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FINANZIAMENTO PUBBLICO DEI PARTITI E VECCHIE PAROLE

“… qualcuno dovrà pur dire come si concilia la retorica della separazione tra politica ed economia con la campagna contro il finanziamento pubblico dei partiti e in favore del modello americano, dove l’influenza delle grandi lobby economiche è addirittura istituzionalizzata (...) E’ sotto gli occhi di tutti il modo in cui, nei fatti, tali opposte argomentazioni si conciliano. I partiti, o magari i loro singoli esponenti, che sapranno guadagnarsi il favore di chi controlla l’informazione e la finanza – tanto più che in Italia le due cose vanno insieme come ciliegie – non avranno difficoltà a trovare le risorse e la pubblicità di cui hanno bisogno. Gli altri imparino a comportarsi come si deve, oppure si arrangino con le sottoscrizioni dei militanti e con i volantinaggi. Per far risparmiare i partiti c’è poi un sistema semplicissimo e già ampiamente utilizzato, che consiste nello stipare ministeri e assessorati di funzionari di apparato, lasciandoli così a carico della collettività, ma non più a carico dei partiti. E nel remunerare i propri privati finanziatori con appalti e con ogni genere di trattamento preferenziale”.

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Pubblicato il 27/8/2007 alle 10.33 nella rubrica Diario.

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