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DIACOBUS - 12

Oggi Pierlu emette dagli atri mucosi del suo intimo tre nuove parole.
E’ la terza puntata, un po’ come nelle trilogie greche. Arghh!
Riassumiamo.
Ieri l’altro: desiderio, volontà, felicità.
Ieri: striscia, retta, via.
Oggi: FreeSofri, FreeSofri, FreeSofri.
E poi candidamente ammette: “Siccome da alcuni giorni il naufragar è dolce nel mio mar… ho pensato che non sarebbe stato divertente fare del mio delirio una soap operina dentro questa già quotidiana soap opera”.
Ora, può darsi (anzi è sicuro) che non riusciamo penetrare l’oracolo cumano perché siamo poco intelligenti o poco avvezzi alle divine stanze. Però sulla citazione leopardiana, da buoni scolaretti, vorremmo dire questo: ma sedendo e mirando, interminati spazi di là da quella, e sovrumani silenzi e profondissima quiete io nel pensier mi fingo.
Ecco, se il Giovane Diaco stesse sovrumanamente silenzioso potremmo immaginare l’infinito, la potenza, la vertigine della sua testa pensante.
E invece parla e scrive ed emette suoni laringo-sfinterici.
E allora quell’infinito che tocchiamo con mano è niente altro che l’immensità del vuoto torricelliano.

Pubblicato il 21/6/2003 alle 12.17 nella rubrica diacobus.

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