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Antipixel di Lamianotizia 


27 febbraio 2006


E SE LO METTESSIMO UN PO’ IN GALERA A SCHIARIRSI LE IDEE?

Intendiamoci, l’educazione è educazione e tutti dovrebbero sapersi ben comportare, specialmente i sindaci, e segnatamente quello di Londra. Però io qualche attenuante a Ken Livingstone mi sento di concedergliela. Umanamente, anche se non politicamente.
Insomma può capitare che, tampinati per mesi dai microfoni dei giornalisti che chiedono col sorriso beffardo ti sei divertito alla  festa? e quanto hai bevuto? e come è andato il party?, sì insomma, può capitare che uno perda la trebisonda e rifili qualche rispostaccia. Lo chiameremo “effetto Striscia”, anche se – naturalmente - il caso di Oliver Finegold dell’Evening Standard, è diverso da quello degli inviati di Striscia la Notizia che - per conto mio – andrebbero deportati in Siberia senza indugio facendo trainare la slitta ad Antonio Ricci (e se si ferma giù frustate).
Finegold però non è un giornalista qualunque ma - e sta qui l’aggravante per il sindaco – è ebreo e Livingstone ha fatto l’imperdonabile errore di sputacchiargli in faccia: “Sarai anche ebreo ma ti stai comportando come la guardia di un campo di concentramento”.
Insomma Ken il rosso si è rimediata una sospensione dalla carica di quattro settimane. Pena eccessiva. E anche scorretta. Eccessiva perché la risposta non mi pare poi così terribilmente antisionista. Scorretta perché utilizzare il Male Assoluto della Shoah per punire un legittimo vaffa è – come dire? – vigliaccamente sovradimensionato.
E che sarebbe successo nel caso in cui Livingstone avesse scritto un articolo sulla vicenda dicendo che in realtà l’incidente non si era mai verificato? In forza del principio della reciprocità rovesciata, lo avrebbero messo in galera, come uno sporco Irving qualunque?




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26 febbraio 2006


FORSE NON CAPISCO IO

Può darsi che mi sfugga qualcosa. Forse c’è un sottile rimando o una sofisticata teoria comunicativa che spiega perché un “incerto” debba convincersi e un “deciso” corroborare la sua certezza vedendo lo spot della famiglia Spera. Realizzato bene sì, lo è, ma se ne ricava una tristezza infinita e non vedo perché uno che decida di votare a sinistra debba sopportare questa fantozzizzazione da sfigati e quella carta da parati che neanche in Moldava.
Senza contare che il nonno ha una vaghissima somiglianza con Antonio Fazio.
Ecco.

p.s. so che Nonsolorossi sta ridendo sotto i baffi.




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26 febbraio 2006


COMUNISTA ANTISIONISTA

Sulla condanna dello storico Irving scrive Sergio Romano (che – per intenderci - è editorialista del Corriere delle sera e non è Oliviero Diliberto, per dire):
“… elevare una verità storica (il genocidio degli ebrei durante la Seconda guerra mondiale) al rango di «verità di Stato». Inevitabilmente alcuni gruppi di pressione pretendono ora che il diniego di quella verità sia trattato alla stregua di un reato. E offrono così a qualche malizioso musulmano il diritto di affermare che anche l’Europa ha un Maometto di cui è vietato parlar male… spero che l’assurdità del caso Irving contribuisca a suscitare qualche ripensamento sull’utilità di attribuire ai Parlamenti e ai giudici il governo della storia”.




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26 febbraio 2006


ADDAVENI’

Veronica Lario: “Al voto? Vinca il migliore”.




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25 febbraio 2006


PUNTA PARACULA

Pier Ferdinando Casini: “I paragoni con le elezioni europee e regionali sono impropri: nel mio partito il 75% degli elettori dà la preferenza a un candidato, arrivare allo stesso risultato senza voti di preferenza equivale a triplicare il risultato elettorale”.
Il presidente della Camera (del quale siamo convinti collazionatori di battute), in un’altra occasione, aveva anche detto che nella Cdl non conta chi piglia più voti, ma chi ha l’incremento maggiore.
Insomma dal combinato disposto delle due dichiarazioni possiamo far discendere che: a) se la Cdl vince le elezioni; b) se l’Udc mantiene gli stessi voti delle Europee; c) se Forza Italia raddoppia i suoi voti, allora è meglio che Berlusconi si rassegni a starsene a casa perché la poltrona di presidente del Consiglio spetterebbe a Casini.
Il che ci pare un discorso da punta paraculetta e decisamente democristiana.




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24 febbraio 2006


CHE FARE?


Come lui mi appresto a ragionare meglio sull’appello di Pera.
Da qualche ora però mi vado ripetendo un paio di cose.
La prima
Siccome sono d’accordo con me stesso quando affermo che sulla faccenda delle vignette sarebbe servita più prudenza o pragmatismo o furbizia o vattelappesca, e che quel vattelappesca è un valore occidentale da preservare al pari dell’orgoglio o delle radici o del senso di sé, allora mi ponevo una domandaccia (naturalmente contro me stesso): e se alla fine di tanta pazienza fossimo ancora al punto di partenza e questi non ne volessero sapere di rispettare qualche regola occidentale e continuassero a dire Occidente puzzone e smidollato e morte a voi? Che fare?
La seconda
Ok. Dobbiamo difendere i nostri valori. Da subito. E Pera – per questo – ha messo su questa cosa dell’appello per l’Occidente forza di civiltà. Anche in questo caso mi pongo la stessa domandaccia (naturalmente a favore di me stesso): che fare? Perché – come osservava ieri Macaluso – «c'è chi propone una linea “pura e dura” che non si capisce in cosa consista». Forse dovremmo chiudere le frontiere, cacciare via quelli che sono qua  e dichiarare guerra a sette o otto nazioni? Insomma la strada migliore pare essere quella di unire all’orgoglio il pragmatismo di cui sopra. E se poi non dovesse servire lo vedremo in seguito.

p.s. i fallaciani dicono che quel “in seguito” è già “adesso”, ma io non ne sono convinto.




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24 febbraio 2006


PATTINAMI QUESTO


Questo grande successo del pattinaggio in tv è un fenomeno poi neanche tanto nuovo. In principio fu la vela e poi ci fu anche qualcos’altro ancora, mi sa. Qui dicono che in fondo il pubblico non è vero che sia così barbaricamente votato al processo di Biscardi, alle gnocche con la patata in vista, al triccheballacche in prima serata. La gente se la abitui può anche volere le poesie di Rilke.
Il che è vero. A patto che non si scambi la voglia di qualità per gusto della novità.
Diciamo che, finita la sbornia delle Olimpiadi, non ci stupiremmo si tornasse alle vecchie sane abitudini di una volta. E la cosa potrebbe dipendere non tanto dall’offerta televisiva, ma più semplicemente dalla domanda della ggente (“che palle ‘sti pattinatori”).
Freddynietzsche

p.s. oddio, fossi nell’offerta tenterei una novità ulteriore: il Processo di Biscardi al palazzetto del ghiaccio con la Ilary nuda che entra in pattini e – dietroTotti che intanto legge Rilke.




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23 febbraio 2006


LA FACCIA CONTA RELOADED

Ghost (Io donna di sabato) affronta male la questione Casini-famiglia. Dice: Casini negli slogan dei manifesti elettorali difende la famiglia. Ma quale delle due? La seconda (che ha messo su con la Azzurra Caltagirone) o la prima “personalmente sfaldata”?
Lo ripeto: così si fa il gioco di Casini che della sua situazione è il primo a parlare, giocando pelosamente sul buon cuore degli italiani. E lo fa sempre – si badi bene - da democristiano, cioè piagnucolando: proprio perché conosco i dolori della separazione, allora conosco davvero il valore della famiglia. Insomma un dolente genio della comunicazione. Ma questo già si sapeva.




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23 febbraio 2006


PONTI FIN DOVE SI PUO’

L’anno scorso, pressappoco in questi giorni, moriva Don Giussani. Viste le ultime polemiche a sinistra sull’anticlericalismo e sul presunto confessionalismo mi sento di ribadire questa terza via.




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22 febbraio 2006


99,9%

“Bisogna essere rigorosi. Non facendo sconti: a parte Cuffaro, in Sicilia non ricandideremo nessun inquisito”.
A me questa dichiarazione di Pier Ferdinando Casini all’Espresso sembra una battuta degna del miglior avanspettacolo.




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22 febbraio 2006


ARGENTINIZZAZIONE

La situazione economica non è rosea. Comunque se argentinizzazione dovrà essere che lo sia fino in fondo.




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21 febbraio 2006


VOLONTE’ POPOLARE


E’ da un po’ di tempo che teniamo d’occhio Luca Volontèultimamente piuttosto aggressivo come sanno esserlo i chierichetti che si mettono a fare politica. Purtroppo l’aggressività è spesso nemica, prima che della decenza, della logica. Massimo D’Alema dichiara a Radio Radicale che occorre rivedere la legge sulla fecondazione assistita e lui risponde per le rime: “Ha le traveggole, prima ha dato le firme a Pannella per il referendum, poi ha taciuto la cocente sconfitta popolare, ora vuole modificare l’esito del referendum perso. In barba al popolo cambiamo le leggi? Vergogna”.
Allora, cerchiamo di capirci, onorevole Volontè: la volontà popolare, se conta, conta sempre. Anche quando si è espressa all’inizio degli anni ’90 in occasione dei referendum per il maggioritario. Perché l’Udc l’ha bellamente modificata - quella volontà - approvando una legge elettorale in patente contrasto con gli esiti di quel referendum? Non crede Volontè che dovrebbe vergognarsene un po’?
E poi, se proprio vogliamo dirla tutta, è sicuro Volontè che tutti gli astenuti sulla fecondazione assistita siano d’accordo con lui? Perché di quale cocente sconfitta popolare parla l’onorevole Volontè? Allora (primi anni ’90) furono i “sì” a vincere forte e chiaro, un anno fa – invece – i “no” hanno vinto soltanto presuntivamente.
Chi si deve vergognare di più?

p.s. questo concetto, in verità molto elementare, è contenuto tra le righe (troppe) di questa sbrodolata storica.  




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21 febbraio 2006


STORICUS INTERRUPTUS

Reciprocità. Ci vuole reciprocità.
Marcello Pera lo disse chiaramente quando venne fuori la faccenda delle vignette danesi: noi rispettiamo i vostri valori, ma voi dovete rispettate i nostri.
Ripensavo a questo concettino semplice semplice leggendo dello storico revisionista Irving e mi chiedevo se la sua condanna alla galera non possa essere considerata già un bell’esempio di reciprocità. Alla rovescia, ma pur sempre reciprocità. Un po’ come dire: vedete che anche noi sappiamo mettere in galera chi scrive bestemmie? Cioè: quella libertà di espressione assoluta, senza limiti, quel nostro essere-volterriani-mica-baluba, che valeva per le vignette adesso non vale più.
Certo, a Irving non gli mozziamo la testa; e – in questo – la reciprocità tra valori, oltre che essere alla rovescia è per fortuna pure un po’ interrupta.




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20 febbraio 2006


IL DICOTOMICO SALVATI

Oscar Giannino glielo aveva chiesto in maniera diretta: caro Salvati, accetta. Per “non lasciare che tutti o la maggior parte di chi indica quella prospettiva (la nascita di una grande forza riformista, ndr) trovino accoglienza solo nella Margherita”. Ma lui alla fine ha deciso che no, coi Ds non si candiderà. E ha affidato a una lettera al Corriere della sera la spiegazione del perché. Tirando in ballo Max Weber e le sue due bellissime lezioni sul lavoro intellettuale come professione, tenute alla fine del 1918, poco prima di morire. Di quei due testi ha utilizzato il concetto di Beruf che significa – secondo la traduzione luterana – “professione”, ma anche “vocazione”.
Salvati afferma di essere vocato per la politica ma che la sua professione è un’altra. Continuerà sì a interessarsene, ma lo farà nel modo che gli è più congeniale cioè servendo – visto che stiamo parlando di Weber – il demone che gli ordina di scrivere saggi ed editoriali per il Corriere.
E forse è meglio così: il Weber politico fu poca cosa se confrontato con il padre della sociologia e con il filosofo. Sua moglie, che ne ha scritto una biografia pregevole, ricorda come tuttavia Weber stesso vivesse con assoluta tragicità questa dicotomia tra teoria e prassi. La stessa dicotomia  che – ne siamo persuasi –  anche Salvati, pur non essendo il padre della sociologia, vive sulla sua pelle.

E’ su Leftwing.




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20 febbraio 2006


COMPRA LEGA

Adesso se c’è qualcuno che mi viene a dire che Calderoli va difeso perché la libertà di espressione e un po’ come fosse Danimarca nella misura in cui Voltaire gli sgonfio le gomme della bicicletta.

Molto a latere, e continuando sempre di più a pensarla così, faccio una proposta ai blog neocon che amano la mobilitazione: 'fanculo il lego, io compro lega




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18 febbraio 2006


SCALPI

Io l’avevo detto in tempi non sospetti che non mi convinceva uno che va in giro in bermuda e mocassini.




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17 febbraio 2006


A CUORE APERTO

Ora, uno potrebbe stare qua a fare il tollerante. Il cincischione. Il liberal-terzista.
Però anche il più moderato e ben disposto verso il prossimo, alla fine dei giochi e oggicomeoggi, la domanda se la pone: ma Pupo è o non è inguardabile? E i suoi concorrenti del cazzo che fanno ciao con la manina sono o non sono inguardabili?
Eh?




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17 febbraio 2006


IL SOGGETTO OCCIDENTALE

Lungo la strada che porta alla scuola materna c’è un manifesto pubblicitario con – dentro – un’immagine di tigre molto realistica.
Treenne: “Ma poi quella tigre lì esce?
Padre: “No che non esce”
T: “Perché?”
P: “Perché è un disegno, non è vera”
Pausa di circa 15 secondi.
T: “E noi siamo veri?




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16 febbraio 2006


FUORI CARUSO

Paolo Ferrero, della segreteria nazionale del Prc, intervistato da AprileOnLine, dice: “La decisione di escludere Ferrando dalle liste deriva dalla constatazione semplice di un’incoerenza di fondo tra il ruolo di candidato e la linea del partito”. E ancora: “Il nostro problema non è la subalternità verso qualcuno, ma il profilo politico di Rifondazione comunista e l’efficacia della sua azione politica. Ferrando con le sue affermazioni ha negato entrambe queste cose”.

Chiedo ancora: Francesco Caruso è coerente con la linea del partito? E concorre ad affermare – dunque non a negare, come fa Ferrando – il profilo politico di Rifondazione comunista e l’efficacia della sua azione politica?




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15 febbraio 2006


PROPOSTE

Repubblica: “Quanto ad una responsabilità diretta di Bertinotti nell'esecutivo, ipotesi alla quale il segretario di Rifondazione ha sempre detto di no, Prodi ragiona ma non risponde. «Ci penso giorno e notte - prosegue il Professore - faccio tutte le ipotesi e i calcoli, cerco le persone esatte».

Io resto convinto che Bertinotti sarebbe un signor ministro della cultura.




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15 febbraio 2006


FERRANDO EST


Per me uno come Ferrando Rifondazione non doveva neanche proporlo, punto e basta. Non mi pare infatti che siano mancate occasioni a Bertinotti per sincerarsi del suo ubi consistam trotzkista, che non sembra molto congenere né al programma prodiano né a qualsiasi altro programma – diciamo così – di tipo parlamentare.  
Detto questo (e non mi pare poco), cosa differenzia Ferrando da Caruso? Cosa ha detto Ferrando di così diverso da Caruso?
Se Bertinotti non rimanda Caruso a casa l’epurazione di Ferrando è soltanto lotta interna a Rifondazione. Giusta per carità, ma lotta interna. Forse crede Bertinotti che da uno come Caruso possano venire per Rifondazione più benefici di quanti non siano i rischi per il centrosinistra?




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14 febbraio 2006


A PROPOSITO DI BIGLIETTINI

Casini ha visto Superman - in alto a sinistra (ma non troppo) - che si toglie la camicia. Lo sguardo è inequivocabile.




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13 febbraio 2006


DITTATURA DELLA MINORANZA

L’editoriale del Riformista di oggi affronta il problemone del centrosinistra: i carusi, i pecorari et similia. “L’estremismo – vi si legge – va anche combattuto a viso aperto, ricordandogli la sua minorità”.
Perché la dittatura della maggioranza è brutta, ma quella della minoranza peggiore.




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13 febbraio 2006


CANDIDATURE CONTROFATTUALI


Le candidature sono una faccenda seria. I partiti devono fare i conti con tante aspirazioni e qualcuno ci resta inevitabilmente male. Soprattutto con la nuova legge elettorale che, seppure proporzionale, non contempla il voto di preferenza. Che, se ci pensate bene, è una contraddizione in termini essendo la preferenza una specie di proporzionale individuale. Intendiamoci, la nostra non è una critica ai partiti che la loro centralità nella scelta ce l’hanno sempre avuta e ci mancherebbe altro. Solo che stavolta c’è meno spazio per il risultato a sorpresa e la trombatura è preventiva. Prendete Fiorello Cortiana dei Verdi di Milano. Gli hanno anteposto in lista Roberto Poletti, ex leghista di Radio Padania Libera che dicono vada forte tra il popolo minuto e le casalinghe incazzose. “Sono l’unico verde pubblicato su Le Monde nella stessa pagina di Straw – ha dichiarato Cortiana – giro tra la Biennale di Venezia e i summit del Kerala, (…) l’altra sera stavo a cena col presidente di Microsoft e coi dirigenti Ibm”. Ecco, il brutto di questa legge elettorale – tra le altre cose – è che ci priva delle prove controfattuali.

E' su Leftwing.




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11 febbraio 2006


MASCOTTE

Devo ripetermi, ma in questi giorni radiosi di fiaccole e Olimpiadi volevo ancora una volta significarvi il mio imbarazzo di elettore del centrosinistra: la somiglianza tra Romano Prodi e Gliz è sconcertante.

Nome del pupazzo cambiato grazie a Mark, la maestrina.




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10 febbraio 2006


LE FAMIGLIE CRESCONO

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La trovata del primo seipertre era molto buona. Questa seconda puntata mi piace ancora.
Ora – in caso di vittoria - si accettano scommesse sulla terza fase.
Io lancio un’idea: lui tocca il pancione di lei sotto la scritta “La chiameremo Margherita”. 
Il maschietto in realtà si chiama Francesco.




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9 febbraio 2006


IL NUDO VALORE

Michele Serra oggi affronta la faccenda delle vignette e mi pare la pensi un po’ come me: va bene la libertà di espressione però utilizziamola con pragmatismo (Max Weber avrebbe detto con “etica della responsabilità”).

Provo a riassumere il succo del pezzo di Serra (perdonate ma l’ho letto stamattina e vado un po’ a memoria): se sei un nudista non puoi pretendere di andare a pisello di fuori in spiagge di gente costumata. Insomma, non è responsabile da parte tua provocare i bagnanti normali togliendoti la mutanda, solo per il gusto di vederne la reazione e di dimostrare quanto siano arretrati a voler ancora portare – oggicomeoggi – quel pezzetto di stoffa a coprire le pudenda. Il nudista – nella metafora che anche Serra credo voglia considerare un paradosso – è l’occidentale democratico che brandisce la spada-de-luce della Libertà di Pensiero e lo fa irresponsabilmente, allo scopo di provocare la rissa in un’affollata spiaggia di Cesenatico.

Ora, per essere chiari, diciamo che l’esempio ci sembra piuttosto malfermo. Infatti la maggioranza qui da noi è composta da nudisti illuministi e semmai Cesenatico è pieno di carnazza al vento. Ma il punto non è questo. Il punto è che se io fossi un musulmano mi sentirei come quella volta in cui capitai per caso nel paradiso nudista de Le Porquerolles e ne ricavai una spiacevole sensazione. Sembrava insomma che fossi quasi obbligato a denudarmi (c’erano anche cartelli). Con una significativa differenza tuttavia: a fronte di quei cartelli e di quell’obbligo, non mi è mai passato per l’anticamera del cervello di mozzare piselli e affettare tette con la scimitarra divina. Resta però il fatto che io quei cartelli non li avrei messi.




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9 febbraio 2006


VOTO AVVELENATO

“A tutt’oggi i sondaggi non hanno individuato pericoli di uranio o amianto”.
L’ha detto Chiamparino e non Berlusconi.
Perchè? Potrebbe?




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8 febbraio 2006


LASCI STARE LE MAIUSCOLE, DIVO

Gent.mo Sig. LIBERO GILERA [tutto maiuscolo. Ma che vogliono?], 
    ho il piacere di scriverLe in un momento particolarmente delicato della storia della Banca Popolare Italiana,
che mi auguro possa essere prontamente superato per riannodare
[riannodare] il percorso della nostra
Banca con la sua tradizione di oltre 140 anni di vita.
    Intendiamo rilanciare la vocazione popolare dell’Istituto tramite il rispetto di quei valori di etica, trasparenza
e partecipazione
[partecipazione mi sembra una bella parola. Forse un po’ forte, ma bella da dire a un
correntista]
che ne hanno fatto la più antica Popolare d’Italia.
    A tal fine, stiamo realizzando un profondo programma di rinnovamento che vedrà coinvolto l’intero Gruppo
BPI, diretto a costruire le basi per il nostro rilancio competitivo e quindi per affermare il valore, la solidità,
l’autonomia e le potenzialità di crescita dell’Istituto al servizio dei territori in cui opera.
    Il piano di rinnovamento porrà al centro dell’attenzione l’attività bancaria tradizionale [e se specificassimo
un po’ di più questa tradizione? Noi qua – sebbene dotati di intelligenza media – ci perdiamo un po’ se si resta
sul generico. Insomma se spiegate meglio mi sa che riusciamo a capire]
, rifocalizzando [rifocalizzando] le attività
del Gruppo sui nostri storici punti di forza
[e quali sono? L’attività bancaria tradizionale di prima?].
    Intendiamo rinsaldare [riannodare, rifocalizzare, rinsaldare, rin tin tin] fortemente i legami di fiducia della
Banca con i nostri clienti: vogliamo far banca con orgoglio, passione e professionalità
[fare banca mi sembra
un’espressione moderna. Direi – con un orrido aggettivo – calzante]
a servizio delle famiglie e delle imprese
italiane, potendo contare su una rete di agenzie che è tra le migliori del nostro Paese.
    La trasparenza sarà uno degli assi portanti di questo impegno, anche attraverso un rinnovato rapporto con
le Associazioni dei Consumatori
[eccoci]. Sono già stati avviati i primi contatti che hanno portato all’iniziativa,
da parte della Banca, di rimborsare la “Commissione d’urgenza” e parte del “Recupero spese amministrative”
che, seppur corrette da un punto di vista giuridico
[?], sono risultate sperequate [ma sperequate rispetto a
cosa? E poi se fate un’operazione così bella, fatela bene. Ditemi tutto. Da quando mi avete fatto pagare le
commissioni  e i recuperi spese in maniera sperequata? E a quanto ammontano le sperequazioni? Se mi mandate
una lettera e mi fate perdere tempo a leggerla voglio sapere quanti soldi mancano all’appello e cosa devo fare.
Firmare un modulo per riaverli indietro? Me li conteggiate direttamente voi?]
.
    Questo è un primo reale passo verso il rinnovamento, cui tante energie stiamo dedicando, un impegno
concreto che presto proseguirà con l’istituzione di tavoli di lavoro congiunti con Adiconsum, Altro Consumo ed
altre Associazioni di Consumatori
[quando sento parlare di tavoli di lavoro congiunti e di associazioni di
consumatori metto mano alla pistola]
. Il nostro obiettivo è instaurare un futuro rapporto basato sulla chiarezza
e sul rispetto dei reciproci interessi
[Ma perché volete convincermi che tra me e voi possa sussistere un rapporto
tra pari? Perché mi costringete a pensare che lo sia? Sì certo, c’ho i miei rappresentanti al Tavolo. E’ questo che
mi parifica?]
.
    Infine volevo cogliere questa occasione per ringraziarLa [lasci stare la maiuscola] di essere rimasto nostro
Cliente
[le ho detto di lasciar perdere le maiuscole] e Le porgo [aridaje] i più cordiali saluti.


                                                                                                                        
Il Direttore Generale
Divo Gronchi
[Ma che cazzo di nome è Divo? Io mi sa che il conto lo chiudo]




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7 febbraio 2006


GIULIANO, SON BAMBINI

Sta bene. Aderisco alla campagna antiboicottaggio dei prodotti danesi.
Come Sofri scelgo Lego, anche se in famiglia è già da un po' che li appoggiamo questi nordici delle costruzioni di plastica.
Una domanda però me la pongo: se poi il treenne che ho fortunatamente in casa vuole costruirci una moschea con quei mattoncini, che gli dico? Che Ferrara lo considera un “cretino multiculturale”?




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