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attentialcane [ politica e occidentalismi ]
 


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Antipixel di Lamianotizia 


30 novembre 2011


REGOLARSI ALLA MENO PEGGIO

Qua si è parecchio d'accordo con Filippo Facci: "In Italia discutiamo di principi ma non facciamo le leggi, all’estero guardano alla vita reale e fanno leggi che cercano di regolarsi alla meno peggio: senza pretendere di rispondere ai grandi quesiti della vita".


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29 novembre 2011


DECADENTI EPITAFFI



“A casa di Lucio Magri, in attesa della telefonata decisiva. È tutto in ordine, in piazza del Grillo, nel cuore della Roma papalina e misteriosa, a due passi dalla magione dove morì Guttuso, pittore amatissimo ma anche avversario sentimentale. Niente sembra fuori posto, il parquet chiaro, i divani bianchi, i libri sulla scrivania Impero, la collezione del Manifesto vicina a quella dei fascicoli di cucina, si sa che Lucio è un cuoco raffinato (…) In cucina Lalla, la cameriera sudamericana, prepara il Martini con cura, il bicchiere giusto, quello a cono, con la scorza di limone” (Simonetta Fiori - la Repubblica)

“Lo dico misurando con difficoltà le parole: la Fiori descrive un mondo che fa piuttosto schifo, fané, snob, autoreferenziale. Un mondo che vive bene, dentro begli appartamenti e con buone pensioni, con mogli fedeli e rassegnate fidanzate. Che si nutre di idiosincrasie e sbiadita aneddotica, di storie di corna e di antichi dibattiti, di odi mai sopiti e piccole pratiche di potere. Sempre continuando a prendersela con l’odiata e ingiusta società”. (Thefrontpage)

La morte di Lucio Magri, il comunista eretico fondatore del Manifesto che ha deciso di togliersi la vita “emigrando” in una clinica svizzera, sta suscitando dibattito e polemiche. Secondo alcuni è stato un gesto estremo di rivolta, l’ultimo “manifesto” libertario contro l’ipocrisia di chi non consente il suicidio assistito qua da noi. Per altri è stato soltanto la presa d’atto di una sconfitta politica, la resa finale del combattente che ha visto naufragare i suoi sogni di fondazione di una società altra rispetto al capitalismo. Entrambe queste interpretazioni risentono di una certa dose di titanismo e c’è un che di tragedia scespiriana che magari è eccessivo. Ma quando un uomo decide di ammazzarsi – o di farsi ammazzare, non c’è differenza – una minima dose di tragedia c’è. E di disperazione.

E’ per questo che sono d’accordo con la chiusa dell’editoriale di Thefrontpage che definisce l’articolo di Simonetta Fiori, stamattina su Repubblica, un “decadente epitaffio” che il compagno Magri non meritava.

Aggiornamento: e poi c'è Malvino


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29 novembre 2011


TUTTI PURCHE' NON LAICO-LIBERAL-SOCIALISTI

Appare piuttosto fantapolitico il racconto di Concita De Gregorio secondo cui il Pd avrebbe preferito perdere la Regione Lazio per fare un favore a Fini e consentire così la formazione del Terzo polo. Fantapolitico ma non inverosimile. Massimo Bordin spiega perchè


28 novembre 2011


MARVEL VELTRONI



Dopo aver definito "l'euro, la più grande conquista politica del Novecento", Walter Veltroni spiega così l'appoggio del Pd al governo Monti: "Ad una situazione straordinaria corrisponde una soluzione straordinaria". Che è un po' una libera rivisitazione della Weltanschauung di Peter Parker: da una grande potere derivano grandi responsabilità. Con una differenza sostanziale, almeno in questa circostanza del governo Monti: dove stanno i superpoteri del Pd?


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26 novembre 2011


ECCO PERCHE' TRAVAGLIO E' UN PO' BERLUSCONIANO



Quando Travaglio, il sopracciglio alzato, fa le sue tirate stringenti, geometriche e mozzafiato contro questo e contro quello, uno – a prescindere dal contenuto – non può fare altro che essere d'accordo. Più che altro perché non ce la fa a seguirlo per intero. Le cifre, le circostanze, i rapporti descritti sono un unico groppo  fonico-magmatico che assale lo spettatore e chi gli siede intorno, nello studio – si vede chiaramente – abbozza sorrisi sì compiaciuti, ma assolutamente privi del conforto della comprensione. Chè il plot  è troppo dettagliato e forse sarebbe più adatto alla trama di un giallo o di un poliziesco, non ad un programma tv. Non puoi tornare indietro, non puoi rileggere, non puoi sottolineare. In fondo Travaglio dei dati se ne frega. Paradossalmente li utilizza come scenografia dello spettacolo ed è la sua immagine di implacabile cazzuto che sta al centro della scena. Lui lo sa. Altrimenti perché, pur utilizzando il computer, legge da quei quadernini frusti e vagamente sabaudi? Che quasi quasi viene il dubbio che i suoi interventi li trascriva in un secondo tempo, con tutte le correzioni e le sottolineature, al solo scopo di fare show. Sì, insomma, per fare il figo.


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25 novembre 2011


"DUE OTARIE ME LE GIRI"

"Anche se dietro ci sono dei prestanome non importa: non possiamo sequestare tutte le attività produttive e darle a Don Ciotti". Uno strepitoso Maurizio Milani oggi sul Foglio spiega i primi provvedimenti del governo Monti


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24 novembre 2011


TAPPI DI CERA DAPPERTUTTO

Là su twitter Nichi Vendola scrive "vedo sirene che suonano suadenti". 


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23 novembre 2011


IN SICILIA LE CHIAMANO CASSATE

"Se esiste il Grana Padano vuol dire che esiste la Padania" (Gianluca Buonanno, Lega Nord)


23 novembre 2011


CANCELLIERA

A proposito di quanto si andava dicendo qui sul vezzo provinciale di poter finalmente ostentare all'estero una classe politica prussiana, vorrei sommessamente far notare che la Cancellieri è una che mediaticamente spacca.


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21 novembre 2011


PERCHE' LA RUSSA AVRA' SEMPRE TORTO ANCHE CON UN MINIMO DI RAGIONE

Il self control non è il tratto principale del carattere di Ignazio La Russa. Un anno fa ad Annozero fece una scenata contro uno degli studenti santoriani in studio urlandogli una decina di volte “vigliacco” e “fifone”. A febbraio di quest’anno ha pestato i piedi a Corrado Formigli che voleva intervistarlo. Ieri sera, ospite su la7 della trasmissione “In onda”, ha dato del coglione ad Ascanio Celestini.

 Al termine del monologo – in verità un po’ noioso, questo va detto – in cui l’attore ricostruiva le gesta di due tizi (italoamericani?) chiamati Tony Mafioso e Tony Corrotto, l’ex ministro è uscito un po’ dai gangheri. Dopo aver premesso che a lui “piace il cabaret”, è andato giù duro – “lei non fa ridere nessuno” – fino al mortarone finale: “Tony Coglione”. E poi – sfumando, in coda – “non si può dire coglione al giornalista? Si può dire, si può dire. Sì che si può dire”.

Anche a me la performance di Ascanio Celestini non è piaciuta. Questione di gusti. Però sui gusti si deve saper disputare da gente normale, senza passare all'offesa personale. E l’ex ministro ha perso l’ennesima occasione di dimostrarsi amabile, diciamo così. In fondo sarebbe bastato limitarsi a dire “lei dice cose sciocche”. E se avesse anche aggiunto “lei, secondo me, denota pigrizia intellettuale”, avrebbe vinto gioco, partita e incontro.


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20 novembre 2011


MONTI E LA DIVERSA ANTROPOLOGIA

Ok, è un po' che 'sta cosa mi girava in testa (e un po' anche qua sul blog). Adesso l'ho scritta, anche se scriverne son buoni tutti.


18 novembre 2011


IL MINISTRO PLAYMOBIL

C'è in giro questa cosa che Monti sia un po' un cyborg. Antropologicamente parlando, diciamo. Secondo me c'è un po' di invidia e, nello stesso tempo, di ammirazione in questa considerazione. Che è oggettiva, sia chiaro. Ma il vero è vero fino a prova contraria e secondo me Monti e i suoi ministri ci riserveranno delle sorprese dal punto di vista della verve. La sinistra parruccona è avvertita: questi sono più ganzi di Michele Serra e di Concita De Gregorio.
Ok, comunque - a proposito di replicanti e robot - mi ha fatto molto ridere questa dichiarazione di Romano Prodi, da sempre alla ricerca di una sua cifra antropologica, lui che ormai non è nè professore nè politico: "Abbiamo un bel governo. Prenda tutti i ministri, li scomponga uno a uno".  


18 novembre 2011


MI SA CHE CE L'HA CON IL DUCACONTE

Carlo De Benedetti ricorda oggi su Il Tempo Bruno Visentini e chiude così: "Oggi in tanti parlano di politica del fare, ieri Bruno parlava poco e faceva la politica". Vista l'ampia platea di coloro contro i quali se l'era presa ieri, a chi mai avrà voluto parlare oggi? Troppo facile dire Berlusconi. E se fosse Luca Cordero di Montezemolo?


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18 novembre 2011


MACCHINE E GO KART

A me piace il cucù mattutino di Marcello Veneziani sul Giornale, anche se a volte lo trovo un po' carico. Ieri per esempio Mario Monti era l'Uomo Macchina che "si accende solo se schiacci on (...) con le mutande di polistirolo e i capelli in vetroresina". Una cosa alla Crozza, diciamo. Se in questi giorni avete seguito i tornanti della crisi politica non vi può essere sfuggita la presenza di un giovanotto, sempre dietro a Monti con cartellina in mano. E' Federico Silvio Toniato, un funzionario del Senato che il nuovo premier stima molto (qui qualche notizia in più). Come può Veneziani non aver notato che quando Monti parlava Toniato, per guardare ai lati, muoveva soltanto i bulbi oculari? Monti sarà pure l'Uomo Macchina, ma anche Toniato non scherza come go kart.

Aggiornamento (18 nov): sull'argomento "cyber premier" un pezzo di Mattia Feltri. Ho come l'impressione che il genere si esaurirà presto, innanzitutto perchè si inflazionerà e poi perchè può essere che Monti ci spiazzerà tutti.


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17 novembre 2011


ADESSO NON ESAGERIAMO

Il cast di «Drive In», la trasmissione simbolo degli anni'80, il capolavoro dell'ex-situazionista Antonio Ricci: risate facili e donnine discinte. sogno erotico di tanti ragazzi di allora  (Photoservice Electa/Mondadori Collection/Deligio)

Ok, riconosco anch'io che c'è stato un cambiamento di stile tra governo Monti e governo Berlusconi, però adesso non esageriamo.

p.s. e comunque Ezio Greggio sottosegretario non lo vedrei male neanche con Monti.


17 novembre 2011


INTESI?

Bersani ha detto che il Pd appoggerà il governo Monti "senza vincolo di durata". Qua si èabbastanza d'accordo, però poi nel 2013 si vota ok? 


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16 novembre 2011


MA DI COSA STIAMO PARLANDO?

La voce della Chiesa è una voce autorevole nella società italiana. E Mario Monti sembra averne tenuto giustamente conto nello scegliere i nuovi ministri (continua a leggere)


16 novembre 2011


BERSANI A VOLTE RITIENE DI ESSERE UN EROE

L'ho notato chiaramente. Quando Mario Monti, riferendo ieri sera sull'esito dei colloqui, ha detto che le parti sociali e i partiti hanno dato sostanzialmente il nulla osta e che sono pure disposti a fare alcuni sacrifici nei punti del proprio programma, gli si è formato un sorrisetto sulla guancia sinistra 


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14 novembre 2011


FRANCESISMI

A Genova si direbbe che Mario Monti vuol fare il buliccio con il culo degli altri.

p.s. e un po' anche i partiti col culo di Monti. Insomma una bella Fiera dell'est.


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14 novembre 2011


IL LANCIO DELLE MUTANDINE


Non solo instant book, ma anche pubblicità. Una nota casa di intimo ha comprato oggi una pagina (anche) su Repubblica per sfruttare l’attuale congiuntura politica. Sopra ci ha messo una modella – “una ragazza del nostro catalogo”, ha spiegato l’ad Gianluigi Cimino – in reggiseno rosso e cagnetto sulla spalla, che si gira e ammicca con gli occhi cerbiatti. Il claim è “bye-bye Mr. President”.

Il nostro è un tempo in cui i tecnici vanno per la maggiore. Bene: questa è una pubblicità studiata da professionisti e di che tinta. C’è tutto, dentro: la festa, però non livorosa. Le monetine del Raphael sono state sostituite – e non è un brutto segnale – dalle mutandine di Natale. E poi aleggia una vaga aria di coglionatura che stempera un po’ questo clima emergenziale e plumbeo. Il richiamo a Marilyn è un classico che non invecchia, come il loden di Monti: al Kennedy in sella e alla bionda soggiogata dal carisma subentrano un premier disarcionato e lo sberleffo della pupa.

Magari ce lo vedo io, ma registro pure una citazione – simpatica, eh – delle ormai famigerate serate di Arcore, che tanta parte hanno avuto nella foliazione indignata de la Repubblica. Ma stavolta – pare di intuire – l’immagine della donna val bene l’uso che se ne fa.

“Abbiamo parlato per mesi delle vicende di questo governo – spiega ancora l’ad Cimino – e ora lo salutiamo con un pizzico di humour”. Lo stesso pizzico di humour che immaginiamo la Repubblica attribuisca – stavolta – ai propri lettori e, soprattutto, alle proprie lettrici.


13 novembre 2011


DOTTOR SPREAD E MISTER HYDE

Se Monti – il milanese in loden – nomina Pannella ministro della Giustizia sarebbe, dal punto di vista estetico, una cosa bellissima. Chissà i mercati, però.


12 novembre 2011


E TI AMO MAAARIOO-O-O-OO



C'è questa proposta di mettere il tricolore alla finestra a Berlusconi caduto. Anche se tutti sanno che Chinaglia non può passare al Frosinone e che nell’amaro benedettino non sta il segreto della felicità, non sarebbe male cambiare l’inno di Mameli con la canzone di Rino Gaetano. Ma magari quelli di
Libertà e Giustizia ci hanno già pensato.

 


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12 novembre 2011


LA FINE DEL BIPOLARISMO

"Io non voglio cadere nel giochino delle elezioni sì o elezioni no, anche se sono convinto che le elezioni non siano il male assoluto. Ma allo stesso tempo sono convinto che tra mettere il destino di un paese nelle mani dei cittadini e metterlo nelle mani delle nuove tecnocrazie sia sempre preferibile la prima ipotesi”. Questa è una cosa che ha detto Arturo Parisi al Foglio, e che qua si sottoscrive. Nello stesso articolo ci sono anche interessanti riflessioni di Romano Prodi che però l'altro giorno - a Berlusconi in sella - era un po' più entusiasta di Mario Monti.


10 novembre 2011


E ADESSO NON CI SEI CHE TU



Ora posso capire che là al Corriere della sera siano soddisfatti per tutta una serie di motivi, però mettere in home page al corriere.it una foto di Claudio Baglioni e spacciarla per Mario Monti è troppo.


8 novembre 2011


SPREAD


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7 novembre 2011


DEMOCRISTIANITUDINE

Nella vicenda Unipol Prodi peccò di mancata pronta difesa nei confronti degli ex Pci. Era il tempo dell’ “abbiamo una banca”, si stava andando verso il cambio di governo, Berlusconi avrebbe perso duro nelle elezioni politiche del 2006 e pensavano – Prodi, Rutelli e non solo loro – di aver la vittoria in tasca. Talmente in tasca da permettersi – in quel dicembre 2005 – di lasciare per qualche giorno sulla graticola Fassino e compagni. Per riequilibrare i pesi, diciamo. Poi Prodi vinse, ma col fiato di Berlusconi in rimonta sul collo, magari anche per colpa di quel calcolo lì, vai a sapere.

Stavolta, a Cavaliere morente (come la volta scorsa), Prodi esonda dal suo ruolo di padre distaccato e azzoppa Pigi Bersani che “è una persona eccellente, di grandi capacità, posso dirlo, è stato mio ministro, ma non riesce a uscire”. Gli manca la stoffa del leader, fa capire Prodi: “nei sondaggi il Pd non riesce a crescere come ci si aspetterebbe”. Lo fa - apparentemente - per appoggiare la candidatura di Mario Monti alla guida di un esecutivo tecnico, in realtà per segare le gambe all’eventualità di elezioni anticipate con un ex Pci alla guida del Pd.

Vediamo quello che succederà domani in Parlamento, ma ammesso che Berlusconi cada, ce lo meritiamo un governo Pisanu? Perché Mario Monti che si impegna in prima persona io non ce lo vedo proprio. E neanche Prodi.


6 novembre 2011


SEGNALI

La sfilata del 2 giugno 2011 (Afp)

Che forse è finita lo capisci non tanto dalla Carlucci che passa con Casini. E neanche dalle dichiarazioni di Maroni
 da fabiofazio. Lo capisci da una cosa semplicissima: l'infermiera che fa arrapare il premier ormai si fa dettare la linea da Vecchioni.


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6 novembre 2011


LO SCIACALLO SOTTO L'ASCELLA

Dopo i milioni di mail che hanno intasato la mia cassetta delle poste, qui cerco di spiegare perchè Sergio Cofferati ha perso un'occasione per stare zitto


5 novembre 2011


"CONTA ANCHE IL PENSIERO"

Con questa gente la sinistra non vincerà mai.


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5 novembre 2011


CANIDI DIVERSI

A Genova ora c'è il pericolo non solo dello sciacallaggio quello vero, ma anche di quello politico.


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