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Antipixel di Lamianotizia 


31 gennaio 2012


LE MUCCHE DELLA PACE

Uno è lì che aspetta la solita tirata di Carlin Petrini su sciopero dei tir, alimentazione a chilometro zero e puzzone di Moena e lui invece scrive un gran bell'articolo su questa storia delle mucche della pace. Sì in coda ci mette l'incenso per Slow Food, ma stavolta non ci si fa quasi caso.


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28 gennaio 2012


L'OCCHIOLINO DI GIANNI DE ROSA

Dopo l’impresa del Calais – in finale della coppa di Francia nel 2000 –, il fatto che Cardyff City e Mirandes siano arrivate rispettivamente in finale di coppa di Lega e semifinale di Copa del Rey è, di questi tempi, una cosa bella per il calcio. Tifando Ternana, una squadra se volete minore, sono piuttosto sensibile a storie tipo Davide contro Golia. E comunque la Ternana del 77-78 avrebbe potuto battere anche la Juventus. Opinione personale.


 
Allo stadio si andava con lo zio Luciano. “Zio Luciano che ride”, così lo chiamavamo io e mio fratello. Passava a prenderci alla mezza con la sua 126 arancione e quei sedili di vilpelle puzzolente che facevano venire il mal di testa. Noi avevamo l’abbonamento delle Feramascotte. Ci avevano pure dato un bel portachiavi rotondo, smaltato, rosso-verde, con sopra un pallone a scacchi che spalancava la bocca nella postura animale dell’azzanno. Una fera, appunto. Che in ternano significa belva.

L’ingresso in campo delle squadre dava la matematica certezza – a me come a tutti – che non esistesse al mondo una divisa più commovente della nostra. Era un dato oggettivo, inequivocabile. La mia Ternana era quella della serie B e – soprattutto – del campionato 77/78, dominato dall’Ascoli di Pasinato e Ambu: quarti a 42 punti a sole due lunghezze dalla A. Il fatto di avere dieci anni offriva l’innegabile vantaggio dello stupore. Lo stupore che mi consente oggi di ripensare, a distanza di più di trent’anni e con un dettaglio quasi documentaristico, a un formidabile tackle da sci acquatico di Piero Volpi in un Ternana-Modena sotto il diluvio universale.

Di quei campionati ho serbato, in un angolino della memoria, un episodio, se volete molto deamicisiano, ma anche fisico, adulto: una personale invasione di campo in un Ternana-Brescia. La partita si era trasformata in una sequela di tocchettini inamidati. Mancava una mezz’ora al fischio finale e a un tratto, nel torpore ronzante della Nord, vedemmo – mio fratello ed io – una passerella malferma, tirata giù da qualcuno tra la curva e i distinti, in bilico sopra il fossato. Ci siamo guardati in faccia e senza dirci nulla siamo saltati giù per i gradoni – due canguri meccanici. E mio zio dietro che urlava no, tornate qui, è pericoloso. Ma non fu poi così perentorio e, quando siamo entrati in campo, è rimasto a sorriderci con i suoi bei denti dagli spalti della curva.

Abituati ai campacci spelacchiati di periferia, l’erba del Liberati fu un’epifania di velluto. Seguimmo timorosi lo sterrato della pista e guadagnammo il nostro posto vicino ai fotografi, dietro la porta difesa da Astutillo Malgioglio. Uno di essi ci intimò di andarcene. E io, prontamente: siamo raccattapalle, noi. Ci squadrò divertito: i mocassino ai nostri piedi non lo convincevano del tutto, era chiaro. Ma un altro fece: lasciali sta’… so’ bardascetti. Lo guardammo con una riconoscenza disarmante e ci accovacciammo a bocca spalancata. Eravamo al cinema. Davanti a noi correvano, imprecavano, sudavano le figurine Panini in carne ed ossa. E se facciamo gol? Tu entri in campo? Io no, ché ci cacciano.

Poi arrivò un cross dalla destra. La palla partì dai piedi di non so chi e restò in orbita per un’eternità. Vedemmo Gianni De Rosa caricare il muscolo della coscia sinistra e saltare su come un grillo. Daje!, urlai con la pancia. Daje!, strillò mio fratello. Ma l’arbitro fischiò fallo contro e sorrise paternalistico al nostro numero undici. De Rosa protestò un po’, agitò la zazzera e poi si girò verso di noi, ci guardò e ci fece l’occhiolino. Che – a pensarci – è un modo magnifico di trattare due ragazzini a bordo campo.

Ora De Rosa non c’è più: incidente stradale. Anche mio zio se ne è andato via. Un pudore immotivato non mi ha permesso di ringraziarlo come si deve. Per l’ultimo saluto sarebbe stato bello – come inutile atto riparatorio – infilargli nella tasca della giacca il portachiavi delle Feramascotte. In quel Ternana-Brescia, quando decise di non toglierci la gioia della strizzata d’occhio di De Rosa, c’era in lui la certezza che tifosi di viscera si diventa soltanto da bambini. Per quello che conta, quel portachiavi non ce l’ho più. Secondo me un uomo di dieci anni è riuscito a consegnarglielo prima che chiudessero la cassa. Senza essere visto da nessuno. Sì, dev’essere andata proprio così.


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26 gennaio 2012


TIR ITERA

Scommettiamo che tempo tre giorni e Carlin Petrini se ne torna a bomba con la storia dell'agro romano ("areale agricolo", lo chiamava commentando il blocco dei tir del 2007) in grado di sfamare una metropoli? O l'ha già riscritto e mi sono distratto?


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25 gennaio 2012


IDEE PER IL QUARTO?

John Elkann papà per la terza volta: dopo Leone e Oceano, è nata Vita. Un altro nome dal respiro larghissimo, anche se c’è da dire che stavolta si sono superati. Chiamare una nuova vita Vita rappresenta una sorta di incarnazione con la Storia, di sovrapposizione del destino di una famiglia con il divenire del Cosmo, di sussunzione del particolare nell’Universale.
Con il secondogenito erano stati in verità più sobri. Sì avrebbero potuto chiamarlo Atlantico o Pacifico, ma in fondo Oceano mantiene un profilo meno metafisico. Oceano – dopotutto – non è Acquo.
A questo punto l’unico ad essere rimasto fregato è il primo nato: con tutti questi nomi generali perché solo Leone e non Animale?




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25 gennaio 2012


MICHEL

Martone? Meglio Platini


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20 gennaio 2012


BATTUTE INVOLONTARIE

In una locandina ieri stava scritto così: IL VICE DI SCHETTINO E' UN GENOVESE "LA VERITA' VERRA' A GALLA". Magari l'hanno scritta là da Spinoza.


18 gennaio 2012


SIOR CAPITANO MI STIA A SENTIRE

Su questa faccenda Schettino vs. De Falco sono parecchio d'accordo con Alessandro Turano: "Nella migliore delle ipotesi De Falco telefona per inchiodare Schettino alle sue responsabilità e, nello stesso tempo, per smarcarsi".
Che poi - a leggere tra le righe - anche
Adriano Sofri un po' lo ridimensiona, il De Falco "che al sicuro di un ufficio sta parlando al luogo di un disastro".


17 gennaio 2012


HAI PRESENTE UNA VITA A GHIGNARE IN UN PULLMAN

Mi è piaciuto molto questo ritratto di Carlo Fruttero tirato giù da Aldo Cazzullo. Di quel poco che ho letto di Fruttero (e Lucentini, chè l'uno non sarebbe pensabile senza l'altro) mi pare piuttosto veritiero: era divertito dalla gente travertino, i duri e puri lo facevano sorridere. E' per questo che immagino la sua faccia quando Calvino lo invitava ad iscriversi al Pci e - ancora di più - immagino il suo ghigno un po' nauseato ascoltando l'intemerata navonesca di Nanni Moretti contro il povero Fassino. Qui vorrei riprendere una cosa che secondo me è la prova del suo (loro) sguardo lungo. E, purtroppo, minoritario. 

p.s. a proposito di uomini travertino, vi consiglio di dare una scorsa a questo libro di Ernesto Ferrero sugli anni d'oro di Einaudi (nel senso di casa editrice) e degli einaudiani.


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13 gennaio 2012


PROPOSTA


Floris inviti
Galliani a Ballarò. Tutte le puntate.


12 gennaio 2012


IL MINISTRO PATRONI GRIFFI E LA "PARTITA DI GIRO"

Come altri prima di lui anche il Ministro della Funzione Pubblica Filippo Patroni Griffi è sulla graticola a causa di un appartamento. In questa intervista a Repubblica spiega – anche con passaggi umanamente toccanti – che il prezzo pagato per la casa vicino al Colosseo è un prezzo congruo e che nell’operazione compiuta nel 2001 non c’è nulla di illecito. Dice anche che oggi – da ministro – quell’azione non la rifarebbe perché, sebbene lecita, sarebbe inopportuna.

Qui sotto alcuni passaggi dell’intervista.

Persino Scajola ha fatto meglio di lei.
"È un'offesa insopportabile. Accostare me a lui. Il mio è un atto lecito, che migliaia di altri italiani avrebbero fatto e farebbero!".
(...)
Perché al Colosseo le case costano così poco?
"Era il 2001, quindi fissi in mente i valori immobiliari di quell'anno. E lo stabile era in condizioni decrepite e tutta la giurisprudenza documentava come non fosse sufficiente l'ubicazione centrale per definire "di pregio" un manufatto. Io ero uno dei quaranta condomini e facevo il giudice. In assemblea fu chiesto a me, in quanto giudice, se fosse possibile esperire un'azione per godere della riduzione prevista dalla legge. E io - da condomino - feci il mio dovere. Spulciai le carte e risposi che esistevano tutti gli estremi perché quel palazzo fosse dichiarato non di pregio".
(...)
Ministro, un secondo privilegio di cui ha goduto è di aver percepito per tanti anni due indennità: magistrato amministrativo e capo di gabinetto di molti ministri.
"È un problema che non mi sono posto. Pensavo a una partita di giro per lo Stato".
Due stipendi invece che uno, quale partita di giro?
"Pensavo che l'incarico di capo di gabinetto, per la delicatezza e l'aggravio dell'impegno, giustificasse l'indennità aggiuntiva. Del resto stabilita dalla legge, non da me".

Premetto di essere d'accordo con il ministro: c'è una bella differenza tra la vicenda Scajola e il suo (suo di Patroni Griffi) "appartamento low cost". Di simile c’è soltanto l’ubicazione e un costume giornalistico che quasi sempre ama le semplificazioni.
Quello che vorrei far notare - ma forse è soltanto una questione accessoria - è la differente solerzia utilizzata del ministro in due situazioni certamente diverse ma che ci piace accostare. In un caso ha profuso tutto il suo impegno per far valere un diritto di cui era portatore; nell'altro "non si è posto il problema". Là la legge gli consentiva di prendere l'appartamento ad un prezzo minore e lui se ne è accertato prontamente, qua la legge gli permetteva di avere due indennità, ma lui non avrebbe neanche potuto immaginare di rifiutarne una, non tanto perchè quella legge non glielo proibiva ma semplicemente perché credeva si trattasse di “una partita di giro".
Insomma... non lo sapeva.


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4 gennaio 2012


CI STAI?

Trovo che ci sia parecchia demagogia nella campagna che il Corriere della sera sta portando avanti su questa cosa degli stipendi dei parlamentari. Mi è piaciuta quindi la risposta di Ugo Sposetti, ex tesoriere dei Ds e attualmente senatori del Pd, ad Andrea Garibaldi: “Al ristorante della Camera sarò andato quattro volte, ma spesso trovavo i tavoli occupati dai giornalisti parlamentari”.
Detto questo, mi è parsa un po’ fuori luogo la dichiarazione del deputato Pdl Altero Matteoli, contenuta nello stesso articolo: “La retribuzione è alta perché quello del parlamentare non è un lavoro sicuro”. Il che è senz’altro vero, anche se ci sarebbe da eccepire che ci sono nel mondo – e anche in Italia – molti altri mestieri non sicurissimi e non per questo con retribuzioni da parlamentare. Prendete un grafico trentenne di una qualsiasi agenzia di comunicazione: è a rischio o non è a rischio? E quanto guadagna?
Ci sarebbe anche da dire un’altra cosa: se uno ama la sicurezza non glielo prescrive mica il medico di fare il parlamentare. Non parlo certo per me – che non sono all’altezza e amo la stabilità – ma c’è in giro un sacco di gente che accetterebbe di fare un salto nel buio: ok Matteoli, tu vieni ad insegnare estimo alla Scuola commerciale e io mi faccio cinque anni a Montecitorio.




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