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attentialcane [ politica e occidentalismi ]
 


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Antipixel di Lamianotizia 


30 aprile 2011


L’AMANUENSE COME UNICO INTELLETTUALE POSSIBILE

“Alla cultura si è sostituito il culturame. Dove tutto si equivale: romanzi e rap (…) l’insegnamento dei classici è governato dall’imperativo dell’attualizzare. I capolavori sono validi solo se resi nostri contemporanei. Solo se il passato è rimpatriato nel presente. Prima era tutto il contrario: al limite i classici ti aiutavano a scappare dall’apoteosi, dalla prigione del presente”
Il filosofo Alain Finkielkraut, intervistato sul Venerdì di Repubblica dove presenta il suo ultimo libro Un cuore intelligente, dice robe in parte condivisibili. Solo che quando leggo o sento qualcuno che invita alla riscoperta dei classici mi chiedo sempre delle cose.

Innanzitutto: possono esistere classici scritti – diciamo – negli ultimi 20 anni? Qual è il termine ultimo? Per esempio, per me, Canale Mussolini di Pennacchi è da annoverare tra i classici e tante cose di Italo Calvino no. Fra quanto tempo Un cuore intelligente può ambire, ammesso che Finkielkraut lo voglia, ad essere considerato un classico del pensiero occidentale?

Poi. Ok, il classico non deve essere attualizzato. Io però, se il criterio è questo, sarei più tranchant: il classico non deve essere storicizzato. Paradossalmente – ammesso che fosse possibile – il classico non deve essere neanche letto con la lente dell’epoca in cui fu scritto.  Altrimenti che classico è? Il classico (ecco un criterio che va per la maggiore nelle pagine culturali dei maggiori giornali e nelle sale d’attesa degli estetisti) è tale se è capace-di-parlare-a-tutti-e-in-ogni-tempo. Ma del tempo non si può fare a meno e ogni lettore è qui e ora, dunque ogni lettura è per forza di cose “attuale”. Di più: è impossibile una lettura “storica all’indietro”. Poi ci sarebbe da spiegare – dal punto di vista prima psicologico, poi filosofico – perché alcuni intellettuali sentano questa foia di “scappare dalla prigione del presente”. Ma dove pensi di poter andare?

Infine: tutti coloro che scrivono e che invitano alla lettura dei classici si considerano classici essi stessi? No, perché allora non vale la pena neanche di stare a leggere le interviste. Quando una parola – detta o scritta – diventa degna di essere ascoltata o letta? Qual è il momento esatto in cui il linguaggio diventa monumento?


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30 aprile 2011


ASTRONAUTA A 40 ANNI SUONATI?

Che uno invecchia lo capisci da alcune cose. Una di queste è la monomaniacalità. Io adesso per esempio mi sono messo a cliccare una rubrichetta del Corriere della Sera. Dopo i consigli sulle vacanze dei figli adesso ci sono i consigli sul nostro tempo libero. Una cosa tipo non-chiudere-i-tuoi-sogni-nel-cassetto-se-non-vuoi-che-comincino-a-puzzare. Insomma - dicono - cercatevi un hobby, magari la cosa che volevate fare da piccoli: la danzatrice, il suonatore di flauto, eccetera. Se il consiglio precedente era classista, questo è piccoloborghese. Tanto piccoloborghese che sembra la pubblicità della mastercard.




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29 aprile 2011


MA LEI BARBARA CHE MESTIERE FA?

Questa Barbara Stefanelli ha ragione: i figli d'estate sarebbe meglio non sballottarli di qua e di là, da un laboratorio di "acquaticità" (nuoto, che avevate capito?) a un corso di tiro alla cerbottana. Ma ci sono troppe variabili: il mestiere della mamma e quello del papà (meglio se uno dei due può permettersi di non lavorare), città piccola o città grande, nonni disponbili o nonni indisponibili. E poi - non ultima - la variabile delle variabili (che è quella che permette ad uno dei genitori di non lavorare): la lotta di classe, come si diceva, per altri argomenti, qui.




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20 aprile 2011


LA LOTTA DI CLASSE E I POMODORI DI DE RITA

Io sono senz’altro d’accordo con Giuseppe De Rita che due giorni fa ha invitato a rivalutare gli studi tecnici e il praticantato e lasciar perdere “studi inutili” che produrrebbero soltanto disoccupazione e frustrazione. “Ci sono lavori – dice De Rita – che gli italiani lasciano agli immigrati. Sono i panettieri in Lombardia e in Veneto, i fonderisti in Emilia Romagna. Sono i raccoglitori di pomodori nelle pianure e i lavoratori domestici nelle metropoli”. Dunque abbasso Scienze della comunicazione e viva l’avviamento. Oggi – tra l’altro – sul Sole 24 Ore si parla proprio di uno studio Censis per il quale in cinque anni 720mila posti di lavoro sono stati rimpiazzati da stranieri.

Sono d’accordo con De Rita e con il Censis, dicevo, facendo però una doverosa precisazione: ‘sto par di palle. Perché dietro le analisi sociologiche ci vedo una larvata accusa: vergognatevi, voi che non spingete i vostri figli a fare mestierichenoiitalianinonvogliamopiùfare. Diglielo a tuo figlio, De Rita faccia di tolla. Il sottotesto è: ma come? Un tempo il figlio dell’operaio diventava operaio, adesso non più? Adesso fanno tutti Lettere? Ma dove è andata a finire la working class di una volta, per Giunone? Che poi è lo stesso discorso che faceva Gustavo Zagrebelski a proposito di quelli che spingono i propri figli a lasciare l’Italia: traditori della patria. Parlano bene, loro. A costo di sembrare antiquato, ne farei una questione semplicissima di lotta di classe.

Perché per rendere più accettabile il pippone moralistico-economico, una proposta ce l’avrei: mettiamo tutti alla pari. Diamo a tutti le stesse opportunità. Quando vedrò il figlio di un notaio o di un giudice - sono italiani anche loro, no? - non ambire a diventare chirurgo o fotografo di moda o giornalista, allora prenderò sul serio (anche moralmente) le ricerche Censis e il monito di De Rita. In caso contrario no: che i miei figli studino pure Lettere e poi, se ce la fanno, emigrino negli Stati Uniti lasciando i nipoti di De Rita e Zagrebelski a tenere alta la bandiera dell’Italia raccogliendo i cocomeri nelle campagne di Latina.


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19 aprile 2011


OK, POI PARLIAMO DI DOSTOEVSKIJ

«Il problema da risolvere non è già di trovare dei grandi industriali disposti a governare la cosa pubblica con la Ma mentalità industriale. Essi non potranno fare che del male. Saranno degli straordinari improvvisatori».
«E’ più facile sperare di risolvere con mezzi rapidi ed energici un problema complesso, che risolverlo in effetto». Che l´idea di sostituire il politico con uomini provenienti dalle industrie, dalla «vita vissuta», è favola perniciosa. Nella favola i non-politici «trasporteranno al governo i metodi di azione che sono loro familiari; faranno marciare le ferrovie»
Barbara Spinelli che cita un Luigi Einaudi del ’22 – poco prima della Marcia su Roma – a chi si riferisce? Anche a Montezemolo e a suoi treni veloci?


19 aprile 2011


"CHE VUOI? CHE GLI VADO A MENARE?"

A forza di farsi dettare la linea da Paolo Flores D’Arcais (e dalla moglie di Roberto Vecchioni) la sinistra si è cacciata mani e piedi in una situazione che la porterà nuovamente all’irrilevanza politica. Ha ragione Fabrizio Rondolino: l’Italia ha bisogno di essere liberata dall’anti-berlusconismo, con la Bicamerale ci stava quasi riuscendo e le uniche elezioni vinte dalla sinistra in maniera limpida furono quelle del ’96, quando Berlusconi fu trattato da avversario politico e non da genio del male. Adesso però temo che sia tardi. Adesso entra in pista lui e francamente non si capisce perché mai Ichino, Cacciari e Rossi debbano essere – ammesso che lo saranno – ministri di un governo Montezemolo e non ministri di un governo di sinistra vera e non pugnettara.


17 aprile 2011


MORTE A VENEZIA

"Riguardo agli esecutori materiali del delitto, è impossibile penetrare nella mente di un gruppo di persone capaci di uccidere a sangue freddo un pacifista che era venuto ad aiutare il loro stesso popolo. Ancor più difficile farlo, quando ci si trova nella splendida cornice di Venezia"

Lo scrittore israeliano Etgar Keret scrive che è un po' amareggiato. Per l'uccisione del povero Arrigoni. Per il fatto che sia stato ucciso proprio da quelli che pensava di difendere (mi si perdoni il processo alle intenzioni, ma Keret non stia a prendere per il culo). Soprattutto è amareggiato perchè la madre (di Arrigoni) non vuole far passare la salma del figlio nello Stato di Israele. A me - al netto di tutto il pacifismo e la buona fede di questo scrittore un po' sopravvalutato - amareggia che Keret senta il dovere di dirci che sta scrivendo da Venezia. La splendida cornice. Manco Antonella Clerici.


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16 aprile 2011


LA PROSSIMA VOLTA BUSSA ALLA MIA PORTA E TI SARA' APERTO

 

Trovo nella cassetta della posta un volantino dei Testimoni di Geova che reca nella seconda di copertina questa immagine. Non ho ben capito se il barbuto sia Gesù, il Battista o Renato Curcio, ma quello che è rilevante - ai fini della mia fede - è che il barbuto calza delle infradito. Ora, può essere che nello Getsemani o sulle rive del Giordano o financo al picchettaggio alla Magneti Marelli si usassero calzature siffatte, ma tu Testimone dei miei coglioni togli quelle cazzo di infradito al barbuto in seconda di copertina e dopo - ma soltanto dopo - vieni a mettere il volantino nella mia cassetta della posta. Ok?


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14 aprile 2011


ENDORSEMENT

Questo è un blog morettiano


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3 aprile 2011


PE' FALLA CORTA PE' FALLA BREVE

Ma mi scusi, ducaconte, non si era già cimentata, la società civile? E se provassimo con la società dei magnaccioni?


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