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IL COMPAGNO GIULIO

Giulio Tremonti ha quasi sempre una posa (e una prosa) da eterno partecipante al congresso di Vienna, anche se dovesse raccontare di aver presieduto una riunione di condominio di un caseggiato a Torpignattara, che per i destini dell'assetto geopolitico dell'Europa appare decisamente poco impattante. Al di là di questo ("Il 9 ottobre, al Fondo Monetario a Washington, un venerdì, capiamo che il mercato di Londra il lunedì successivo non può aprire"), due passaggi dell'intervista che il ministro rilascia oggi al Corriere della sera sono da incorniciare. Il primo è sui cosiddetti Tremonti bond, il secondo sulla social card.
 
"E' un mezzo che allarga la base patrimoniale delle banche e dunque la possibilità di concedere credito. Ma quando le banche dicono che costa troppo sbagliano, perchè ragionano come se fosse uno strumento di debito. Non è stato pensato per le banche, ma per le imprese: serve per finanziare l'economia, non i loro bilanci. C'è il ritardo delle banche, è una responsabilità delle banche, e questo è il vero costo scaricato sulle imprese".

"Alla sinistra è mancata la capacità di lettura della realtà (...) finora a sinistra è stata prevalente la scelta dell'opposizione fine a sè stessa, ma se vuole è ancora in tempo per rendersi positivamente utile ai suoi elettori. Evitando che con il passare del tempo si finisca per pensarci noi".

Pubblicato il 16/5/2009 alle 16.16 nella rubrica Diario.

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