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attentialcane [ politica e occidentalismi ]
 


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Antipixel di Lamianotizia 


31 agosto 2007


SFRUTTARE IL SISTEMA

Riguardo alle Winx direi di essere d’accordo con lui: sono una porcata. Dirò però che, per il compleanno di una compagna della scuola materna, mia moglie e io abbiamo consigliato il nostro quattrenne di presentarsi con una splendida maglietta delle Winx come regalo. Un successo clamoroso!




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31 agosto 2007


PARTITO COALIZIONALE

Devo un po’ cominciare a leggere le reazioni all’intervista di ieri di D’Alema su Repubblica. Qualcuno mi sa dire cosa è stato detto – magari da qualche veltroniano più veltroniano di Veltroni – sul seguente passaggio?: “Io non apprezzo gli aspetti deteriori del correntismo, ma come tutti i partiti coalizionali del mondo anche il Partito democratico avrà una pluralità di protagonisti e di voci”.


30 agosto 2007


E SE FINI FOSSE UN BLUFF?

Seguito il dibattito tra Fassino e Fini su Nessuno Tv, mi sono convinto, anche se non ce n’era bisogno, che la destra è in uno stato pietoso e che bisognerebbe dirlo con molta più insistenza. Fini dice a Berlusconi: il leader sei tu, ma dacci una strategia. E tu fai qualcosa, perdiana! Sono anni che sei lì in rampa di lancio e ancora giochi ‘sto ruolo da scolaretto fedele alla linea anche quando non c’è?
Il colloquio che ha avuto poi con Monica Guerzoni del Corriere della sera non aggiunge nulla di nuovo. Dice (è l’intervistatrice che interpreta): voglio fare io il motore della coalizione, fare il “centro del centrodestra”. Bene, allora fàllo. E per farlo non serve scimmiottare le parole d’ordine rilanciate ieri da un Montezemolo curiosamente battagliero, dimenticando – per esempio – che An è uno dei partiti che ha sempre tratto giovamento dalle politiche di spesa (un po' anche Montezemolo, per la verità). Che fa Fini per ritagliarsi questo ruolo di motore? Si fa dettare la linea da Confindustria e da Bossi? Il fatto è che il problema del leader di An è soltanto uno e cercammo, un po’ di tempo fa, di spiegarlo qui.


29 agosto 2007


AO', SI PARLO ME MENI, SI NUN PARLO ME MENI UGUALE... ALLORA DIMME CHE ME VOI MENA'



Qua non si è particolarmente attratti da Veltroni (più che altro dal veltronismo, a dire il vero) però Arturo Parisi non lo capiamo. Che senso politico ha criticare il sindaco di Roma che sottolinea di non voler sostituire Prodi senza prima passare dalle urne elettorali? Ho come la sensazione infatti che se, al contrario, Veltroni non lo avesse ribadito, beh Parisi lo avrebbe criticato magari ancora più aspramente.


29 agosto 2007


CAPSIOSITA’

Non c’è condominio e portiere (braccio armato del condominio) che tengano: se uno sta seduto in un passeggino può sostare nell’atrio quanto vuole.




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29 agosto 2007


EBBENE SI', LO CONFESSO

Stamattina al distributore, mentre la pompa buttava nel serbatoio 50 euro di carburante, ho visto proprio lì, vicino alla ruota anteriore sinistra della mia auto un secchio pieno di acqua saponata e sì, l’ho fatto: ho pulito il vetro. Quello davanti e anche quello di dietro.


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28 agosto 2007


WALTER FERO E PIUMA

L’intervista di Walter Veltroni oggi sul Corriere della sera contiene due o tre cose da sottolineare. Innanzitutto l’ennesima rassicurazione a Romano Prodi (non sto lavorando contro di lui e non miro a sostituirlo in corsa anche se “il programma di governo non deve essere di 280 cartelle”). La seconda cosa è che presto presenterà alcune proposte sul terreno fiscale. E la terza è che – alla fine – la legge elettorale che scaturirebbe dal referendum “sarebbe comunque meglio della legge che ha prodotto un Parlamento nominato anziché eletto”. E’ però soprattutto il terzo punto che mi incuriosisce: o Veltroni, escludendo come dà idea di fare (e spero che faccia) Rifondazione e compari da qualsiasi tipo di accordo elettorale, mira a perdere, oppure scommette che di là, nel centrodestra, non riusciranno mai a presentare un listone unico con dentro An, Lega e cespugli vari. Il che presuppone una cosa soltanto: che si vada presto alle urne. Ma qui rientra in gioco il punto uno.

p.s. ci sono poi alcuni spunti di veltronismo puro che vorrei porre alla vostra attenzione. Il passaggio in cui dice che la Resistenza unì “scalpellini e intellettuali, muratori e sacerdoti” (io mi sarei superato dicendo – molto più alatamente – “cazzuole e cibori”) e uno in cui si sancisce l’opportunità di “reclamare il diritto a una vita intelligente” (che mi pare una cosa forse troppo velleitariamente democratica).


28 agosto 2007


DOVE SONO LE TRUPPE?

L’editoriale di oggi sul Riformista è un concentrato di quanto Macaluso va dicendo da un po’ e cioè che il Partito democratico è un matrimonio contro natura e che non risolve i problemi del sistema politico italiano e che c’è bisogno – invece – di un’aggregazione di forze che si ispirano alle idee socialdemocratiche (chi volesse approfondire dovrebbe leggere il suo libro). Io credo che alla lunga il Pd sarà un partito con dentro molte di quelle idee che stanno a cuore a Macaluso e quindi non sono d’accordo con lui. Però Macaluso ha il dono dell’acume e quindi ogni cosa che scrive contiene concetti inoppugnabili. Ne ho scelto uno:

“Ma perché il gruppo prodiano, che dispone del presidente del Consiglio, di ministri, consulenti, giornalisti di grido, manager, professori emeriti e di tante altre cose non mobilita la ‘società civile’ e alle primarie scalza ‘i professionisti’ della politica? Oppure dovrebbero essere questi a suicidarsi sull’altare della ‘società civile’ invocata da Andreatta, Vassallo e altri? Misteri italiani”


27 agosto 2007


ATTENTIALCANE STA CON BALDINI

 Baldini colpisce con un calcio De Carlo

Né di piattone, come dice Aldo Serena, né d’esterno. No, di collo pieno. A prescindere da quello che dirà fra poco, io da giocatore di Arci amatoriale sto con Baldini, vorrei che Di Carlo alla prossima occasione gli restituisse il calcio e – soprattutto – che qualcuno facesse stare zitto Pippo Baudo.


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27 agosto 2007


SAVIANISMO

Rendendomi conto solo adesso che, dopo averlo pubblicamente promesso, ancora non ho letto Gomorra (neanche La casta se è per questo... e adesso fucilatemi), a naso mi sento di essere robustamente d’accordo con Ciro Pellegrino.


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27 agosto 2007


IRENE GLANDI

Sarebbe bello che i commentatori di Harry seguissero il prezioso suggerimento del Borgo. Basta farsi seghe sulla canzone di Irene Grandi: trattasi di altro genere di pratica.




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27 agosto 2007


MAT TEL YANG

"Giochi a rischio, la Cina attacca: colpa della Mattel".
Che uno, se legge questo titolo del corriere.it senza accorgersi che poco sotto si parla di bambole, poi alla fine pensa che Mattel sia l’organizzatrice delle prossime Olimpiadi.




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27 agosto 2007


FINANZIAMENTO PUBBLICO DEI PARTITI E VECCHIE PAROLE

“… qualcuno dovrà pur dire come si concilia la retorica della separazione tra politica ed economia con la campagna contro il finanziamento pubblico dei partiti e in favore del modello americano, dove l’influenza delle grandi lobby economiche è addirittura istituzionalizzata (...) E’ sotto gli occhi di tutti il modo in cui, nei fatti, tali opposte argomentazioni si conciliano. I partiti, o magari i loro singoli esponenti, che sapranno guadagnarsi il favore di chi controlla l’informazione e la finanza – tanto più che in Italia le due cose vanno insieme come ciliegie – non avranno difficoltà a trovare le risorse e la pubblicità di cui hanno bisogno. Gli altri imparino a comportarsi come si deve, oppure si arrangino con le sottoscrizioni dei militanti e con i volantinaggi. Per far risparmiare i partiti c’è poi un sistema semplicissimo e già ampiamente utilizzato, che consiste nello stipare ministeri e assessorati di funzionari di apparato, lasciandoli così a carico della collettività, ma non più a carico dei partiti. E nel remunerare i propri privati finanziatori con appalti e con ogni genere di trattamento preferenziale”.

Tutto il resto qui.



23 agosto 2007


PICCOLA PANCIA

Adriano Sofri ha oggi scritto sul Foglio che Maurizio Gasparri è “scemo forte”. Ora, è vero che l’ex leader di Lc doveva precisare che quanto dichiarato dall’esponente di An era patentemente falso (e l’ha fatto). E’ vero altresì che magari si sarà un po’ rotto i coglioni di dover sempre precisare (e mi sa che si è rotto). Però dare dello scemo a qualcuno non mi pare una bella performance intellettuale.


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23 agosto 2007


SCARICATO PRODI

Ermete Realacci: “Un nuovo partito non si costruisce con lo sguardo rivolto al passato, con le sedute spiritiche”.


22 agosto 2007


VELTRONE DE ROMA

Dopo le recenti prese di posizione del mondo della musica leggera, anche gli Altoforno intervengono nel dibattito sulla primarie del Partito democratico. Dichiarandosi anti-veltroniani vendittiani. Indubbiamente dei geni.


21 agosto 2007


ALLA MUNICIPALE QUEL CHE E’ DELLA MUNICIPALE

Lo so, non si tratta di tassa nel senso tecnico del temine, ma siccome ho pagato da poco senza batter ciglio una multa estesami del tutto discutibilmente dalla locale Polizia municipale (locale nel senso del luogo dello spezzino dove sabato sono stato al mare), sarei tentato di chiedere a quel maledettissimo Comune delle Cinque terre come intende impiegare i miei 36 euro. Se li spreca, allora autorizzo il cardinal Bertone a far partire immediatamente la scomunica per l’agente estensore del proditorio verbale.




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20 agosto 2007


FRUSTATO A SANGUE NELLE CANTINE

Come gli affezionati sapranno da qualche settimana siamo nel nuovo appartamento. Ieri, accanto all’ascensore, ho notato per la prima volta il seguente monito: “E’ severamente vietato sostare nell’atrio”. E mi sono chiesto alcune cose. Se avessi dimenticato le chiavi (succede sapete?) e mi trovassi nella necessità di starmene un paio d’ore in piedi e con un libro in mano davanti al gabbiotto del portiere ad aspettare mia moglie, ecco, che succede? O se arriva mio cognato o mio fratello e mi aspettano lì (sì, proprio lì nell’atrio) per un tempo maggiore, poniamo, alla mezz’ora? Anche ai proprietari e ai parenti stretti si applica quel “severamente”? E poi, cosa vuol dire con precisione “severamente”?




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20 agosto 2007


TU NON CREDERE SE QUALCUNO TI DIRÁ CHE NON SONO PIÚ LO STESSO ORMAI

Io non sosterrò la Bindi, ma trovo che Francesco De Gregori una sua coerenza ce l’abbia


20 agosto 2007


MUSSA

Ci pensi bene Fabio Mussi prima di fare scelte retrò: la cosa rossa si sta estinguendo


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13 agosto 2007


AH ABORIGENO, CHE SE DOVEMO DA DI’?

Internet moltiplica le occasioni di incontro.




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13 agosto 2007


AFFINITA' E DIVERGENZE TRA IL CAMERATA VENEZIANI E NOI

Un paio di mesi fa Bruno Arpaia era a Genova per un incontro sugli anni Settanta. Ed era sinceramente dispiaciuto. Il suo Per una sinistra reazionaria – un saggio piuttosto agile sulla necessità, per la sinistra, di appropriarsi di alcuni temi politici tradizionalmente di destra – aveva sì creato dibattito, aveva sì ricevuto l’attenzione che solitamente si accorda alle provocazioni intellettuali, ma era pressoché passato inosservato alla stampa di sinistra. L’Unità addirittura l’aveva di fatto ignorato. Che uno alla fine pensa: ma non sarà che è un libro talmente di destra da non meritare neppure il diritto alla stroncatura?
Per una sinistra reazionaria merita però di essere letto con attenzione soprattutto da chi ritiene di stare a sinistra, perché parla di un tema stimolante: cosa si deve fare, da un lato per generare consenso, dall’altro per produrre un’idea di società più giusta e più libera, che ci pare essere il rovello classico sul quale a sinistra si sono applicati in tanti.

La ricetta Arpaia la spiega nel capitolo finale: “oggi servirebbe una sinistra non progressista (…) che concili l’io con il noi (…) libertaria ma non liberale (…)”. In questa “vera «terza via» che non è quella predicata da Anthony Giddens e da Tony Blair, ma quella di una sinistra reazionaria” c’è spazio per un sano comunitarismo perché “nessuno può negare di essere percorso da un disagio (…) dalla mancanza di un destino o di un progetto collettivo”.

Ma andiamo con ordine. Arpaia dichiara che “non possiamo più dirci progressisti” perché l’idea che la storia proceda come una locomotiva lanciata verso magnifiche sorti è ormai umanamente insostenibile. Capitalismo e socialismo in fondo sono la faccia di una stessa medaglia: l’Occidente non ha bisogno di una diversa modalità di accrescimento della ricchezza ma deve fermarsi e interrogarsi sul senso della corsa. Serve, in sostanza, meno azione e più reazione.
Arpaia accetta di correre il rischio di andare a braccetto con gente legittimata, per ovvie ragioni statutarie, a camminare guardando indietro. E non mostra di essere granché a disagio: “da tempo – dice a proposito della sinistra – hanno lasciato ai comunitaristi, ai pensatori religiosi, ai sociologi organicisti e alla destra non tecnocratica il compito di elaborare la critica più incisiva e affilata al liberalismo vecchio e nuovo”. Perché di questo si tratta, di opporsi cioè alla moda piuttosto conformista di esaltare la coppia democrazia-liberalismo, invece che combatterla. E allora, meglio la Chiesa e la destra, con i loro bagagli piuttosto ingombranti – e, dal punto di vista della prassi, poco utilizzabili – di apocalissi, età dell’oro e natura da contrapporre alla tecnica e al calcolo.

Proprio ai pensatori di destra si affida Arpaia per demolire, dopo l’idea di progresso, un altro caposaldo delle moderne società occidentali: l’individuo. Arpaia crede, insieme ad Alain de Benoist, Louis Dumont e ad altri, che il soggetto sia una finzione dell’economia liberale. Niente di più che una “bella invenzione, artificio culturale, sconosciuto ai nostri simili prima dell’Illuminismo”, una “mitologia del moderno, nient’altro”. Semmai la sinistra dovrebbe riscoprire un noi, senza il quale è impossibile pensare qualsiasi identità.
E qui si innesta il capitolo che inneggia alla forza della tradizione e della comunità. “Non si tratta di rimpiangere le società antiche, organiche, olistiche”, scrive Arpaia, però bisogna recuperare la dimensione sociale dell’individuo, l’idea di una “comunità plurale e non identitaria”, anche se non si capisce bene fino a che punto questo noi (maiuscolo o minuscolo?) sia dato ontologicamente o non sia – anch’esso – un artificio culturale.

A questo punto poi arriva, come una staffilata alle reni, una lunga citazione di Marcello Veneziani, che di questi temi se ne intende; e pensi: ma siamo sicuri che faccia bene alla sinistra analizzare le divergenze e le affinità tra il camerata Veneziani e noi? E comunque questo richiamo al comunitarismo non sarà al sangue e suolo dei destri, ma sa tanto di “zuppa del casale” ed è troppo gozzaniano per essere pragmatico. Insomma, ammesso e non concesso che “di democrazia liberale la democrazia sta morendo”, siamo sicuri che la “vera «terza via»” debba contemplare la sostituzione di Giddens con De Maistre? E che al liberismo sfrenato ci si opponga con maggiore efficacia trasformandoci tutti in tanti Bombacci?

A volte in realtà sarebbe meglio prenderla più bassa. Perché sì, è vero che “democrazia non vuol dire soltanto amministrazione efficiente dell’esistente” e che “la politica gestisce il reale e ha smesso di pensare il possibile”, però calma e gesso. Messo tra parentesi il “disagio” per la “mancanza di un destino”, prendiamo l’Italia: se uno si rende conto che “il reale” è gestito male allora non sarebbe meglio inventare un buon utilizzo dell’ “esistente”? Ecco, ho idea che questo compito la sinistra lo sappia svolgere meglio di Marcello Veneziani.


10 agosto 2007


PRIMA DEL TEMPORALE

Secondo lui sta arrivando il temporale e lo credo anch’io. Un temporale che bagnerà anche chi nei Ds – degregorianamente parlando – da sette anni sta sotto la veranda ad aspettare le nuvole. La soluzione ci sarebbe: “abbattere” l’ “indigeribile impasto di veleni e melassa” in cui si è cacciato il Partito democratico. Così, forse, tornerebbe il sereno o, se non altro, si sposterebbero le masserizie in qualche luogo più riparato.
Non saprei, ma ho idea che sia scaduto il tempo massimo. Anche se ci sarebbe la soluzione cantata da Enrico Ruggeri (che non è De Gregori, lo so): “Non è detto che sia tardi se non guardi che ora è”.


9 agosto 2007


“CIAO NAPOLIII”

Lucio Dalla, che al trofeo Birra Moretti si è esibito in alcuni siparietti canori tra una partita e l’altra, mi è parso ormai esteticamente allo sbando.


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9 agosto 2007


PER ME GIOCA IN DIFESA E NON TIRA LE MEZZE

“Un altro passatempo di Veltroni è il calciobalilla. Ci passa le serate, sempre scalzo, sempre in maglietta. Bravissimo, dicono, scatenato tra le manopole del biliardino”. (Repubblica)


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8 agosto 2007


IL PARADOSSO DEL PIERINO DAY



“Don Gelmini ha fatto tante cose buone, ma i cristiani non devono fare le vittime. Anzi, dentro questo mondo i cristiani sono una contraddizione, la loro presenza rappresenta un paradosso. Il cristianesimo borghese e pantofolaio non ha diritto di esistere. I cristiani vivono una dimensione nel mondo senza appartenere al mondo. Io inviterei a rileggere Kierkegaard”.

Questo dichiara Savino Pezzotta in un’intervista oggi sul Riformista. Ora, qua non si è convinti di nulla, né dell’innocenza di don Pierino né della sua colpevolezza. Siamo però convinti che un Pierino Day sia quanto meno comico. Ma non è di questo che volevamo discorrere con voi.
Ora, può essere che il caldo ci abbia reso un po’ più tardi, ma che vuol dire precisamente Pezzotta? Don Pierino non deve fare la vittima, e fin qui bene. Però poi la tirata sul cristianesimo borghese non l’abbiamo mica capita? Anzi, forse sì: Don Pierino è l’emblema della collusione col mondo e Pezzotta vorrebbe invece la rivoluzione cristiana in forza di quella “contraddizione” e di quel “paradosso”, che ora – per inciso – va tanto di moda mettere in risalto? Un'altra domanda: il Family day, di cui Pezzotta è stato il portavoce, era l’esplicitazione di quel paradosso? E’ stata – il Family day – una manifestazione kierkegaardiana? E che si fa se il paradosso di non appartenere al mondo obbliga chi quel paradosso non lo vive, non soltanto a tenerne conto, ma – tendenzialmente – ad accettare una legislazione che ne certifichi la validità, appunto, legale? Perché ha ragione Pezzotta quando dice che i cristiani non devono fare le vittime. Però la massima vale per tutti i cristiani, anche per quelli che siamo-circondati-dal-relativismo e vogliono-tappare-la-bocca-alla-chiesa. E Pezzotta – che, oltre a starci simpatico, è un cattolico vero – si deve rendere conto di essere circondato da questa gente.


7 agosto 2007


STILE

Non stia tanto a lamentarsi la bella Monica Faenzi, sindaco di Castiglion della Pescaia, per il saluto non dato di Romano Prodi. Cosimo Mele - per dire – le avrebbe già dato appuntamento in bungalow.


7 agosto 2007


"NON LO VOGLIO"



Mi piacerebbe che Emerson andasse all’Inter solo per vedere la faccia di quell’assoluto sempliciotto di Materazzi.


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7 agosto 2007


PINNA ROSSA

Ritengo che la scoperta che i tonni rossi appartengono tutti a una grande famiglia sia una notizia che possa far piacere a Fabio Mussi.


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6 agosto 2007


“SIAMO A 30 KM. DA LA SPEZIA MA SEMBRANO I CARPAZI”

Forse è stato Paolo Rumiz ad avermi incuriosito, fattostà che ieri sono salito sul Monte Gottero. Consiglio di andare.


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