- Caro, non ritieni che bisognerebbe cambiare passo?
- Che cazzo stai dicendo, cara?




permalink | inviato da il 14/12/2006 alle 21:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


14 dicembre 2006


LACRIME E SANGUE

Nel titolo di un articolo sulla Finanziaria ho letto per errore “Pestaggi autostrade, aumenti in vista” al posto di “pedaggi”. Il che secondo me la dice lunga sulla percezione della manovra da parte dell'italiano medio.




permalink | inviato da il 14/12/2006 alle 12:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


13 dicembre 2006


C'E' DEI PEZZI BELLISSIMI DENTRO

















Nel Post sotto l’albero 2006, che raccoglie alcuni post natalizi e che come ogni anno viene alla luce grazie alla sua opera meritoria, ce n’è anche uno del cane qui presente a pag. 20.




permalink | inviato da il 13/12/2006 alle 19:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


13 dicembre 2006


NON CI SONO PIU’ GLI AUTARCHICI CAMIONISTI UNGHERESI DI UNA VOLTA

APRILE350.jpg

Nel presentare questo loro controcalendario le blogger scrivono: «Che noia questi calendari. Rappresentano l'immaginario erotico maschile? Ma di quale maschio? Del camionista ungherese degli anni cinquanta? No, credo fosse già più evoluto e sofisticato, rispetto a questo trionfo di banalità». E allora c’hanno pensato loro a farne uno ispirato alla vita e alle donne di tutti i giorni, senza tette in mostra e senza peluria in bella vista. Anche se, a dirla tutta, c’è un po’ di banalità – per esempio - anche in questa donna di tutti giorni col naso da pagliaccio o in questo stereotipo di femmina ye-ye che legge la Gazzetta dello sport (e perché non Lando, in un corto circuito ironicissimo, per esempio?). Qui di seguito alcuni commenti di moderni camionisti ungheresi, direttamente presi dallo speciale sito


Bravissime! finalmente un calendario con delle donne vere! non che le altre fossero false, ma di sicuro rappresentano solo una piccolissima parte dell’universo femminile! mi piace molto soprattutto la foto massaia di ottobre! brave ancora!!”

Davvero complimenti a tutte, un’idea carinissima”

Grazie, da parte di un uomo, che non sopporta più questa marea di calendari, che non hanno nullla di artistico, sembrano vecchie edizioni di Le Ore, per chi è + giovane, Le Ore: rivista porno del ‘70 dove si faceva pratica autarchica :-) . Bravissime e complimenti alla fotografa”.




permalink | inviato da il 13/12/2006 alle 10:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa


12 dicembre 2006


AL PUNTO DI PARTENZA?

E’ uscito il nuovo numero di Left Wing. Che - forse sbaglio - interpreto guccinianamente.




permalink | inviato da il 12/12/2006 alle 17:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


11 dicembre 2006


CHE VOLONTE' BOICOTTI LA PALUANI

Non so dove l'ho letto (ma l'ho letto) che “il pandoro è al centro della comunicazione e la creatività è di stile comico-grottesco. La campagna TV multisoggetto, pianificata sulle reti RAI è on air da qualche giorno e ha come protagonisti il gruppo comico Valleluja”.
Secondo me nello spot della Paluani (quello del Grazie Paluani grazie, eccetera) l'unica cosa grottesca, dal punto di vista comico, è la formidabile deficienza.  
Luca Volontè non dice niente?




permalink | inviato da il 11/12/2006 alle 8:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa


8 dicembre 2006


CARO GESU'

Che i bambini dicano delle cose piuttosto divertenti è risaputo. Ora c'è questo libro di letterine scritte a Gesù che esce per ovvie ragioni in prossimità del Santo Natale (naturalmente l' “ovvietà delle ragioni” è riferita all'uscita del libro e non a quella di Gesù, che come si sa esce a cadenza annuale). Bene, c'è questo libro che sono sicuro avrà un buon successo e qui ci sono le frasi più gettonate, la top 20. Alcune per la verità mi pare di averle già sentite sotto forma di barzelletta (“Caro Gesù, visto che conosci tutto mi sai dire chi mi ha nascosto...” eccetera eccetera), ma non è che qua si voleva dubitare dell'operazione. D'altro canto gli autori della raccolta, che dovrebbero essere adulti, pare abbiano lasciato degli errori di italiano originali (presenti di sicuro nella top20 del Corriere.it e – chissà – forse anche nel libro): “caro Gesù a Carnevale mi travestirò da diavolo, ciai niente in contrario?”. Ciò dovrebbe testimoniare che è tutta farina presa dal sacco dei bambini, anche se resta da capire se i bambini di vent'anni fa commettessero questi errori o se gli attuali maestri, genitori, giornalisti o ideatori di libri siano in grado di correggerli, ma il discorso ci porterebbe troppo lontano.
Io vi dico questo, e vi prego di credermi: il mio quasi quattrenne, che non sa scrivere, ieri mi mostrava un biglietto vergato di proprio pugno: “Caro Gesù, noto con cruccio che il mio papà – peraltro splendido – la domenica è spesso arrabbiato. Non potresti far vincere alla Ternana il prossimo derby contro il Perugia?”. Ora ditemi se una cosa così non avrebbe meritato un posto nella top 20.




permalink | inviato da il 8/12/2006 alle 7:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


7 dicembre 2006


IL VAGONE CAMBIA BINARIO

“La storia nasce così: Lisa e il gruppo scendono in metrò per girare una sorta di puntata pilota del programma che (forse) sarà. Inizia la lap dance nel vagone. Il Corriere intercetta il numero, che resta per giorni avvolto nel mistero. Ma contemporaneamente viene rilanciato dal Web e dai mass media. Si trasforma in un evento di guerriglia marketing, spot-eventi aggressivi e non convenzionali, l'ultima frontiera dei pubblicitari”.

Dunque nessuna stranezza: era soltanto promozione per un programma tv e la studentessa è un’artista che fa spettacoli “burlesque”. Quindi la sporta D&G si può sbianchettare no?




permalink | inviato da il 7/12/2006 alle 9:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


6 dicembre 2006


E SEMPRE CON QUALCOSA DI DIVERTIMENTO... CREDO

Su questa cosa della studentessa di Padova che fa la lap dance nel metrò di Milano – che ci era sembrata piuttosto strana soprattutto per la presenza sullo sfondo di un ragazzotto con un sacchetto D&G abbastanza equivoco – c'è anche un video trasmesso in esclusiva da Studio Aperto. Il video è anche su Corriere.it e inizia così (il virgolettato dentro la citazione è un'intervista): «A nove giorni dalla sua esplosiva performance... il primo a mettersi sulle tracce è stato il Corriere. “Ci siam messi a scandagliare un pochino i contatti che potevano esserci con questo evento che è stato abbastanza breve però fortunatamente siamo riusciti a intercettarlo... una cosa nata per gioco e poi grazie al tam tam della rete questo gioco sta diventando qualcosa di più e sempre con qualcosa di divertimento... credo”».
Io dico che in quel minuto e 42 secondi di immagini del Corriere.it ci sono circa 30 secondi in cui il ragazzo con il sacchetto a tracolla (quello equivoco) insiste nell'occupare la scena, anche in maniera del tutto gratuita nell'economia della narrazione giornalistica. E allora delle due l'una: o il direttore del Corriere è uno che ama qualcosa di più e sempre con qualcosa di divertimento, oppure D&G c'hanno un gran culo a trovarsi nel posto giusto al momento giusto.





permalink | inviato da il 6/12/2006 alle 22:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


6 dicembre 2006


LAP

La foto scattata nel metrò il 29 novembre: lap dance tra i passeggeriC’è questo libro piuttosto interessante di Giuseppe Altamore, I padroni delle notizie, che in realtà non scopre nulla di nuovo. Molti giornali, settimanali di moda, riviste di motori, salute, economia, finanza stanno sotto il fuoco di fila delle agenzie di pubbliche relazioni che fanno product placement, cercano cioè di piazzare pubblicità senza pagare gli spazi. E lo fanno in molti modi, senza per questo essere costretti a pagare la marchetta al giornalista di turno, ma ricorrendo a vere e proprie strategie di comunicazione dai nomi fighi tipo brand building, product management (appunto), media relations, eccetera. In questo libro – che consiglio – si dice che la pubblicità ormai non è più attendibile presso il pubblico, quindi occorrono altri mezzi collaterali. Extra-tabellari, come si dice: l’intervista al capo dell’azienda, il redazionale elogiativo, l’inserimento di un’immagine, un logo, un prodotto (ad esempio un paio di scarpe) che rimandino a un’azienda specifica, la creazione di veri e propri eventi, sondaggi che diventano “notizia curiosa” e che vengono solitamente messi sotto titoli standard tipo “tutti pazzi per…”, “questo Natale gli italiani preferiscono…”.
Ora, io mi stavo chiedendo una cosa. C’è da un po’ di giorni questa notizia della ballerina di lap dance del metrò. Cioè arriva una e, tra lo sferragliare della rotaia e le teste dondolanti dei passeggeri, si toglie il cappotto e inizia a strusciarsi ai poggiamano. La notizia rimbalza da una parte all’altra e poi arriva la foto, scattata probabilmente da un pensionato infoiato.
Ecco, può darsi che sia un caso (e magari lo è davvero), ma il ragazzo in fondo (sì, quello col sacchetto a tracolla) non vi pare che non stia lì a caso?




permalink | inviato da il 6/12/2006 alle 10:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa


5 dicembre 2006


UN MARCHIO CHE TIRA

(Matteini/Infophoto)

Scusate ma, viste le cose dolorosissime accadute e al di là delle apparenze, a noi chi ce lo dice che la ragazza che pubblicizza la Fiat al Motorshow di Bologna non sia un trans impolverato di bianco? E che Lapo non sia nascosto nel bagagliaio?




permalink | inviato da il 5/12/2006 alle 20:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa


5 dicembre 2006


MEMENTO MORA



Ariecco John Woodcock che continua a indagare sul filone della figa.
Come chi è Woodcock?




permalink | inviato da il 5/12/2006 alle 9:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa


5 dicembre 2006


IN BERLUSCONI I TRUST

Forse interpreto malissimo - visto che non sono filosofo - però ritengo che la chiave di lettura di questa dichiarazione di fede di uno dei miei filosofi di riferimento sia la seguente frase:

“C’è bisogno di religione nello spazio pubblico, si dice. Per far cosa, non è chiaro. Non è chiaro sotto qual profilo la qualità del vivere civile sarebbe migliore se riprendessimo a litigare anche in nome di simboli religiosi, o se togliessimo la parola a chi non vuole starsene quieto sotto questo o quel simbolo religioso”.

Il tutto è su Leftwing in cui c’è anche un ragionato tifo per il Cavaliere, dopo i noti Casini.




permalink | inviato da il 5/12/2006 alle 8:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


4 dicembre 2006


VADA, BATTISTA!

Copio e incollo da Squonk: “Leggere di Celentano che si lamenta della banalità che ha invaso il mondo è come leggere della Philip Morris che si lamenta della diffusione del cancro ai polmoni”.
Ma la cosa che fa più pensare è la scena di stasera su Striscialanotizia: Valerio Staffelli intervista il "molleggiato" che sta in macchina. Dentro c'è la Claudia Mori che intima all'autista di andare e di non dare udienza. Come un capo di stato, come un papa.
Ora non saremo certo noi a difendere Staffelli che vedremmo bene internato in qualche distretto siberiano, ma vi rendete conto che Claudia Mori ha recitato in Geppo il folle?




permalink | inviato da il 4/12/2006 alle 22:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa


3 dicembre 2006


BOICOTTARE QUESTA CEPPA NATALIZIA

Ieri sono andato all'Ikea per comprare l'albero di Natale. Loro te lo danno e poi se lo riporti credo ti restituiscano i soldi e lo sminuzzano e ci fanno concime per far crescere altri alberi. In tutta la mia luminosa carriera di facitore di albero di Natale dell'Ikea, non ricordo di averglielo mai riportato indietro e credo siano queste le cose cialtrone che distinguono un italiano da uno svedese. Insomma, vado all'Ikea ma noto che quest'anno ci sono soltanto alberi di Natale alti due metri e cose così a casa mia non ci stanno, a meno che non traslochiamo io, la Cri e il quasi quattrenne. No, dico, ma Luca Volontè lo sa che quelli dell'Ikea hanno alzato proditoriamente la posta quest'anno? Non solo non vendono – come ogni anno – le statuine del Presepe (e lui per questo li vuole boicottare) ma pretendono pure che una famiglia tradizionale cattolica si metta nel salotto una pianta da foresta della Lapponia. Se andiamo avanti così prima o poi pretenderanno che ci portiamo a casa le renne di Babbo Natale e le facciamo uscire tutte le mattine per pisciare. E questa, signori miei, è – come dice il Volontè – “colonizzazione messa in atto per sradicare l'identità cristiana”.

p.s. Come ogni anno faccio Presepe e albero, mi vesto da Babbo Natale, amo le renne, aspetto trepidante la Befana, conosco un posto in montagna dove cresce un agrifoglio che è una benedizione di Dio e un altro dove le palline di vischio sembrano di carne tanto sono belle. E – soprattutto – so che i bambini vogliono tutto. E abbondantemente.




permalink | inviato da il 3/12/2006 alle 22:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa


3 dicembre 2006


ANCHE I RICCHI ALVAROVITALEGGINO

Tanto per continuare il giochetto iniziato qui, uno degli slogan della manifestazione di ieri era “no Prodi, no frodi, no froci”. Che mi pare un crescendo rossiniano foneticamente suggestivo anche se, in tutta onestà, piuttosto gratuito.




permalink | inviato da il 3/12/2006 alle 13:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa


2 dicembre 2006


TEO-STALIN

Su questa faccenda estremamente uterina che ha messo su la moglie di Fassino contro la ministra Livia Turco, Enzo Carra, un teodem piuttosto pugnace, viene intervistato dal Riformista e la butta in politica. Fate attenzione. Non dice: una cosa uterina rischia di trasformarsi in un clamoroso autogol. Dice: marameo, laicisti di merda, son cose che succedono in uno schieramento che vuol diventare un partito democratico aperto; se si vota liberamente “sui temi eticamente sensibili” allora i laicisti rischiano di andare sotto. Però si contraddice un po' quando afferma che il metodo per scegliere sulle questioni tipo pacs, fecondazione assistita, eutanasia eccetera non deve essere “l'idea che prima si discute, magari all'infinito, e poi si vota a maggioranza e la minoranza non capisce ma si adegua, compatta e disciplinata”. E perché, come si deve fare, buon Dio? Tutti quelli che alla fine votano sono – per questo – pericolosi stalinisti che soffrono di un rigurgito di centralismo democratico? Ma scusi, dottor Carra, con la faccenda delle cannabis non è andata proprio così? Non si è votato?
Comunque il problema è che questa rispostina spigolosa dei teodem nasconde in realtà un'altra cosa, e lo avevamo già osservato in un'altra occasione: Carra e tutti questi cattolici più papali del Papa vorrebbero che valesse sempre la loro Verità; senza discutere “magari all'infinito”, ché l'Infinito è uno e loro sanno bene dove sta, dunque perché perdere tempo?
Quando dicono che “il Pd non può essere il partito del pensiero unico” in realtà intendono che l'unico pensiero autentico, cioè vero, è il loro. Che qualche volta si afferma con il principio di maggioranza e, quando non si afferma col voto, allora il voto diventa dittatura della maggioranza, e il Pd è fascista perché non permette alla minoranza cattolica di testimoniare la sua diversità, e il referendum sulla procreazione assistita va boicottato perché sulle cose della vita non si deve votare salvo poi sbandierare il fatto che più della metà degli italiani non ha votato quindi la maggioranza è contraria alla fecondazione artificiale (ma come, non avevano detto i cattolici più cattolici del Papa che su queste cose non si deve far di conto?). Ma non sarà che i veri stalinisti sono loro?




permalink | inviato da il 2/12/2006 alle 8:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


1 dicembre 2006


COSA C'E' DIETRO UNA SEMPLICE SUPERCAZZOLA

Il Censis lo aveva già cominciato a notare l'anno scorso che in Italia le cose stavano migliorando. Certo non lo aveva detto con parole così, ma aveva utilizzato cose tipo “vibrazione reattiva” e “collettiva tonalità emotiva”. Il rapporto Censis di quest'anno sancisce che le vibrazioni sono diventate scosse. La cosa andrebbe però letta insieme all'articolo che Giuseppe De Rita ha scritto oggi per il Corriere della Sera (che non riesco a trovare in rete e se qualcuno lo trova me lo fa un fischio?). Si intitola “Cari riformisti state sbagliando tutto”. La tesi è questa: ok, le cose stanno andando discretamente (questo in realtà lo dice il Rapporto Censis, ma De Rita non può non saperlo), tuttavia servono alcune riforme. L'approccio migliore è il mio che sono “profeta dell'esistente” e non il vostro che siete “assertori del dover essere”. Le riforme come “esigenzialità” non passeranno mai perché “manca intensità psichica collettiva” e “l'attuale modo di governare sta mostrando un empirismo continuato”. Insomma “nel paese circola una mitridatizzazione verso il dover essere delle riforme” che non aiuta. “Non è una notazione confortante – scrive De Rita – ma la politica deve anche avere realismo”.
Io, al di là dei termini sempre gassosi utilizzati dal sociologo, la leggo così: agganciamoci a quel che abbiamo, mandiamo affanculo i duri e puri del riformismo di sinistra (quelli che le riforme le vogliono fare da soli) e facciamo le riforme, o quello che si può, con quelli di buona volontà dell'uno e dell'altro schieramento. A casa nostra – ma l'avevamo già detto l'anno scorso – questa è pura democristianeria.

Aggiornamento dalla tonalità meno assertiva ed esigenzialmente edulcorante
A causa di una lettura troppo frettolosa mi era sfuggito un dato importante: il boom c'è, ma è "selettivo". Cioè: qualcuno va, ma il "corpaccione" degli italiani è ancora pessimista. Poi De Rita dice anche qualcosa in più sulla fine di questo corpaccione e sulla necessità di non curarlo più (come vorrebbero fare quelli della "fase due"). Ma insomma che dobbiamo fare per il "profeta dell'esistente"? Risorgere scudocrociati?




permalink | inviato da il 1/12/2006 alle 18:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


1 dicembre 2006


PRODEZZE

Panorama nr.43 del 28 ottobre 2006


Chissà, forse una delle fortune di un premier è avere un cognome che si presta ai lazzi linguistici, ai doppi sensi e ai giochi di parole. Prodi si presta e il titolo di Panorama oggi in edicola è semplicemente sublime.

Cose prese un po' qua un po' là:
- Beato il popolo che non ha bisogno di prodi
- Prodi et amo
- Avanti miei prodi.
- Scaccia un prodino
- Cui prodest?




permalink | inviato da il 1/12/2006 alle 9:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa
sfoglia     novembre        gennaio