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FINI' CON I CAMPI ALLE ORTICHE

Si fa presto a dire reverendo Jones. A me la guida di Veltroni fa più pensare a un altro Jones: il suonatore. Uno che piglia lucciole per lanterne e che vede in un vortice di polvere una gonna. Uno che sente la terra vibrare al suono di sondaggi favorevoli ma alla fine non si accorge (ma forse sì, chissà) che si trattava soltanto del suo cuore, un battito che era una proiezione di volontà più che un'illusione senza riscontro nel reale. Uno che non capisce che se un campo è coltivato e un partito è strutturato ciò non vuol necessariamente dire che la libertà è stata messa a dormire. Ma quale libertà è possibile in un campo non zappettato? Il territorio va controllato, irrigato, recintato sennò il raccolto va a ramengo. Certo, la conduzione poetica dell'esistenza, il saper suonare, il gusto che si prova nel lasciarsi ascoltare è una sirena infida. Ma ci sono molte controindicazioni. Una di queste, checchè ne dicano Fabrizio De Andrè ed Edgar Lee Masters, è il rimpianto. Perchè non mi si venga a dire, per cortesia, che il ridere rauco dà voti.

Pubblicato il 22/12/2008 alle 8.43 nella rubrica Diario.

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