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SANGUE E SUOLO

Erano passate poco più di 24 ore da quando avevo letto sul Corriere della Sera una frase di Marcello Pera contenuta nella sua ultima fatica letteraria: “Si tratta di coltivare una fede in valori e principi che caratterizzano la nostra civiltà e di riaffermare i capisaldi di una tradizione della quale siamo figli”. Erano passate poco più di 24 ore, dicevo, e come ogni lunedì tornavamo – il quasi seienne ed io – dal campo di calcio, quando nel vento sferzante del novembre genovese siamo entrati dal macellaio Andrea per farci preparare un paio di hamburger, l'uno per il ragazzo-si-farà e l'altro per il padre che vorrebbe tanto tornare ad avere la sua maglia numero cinque ché il sette no, mai avuto. Insomma eravamo lì a guardare il miracolo sempre nuovo del tritacarne quando ho notato sul bancone sacchettini di farro della Valnerina e di lenticchie di Norcia. Cose semplici, magari indifferenti ai più, che hanno subito permesso di intavolare una discussione quasi religiosa sui salumi e i formaggi e lo zafferano e il tartufo nero e la carne tutta dell'Umbria. Insomma, cari signori, ra-di-ci.
Ed è stato solo allora che ho capito davvero la grandezza profetica dell'ex presidente del Senato.

N.B. il suolo del titolo è da intendersi nella duplice accezione valoriale di madre terra e campo di calcio.

Pubblicato il 24/11/2008 alle 21.32 nella rubrica Diario.

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