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attentialcane [ politica e occidentalismi ]
 


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Antipixel di Lamianotizia 


19 gennaio 2008


VITE MALVISSUTE VS. CATTO-PRIDE

Aspettando l'Angelus politico di domani mi sono riletto questo buon editoriale del Riformista di ieri, non tanto per la boiata detta dai Mastella ma per la chiusa che secondo me è di un certo rilievo.

"Ma c'è pure, per restare alla cronaca, la possibilità che per la prima volta nella storia del Papato di Roma, domenica prossima, si assista al primo Angelus trasformato in manifestazione politica. Noi speriamo con tutto il cuore che non succeda. Perchè, se succedesse, vorrebbe dire che ci siamo messi su una china pericolosissima per tutti. Laici e cattolici".

E, per vedere come è questa brutta china, sarebbe bastato che uno avesse letto ieri sul Foglio un articolo emblematico del catto-pride prossimo venturo. Un articolo, firmato da Luigi Amicone, di una violenza verbale quasi
commovente. Scelgo fior da fiore:

"laicità che si è trasferita armi e bagagli nell'accampamento del fideismo più opaco e trucido (...) Non è solo sordità di chi non vuol sentire, è proprio manifesta crisi di ragione e di ragioni (...) votati a una ragione che si alimenta col furto delle candele in chiesa (...) Si capisce, infine, perchè la giustizia e il diritto siano così scempiati e portati al guinzaglio dai fidi maestri sostituti della'utentica legalità con la discrezionalità esatta dall'odio (sic!), da vite malvissute, dalla convenienza politica e dalla mai appagata ansia di protagonismo qualunquistico"

Ecco, direi che Amicone non è esattamente il tipo col quale un laico (da intendersi sia nel significato popolare che in quello autentico di cattolico senza abito talare) possa dialogare senza innervosirsi. Anche - anzi, forse, soprattutto - per la sua prosa piuttosto zoppicante.


18 gennaio 2008


MASTELLISMI

 Mancini padre che manda in campo Mancini figlio. È successo al 37' del secondo tempo di Inter-Reggina, ritorno degli ottavi di Coppa Italia, quando il Mancini allenatore, Roberto, ha chiamato il cambio: fuori Crespo e dentro il Mancini giocatore, ovvero il 17enne figlio Filippo, giovane attaccante della Primavera nerazzurra all'esordio in prima squadra (Liverani)

"Non me ne fotte proprio. Mio figlio lo faccio giocare. Vi sputo in faccia a tutti quanti e vi faccio un mazzo tanto, avete capito?"


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18 gennaio 2008


PERFETTO

Come ha detto stamattina Massimo Bordin leggendo questo pezzo di Francesco Merlo, "perfetto".

"Per il resto, fateci caso, il giudice e il suo imputato si somigliano: nella facondia, nell'uso forte dell'indignazione, probabilmente nell'inadeguatezza, sicuramente negli accenti di sincerità che sono, in entrambi i casi, convincenti e disarmanti. E soprattutto si somigliano la vacuità di una giustizia montata sull'umore antipolitico e la vacuità di una politica montata sull'amore familiare. Il giudice è sincero quando veste di Diritto la secrezione biliosa dell'uomo qualunque contro la politica. Ma anche Mastella è sincero perché davvero non capisce cosa c'è di male a vestire da statista la propria moglie".


17 gennaio 2008


FINORA 'STA MANO E' STATA PIUMA...

Nella babele di reazioni contro il bavaglio al Papa ho isolato un paio di passaggi dell'intervista di Ruini al Corriere, passaggi che - magari sbagliando - considero assai significativi:

"Attaccare questo Papa non è giusto e neppure opportuno (...) Nelle mie prolusioni quante volte ho attenuato i toni sulle crisi, sui problemi dell'Italia; per favorire la concordia, per non inasprire i conflitti. Su materie delicate come i rapporti tra politica e giustizia e le questioni economiche, ci siamo andati piano".

Cos'è una minaccia? Dobbiamo aspettarci una Chiesa che rinuncerà ad "andarci piano" da ora in poi? Quello che è successo in questi giorni - e quello che succederà domenica all'Angelus - sono uno spartiacque nella tattica politica di questo papato: Roma e l'Italia come linea del Piave della restaurazione preconciliare, considerata l'arma vincente contro la secolarizzazione. Da cattolico posso dire che non mi piace per niente.
Fin qui le "cose grosse". E le piccole? Eccole: in Italia rinascerà un partito cattolico, magari reso presentabile con qualche artificio dialettico, un partito che costituirà il braccio secolare di questa tattica e che sta aspettando solo l'approvazione di una legge elettorale proporzionale per dare contezza di sè. Perchè va bene il dialogo sulle cose ultime e sui massimi sistemi, ma come si diceva qui un fante del Piave non sa cosa farsene della filosofia e dell'antropologia


17 gennaio 2008


LO AVETE VOLUTO?

Quando Follini in questo pezzetto sul Riformista parla di "sfiducia che non si addice a una dirigenza politica temprata alla disciplina" ho la netta sensazione che stia pigliando per il culo. 


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17 gennaio 2008


BAVAGLIO

Il discorso del Papa è da ieri sera sui siti più cliccati, è stato pubblicato oggi dalla maggior parte dei quotidiani, è stato letto alla cerimonia della Sapienza e stamattina il mio edicolante di fiducia alle ore 8.54 aveva già terminato le copie del Foglio. Così per dire.


17 gennaio 2008


E' VERO?

Non so se l'ho sognato stanotte, ma ieri mi pare di aver letto da qualche parte questa dichiarazione della moglie di Mastella "ce l'hanno con me perchè sono cattolica" o una roba simile.
Che qualcuno mi aiuti.


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16 gennaio 2008


IN MARGINE ALLA FACCENDA DEL PAPA ALLA SAPIENZA

Non è importante che siano andati a riprendere una citazione relativa a una conferenza tenuta da Ratzinger nel lontano 15 febbraio 1990. La citazione è l'ormai famosa affermazione di Feyerabend sulla ragionevolezza della condanna di Galilei contenuta in Contro il metodo. Abbozzo di una teoria anarchica della conoscenza, un bel libro che si occupa diffusamente di Galileo dal cap. 6 al cap. 12. Non è importante, dicevamo, perché in fondo le questioni sollevate da Feyerabend e riprese dall'attuale Papa non hanno perso la loro attualità. E' invece fondamentale capire perché si utilizza un epistemologo così critico verso la Ragione (con la maiuscola) da ammettere che le scoperte scientifiche rispondono ad un criterio anarchico, alla cocciutaggine, alla fortuna o – nel caso di Galilei – alle sue doti di persuasore e di imbonitore. In sostanza ogni scoperta scientifica è una specie di rivoluzionario salto in avanti per nulla (o poco) collegabile alla vecchia visione del mondo che risponde, invece, ad una sua interna ragionevolezza (sempre su questi argomenti può essere utile sfogliare anche La struttura delle rivoluzioni scientifiche di Thomas Kuhn). Le verità – anche quelle scientifiche – in fondo sono da inquadrare tutte storicamente. Ratzinger non dice che la Chiesa ha fatto bene a condannare Galileo, ma dice che la condanna di Galileo era spiegabile nel contesto di quella ragione storica. Benedetto XVI in fondo utilizza questa impostazione per dimostrare che la Verità scientifica può essere messa in discussione tanto quanto la Verità di fede, minando alla base ogni sua pretesa di oggettività. Non lo dico io – sembra scusarsi – ma lo dice persino un relativista come Feyerabend.

Ora, l'argomento non appare del tutto convincente. Il Papa compie infatti un salto: visto che ogni idea di Ragione è per forza di cose contingente deve (deve?) esistere una “ragionevolezza più grande” che
possa ricomprendere in sé ogni forma di ragionevolezza finita. Solo che Feyerabend non sarebbe affatto d'accordo, anzi si troverebbe piuttosto a disagio nell'essere citato per questi scopi. Non è affatto scontato che siccome non c'è Ragione nello sviluppo progressivo della scienza (anzi, è proprio l'idea di progresso ad essere fasulla) allora ho dimostrato l'esistenza di una Ragione superiore. Feyerabend, o qualsiasi altra persona, potrebbe opporre a Benedetto XVI il Caos, Ananke, addirittura l'assoluta mancanza di regola, l'Anarchia pura, appunto. In realtà il Papa deve ammettere che quel salto si può fare solo con la fede e non - come ripete da sempre - con la forza della ragione.

Ma proviamo a vedere le cose da un'altra angolazione. Ratzinger cita Feyerabend per dire che aveva torto a pensare quelle cose su Galileo. La sua intenzione sarebbe dunque quella di dimostrare che in realtà Scienza e Chiesa vanno a braccetto. Non si dà scienza infatti senza presupporre una verità da scoprire e quella verità deve essere supposta “senza virgolette” (si veda questo recente articolo di Vattimo), cioè oggettivamente: ho fiducia che esista una legge naturale che permane e cerco di capire come funziona il mondo in base a quella legge. Ecco, quell'idea lì di verità proviene dalla tradizione cristiana e in forza di questa comune radice gli scienziati dovrebbero ringraziare il Papa se riescono a tenere la barra dritta contro epistemologi come Feyerabend. Dunque Galileo non può che nascere all'interno della tradizione cristiana. Solo che, ammesso che questo legame oltre che vero sia virtuoso, dovrebbe valere anche nel senso opposto: il Papa dovrebbe rimborsare a pie' di lista tutto ciò che scaturisce dalla ricerca scientifica.

p.s. Il discorso che avrebbe dovuto pronunciare il Papa domani alla Sapienza non l'ho ancora letto. Poi vi dico.


16 gennaio 2008


LA RELIGIONE NELLE SFERE PUBBLICHE

(Ansa)

Dopo la nuova strepitosa performance di Graziano Cecchini, questa suora controlla se tra una pallina di Saronni e una di Beccia c'è quella di Papa Ratzinger.


16 gennaio 2008


MARTIRI IMMAGINARI

Poi ci torno. Intanto però direi che la cosa più fastidiosa in questa faccenda della Sapienza è che l’Italia rischia di passare per una Turchia o una Cina qualunque. Prima di parlare della sostanza del contendere sarebbe utile osservare che la Chiesa, oltre ad avere organi ufficiali di comunicazione con l’esterno e altri meno ufficiali ma piuttosto efficienti, ha almeno una paginata ogni giorno su quasi tutti i quotidiani. La religione - per usare una terminologia cara a Ferrara - sta già, mani e piedi, nel discorso pubblico. Una volta ci pensa il vaticanista, un’altra l’intellettuale di sinistra che dialoga con Ratzinger, un’altra ancora (spesso) Volontè che rilascia dichiarazioni all’Ansa anche sulla menopausa delle cavallette mettendoci dentro relativismo, nichilismo e anticlericalismo. Insomma, fermo restando che avrebbero fatto meglio a consentire a Benedetto XVI di parlare, non mi pare che al Papa manchino le occasioni di esprimere il proprio pensiero. In generale.

p.s. a proposito di organi meno ufficiali, quando il Foglio metterà in rete le sue pagine leggete in prima “La scemenza” sul "porchettaro anticlericale fancazzista". E’ da lui che noi di sinistra dovremmo affrancarci.


15 gennaio 2008


PUNTI DI OSSERVAZIONE

Willer Bordon annuncia le proprie dimissioni da parlamentare. Non ce la fa più: "Alla bouvette - ammette - pago il caffè 50 centesimi... ma come ci guardano ormai gli italiani?". Bordon ha intenzione di presentarsi come sindaco di Roma e inizierà la campagna elettorale girando in camper per la città. Così, per non dare punti di riferimento fissi agli osservatori.


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15 gennaio 2008


BATTISTA, VOLTAIRE E IL PAPA

Vittorio Zambardino ha qualcosa di importante da dire a Pigi Battista in merito a Voltaire e alla libertà del Papa di parlare alla Sapienza.


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14 gennaio 2008


A SALOMON... NUN STA' A FA' LA MUFFA

 

Peggio del politichese c'è l'anticastese. E' bene che qualcuno lo ricordi ad una Marina Salomon decisamente battagliera che ieri, in sede di commissione valori del Pd, ha urlato "siamo tutti vecchi qui dentro", a sottolineare che il linguaggio del Pd è stantio, la gente non lo capisce e via andando. "A un certo punto - dice - mi volto e vedo che un po' tutti, a turno, si alzavano e andavano in fondo alla sala (...) a parlare con i giornalisti". E infatti oggi il Corriere della sera li ha puniti tutti intervistando lei e titolando: "Caro Reichlin, quanta muffa in questo partito".

IMPORTANTE: sottolineerei che dalle mie parti muffa è utilizzato, oltre che come sostantivo, anche come aggettivo. Significa furbetta, finta tonta, cose così.


14 gennaio 2008


DIFFERENZIAZIONI

"L’occupazione del territorio da parte dei Verdi è un aspetto che ci dovrebbe preoccupare tutti".

Il resto
su Left Wing, dove, a proposito di emergenza rifiuti, si evidenzia che la Provincia di Napoli - guidata da un verde - ha speso solo 150mila euro per la promozione della raccolta differenziata e 7 milioni e mezzo per le sagre paesane.


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11 gennaio 2008


MA GUARDA SE MI TOCCA PASSARE PER UNO CHE DIFENDE GRILLO

Sono ormai un paio di giorni che mi ronzano in testa pensieri confusi. Dovrebbe essere tutto semplice, invece. Riassumo: Alessandro Gilioli, che è un giornalista (bravo) de L'Espresso, vuole intervistare Beppe Grillo, comico (bravo) che da un po' di tempo fa il politico (pessimo) e sta sparando sulla casta dei giornalisti (sia quelli bravi che quelli pessimi). Grillo viene convinto a stento ma, lette le domande in anteprima, rifiuta l'intervista. Più o meno tutta la blogosfera si schiera con Gilioli perché suona un po' strano questo Grillo che afferma di essere vittima di censura e poi sputa su tre o quattro pagine di uno dei più diffusi e prestigiosi settimanali italiani. Gilioli spiega il rifiuto così: 1) Grillo ha paura del confronto perché il dialogo sgonfierebbe il segreto del suo successo, cioè l'assertività; 2) Grillo campa sul vittimismo; 3) Grillo si nasconde dietro Internet per non comunicare, ma per continuare a fare monologhi.
Molti blogger, dai più famosi a quelli meno cliccati, sottoscrivono i tre punti.

Dicevo che sono un paio di giorni che mi ronzano in testa pensieri confusi. Sarà perché quando le reazioni sono in larga parte così univoche (lasciamo stare i cosiddetti “grillini” chè non sono interessanti), allora c'è qualcosa di strano. Oppure no, dipende soltanto dal fatto che Grillo è inequivocabilmente, oggettivamente indifendibile. Comunque proprio perché io di Grillo non sopporto nulla, non sono imputabile di intelligenza col nemico se mi chiedo: e se, viste le domande, avesse pensato (maldestramente) di evitare il trappolone? Ma le avete lette? Dice Gilioli che sono domande “non a zerbino”, semplicissime, però – aggiungiamo noi – pelosamente innocenti. Alcune di esse infatti sono domande aperte che presuppongono sì una risposta articolata, sfumata, ma pur sempre ben definita. Chiedere infatti se giornali e rete possano convivere, se i giornali possano fare anche buone inchieste, se ai fini delle provvidenze pubbliche gli organi di partito e tutto il resto della stampa (compreso Manifesto e Internazionale) pari sono, beh, sono non-domande. Come fai a rispondere no alle prime due e sì alla terza senza passare per squinternato? Così immagino che Grillo abbia detto: ma che se le faccia da solo, me non mi frega.

Ok, siete ancora lì? Vedo uno di voi, l'ultimo della fila a destra che alza il ditino e chiede: ma scusa, che c'entra? Grillo doveva accettare la sfida e basta. Vero. Grillo ha tortissimo, ma quello che mi premeva sottolineare qui è un'altra cosa: il meccanismo che ha permesso a Gilioli di essere innalzato agli onori della blogosfera senza che nessuno (magari qualcuno c'è e non lo so) si sia dato pena almeno di increspare un pochino questo mare piatto di conformismo.
E' probabilissimo che stia prendendo una gran cantonata, ma io ho idea che Gilioli abbia avvicinato Grillo avendo bene in mente il tipo di reazione che sarebbe scaturita da quelle domande poste in quel modo. Il fatto è che le domande non sono mai neutre. L'idea del giornalista che chiede e che lascia libero l'intervistato di tirar giù i suoi pensierini è una balla. Innanzitutto perché di domande se ne possono fare mille e, tra le mille, l'intervistatore solitamente sceglie quelle venti che gli servono a dimostrare una sua tesi e lascia a mollo le altre novecentottanta. Sì, mi direte, ma Gilioli aveva assicurato massima libertà e nulla vietava a Grillo di introdurli lui gli argomenti che gli stavano più a cuore. Niente da eccepire, chi scappa ha torto, fa una figuraccia e si fa un tremendo autogol. Però pure Gilioli, se voleva girarlo davvero 'sto documentario sull'animale Grillo, poteva non spaventarlo. O forse – appunto – mirava proprio a farlo ritirare nella sua tana per dimostrare a tutti che non ci si può fidare del lupo populista travestito da pecora democratica. E viste le reazioni che si registrano in giro per la rete direi che, se questo era il suo intento (ma propendo per il no), ci è riuscito egregiamente: la mancata intervista vale, come notizia, più dell'intervista.

Ecco, le reazioni (qui ce ne sono alcune. Cliccate i blog senza leggere i commenti, please). Non vi sembra piuttosto comico questo applauso scrosciante dei blogger uniti come un sol uomo? Grillo non piace ai maggiorenti della blogosfera perché – dicono – usa male il mezzo, utilizza la rete come megafono, non accetta feedback, urla e vuole solo truppe cammellate. Blog invece è comunicazione a due vie, comunità, dibattito, confronto. Questa mancata intervista a Gilioli in fondo certifica la scarsa propensione del comico genovese all'interazione, diciamo così. La rete e i blog (tutti) però rispondono anche a logiche piuttosto torbide, funzionano con l'effetto-pecora e amplificano un'impostazione amico-nemico semplificatoria. Non mi pare che la blogosfera abbia brillato, in questo caso specifico, per anticonformismo e rifiuto del tifo da bar.

Uno queste cose se le aspetta da un “grillino”, meno da blogger autorevoli che fanno del bloggare virtuoso quasi una forma di religione.


11 gennaio 2008


LA SACRALITA' DEL LEGAME

Se Ferrara legge questa notizia siamo fritti.


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11 gennaio 2008


"C'HAI PROVATO ANCHE CO' MANAUDOU"

Il mio gruppo rock di riferimento, dopo essersi occupato delle faccende di Cosimo Mele e Gianfranco Fini, continua a scandagliare il rapporto sesso-potere. Ora ha qualcosa da dire pure su Sarkozy.


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10 gennaio 2008


PANEBIANCO NON E' ANDATO ALLA MONTAGNA

Leggendo che per Angelo Panebianco il senso della moratoria di Ferrara non è, "come pensano i poveri di spirito, di attaccare la legge 194..." viene un po' da sorridere. Ma, benedetto Iddio, se vuoi essere utile alla causa, ripassa almeno i fondamentali.


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10 gennaio 2008


BOZZINA

 

Purtroppo non so cosa farci ma a me Enzo Bianco fa pensare a Pupo
 


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10 gennaio 2008


HILLARY VA'


 
Bill Clinton dice della moglie che è "tutta cuore e acciaio".

n.b. naturalmente quello che guida la moto è lui


9 gennaio 2008


CARI AMICI DEL BLOG

Tenuto conto dei miei trascorsi, un paio di giorni fa (o forse tre o anche quattro) lui mi manda una mail svelandomi la novità. Oltre che dal fatto che ogni post inizia con un poco giovanile "cari amici del blog", confesso che sono stato sorpreso favorevolmente da un'altra cosa: Diaco ha ammesso il commento libero.


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9 gennaio 2008


ANANAS E FRUTTI TROPICALI A COLAZIONE

L' intervista del Corriere della sera a Berlusconi nella sua villa di Antigua è strepitosa. Ti aspetti da un momento all'altro che entri, avvolto "nell'abbacinante luce tropicale", Luciano Gaucci con due mulatte.


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9 gennaio 2008


LA LIBBBERTA'

E' vero. Da quando ci sono tutte queste macchine fotografiche digitali in circolazione è diventato pressochè impossibile mangiare una pizza senza finire sotto il flash. Si confida nello scatto seriale, si immagina di carpire la vita mentre scorre, si documenta, ci si cimenta. Ma non mi lamenterei eccessivamente: in fondo, è lo stesso meccanismo dei blog non trovate?


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8 gennaio 2008


LA FORZA DI UN AVVERBIO

Sabato la sbrodolata di Ferrara mi aveva fatto piuttosto impressione. Per la violenza, l’antimodernità, insomma sì, per la bava alla bocca. E dire che a questa iniziativa messa su dal Foglio non sono contrario in maniera preconcetta. L’unica cosa che temo è la sua pretestuosità. Siccome gutta cavat lapidem va a finire che tra tre o quattro mesi qualche cardinale si alzerà in piedi e dirà “bene, andiamo alla radice del problema: basta con questa 194 del cavolo”. Certo non lo diranno mai in modo così brutalmente ingenuo, mica son scemi. In fondo, forse, al di là di tutta questa antropologia, e filosofia, e linguaggio pieno di ismi, insomma al di là di tutta la roba “grossa” che Ferrara mostra di muovere, l’obiettivo potrebbe essere circoscritto all’Italia. Non è vero del resto – come è stato scritto da molti vaticanisti – che l’Italia è stata scelta per essere il “piave” della chiesa cattolica, la linea dura e pura da tenere e dalla quale ripartire per la controffensiva?
Comunque, dicevamo, sabato siamo stati piuttosto impressionati. Per tutte le cose che hanno impressionato Massimo Adinolfi. Ma anche per un passaggio secondo noi cruciale, anzi per un semplice avverbio: “la moratoria è la scelta di rendere chiaro, di formalizzare filosoficamente, giuridicamente, ed anche eticamente questa risposta: no all’aborto”.
Certo, quel giuridicamente si riferisce alla “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo” e non alla nostra legge sull’interruzione di gravidanza. Però capite bene che un fante del Piave non sa cosa farsene della filosofia e dell’antropologia.


7 gennaio 2008


ALCUNE COSE BUTTATE LÌ SULL’ANTIVELTRONISMO

Di Veltroni non amiamo praticamente nulla e non stiamo a ripetere cose già dette in varie occasioni. Però. Però mi pare che adesso si debba dire una cosa: a forza di realismo politico stiamo tornando ai tempi della centralità della Dc. Ho letto l’ultima cosa su Left Wing e condivido tutta la prima parte: Veltroni non può dire, tra le altre cose, che il sistema elettorale tedesco produrrebbe la Grande Coalizione. Non può dirlo perché fino al giorno prima ha sostenuto che quel sistema avrebbe generato il ritorno alla politica dei due forni, il che è l’esatto contrario. Chiedo: allora va bene la politica dei due forni? Certo, occorre smascherare Veltroni e la sua vocazione maggioritaria che altro non sarebbe che puntare ad una sconfitta onorevole per militarizzare il Pd e proporre – poi – una riforma costituzionale ben più rivoluzionaria (e con chi?). Che vada piuttosto al congresso con quella riforma e se la giochi.
Tutto sacrosanto. Però – ripeto – a che serve andare alla pugna al congresso se nel frattempo si dovrà trasformare, complice una legge elettorale schiettamente proporzionale, il Pd nella nuova Dc? Sempre ammesso che la Dc, quella vera, non la rifacciano altri.
Io mi domando: se la linea Veltroni non era il migliore dei mondi possibili (e non lo è) come mai si è rinunciato alla battaglia in sede di primarie? Perché Bersani se ne è stato acquattato? Perché si è accettato – più o meno tutto il gruppo dirigente Ds – di presentare liste collegate a Veltroni, da “pizzicagnoli per Veltroni” a “Lotta Comunista per Veltroni" giù giù per li rami fino a “Per Veltroni hip hip hurrà”?
Non sarà che, anche in quell’occasione, come in tante altre – a partire dalla infausta proposta di avere Prodi come leader alle ultime politiche – è mancato coraggio? E che manchi purtroppo anche adesso?


6 gennaio 2008


SEE YOU LATER



Vista ieri sera la trasmissione Rai per i 70 anni di Adriano Celentano, ma possibile che nessuno gli abbia consigliato, al "molleggiato", di grattarsele ben bene?


5 gennaio 2008


AL FOGLIO DEVE ESSERCI UNA TALPA

Il Foglio è uscito oggi con un editoriale in cui si dice che a Repubblica non vengono mai ospitate opinioni discordanti dal credo di centrosinistra. Insomma non sono, quelli di Rep, come il liberal Nyt che ha da poco assunto il neocon Bill Kristol. “Malgrado l'acquisto dei diritti in esclusiva per l'Italia – scrivono al Foglio – non capita mai che Rep. pubblichi una delle voci controcorrente del New York Times... (che) ha già tra i suoi editorialisti fissi un altro neocon come David Brooks”.
Ebbene, oggi Rep. ha pubblicato un articolo di David Brooks.


5 gennaio 2008


IL TEDESCO MI FA SCHIFO. ECCO, L'HO DETTO

Intervista spessa quella di Veltroni. Tiriamone fuori alcuni passaggi (i miei sono soltanto appuntini messi lì eh, quindi perdonerete alcune rozzezze, concettuali e di forma).

Se mi si chiede qual è il sistema che preferisco, io rispondo il sistema francese: doppio turno e sistema presidenziale (...) Dobbiamo distinguere due fasi diverse. Una prima fase riguarda l'oggi: nelle condizioni attuali, ciò che dobbiamo ottenere è un sistema proporzionale ma bipolare, per evitare il rischio dell'ingovernabilità. Poi c'è una seconda fase che riguarda il futuro: e dico fin da ora che quando si andrà al voto, mi auguro nel 2011, il Pd si presenterà proponendo agli italiani il maggioritario a doppio turno, con l'elezione diretta del Capo dello Stato”.

Ricordo molte interviste negli ultimi due anni da parte di esponenti di spicco dell'allora Ds. Lasciando stare il presidenzialismo (o più correttamente, come ricorda Sartori, il semi-presidenzialismo), tutti più o meno dicevano di preferire il doppio turno, ma osservavano che non si poteva fare poiché mancava la necessaria intesa tra le forze politiche. Anche D'Alema – lo ricordo benissimo – usò la stessa espressione di Veltroni: se mi si chiede... eccetera.
Onestamente mi sono un po' scocciato delle doppie fasi. Se si mettono d'accordo Fi, An e Pd il doppio turno si fa domani. Certo, dopodomani Prodi cade, ma suvvia, un po' di animo! Ci ritroviamo questa situazione a causa della mancanza di coraggio di due anni fa, quando si candidò Prodi – appunto – per paura e si rischiò addirittura di perdere. Non capisco: dobbiamo aspettare il 2016 per andare a votare con un sistema a doppio turno?


5 gennaio 2008


MONUMENTALIZZAZIONE NARCISISTICA DELLA FIGURA DELLO SCRITTORE

Repubblica oggi sulla faccenda monnezza mette in prima un articolo di Roberto Saviano. Cosa si pensi qui di Saviano lo si ricorderà. Comunque il miglior commento lo scrive - sempre su Repubblica e sempre oggi, nell'Almanacco dei libri a pag. 43 - Stefano Giovanardi recensendo un libro di Sergio Nazzaro Io, per fortuna c'ho la camorra.

«C'era da aspettarselo, sui nostri editori, un effetto-Gomorra. E infatti eccolo puntuale, l'esordiente Sergio Nazzaro, con Io, per fortuna c'ho la camorra, che reca come strillo di copertina un'allocuzione cameratesca e un po' western dello stesso Roberto Saviano. Giornalista free lance come lo era Saviano, come lui si occupa di camorra: o meglio ci racconta come si vive nei paesi campani infestati dalla criminalità organizzata. (...) Ma soprattutto, come Saviano, rappresenta se stesso, i propri pensieri, i propri sentimenti, le proprie indignazioni, e anche, ma di sfuggita, il proprio sprezzo del pericolo. Una sorta di lirismo eroico, (...) Nessuno, davvero, avrebbe mai immaginato che dal tema-camorra potesse nascere una nuova post-moderna “prosa d'arte”, tutta trasalimenti e sospiri, melanconia sussurrata e rabbia; e soprattutto che di lì potesse trarre alimento una diversa forma di monumentalizzazione narcisistica della figura dello scrittore, anche quando sia ridotto a reporter del nulla. E invece è successo, alla faccia dei morti ammazzati. Onore alla potenza del mercato!».


4 gennaio 2008


NIENTE GIOCHETTI DA PRETI

In linea di massima, in materia di moratoria sull'aborto, mi sento di essere cautamente d'accordo con lui. In definitiva perchè l'ha messa giù bene: bisogna far diventare l'aborto, che è prima di tutto una faccenda culturale e antropologica, uno degli argomenti della discussione pubblica. Seriamente, però. Inoltre mi piace molto il concetto di "libertà dal punto di vista culturale ed etico", che però è un concetto - a pensarci bene - un tantino scivoloso. Quello che invece temo fortemente - e gliel'ho scritto - è che, in realtà, "introdurre il discorso" porti piano piano a considerare normale impedire per legge l'interruzione di gravidanza. E che molti cattoliconi (la truppa dei farisei di cui parla Filippo Facci) altro non stiano aspettando che sferrare la proposta finale.
Il giorno di Natale ho ascoltato l'omelia di un mio amico prete. Diceva che sì, va bene la moratoria sulla pena di morte, noi cristiani siamo contenti, ma per un cristiano che ci sia o no la moratoria non cambia nulla perchè il cristiano non uccide. Punto. Ecco, il cristiano per non abortire non ha bisogno di una legge che lo vieti, non lo fa e basta. Poi certo, parlarne non solo in Chiesa, visto che le Chiese non sono proprio affollate, aiuta Ruini e compagnia. Però attenzione: niente giochetti da preti.


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permalink | inviato da attentialcane il 4/1/2008 alle 13:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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