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I ROMPIPARADIGMA

Vedo che questa intervista a Nicola Rossi, che dice più o meno di azzerare tutto (“anche Fondazione Italianieuropei, Nens, Astrid, Arel”) e di adottare criteri meritocratrici nella selezione delle classi dirigenti, ha suscitato alcune divertite osservazioni. In verità il concetto di “meritocrazia”, così come quello di “mercato” o di “sburocratizzazione” o di “investimenti-in-formazione-e-ricerca” (potremmo continuare), che in sé non contengono nulla di male (anzi!), sono ormai diventati una sorta di mantra che viene ripetuto ad ogni pie' sospinto. Uno – per dire – ha un incidente sulla statale del Brennero e se la prende con la scarsa formazione dell'autista o con la mancanza di criteri veramente oggettivi per concedere o meno la patente. Orfini in particolare centra il problema: chi decide cosa è degno di merito? Non sarà che alla fine chi parla di meritocrazia in realtà pensa, senza saperlo, alla cooptazione? Non è sempre meglio contare e contarsi attraverso il meccanismo elettorale? C'è però da dire una cosa: è vero che alle recenti primarie il criterio per scegliere la classe dirigente è stato affidato – sottolineo, per la prima volta – al voto, però, siccome le liste bisognava pur formarle in qualche modo, alcuni hanno avuto da ridire proprio sulle modalità: chi ha deciso la posizione dei vari candidati nelle liste stesse? Il problema è che non viviamo nel migliore dei mondi possibili e quindi ogni criterio è di per sé imperfetto, sebbene nella scala dell'imperfezione ci siano cose migliori e cose peggiori. L'altro problema (che in realtà vorrebbe azzerare tutti gli altri) è che ci sono persone le quali, magari in buona fede, ritengono che occorra puntare dritti alla perfezione. Sono coloro che promuovono le rivoluzioni, i ribaltamenti dei paradigmi e – quindi – il ricambio cruento dei soggetti che incarnano il vecchio paradigma. Questo, che è l'esatto contrario della cooptazione ma anche leggermente diverso da una normale pratica di democrazia, è successo nel '92 e qualcuno vorrebbe succedesse anche ora.

Pubblicato il 20/10/2007 alle 10.8 nella rubrica Diario.

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