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IL MISTERO DELLA FESTA

"Cosa resta, allora, per la critica? Se Wojtyla sia stato un sant’uomo no: questa è materia di pertinenza della congregazione per le causa dei santi. Se Wojtyla sia stato un protagonista più o meno controverso della storia del XX secolo nemmeno: perché l’acribia storica non si esibisce nei giorni di festa, senza con ciò confessare che a interessare davvero è allora solo la sua esibizione, cioè la sua mediatizzazione. Quanto a quegli stessi giorni di festa, sono pure loro giorni esemplari. Non c’è civiltà umana che non abbia avuto, infatti, il suo tempo festivo. Ecco perciò quel che resta: un esame critico di come si costituisce l’esemplarità delle opere e dei giorni, e si costituisce grazie ad essa l’ordine pubblico di ciò che è più importante e più visibile (visibile perché importante, e importante perché visibile). La Chiesa cattolica, lei, fa la sua parte: santifica, celebra, commemora. E gli altri? Perché non c’è solo la beatificazione a piazza San Pietro: c’è pure, il primo maggio, la playlist del concertone di piazza San Giovanni, e l’idea, fattasi prepotentemente largo a sinistra, che l’unico modo di vendere (se stessi) sia quello di svendere (tutto il resto). Orbene, da qualunque parte lo si guardi, tutto sembra meno che il miglior brand management. Innanzi tutto per la politica e per i partiti, ma soprattutto per la sinistra, e per il Pd (per Veltroni o Renzi non saprei)".

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Pubblicato il 2/5/2011 alle 18.14 nella rubrica Diario.

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