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“CHE COSA ME NE FACCIO DELLA SINCERITÀ”

Il testo di “Adesso che tocca a me”, di Vasco Rossi, è infame. E' infame perché uno che ha banchettato sulla greppia della disillusione (“abbiamo voglia solo di vomitare”) non accetto che venga qui e, con la scusa della poesia bukowskiana, mi pianga addosso il suo attuale disincanto. Perché delle due l'una: o era disilluso pure allora – come cantava – e allora i sogni di cui parla adesso, il motorino, Topo Gigio eccetera se li è inventati per pigliarci in giro; oppure ci prendeva in giro allora. E quindi perché si lamenta – adesso – che tutti sono più furbi di lui, quando se c'è un furbo qua sappiamo tutti chi è?

p.s. no è che stavo pensando a quale messaggio positivo può dare uno così ai lavoratori.

Pubblicato il 14/3/2009 alle 14.59 nella rubrica Diario.

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