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attentialcane [ politica e occidentalismi ]
 


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Antipixel di Lamianotizia 


30 settembre 2006


LA PO-LI-TI-CA

Ad Orvieto ci sarà una frase che aleggerà come un venticello malefico tra i convocati al seminario per il Partito democratico di venerdì e sabato prossimi: “se vado a casa io non sarò il solo”. Finora non ci sono state risposte significative a Romano Prodi da parte dei maggiori azionisti dell'alleanza. Ma sarebbe bene, invece, mettere qualche puntino sulle i. Allora non si poteva. Un po' perché la dichiarazione veniva dopo la nervosissima “settimana cinese” e quindi il leader andava capito, un po' perché Ds e Margherita faticavano (faticano?) a coprire un certo imbarazzo per le intemerate di uno sulla cui leadership la sinistra ha scommesso. E lui, Prodi, adesso deve fare il leader “politico”. Ok? Po-li-ti-co. E deve rendersi conto che l'immagine di lui come estraneo e/o contrario ai partiti, agli apparati, alle nomenclature non passa. Non ci crede neanche mia nonna. Quindi cambi registro. Soltanto così potrà nascere il Partito democratico che, per inciso non deve essere il partito di Prodi, ma di Prodi ha bisogno, soprattutto nella fase di gestazione.
Lo spettacolo indegno messo in campo sulla Finanziaria è emblematico di tre necessità: di una guida politica, di una formazione che vuole veramente le riforme e, ultima ma non meno importante, del nesso che deve esserci tra quel leader e quella formazione. Anche se è opportuno sospendere il giudizio almeno fino ad approvazione avvenuta, questa Finanziaria senza midollo è – dicevamo – emblematica della mancanza di tutto ciò. Perché non mi si venga a dire, dal punto di vista della comunicazione politica, che accusare il governo precedente di essere la causa del rigore tecnicistico sciorinato da Padoa Schioppa per tappare i buffi lasciati da Berlusconi sia una risposta po-li-ti-ca. Lo sapevamo, ma adesso bisognava fare due o tre cose “grosse”, “diverse”, “moderne”. L'immagine che ne esce invece è vecchia, natfalinosa, ministerial-sindacalista, non c'è scatto. L'unico scatto è il panfilo di Rifondazione comunista e onestamente mi pare un bel balzo indietro.
Altro dovrebbe fare chi si candida ad essere il leader del Partito democratico, almeno ad esserlo per la durata del governo di centrosinistra. Perché tra il governare così, puntellandosi ai proclami ricattatori del “tutti a casa”, e governare per far sì che il centrosinistra non se ne stia a casa sua per i prossimi dieci anni ce ne passa.




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29 settembre 2006


SANTORISMI, PANFILISMI E UNA BRUTTA ARIA

Trovo che il servizio del tg3 delle 19 sui funerali dell'alpino che ci ha rimesso la ghirba in Afghanistan, servizio con intervista al popolo che dice basta alla guerra e via di là e qualche occhio lucido di chi la guerra l'ha fatta e sicuro che è una porcata e cose così, sia stato di una cialtroneria assoluta. Non per il popolo, ma per l'utilizzo salottiero del popolo.

P.S. E poi, poco prima, c'era stato un altro servizio che dimostrava, dati alla mano, che l'innalzamento dell'aliquota al 43% si può fare tanto che cavolo ce ne frega a noi della sinistra-sinistra visto che sono soltanto l'1 per cento e rotti quelli coinvolti e i voti che si perdono, se si perdono, non sono poi tanti. Peccato però che sono proprio i voti che servono.




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29 settembre 2006


"DIALOGARE SI’, MA DICENDOCELA TUTTA"

Sono io il primo a dire che i cattolici possono intervenire quando vogliono su qualsiasi argomento e con le modalità che ritengono più loro confacenti. E che nessuno può zittirli. Ci mancherebbe altro. Però sono molto d’accordo con Federico Punzi che oggi al Riformista scrive una cosa semplice semplice: a patto che poi essi (i cattolici) la dicano tutta e non pretendano di imporre la loro visione come Legge Naturale.
Nella passata edizione di Otto e mezzo ci fu una puntata in cui in studio vennero invitati Marcello Pera e la Rina Gagliardi. Pera continuava a dire con un fastidioso sorrisetto di sfida che non si poteva “espungere” (mi pare utilizzasse proprio ‘sto verbo qui) dal dibattito politico l’esperienza cattolica sennò lo stato laico, che nasce proprio grazie a Cristo, diventava laicista e cioè ideologico e cioè intollerante e cioè brutto, sporco e cattivo. La Gagliardi non è stata capace di rispondere una cosetta sola, dritta come un fuso: smettila di giocare in difesa e di fare il finto tonto; concesso che lo stato laico ce lo saremmo scordati senza il Cristianesimo, chi te l’ha detto che non puoi parlare? Parla pure di tutto ciò che vuoi. A patto che nella tua visione di ordine naturale poi sia consentito a me di far valere la mia visione di ordine naturale (che poi è culturale). Se non rispondi a questa cosa “il pubblico – qui copio e incollo la lettera di Federico – viene imbrogliato e il prevaricatore passa per ragionevole”.




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29 settembre 2006


NELLA TESTA DI RUTELLI



Credo che l'articolo di ieri della Barbara Palombelli sul Magazine del Corriere della sera (“E se Fassino avesse già fondato il Pd senza accorgersene?”), in cui la signora Rutelli scrive “dai, Piero, alza la bandiera, il Pd è quasi finito”, possa essere letto in combinato disposto con il boxino di pag. 50 nel quale Francesco Cossiga sentenzia: “Il partito democratico lo farà la Margherita, senza l'apporto dei Ds”.




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28 settembre 2006


‘STO PARDI



Pare - dico pare - che il girotondo organizzato dal Pardi di destra Gianni Alemanno sia stato un flop clamoroso.




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28 settembre 2006


QUANTI GIORNALISMI HAI?

Ho l’impressione che questo articolo di Beppe Severgnini (giusto nella impostazione ma poco analitico e circostanziato, e - forse - giusto perché poco analitico, come spesso accade a questo tipo di giornalismo) aizzerà i maggiorenti della blogosfera. Soprattutto il parallelismo tra produzione familiare dell’energia e produzione familiare dell’informazione.

Intanto ci sono Mauro Lupi e Massimo Mantellini.




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28 settembre 2006


CERTO CHE QUANDO CI SI METTE E' FORTE



"Pedinate quest'uomo" (Camillo)




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27 settembre 2006


ANCHE QUESTO BLOG PERALTRO E’ FINANZIATO DALLA CIA

Peraltro li ho visti mentre annuivano durante un dibattito sull’11 settembre alla Festa dell’Unità. Loro e quella speciale smorfia di sorrisetto obliquo, tipico di chi sa e poveri scemi gli altri che si bevono la sbobba dell'establishment.
E sì, sono d’accordo: il mondo vero non è come loro.




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27 settembre 2006


EIA EIA CHE STA’ A FA’



Da notare, nel contesto, la posa volitiva di Alemanno




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27 settembre 2006


BAR GIULIANO

Ieri sera alla prima puntata di Otto e mezzo (ottimi gli ospiti, soprattutto Oscar Giannino) Giuliano Ferrara non mi è parso in gran forma. Sarà stato l’argomento (Telecom), ma da lui ci si aspetta che della rete fissa non dica semplicemente “io non ci capisco nulla” e che non faccia domande caciarose del tipo: “e le intercettazioni e poi venne quella storia di… e poi quell’altro allora e furbettopoli eccetera“. No – dico – ma che siamo al Bar della volpe?




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26 settembre 2006


IL BIPOLARISMO VAL BENE UN BOLLITO

“… «Non sarò il solo a tornare a casa», ha minacciato il premier pochi giorni fa. Ha ragione. Ma insieme a lui andrà a casa non solo un pezzo di classe dirigente dell'Unione, ma anche il bipolarismo così come lo abbiamo conosciuto finora. Il quale sarà spazzato via non da maliziose riforme elettorali proporzionaliste né da nuove alchimie politiche (vedi Grande centro), bensì dalla mancanza assoluta di nuovi stimoli e speranze nel paese”.

(il resto sul Riformista)




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26 settembre 2006


GRIGIORI

Ezio Mauro fa il suo mestiere. Come giornalista e – soprattutto, forse – come direttore di Repubblica, mediamente interessata alla vicenda Telecom. Oggi scrive una cosa sacrosanta sulla vibrante protestina di ieri sera in cui Tronchetti Provera ha detto con voce leggermente scossa e tremolante che no, noi siamo una squadra fortissimi e sanissimi e lesissimi, tirando in ballo la madre di tutte le autodifese: il complotto, chiamato in questo caso “zona grigia”.
Mauro scrive, riferendosi alla faccenda delle intercettazioni, che “intanto, il primo imprenditore italiano può cominciare dalla zona grigia di casa sua”. Che è giusto, ma bisognerebbe dire diversamente: magari Tronchetti a casa sua neanche ce l’ha la zona grigia, però dovrebbe dirci (questo sì) qualcosa in più sulle evocate zone grigie altrui.  Che uno si chiede: ma se ci dice nomi e cognomi che zona grigia è? Ecco appunto, allora meglio star zitti sennò pare una specie di avvertimento mafioso.




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25 settembre 2006


HARRIS E IL SUO AMIKO CIULIANO

Giuliano Ferrara aveva annunciato le 36mila battute del filosofo americano Lee Harris per Il Foglio di giovedì scorso come l'interpretazione definitiva del discorso del Papa. Di più: “una straordinaria guida alla comprensione del mondo in cui vivete. Viviamo”. Poi uno legge e resta un po' così.
In tre pagine fitte infatti, Harris – su cui si è esercitato molto meglio di me Massimo sul nuovo numero di Leftwing – smuove un bel po' di terra. Però, pur citando un sacco di gente, da Socrate a Schopenhauer, da Cartesio a San Clemente di Alessandria, finisce per lasciare una buca dalla profondità forse irrilevante agli occhi della Chiesa di Benedetto XVI.
L'articolo è molto stimolante, sia chiaro. C'è ribadito che la ragione moderna trae forza dal logos greco su cui si è innestato il pensiero cristiano; che la scienza si sviluppa grazie a questa radice che rende gli uomini ragionevoli e non violenti; che è questo il motivo per cui Jahvè è senz'altro più conveniente di Allah; e che Ratzinger ci teneva a sottolineare - appunto – questo plus di utilità del Cristianesimo rispetto all'Islam. Altrimenti perché avrebbe citato quel Paleologo lì proprio all'inizio della lectio? Se fossimo sotto Maometto, insomma avremmo uno stato dispotico, una società senza libertà e una scienza da buzzurri.
Forse è un'impressione sbagliata, ma dallo sforzo interpretativo di Harris (“guida alla comprensione”, pardon) si ricava la sensazione che Benedetto XVI, come un onesto venditore porta a porta, proponga all'Occidente di comprare un pacchetto utile alla convivenza civile. Niente di meno, ma soprattutto niente di più. Che è un po' svilire la portata di un discorso dagli obiettivi più ambiziosi e meno circoscritti alla stretta attualità.
A Ratisbona Ratzinger ha detto – tra l'altro – che occorre superare Kant il quale “ha ancorato la fede esclusivamente alla ragione pratica, negandole l'accesso al tutto della realtà”.
Mi pare di vederlo il Papa che prende da parte Harris, gli dà una bella pacca sulla spalla e gli dice: "La rincrazio, lei e quel suo amico Ciuliano, ma mi faccia laforare al Tutto".




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25 settembre 2006


C’E’ POCO DA OPINARE

Ok, Beppe Grillo (e non Attentialcane) è il miglior blog d’opinione d’Italia. Non starò qui a cercare recriminazioni penose per una sconfitta che accetto e digerirò, però lui l’ha lanciato Pippo Baudo e queste son cose che pesano.




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23 settembre 2006


VOCI DIVINE

Per spiegare le sue performances concertistiche sulla croce la Madonna (nel senso di Ciccone) ha detto che, se fosse qui adesso, Cristo farebbe quello che fa lei.
Il cantante?




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22 settembre 2006


I FURBETTI DELL'INTERVISTINA

In quanto intercettato, Diego Della Valle dichiara a Repubblica: “Sono molto sorpreso, sono sconcertato, anzi posso dire che sono schifato”. Ma, scusi dottore, non era lei che, in altri contesti storici, riconosceva un valore etico alle intercettazioni?




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22 settembre 2006


MA VA' NELLA DIREZIONE!

Francesco Rutelli commenta così l'appello a non pubblicare le intercettazioni, che l'ufficio del Garante per la privacy fa ai giornalisti: “Va nella direzione di scongiurare che chi ha subito il torto devastante delle intercettazioni illegali non conosca anche il sopruso di vederne il testo pubblicato”.
Nel caso Unipol per esempio invertirei l'ordine degli addendi: il sopruso è stato l'intercettazione e il torto devastante (per i Ds) è stata la pubblicazione. Ma Rutelli, in quei tempi di vigilia di elezioni politiche, andava nella direzione di non voler perdere posizioni nella classifica del centrosinistra (in quanto Rutelli) poiché pensava di aver già vinto a mani basse (in quanto coalizione).




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21 settembre 2006


MA SIAMO MATTI?

Per cadere non cade anche perchè alla fine i Ds faranno come sempre le crocerossine della coalizione. Però se cade sia chiaro che stavolta non ci devono essere scuse: Romano Prodi ci sta mettendo molto del suo.

Certo non è facile, ci sono tanti partiti e sei sempre per metà premier e per metà assistente sociale".

Non ne so nulla, che cosa volete che ne sappia io, alla sicurezza ci penseranno le sue guardie”.




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20 settembre 2006


MONTIPAITON



Mi ha piuttosto colpito un passaggio dell'intervista che oggi Mario Monti ha rilasciato a Repubblica, passaggio nel quale commenta così la cosa di Telecom: “In Italia un governo che pure non ha brillato per chiarezza dei rapporti tra pubblico e privato, come è stato il governo Berlusconi, in occasione della crisi Fiat non fu preso da attivismo, escluse forme di sostegno da parte dello Stato”.
Che in Italia un'automobile Fiat fosse diventato, da prodotto molto privato, un servizio quasi pubblico lo sospettavo da un pezzo.  




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20 settembre 2006


UN DIRIGIBILE MARRONE SENZA ELICA E TIMONE

Quello che sinceramente disturba di più in questa cosa della Telecom è che si parli molto di Prodi e poco di Tronchetti Provera (mettendo nel conto anche le intervistine alla Afef). Certo, Prodi ci ha messo del suo per sviare l'attenzione e – per essere proprio clementi – forse il problema risiede in un dato caratteriale che il suo staff di comunicazione farebbe bene a circoscrivere e non ad esaltare: Il Prof vuole fargliela vedere a tutti di che pasta è fatto e che tipo di cazzodritto sia. Solo così si spiegano le sua ripetute caporetto comunicative. Qualcuno deve averlo convinto che è importante fare la voce grossa e la faccia dura, però tra il bianco Don Abbondio e il nero John Wayne ci sono infinite scale di grigio che andrebbero esplorate. Perché non puoi dire in una settimana tutto e il suo esatto opposto e perché prima della postura viene di solito la sostanza.
Comunque, colpe di Prodi a parte, il focus della faccenda è stato spostato dal nocciolo vero. Che è quello di un capitalismo italiano un po' così. Se i capitani coraggiosi o i furbetti di ogni quartierino è facile mandarli alla ghigliottina mediatica, più arduo è il compito con chi studia da erede dell'Avvocato. Erede vero, non soltanto nello stile ma anche nella sostanza, pronto cioè ad abbeverare il proprio cavallo nel trogolo statale e altrettanto pronto a pretendere autonomia. Cioè, uno cambia strategia dall'oggi al domani continuando a intascare tariffe di milioni di italiani in regime di pressoché totale monopolio (come ricorda oggi su Repubblica Massimo Giannini “il suo business è la rete telefonica, concessa in licenza dallo Stato”) e si pretende che non debba renderne conto alla politica, se non altro per educazione? Adesso tutti tirano in ballo il dirigismo e l'Iri e le partecipazioni statali, ma il problema è un altro: si possono vedere i numeri di Tronchetti Provera? Il debito, da quando c'è lui, è cresciuto o no? E se è diminuito, di quanto? E poteva diminuire di più? Perché è facile prendersela con i pasticci di un ex cestista, molto meno con un mago del caucciù? Vista da questa prospettiva, l'accusa di dirigismo – che pare diventato la nuova strega da bruciare - assume una connotazione un po' meno ideologica, non trovate?
Un'ultima cosa: se un imprenditore non vuol essere un dirigibile, che diriga bene.




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19 settembre 2006


CALZATURE

Ci sono un titolo e un sottotitolo della Gazzetta dello sport di oggi (pag. 12) che sono bellissimi e – mi piace pensare – voluti.

«Fiorentina, metti le pinne»
I consigli dello psicologo Cola, collaboratore di Prandelli
«Non si va al mare con i mocassini, bisogna adeguarsi»




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19 settembre 2006


ROBA DA MATTI

Qui c’è il nuovo numero di Left Wing.




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18 settembre 2006


CALDEROLI E RATZINGER PARI NON SONO

Ernesto Galli della Loggia ieri ha offeso la sua intelligenza a paragonare la reazione alle vignette a quella di oggi contro il Papa. Certo l'effetto visibile è lo stesso (giù le mani da Maometto, scimmie di infedeli) ed è anche piuttosto fascista se è per questo, ma stavolta la faccenda appare più grave. Qui c'è il capo della Chiesa cattolica che fa il capo della Chiesa cattolica e sarebbe bene che i capi che stanno dall'altra parte rispondano in punta di fioretto teologico dicendo che no, il Papa sbaglia a citare quel Paleologo lì, perché così e perché colà e, soprattutto, perché pigliare a ceffoni chi la pensa diversamente non piace neppure ad Allah. Là c'era l'evidente forzatura di un diritto – quello di esprimere le proprie convinzioni – che deve fare i conti pure con la sensibilità “religiosa” di chi ti sta di fronte (a meno che non si voglia considerare una religione anche il diritto) e, sebbene non fossero giustificabili le reazioni violente, sarebbe stato bene da parte di chi si riconosce nei valori dell'Occidente utilizzare un minimo di pragmatismo (che è un valore dell'Occidente, fino a prova contraria).
Magari però fare di tutta l'erba un fascio, come mostra di voler fare Galli della Loggia, può essere più stimolante per chi, stando seduto dietro una scrivania, chiama alla lotta dura senza paura dopo essersi spazzolato la forfora dalle spalle. Dimostrando un'assoluta ingenuità nel non accorgersi che il Papa è senz'altro più scafato dei nostri neocon cacio e pepe.




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18 settembre 2006


VOLEVO VEDERE RATZINGER

Frate (in tv): “… e Gesù, sconfitta la morte, torna alla vita e…”
Treenne e mezzo (in triciclo): “Perché uno muore e vive?”
Padre (in affanno): “…”




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18 settembre 2006


POI DICE CHE UNO SI BUTTA A DESTRA

Ora, passi che il tendone dove servono carne alla brace alla Festa de L’Unità abbia i prezzi alti da ristorante gnè-gnè, ma che in libreria non si riesca a trovare una cosa degli Editori Riuniti e sia tutto un Paulo Coelho e Maurizio Maggiani è francamente inammissibile.




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17 settembre 2006


I CASINI DELL'OCCIDENTE

Dio, in quanto logos e in quanto creatore dell'uomo a sua immagine, parla e concede - per amore – che si parli di Lui, e ciò dà la possibilità alla fede di essere ragionevole. Mi pare che sia questo il succo del discorso all'Università di Regensburg del Papa. E' la parola ed essa soltanto che deve spiegare e convincere, e chiunque dica il contrario non fa la volontà del suo Dio.
E' per questo che suona singolare la presa di posizione (credo neanche richiesta) di Pier Ferdinando Casini: “L'Occidente (sic!) si deve vergognare di chiedere spiegazioni al Papa per cose che non ha detto”.
Il punto non è questo e Casini dovrebbe calmarsi: è proprio il Papa che – forte dell'impostazione di quel discorso bello e stimolante, vuole spiegare (e lo vedremo nelle prossime settimane). Quindi l'Occidente ha poco da vergognarsi.
Sulla faccenda dell'Islam offeso – che mi pare abbia mangiato tutto il resto dell'intervento - perché Casini, invece che partire lancia in resta, non dice (per difenderlo) che il Papa ha citato per esempio la sura 2,256 (“nessuna costrizione nelle cose di fede”)?
Casini e i pelosi esegeti degli umori dei cattolici lasciano il dubbio, in realtà, di non averlo letto affatto quel discorso. E di questo dovrebbero un po' vergognarsi di fronte ai cattolici veri.




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16 settembre 2006


KRISTOL CURA TE STESSO

Confesso che, non per scelta politica ma per igiene intellettuale, ho letto pochissimi commenti sulla morte di Oriana Fallaci e quindi non saprei darvene una panoramica esauriente. Pertanto quanto sto per dire può essere considerato piuttosto azzardato, soprattutto per il fatto che utilizzo proditoriamente il superlativo relativo. Però lo utilizzo e chissenefrega: il commento di Bill Kristol, intellettuale neoconservatore direttore del Weekly Standard intervistato dal Foglio, è il più fregnone di tutti. Il commento è questo: “Ovviamente sapevo che stava male, ma sapevo anche che combatteva da molto tempo”. Evidentemente per un neocon anche i tumori sono cose contro cui può valere il cazzo dritto della volontà. E affanculo la diplomazia di quelle mammolette dei medici.




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16 settembre 2006


BISOGNA PROVARE PROVARE PROVARE...

Dice la giovane Beatrice Borromeo: “Posso migliorare. Forse ero un po' rigida, poco naturale (...) Abbiamo deciso insieme con Michele (Santoro ndr) di procedere per gradi. Era la mia prima volta in tv: volevamo vedere se mi veniva il blocco della diretta”.
Che uno si chiede: ma, prima del gran salto, qualche annetto in una tv locale no?




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16 settembre 2006


EHI, AMICICI

Scrive Repubblica che tutto (sic!) l'entourage di Romano Prodi ha segnalato il basso livello di solidarietà assicurato dagli alleati sulla vicenda Rovati.
Diciamo che i Ds hanno la giustificazione.




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15 settembre 2006


IL RITORNO DELL’IDENTICO

Confesso che un po’ di attesa per Michele Santoro c’era. I capelli schiariti, la Rula e la nobilessa bionda, la curiosità, cose così. Tra l’altro mi aveva anche scritto. Solo che appena ho visto la faccia impostatamente indignata della giornalista del primo servizio e poi – in studio – lui che ritirava in ballo Enzo Biagi con (dietro) i baffi di Ruotolo che annuivano, mi si sono cominciate a gonfiare le palle sproporzionatamente. Smisuratamente. Senza contare che di là c’era l’immenso Palermo di Guidolin.




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