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"COMPAGNO UN CAZZO"

Il bello delle vacanze al mare è che uno ha tempo di leggere. E tra le tante cose legge anche R2 Diario, il bel supplemento che Repubblica dedica ad alcuni temi piuttosto interessanti. Oggi il tema è “Compagni” e vi si fa un esame del perché e del percome questo termine sia diventato, oltre che poco usato, oggetto di polemiche e di imbarazzi. Nello Ajello, l'autore dell'articolo principale, prende le mosse dalla recente performance dell'attore Fabrizio Gifuni al Palalottomatica dell'Eur per chiedersi se il revival non sia bisogno di sfogo, di identità o – peggio ancora – di masochismo. A Gifuni, molto più prosaicamente, “premeva denunziare il trattamento punitivo che il governo riserva alla cultura”; e il fatto che – dopo Sanguineti – si senta il dovere di dare (a Gifuni) le stellette di nuovo “chierico rosso” la dice lunga, ma lasciamo stare. R2 ospita anche un pezzo dello storico Guido Crainz che ammette che sì, l'ultimo momento di forte identificazione col termine “compagni” sono stati i funerali di Berlinguer, e un articolo di Filippo Ceccarelli in cui si parla del rapporto tra intellettuali (appunto) e sinistra, da Majakovskij al deviazionista Ricky Gianco di Compagno sì, compagno no, compagno un cazzo.
Ora, il punto non è tanto capire se esistano ancora gli operai, ma stabilire se gli operai – tra loro – si chiamino “compagni”, o più semplicemente per nome e cognome. Se questa diatriba li coinvolga o li lasci indifferenti. E se queste due paginone siano rivolte, più che a loro, ai nostalgici arrostitori di salamelle, agli attori, agli addetti alla cultura e ai direttori artistici. E un po' anche a chi – sotto l'ombrellone – ha tempo, tra un bagno e l'altro, di ripassare la storia.

Pubblicato il 1/7/2010 alle 12.49 nella rubrica Diario.

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