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E COMUNQUE IL MANIFESTO DI VERONA RIMASE SOLO UN MANIFESTO



Che lo smagato Nicola Porro faccia finta di crederci è una notizia. Ritenere che la sterzata di Berlusconi – modifica art. 41 + diminuzione pressione fiscale + semplificazione delle regole – non sia soltanto una trovata tattica per togliersi dall’angolo cui Ruby e le altre lo hanno cacciato, ma – finalmente – l’aurora della tante volte promessa rivoluzione liberale è di un’ingenuità che sfiora il candore. Scrive Porro: “Importa poco per quale motivo Reagan e Thatcher abbiano liberalizzato il proprio paese: il punto è che l’hanno fatto. Ruby come le Falkland”. Ora però – e sta qui l’ingenuità – se Ruby sta alle Falkland, Berlusconi non è detto che stia alla Thatcher. Per la semplice ragione che è più o meno da 15 anni che il Cavaliere lo dice e, pur avendo avuto maggioranze schiaccianti, non è mai stato in grado di fare alcunché. Il punto – caro Porro – è proprio questo, e mi metto nei panni di un elettore di destra: loro lo hanno fatto, Berlusconi no. E non si capisce perché debba avere la forza di farlo ora.
E’ un po’ come quel tale che, iniziata la carriera da socialista e andato al potere grazie all’appoggio degli industriali, riscoprì – dopo l’8 settembre – l’afflato sociale perduto. Ecco, si potrebbe dire che Berlusconi sta a Porro come Mussolini a Bombacci.

Pubblicato il 1/2/2011 alle 14.49 nella rubrica Diario.

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