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DECADENTI EPITAFFI



“A casa di Lucio Magri, in attesa della telefonata decisiva. È tutto in ordine, in piazza del Grillo, nel cuore della Roma papalina e misteriosa, a due passi dalla magione dove morì Guttuso, pittore amatissimo ma anche avversario sentimentale. Niente sembra fuori posto, il parquet chiaro, i divani bianchi, i libri sulla scrivania Impero, la collezione del Manifesto vicina a quella dei fascicoli di cucina, si sa che Lucio è un cuoco raffinato (…) In cucina Lalla, la cameriera sudamericana, prepara il Martini con cura, il bicchiere giusto, quello a cono, con la scorza di limone” (Simonetta Fiori - la Repubblica)

“Lo dico misurando con difficoltà le parole: la Fiori descrive un mondo che fa piuttosto schifo, fané, snob, autoreferenziale. Un mondo che vive bene, dentro begli appartamenti e con buone pensioni, con mogli fedeli e rassegnate fidanzate. Che si nutre di idiosincrasie e sbiadita aneddotica, di storie di corna e di antichi dibattiti, di odi mai sopiti e piccole pratiche di potere. Sempre continuando a prendersela con l’odiata e ingiusta società”. (Thefrontpage)

La morte di Lucio Magri, il comunista eretico fondatore del Manifesto che ha deciso di togliersi la vita “emigrando” in una clinica svizzera, sta suscitando dibattito e polemiche. Secondo alcuni è stato un gesto estremo di rivolta, l’ultimo “manifesto” libertario contro l’ipocrisia di chi non consente il suicidio assistito qua da noi. Per altri è stato soltanto la presa d’atto di una sconfitta politica, la resa finale del combattente che ha visto naufragare i suoi sogni di fondazione di una società altra rispetto al capitalismo. Entrambe queste interpretazioni risentono di una certa dose di titanismo e c’è un che di tragedia scespiriana che magari è eccessivo. Ma quando un uomo decide di ammazzarsi – o di farsi ammazzare, non c’è differenza – una minima dose di tragedia c’è. E di disperazione.

E’ per questo che sono d’accordo con la chiusa dell’editoriale di Thefrontpage che definisce l’articolo di Simonetta Fiori, stamattina su Repubblica, un “decadente epitaffio” che il compagno Magri non meritava.

Aggiornamento: e poi c'è Malvino

Pubblicato il 29/11/2011 alle 23.0 nella rubrica Diario.

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